La storia di Giulia, la cagnolina che non smise mai di aspettare i suoi padroni davanti al portone: la fedeltà commovente nata in una cittadina italiana degli anni ’90, tra un piccolo negozio di libri, il coraggio di Vera, vacanze al mare e lunghi viaggi da nord a sud d’Italia

Giulia si sistemava vicino al portone del condominio. Era risaputo tra i vicini che la famiglia del numero 22 sarebbe stata via a lungo, e ora nel cortile si era stabilita una cagnolina con la ferma determinazione di aspettarli…

Tutto iniziò nei primi anni ’90, in una piccola cittadina della provincia italiana. Una limpida mattina di giugno, davanti alla libreria, si udì allimprovviso lo stridio deciso di freni. Le commesse accorsero subito, ma una volta in strada trovarono solo silenzio. Quasi deserto…

Vicino al marciapiede giaceva una cagna. Piangeva piano e cercava invano di sollevarsi; le zampe posteriori non rispondevano più.

La più coraggiosa delle ragazze, Vera, si precipitò da lei. Parlandole con dolcezza e sfiorandole muso e schiena con attenzione, cercava di valutare la gravità della situazione.

Allora, Vera, che c’è?
Poco distanti, con il viso preoccupato, restavano Natalia e la capolibreria, Elisabetta. La paura di assistere a qualcosa di terribile le bloccava, sebbene la cagnolina non mostrasse ferite visibili. Tuttavia, le zampe molli lasciavano pochi dubbi: si trattava di un trauma serio.

Ragazze, portiamola nel magazzino, propose Vera. Magari si riprende. Non possiamo lasciarla fuori qui.
Natalia guardò Elisabetta in cerca di approvazione, e dopo un attimo di esitazione, la capolibreria acconsentì:

Va bene, prendiamo una coperta… Ce la fai a trasportarla tu?
Sì, rispose Vera, studiando come sollevarla nel modo più sicuro.

Era una meticcia di taglia media, sembrava avere del pastore nelle fattezze. Magra, sporca, senza collare probabilmente randagia.

Passò tutto il giorno nel magazzino; solo verso sera, ripresasi appena dallo shock, riuscì a bere un po dacqua e mangiare qualcosa, senza alzarsi. Muoversi, però, non poteva.

Il giorno dopo Vera convinse il padre a passare dalla libreria durante la pausa pranzo e a portare la cagnolina dal veterinario.

Nella città avevano solo un piccolo ambulatorio veterinario, senza grandi strumenti e neppure una radiografia. Il veterinario non seppe dare un pronostico preciso:

Può darsi che si riprenda col tempo… È giovane, forte. Con cure e affetto, può vivere bene, disse con serietà. Ma camminare… è molto improbabile.

Durante il ritorno regnava il silenzio. Vera stava sul sedile posteriore abbracciando la cagna, mentre il padre lanciava occhiate nel retrovisore e sospirava. A cena, disse:

Vera, cerca di non legarti troppo a lei. Non abituarla troppo in autunno dovremo trasferirci.
Lo so, papà, rispose Vera piano.

La cagnolina fu chiamata Giulia. Rimase lì, nel magazzino della libreria. Le prime due settimane si alzò a malapena, poi iniziò lentamente a trascinarsi fuori nel cortile, le zampe posteriori ormai inutili.

Che facciamo? Finirebbe male fuori, e nessuno può portarla a casa… commentavano le commesse. Per fortuna Elisabetta permette che stia qui.

Giulia, in apparenza, non sembrava troppo tormentata dal suo problema. Esplorava il cortile passo dopo passo, annusava in giro, e tornava nel magazzino.

Nei weekend, le ragazze la portavano a turno coi loro genitori. Solo Vera ci rinunciava: tra pochi mesi si sarebbero trasferiti a Trieste, per un nuovo lavoro del padre, e la famiglia lo avrebbe seguito. Vera capiva che affezionarsi troppo sarebbe stato doloroso.

Ma in realtà, quellaffetto cera già, era nato in quellistante in cui Vera aveva incrociato lo sguardo della cagnolina sulla strada. E Giulia continuava a guardarla in modo speciale, caldo e fedele.

Un fine settimana, però, Vera dovette occuparsi di Giulia: le altre ragazze erano tutte impegnate.

Solo per questa volta! si giustificò con il padre. Ognuna è fuori per gite, barbecue…
Anche noi pensavamo di andare in campagna, commentò la madre dalla cucina.

Giulia corse subito verso di lei, sembrava capire chi fosse la persona da conquistare, il suo sguardo triste e affamato toccava il cuore, e in un attimo la madre sospirava:

Poverina… Vuoi mangiare? Vera, non le date da mangiare in libreria? Dai, ti portiamo in campagna con noi. Papà vuole fare la grigliata, vedrai che ti piacerà…

Vera scambiò uno sguardo importante col padre, che però si limitò a scuotere la testa.

In campagna Giulia fu felicissima: grigliate, le coccole dei vicini, e il cane Beppe che la accolse amichevolmente. Tornando a casa il giorno dopo, Giulia si mise al fianco del letto di Vera come se ci fosse sempre vissuta.

Perciò il ritorno mattutino in libreria fu uno shock. Giulia rimase irrequieta tutta la giornata, e quando a pranzo l’accompagnarono fuori, scomparve.

Le commesse la cercarono, chiamarono, ma Giulia non tornò alla libreria.

Vera era disperata. Decise di tornare a casa a piedi, chiamando la sua amica:

Giulia! Giulia, dove sei? Ti prego, fatti trovare…

Alla fine trovò Giulia: la cagnolina aspettava, esausta, davanti al portone del condominio. Si vedeva che la strada era stata dura, ma appena vide Vera esplose di felicità: abbaiava, leccava le mani, agitava il corpo come se finalmente anche la coda si fosse svegliata.

