Nonna, la mamma ha detto che dobbiamo portarti in una casa di riposo”. Ho sentito di nascosto la conversazione dei miei genitori — un bambino non inventa queste cose

«Nonna, mamma ha detto che devi andare in una casa di riposo.» Avevo origliato la conversazione dei miei genitori un bambino non poteva inventarsi una cosa del genere.

Anna Maria Rossi camminava per le strade di un paesino vicino a Verona per andare a prendere la nipotina da scuola. Il suo viso brillava di gioia, e i tacchi risuonavano sullasfalto come ai tempi della sua giovinezza, quando la vita le sembrava una melodia senza fine. Quel giorno era speciale: finalmente era diventata proprietaria di una casa tutta sua. Un luminoso monolocale in un palazzo nuovo, il sogno di una vita. Aveva risparmiato per quasi due anni, mettendo da parte ogni centesimo. La vendita della vecchia casa in campagna aveva coperto solo metà della somma; il resto glielo aveva prestato la figlia, Nina, ma Anna Maria aveva giurato di restituirglielo. A lei, vedova settantenne, bastava anche solo metà della pensione, mentre i giovani sua figlia e il genero avevano bisogno di quei soldi: davanti a loro cera tutta la vita.

Nellatrio della scuola laspettava la nipotina, Giulia, una bambina di seconda elementare con le trecce. La piccola le corse incontro, e insieme tornarono a casa chiacchierando di cose semplici. Giulia, di otto anni, era la luce della vita di Anna Maria, il suo tesoro più prezioso. Nina laveva avuta tardi, quasi a quarantanni, e poi aveva chiesto aiuto alla madre. Anna Maria non voleva lasciare la casa di campagna dove ogni angolo raccontava una storia, ma per la figlia e la nipote aveva sacrificato tutto. Si era trasferita più vicino, si occupava di Giulia la prendeva a scuola, la guardava fino a sera quando i genitori tornavano dal lavoro, poi rientrava nel suo piccolo appartamento. La casa era stata intestata a Nina per sicurezza, dicevano, perché gli anziani sono facili da ingannare e la vita è imprevedibile. Anna Maria non aveva obiettato: era solo una formalità, pensava.

«Nonna,» improvvisamente la interruppe Giulia, fissandola con occhi grandi, «mamma ha detto che devi andare in una casa di riposo.»

Anna Maria si bloccò, come se lavessero immersa in acqua gelida.

«Che casa, piccola mia?» chiese, sentendo un brivido scenderle lungo la schiena.

«Quella dove vivono i nonni vecchi. Mamma ha detto a papà che starai bene lì, che non ti annoierai,» sussurrò Giulia, ogni parola un colpo al cuore.

«Ma io non ci voglio andare! Preferirei andare in un centro termale, riposarmi,» rispose Anna Maria, la voce che le tremava, la testa che le girava. Non riusciva a credere che quelle parole uscissero dalla bocca di una bambina.

«Nonna, non dire a mamma che te lho detto,» sussurrò Giulia, stringendosi a lei. «Ho sentito mentre parlavano di notte. Mamma ha detto che ha già parlato con una signora, ma che ti porteranno via quando sarò più grande.»

«Non glielo dirò, tesoro,» promise Anna Maria, aprendo la porta di casa. La voce le tremava, le gambe cedevano. «Mi sento un po male, mi gira la testa. Mi sdraio un attimo, tu intanto cambiati, va bene?»

Crollò sul divano, il cuore che batteva forte, il mondo che le sfuggiva davanti agli occhi. Quelle parole, pronunciate con innocenza, le avevano spezzato il cuore. Era la verità spietata, innegabile, che una bambina non poteva inventare. Tre mesi dopo, Anna Maria fece le valigie e tornò in campagna. Ora affittava una casetta, risparmiava per comprarne una sua, per avere almeno quella sicurezza. Le amiche di una vita e i parenti lontani la sostenevano, ma dentro di lei cera solo vuoto e dolore.

Cè chi la giudica, sussurra alle sue spalle: «È colpa sua, avrebbe dovuto parlare con la figlia, chiarire tutto.» Ma Anna Maria lo sa.

«Una bambina non inventa queste cose,» dice con fermezza, guardando nel vuoto. «Il comportamento di Nina parla da solo. Non mi ha nemmeno chiamata per chiedermi perché me ne sono andata.»

Forse sua figlia ha capito, ma tace. E Anna Maria aspetta. Aspetta una telefonata, una spiegazione, anche solo una parola, ma non compone il numero lorgoglio e il dolore la tengono prigioniera. Non si sente in colpa, ma il cuore le si spezza per quel silenzio, per quel tradimento venuto dai più cari. E ogni giorno si chiede: è davvero tutto ciò che resta del suo amore e dei suoi sacrifici? La sua vecchiaia è destinata alla solitudine e alloblio?

La lezione è chiara: a volte, le parole più crude arrivano dalle voci più innocenti, e il silenzio di chi dovrebbe amarci è più doloroso di qualsiasi addio.

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Nonna, la mamma ha detto che dobbiamo portarti in una casa di riposo”. Ho sentito di nascosto la conversazione dei miei genitori — un bambino non inventa queste cose