Vai via, Andrea

I piatti con la cena ormai fredda restavano ancora sul tavolo. Martina li guardava senza vederli davvero. Le cifre dellorologio invece, quelle sì che le vedeva bene si rincorrevano lente, quasi a farsi beffe di lei. 22:47.

Cosimo aveva promesso di arrivare per le nove. Come sempre

Il telefono taceva.

Martina non era nemmeno più arrabbiata.

Tutto ciò che era rimasto di vivo dentro di lei si era consumato fino in fondo, lasciando solo una stanchezza fredda.

Verso mezzanotte meno un quarto la chiave girò nella serratura.

Martina non voltò neanche la testa. Rimaneva seduta sul divano, avvolta nella coperta, a fissare il vuoto.

Ciao, amore. Scusa, mi sono trattenuto in studio la sua voce affaticata aveva quelle note false di allegria che Cosimo usava quando mentiva.

Si avvicinò, si chinò per baciarla sulla guancia. Martina, distinto, si ritrasse. Giusto un poco, ma lui lo sentì.

Cè qualcosa che non va? domandò sfilando la sciarpa.

Ti ricordi che giorno è oggi? la voce di Martina era sottile, spenta.

Rimase un secondo fermo, cercando di ricordare.

Mercoledì. Perché?

Oggi è il compleanno di mia madre. Dovevamo andare da lei con la torta. Me lo avevi promesso.

La faccia di Cosimo cambiò allistante. Il sorriso scomparve, lasciando il posto a unespressione di colpa e di panico.

Dio mio, Marti, me ne sono proprio dimenticato. Scusami, davvero, in ufficio oggi un macello. Domani sicuramente la chiamo.

Entrò in cucina. Martina sentiva Cosimo trafficare nel frigo, sentiva i rumori dei piatti. Lui si rifugiava sempre così: nel trambusto delle tazze e delle posate era facile sfuggire alle domande scomode.

Ma stasera lei non voleva più proteggerlo. Si alzò, andò alla porta della cucina.

Cosimo, con chi sei rimasto bloccato in ufficio fino alle undici stasera?

Si voltò. La mano che stringeva il cartone del latte tremò:

Con la squadra. Stiamo lanciando un nuovo progetto. Siamo stretti coi tempi, lo sai comè.

Lo so, annuì lei. E so anche che alle tre oggi hai chiamato e hai detto: Elena, capisco tutto, ma devo sistemare questa cosa.

Elena. La sua ex moglie. Il fantasma che da tre anni abitava nella loro casa. Unombra da cui da lontano si avvertivano gelide onde di rimprovero e vecchi rancori.

Cosimo divenne pallido.

Tu origliavi?

Non ho dovuto origliare. Al bagno al telefono urlavi abbastanza forte da farti sentire in tutta la casa.

Appoggiò il cartone sul tavolo e si sedette, pesante.

Non è come pensi.

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E come dovrei pensare? per la prima volta la voce di Martina si caricò di emozione. Che da mesi cammini sulle uova? Che sparisci ogni sera? Che mi guardi come se io non esistessi? La vuoi indietro, vero? Dillo, tanto ormai posso resistere a tutto.

Cosimo abbassò lo sguardo, osservando le sue mani. Mani forti e capaci, buone per aggiustare ogni cosa, ma incapaci di costruire la felicità.

Non voglio tornare da lei, rispose piano.

Allora che cè? Dormi ancora con lei?

No! i suoi occhi si accesero di disperazione e sincerità, tanto che Martina esitò per un istante nelle sue accuse. Marti, ti giuro, non succede niente del genere.

Allora cosa?! Che cosa stai sistemando?! ormai urlava Paga i suoi debiti? Le risolvi i problemi? Vivi la sua vita invece di vivere la mia?

Cosimo taceva.

Allora Martina perse il controllo che aveva custodito così a lungo.

Vai via, Cosimo. Vai pure da lei, se è davvero quello che vuoi. O da chiunque altro. Sistema tutto ciò che credi, ma lasciami in pace. Non ce la faccio più. E neanche lo voglio.

Fece per andarsene, ma Cosimo si alzò di scatto, le sbarrò la strada:

Non ho nessuno da cui andare! Non esiste nessuna Elena! Né nuova, né vecchia! Io non so nemmeno spiegartelo! Io voglio solo aggiustare tutto!

Si voltò, ingoiando un nodo alla gola.

Smettila di parlare per enigmi, Martina quasi sussurrò.

Vuoi sapere cosa aggiusto? Cosimo sbottò, Sto cercando di aggiustare me stesso! Solo che non ci riesco. Capisci? Tu non sei lei. Sei meglio. Più paziente, più buona. Hai creduto in me quando nemmeno io ci credevo più. E con te doveva funzionare. Io dovevo diventare un altro. Ma non ci riesco! Sbaglio tutto da capo: mi scordo i compleanni, rimango in ufficio anche se so che mi aspetti. Rimango zitto quando dovrei parlare. Ti guardo e vedo la luce nei tuoi occhi spegnersi. Proprio come ho visto spegnersi la sua, anni fa.

Martina restava in silenzio.

Non voglio cercarne unaltra, Cosimo continuava sottovoce, ho paura che poi ricomincia tutto da capo. Che perderò ancora ciò che è davvero importante. Che ridurrò qualcuno alle lacrime. Alla disperazione o allodio. Non so non so proprio come si fa a essere marito, a vivere insieme giorno dopo giorno. Senza drammi, senza litigi. Distruggo tutto quello che mi circonda. Vivo come su una fune sospesa e basta un attimo per cadere. E tu anche tu ormai sei spenta qui accanto a me

Cosimo guardò Martina. Questa volta aveva uno sguardo smarrito, ma sincero:

Non è colpa tua. Né di Elena. Il problema sono io

Martina ascoltò questa sua confessione scomposta e allimprovviso le fu chiarissimo: Cosimo non laveva tradita con unaltra donna. Laveva tradita con la paura. Non era cattivo. Era solo perso, incapace di capire come continuare a vivere.

E ora, Cosimo? chiese senza alcun rimprovero. Ora che lhai capito, che pensi di fare?

Non lo so, confessò lui.

Allora ora pensaci da solo, sbottò Martina. Vai da uno psicologo, leggi, sbatti la testa contro il muro se serve ma smettila di girare in tondo aspettando una magia che cancelli i tuoi errori passati. Non esiste. Esiste solo il lavoro su te stesso. Da solo.

Senza di me.

Lasciò la cucina, lo superò nellingresso e indossò il cappotto.

***

La porta si chiuse. Cosimo rimase solo nel silenzio, interrotto solo dal rumore della pioggia. Si avvicinò alla finestra, vide il profilo di Martina svanire nella notte bagnata e sentì improvvisamente un peso enorme. Il peso di ciò che rimaneva accanto a lui.

Il suo fallimento non era più un fantasma. Era lì, in quellappartamento vuoto, nella cena fredda, nelle sue mani che non erano riuscite a trattenere nulla.

E invece di correre dietro a Martina, prese una bottiglia di grappa

Oggi, scrivendo queste righe, ho capito una cosa: non si possono aggiustare gli altri se non si è capaci di aggiustare se stessi. Finché non affronterò le mie paure, continuerò solo a perdere ciò che amo.

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