Ogni Amore Ha la Sua Forma: La storia di Anya nella campagna italiana, tra dolori, ricordi dolci di mamma e profumo di panini a forma di cuore, fino a trovare una nuova famiglia e riscoprire la felicità

Ogni amore ha la sua forma

Antonella uscì di casa e, subito, rabbrividì: il vento tagliente le entrò sotto la maglia sottile, dimenticandosi la giacca. Si fermò davanti al cancello del cortile, semplicemente stando lì, guardandosi intorno senza accorgersi che le lacrime le rigavano già le guance.

Antonellina, perché piangi? sobbalzò vedendo davanti a sé Michele, il ragazzino che abitava accanto. Era un po più grande, con i capelli arruffati sulla nuca.

Non piango, è che mentì Antonella.

Michele la fissò per un attimo, poi tirò fuori dal taschino tre caramelle.

Tieni. Ma non dirlo a nessuno, se no arrivano subito tutti. Vai a casa, forza, le ordinò deciso.

Grazie sussurrò lei ma non ho fame è solo che

Ma Michele aveva già capito tutto, annuì e se ne andò con passi larghi. Tutti al paese di Rocca Fiorita sapevano che il padre di Antonella, Andrea, beveva troppo. Andava spesso allalimentari di piazza Don Bosco, chiedendo fiato fino a stipendio a Donata, la signora del negozio. Donata brontolava, ma alla fine glieli dava.

Come non ti hanno ancora licenziato, gli gridava dietro con tutti i debiti che hai! Ma Andrea usciva veloce, spendendo i soldi in vino.

Antonella rientrò: era appena tornata da scuola, nove anni. In casa cera poco o nulla da mangiare e non diceva mai a nessuno che aveva fame, avrebbe paura che la portassero via, in un istituto. Lì, si diceva, si stava male. E poi come si poteva lasciare il papà solo? Meglio restare, anche col frigorifero vuoto.

Quel giorno era tornata prima da scuola: mancavano due lezioni, la maestra si era ammalata. Era fine settembre e fuori il vento sferzava, portando via le foglie gialle e facendole volare dovunque. Quellautunno era freddo. Aveva una vecchia giacchina e scarpe che alla prima pioggia si bagnavano.

Il babbo dormiva sul divano, ancora vestito, russava forte; sul tavolo e sotto, bottiglie vuote. Antonella aprì la credenza: nulla, nemmeno un pezzo di pane.

Sgranocchiò in fretta le caramelle di Michele e decise di fare i compiti. Si sedette sullo sgabello, rannicchiando le gambe, aprì il quaderno di matematica e fissò i problemi. Ma non le andava proprio di fare i conti. Guardava invece il vento che piegava le piante e faceva ballare le foglie nel cortile.

Dal vetro si vedeva lorto. Un tempo era pieno di verde, ora pareva morto. I lamponi secchi, le fragole scomparse, tra le aiuole solo erbacce, anche il vecchio melo sembrava secco. La mamma, lì, curava tutto con le sue mani, custodiva ogni germoglio. E le mele, prima, erano dolci: quellagosto Andrea aveva raccolto tutto prima del tempo e le aveva vendute al mercato.

Servono soldi.

Il papà non era sempre stato così. Era buono, allegro, andavano con la mamma per funghi nei boschi, guardavano insieme i film in TV, bevevano tè e mangiavano le frittelle che la mamma friggeva la domenica. E poi i ravioli dolci di mela che cuocevano nel forno.

Un giorno la mamma si era ammalata allimprovviso, lavevano portata allospedale, e da lì non era più tornata.

Tua mamma ha qualcosa al cuore, aveva detto il papà scoppiando a piangere. Antonella si era stretta a lui piangendo, ora la mamma ti guarda da lassù.

Poi papà era rimasto ore a fissare una foto. Poi aveva cominciato a bere. In casa arrivavano certi tipi rozzi, ridevano forte. Antonella si chiudeva nella cameretta o scappava a sedersi sulla panchina dietro il portico.

Antonella sospirò e risolse i compiti. Era sveglia, imparava tutto in fretta. Alla fine mise via libri e quaderni e si stese sul letto.

Sul letto aveva sempre il suo vecchio coniglio di peluche, regalo della mamma di tanto tempo fa. Lo chiamava Minù: da bianco era diventato grigio, ma per lei restava il preferito. Antonella abbracciò Minù.

Minù, sussurrò ti ricordi della mamma nostra?

Minù taceva, ma lei sapeva che ricordava. Chiuse gli occhi e subito i ricordi tornarono sfumati ma vividi. La mamma col grembiule, i capelli legati, che impastava. Cucinava sempre qualcosa.

Dai, figlia mia, prepariamo insieme delle focaccine magiche!

Magiche davvero, mamma? Esistono davvero, le focaccine magiche?

Esistono eccome e rideva la mamma. Facciamo i panini a forma di cuore: se li mangi esprimendo un desiderio, si avvera.

Antonella aiutava a modellare i panini a forma di cuore, anche se venivano tutti storti. Ma la mamma, sorridendo, diceva:

Ogni amore ha la sua forma.

Aspettava con ansia che fossero cotti, per mangiarli ancora caldi stringendo un desiderio. Tutta la casa profumava di dolci, papà tornava dal lavoro e insieme bevevano tè con le focaccine magiche.

Si asciugò le lacrime al pensiero di quei ricordi felici. Adesso Solo lorologio ticchettava nellangolo e sentiva il vuoto, la tristezza per sé stessa, la mancanza della mamma.

