14 giugno 2024
Stamattina mi sono svegliato pensando alla discussione che ho avuto ieri con mia madre, e sento ancora il peso della questione sulle spalle. Un paio di settimane fa, mia mamma mi ha dato un vecchio anello che apparteneva a mia nonna, Maria Teresa. Devo dire che lanello non era il classico gioiello vintage che si tramanda con orgoglio: era vistoso, un po pacchiano, e mi stava decisamente largo. Non me lo sarei mai messo, neanche a una cena tra parenti.
Dopo averci pensato su, ho deciso che, visto che lanello ora era mio, potevo farne ciò che volevo. Così sono andato da un gioielliere in centro a Firenze e lho scambiato aggiungendo pure 120 euro con un braccialetto moderno che mi piaceva davvero. Volevo condividere la mia gioia con mia madre, pensando che avrebbe apprezzato la scelta, e invece apriti cielo. Mi ha fatto una scenata al telefono: Come hai potuto? Hai venduto lanello senza neanche consultarmi? Non era solo un oggetto, era la memoria di famiglia, la storia dei nostri nonni, e tu lhai sprecata così?
Ho provato a spiegare, con calma, che ormai era mio, che pensavo di avere il diritto di decidere cosa farne. Niente da fare. Mia mamma, Anna Rosati, non mi ha neanche voluto ascoltare. La chiamata si è conclusa in modo glaciale. Ha provato a ricontattarmi dopo qualche ora, ma ero ancora troppo deluso e arrabbiato per rispondere. Poco dopo mi ha mandato un messaggio e lì ho scoperto la verità: quellanello non era un vero regalo, ma solo un oggetto affidatomi in custodia. In pratica, lo dovevo tenere ma non potevo modificarlo, né venderlo. Che strane regole, mi sono detto. La cosa mi è sembrata assurda o si dà un oggetto a qualcuno, oppure no!
Tra laltro, mia nonna è ancora viva, anche se le relazioni tra di noi sono sempre state tese e complicate. Che valore può avere una memoria di famiglia se manca il sentimento? Sono rimasto spiazzato.
Questa storia non lho letta su Facebook, ma la sto scrivendo ora perché so che molti amici miei si troverebbero a discutere sullo stesso argomento. Personalmente, non avrei mai pensato di liberarmi di una cosiddetta reliquia familiare, anche se loggetto fosse di dubbio gusto. Anche una cosa banale come un anello racconta qualcosa della nostra storia: magari le mode tornano, magari un giorno qualcuno lo vorrà indossare di nuovo, o semplicemente ricorderà chi lha portato. Un giorno sarà proprio questo anello a raccontare la storia della mia famiglia, e a far sentire alla mia futura figlia il ricordo della madre e della nonna, quando non ci saremo più.
Eppure, la ragazza del racconto, ovvero io, lha scambiato con un gioiello moderno. Non parliamo poi della qualità delloro, che oggi non ha nulla a che vedere con quello di una volta! Fosse stato per me, avrei chiesto al gioielliere di rimodernare lanello mantenendo la sua anima, così che memoria e praticità andassero di pari passo. In quel modo sarebbe rimasto in famiglia e avrebbe avuto una nuova vita, pronta da essere tramandata.
In fondo, si può sempre acquistare qualcosa di nuovo e lasciare in pace i ricordi. Ma capisco anche il motivo dellindignazione di mia madre: per lei era inconcepibile che io non avessi compreso il valore simbolico del dono. Ci sono regali che non si restituiscono, che non si vendono, soprattutto se portano in sé una storia famigliare come quella di nonna Maria Teresa.
Daltro lato, provo anche a comprendere il mio punto di vista. Forse non sono il tipo che si affeziona agli oggetti, magari preferisco le cose pratiche, che uso davvero. Non sono pochi in Italia coloro che vendono vecchi ricordi ai mercatini di Porta Portese o alle fiere di paese, lasciando andare pezzi di passato che non li rappresentano. Ma mi chiedo: fare spazio al presente e vivere senza agganci alle tradizioni è davvero la scelta migliore? Se non sentiamo il bisogno di conservare la memoria, ci può davvero essere rimproverato?
Mamma avrebbe dovuto insegnarmi queste semplici verità, ma forse la fretta e la distanza hanno preso il sopravvento. Ora capisco che la memoria non è solo una questione di oggetti, ma di sentimento e rispetto: le cose, anche se brutte, sono fili che ci tengono uniti alla nostra storia.
La lezione di oggi? Prima di agire, bisognerebbe pensare al significato che le cose hanno per gli altri, non solo per noi. Perché qualche volta, quello che sembra solo un fastidio sul dito, per qualcuno rappresenta tutto un mondo di ricordi.