Riportarla nella libreria non aveva più senso; ora conosceva la strada di casa e Vera non avrebbe mai potuto rinchiuderla di nuovo.

E adesso? chiese il padre, guardando Giulia così contenta ai piedi della figlia.
Voglio curarla, papà e spero che tu mi aiuterai.

Poco dopo Vera iniziò le ferie, e avrebbe poi lasciato il posto di lavoro. Decise che i due mesi e passa prima del trasferimento sarebbero stati tutti per Giulia.

Il padre le portò più volte nella clinica veterinaria della provincia. Lì, con macchinari più moderni, presero in carico Giulia: niente promesse, ma tentarono loperazione. Era una speranza.

Vera e Giulia si trasferirono per un mese nella loro casa di campagna. Vera la curava ogni giorno, tra medicine, massaggi, esercizi per le zampe. La cagna sembrava imparare a camminare di nuovo.

Allinizio sembrava inutile, ma i genitori, visitandole, notavano piccoli miglioramenti: le zampe non erano più del tutto inerti.

Dopo un mese, Giulia inseguiva già Beppe nel cortile, goffa, ma decisa; un altro mese e restava solo una lieve zoppia.

Vera era felice per lei, anche se il pensiero della partenza stringeva il cuore. Ormai mancava poco.

La vicina, padrona di Beppe, propose:

Lasciamela qui, starà meglio con Beppe e non si sentirà sola.

Il giorno della partenza, Vera portò Giulia dalla vicina, in visita a Beppe. Quella sera stessa la famiglia era già in treno per Milano, poi volo verso Trieste, infine nella nuova casa.

Sistemate le valigie, Vera chiamò la vicina. E sentì ciò che temeva di più.

Di notte, Giulia aveva avvertito la mancanza e scavato sotto la recinzione, fuggendo allalba. La vicina, capendo che non sarebbe tornata, andò al condominio di Vera.

E trovò Giulia lì, davanti al portone. La cagnolina la riconobbe, ma con un ringhio spiegò che non sarebbe andata via. I vicini, richiamati dal trambusto, si unirono: sapevano che la famiglia del 22 sarebbe stata assente a lungo, e ora davanti al palazzo cera una cagna convinta ad aspettare.

Quanto sarebbe servito.

Vera iniziò a telefonare a Olga, la vicina del 23. Olga aggiornava sempre:

Giulia è ferma davanti al portone, come una guardiana! Non lascia avvicinare nessuno, neanche la vicina della campagna, né con salsiccia né niente.

Vera provò a spedire a Olga euro per il cibo di Giulia, ma lei rifiutò:

Ma che dici, Vera La ospitiamo tutti, e il cibo lo raccogliamo nel quartiere! Figurati i soldi

Venne linverno. Gli abitanti, Olga compresa, spesso lasciavano Giulia entrare nel portone per scaldarsi. Lei saliva al terzo piano, davanti alla porta del 22, e si sistemava sul tappetino. Sembrava capire che la famiglia non cera, e appena sentiva un po di calore si rimetteva in strada, a custodire con silenziosa ostinazione.

Vera si sentiva in colpa, avrebbe voluto mollare tutto e tornare in Italia, ma circostanze, soprattutto economiche, glielo impedivano. I primi anni ’90 non erano facili, e tanti cercavano di tirare avanti come potevano.

Solo a giugno Vera riuscì a tornare a casa. Avvicinandosi al palazzo, scorse Giulia. La cagnolina sedeva ferma, le orecchie tese, e una leggera tremula la tradiva: aveva già riconosciuto Vera, ma temeva di sperare troppo.

Abbracci, lacrime, la sensazione di un miracolo. Il cuore di Vera batteva forte, anche quello di Giulia.

Lestate volò. In agosto arrivarono i genitori il padre aveva un mese di ferie, ma in settembre il lavoro lo avrebbe portato via un altro anno. Vera chiedeva di portare Giulia con loro. La madre guardava in cerca di conferme, il padre sembrava titubante: il viaggio sarebbe stato lungo e faticoso persino per una persona, figurarsi per Giulia, poco abituata a spostamenti e città rumorose.

Latmosfera era tesa. Giulia percepiva perfettamente lumore della famiglia, era agitata e inseparabile da Vera. E un mattino il padre disse alla figlia di prepararsi con la cagnolina:

Andiamo. Faremo i documenti. Niente vaccinazioni, niente treno o aereo per lei.

Il veterinario locale, per qualche vasetto di marmellata, preparò il libretto sanitario retrodatato e le segnò tutte le vaccinazioni necessarie. Il tempo per le pratiche ufficiali non cera più.

La sera stessa il padre cucì un museruola per Giulia in quegli anni era impossibile acquistare accessori per cani. Giulia, che non ne aveva mai portato uno, durante le prove stava calma, come se capisse limportanza, e sorrideva di orgoglio e felicità.

Ecco, vieni con noi, disse il padre, chiudendo lultimo punto. Mi raccomando, Giulia, non deluderci

E Giulia non deluse. Nessuno si pentì della scelta. Un viaggio in treno, poi aeroporti e coincidenze. La cagnolina volò con loro persino sui cargo militari, arrivò in Sardegna e in Sicilia. Dopo un anno, la famiglia tornò a casa.

Giulia visse con loro per tredici anni splendidi sempre fedele, seguendo Vera ovunque. E, alla fine, tutti capirono: a volte la vera forza non sta nel camminare, ma nellavere il coraggio di aspettare chi si ama, anche a costo di affrontare il mondo intero.

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