Mamma, sospirò abbracciando Minù mi manchi tanto

Era domenica, niente scuola. Dopo pranzo Antonella decise di uscire, il padre dormiva ancora. Sotto la giacca si mise il maglione più caldo e si avviò verso il bosco. Poco distante, cera una vecchia casa, dove abitava il signor Egidio, morto ormai due anni fa. Dellorto restava un frutteto: mele e pere.

Cera stata più volte, scavalcando la recinzione e raccogliendo le mele o le pere cadute, rassicurandosi a bassa voce:

Non rubo, raccolgo solo quelle a terra, che non servono a nessuno.

Del vecchio Egidio ricordava una figura bianca, con il bastone buono e la caramella pronta per ogni bambino. Era scomparso, ma il frutteto continuava a dare frutti.

Antonella scavalcò il cancello e si avvicinò al primo albero, raccolse due mele, le strofinò sulla giacca e morse una.

Ehi, chi sei? sobbalzò: una donna in cappotto era sulla soglia della casa. Presa dal panico, Antonella lasciò cadere le mele.

La donna si avvicinò.

Chi sei?

Antonella io non rubo, balbettò prendo solo le mele a terra. Pensavo la casa fosse vuota, prima non cera nessuno

Io sono la nipote del signor Egidio. Arrivata ieri. Ora starò qui. Da quando vieni a raccogliere le mele?

Da quando è morta la mamma la voce le si ruppe, e le lacrime comparvero.

La donna le sfiorò le spalle in un abbraccio.

Non piangere, dai. Vieni da me, mi chiamo Anna Maria, sai? Proprio come te. Quando sarai grande ti chiameranno anche te Anna.

Anna Maria capì subito che Antonella era affamata e che la sua vita era difficile. La fece entrare.

Togliti le scarpe, ieri ho dato una sistemata e lavato per bene. Ho ancora le valigie da aprire, ma ora ti preparo qualcosa. Ho fatto il brodo stamattina. Siamo vicine, lo sai? guardava la piccola con quelle spalle magre, il giubbetto corto e le maniche troppo strette.

Il brodo è con la carne?

Certo, con il pollo, rispose con dolcezza la padrona di casa. Mettiti a tavola, andiamo.

Non aveva vergogna: la fame era troppa. Antonella si sedette al tavolo con la tovaglia a quadri; in casa era caldo, sembrava di essere dentro un abbraccio. Anna Maria portò una scodella di brodo fumante e pane.

Mangia tutto quello che vuoi, se non basta te ne porto ancora, Antonella.

Ma lei svuotò la ciotola in pochi minuti e finì tutto il pane.

Ne vuoi ancora?

No, grazie, sono piena.

Allora beviamo un tè, disse Anna Maria, poggiò sul tavolo un cestino coperto da uno strofinaccio. Togliendolo si sparse nellaria il profumo di vaniglia, e dentro cerano piccole focacce a forma di cuore. Antonella ne prese una, morse e chiuse gli occhi.

Le focaccine come quelle della mamma, sussurrò la mia mamma le faceva proprio così.

Dopo tè e focaccine, rimase rilassata, le guance piene di rossore. Anna Maria parlò:

Dai, Antonella, raccontami della tua vita, dove abiti, con chi. Poi ti accompagno a casa.

No, vado da sola, è vicino, sono solo quattro case non voleva che Anna Maria vedesse il disordine di casa sua.

Invece ti accompagno, disse la donna ferma.

Arrivarono a casa di Antonella: il silenzio le accolse, il padre dormiva ancora vestito. In giro bottiglie vuote, cicche e stracci.

Anna Maria guardò attorno, scosse la testa.

Capisco Dai, facciamo pulizia, e si mise a lavoro.

Spazzò il tavolo, raccolse le bottiglie nei sacchi, aprì le tendine, scosse il tappeto impolverato. Antonella balbettò:

Non lo dica a nessuno che viviamo così. Il mio papà è buono, solo che non riesce più a vivere comera prima. Se lo sanno mi portano via, io non voglio. Lui è buono, soffre solo troppo per la mamma

Anna Maria la strinse forte.

Non lo dirò mai a nessuno, promesso.

Il tempo passò. Antonella correva a scuola, con le trecce ben fatte, il cappottino nuovo, lo zaino sulle spalle e gli stivaletti nuovi.

Antonellina, mia mamma dice che tuo papà si è sposato, è vero? chiese Martina, la compagna di classe. Sei bellissima! Hai sempre le trecce così belle!

È vero, ora ho unaltra mamma, la zia Anna, rispose Antonella con fierezza accelerando verso la scuola.

Andrea aveva smesso di bere, grazie allaiuto di Anna Maria. Uscivano insieme: Andrea, alto e curato, e Anna Maria, elegante e decisa accanto a lui. Sorridevano sempre e amavano Antonella più di ogni cosa.

Il tempo volava. Antonella era ormai alluniversità. Tornava a casa per le vacanze e appena apriva la porta gridava forte:

Mammina, sono tornata!

Anna Maria le correva incontro, labbracciava dicendo:

Bentornata, mia professoressa, bentornata! e ridevano insieme, mentre la sera Andrea rincasava dal lavoro, felice anche lui.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

4 + thirteen =

Ogni Amore Ha la Sua Forma: La storia di Anya nella campagna italiana, tra dolori, ricordi dolci di mamma e profumo di panini a forma di cuore, fino a trovare una nuova famiglia e riscoprire la felicità