Domenica con papà. Diario personale.
Dovè mia figlia? Mi sono ritrovata a ripetere la domanda, con i denti che battevano non so se per la paura o per il freddo.
Avevo lasciato Sofia alla festa, nella sala giochi del centro commerciale. Conoscevo appena i genitori della festeggiata, ma ormai era la prassi: era già successo, era normale lasciare i bambini in quelle situazioni. Solo che oggi ero in ritardolautobus aveva tardato e il centro commerciale è proprio fuori mano, ci si arriva meglio in macchina, ma io non ne ho una. Così ho accompagnato Sofia in autobus, poi sono tornata a casa per le lezioni private, impossibili da rimandare, e subito dopo sono ripartita per riprenderla. Ho tardato solo quindici minuti; sono corsa sul parcheggio ghiacciato, il respiro corto e la paura di aver sbagliato tutto.
Ora la mamma della festeggiata, una ragazza minuta dagli occhi azzurri e rotondi, mi guardava incredula: Ma sua figlia lha presa il papà.
Un papà, però, Sofia non lo aveva. O meglio, cera, ma non laveva mai visto.
Con Andrea lho conosciuto per casoera estate, passeggiavo sul Lungarno con unamica, lei si è storta una caviglia e due ragazzi ci hanno aiutato. Si sono inventati che studiavano alla Sapienza, che uno di noi era figlia di un generale, laltra di un professore universitario. Gioventù e leggerezza. Quando sono rimasta incinta e Andrea ha scoperto che facevo il tirocinio allITIS e che mio padre guidava i bus, mi ha infilato dei soldi per laborto e sparito.
Non lho mai fatto, e non me ne sono mai pentitaSofia è diventata la mia compagna, ragionevole e affidabile, molto più di quanto la sua età lasciasse pensare. Stavamo bene insieme; mentre insegnavo dava vita alle sue bambole, poi assieme entravamo in cucina per preparare una zuppa di latte o un uovo alla coque, il tè e qualche biscotto spalmato di burro. I soldi erano pochi, tutti presi dallaffitto, ma né io né Sofia ci lamentavamo.
Ma come avete potuto affidare mia figlia a uno sconosciuto?
Mi tremava la voce, i lacrimoni agli occhi.
Ma che sconosciuto? mi ha risposto piccata laltra donna. È il padre!
Avrei potuto dirle che non esisteva alcun padre, ma sarebbe stato inutile. Dovevo andare dalle guardie di sicurezza, chiedere di vedere le telecamere
Quando è successo?
Dieci minuti fa
Mi sono girata di scatto, correndo il più veloce possibile. Quante volte avevo ripetuto a Sofia: non andare mai via con chi non conosci! Le gambe non mi reggevano, la testa confusa, a stento riuscivo ad evitare di sbattere contro la gente. E mi sono messa a gridare:
Sofia! Sofiaaa!
Nel grande piazzale del food court cera tanta confusione, pochi mi hanno dato retta, alcuni si sono voltati. Ansimando, mi sono domandata dove cercare prima? Forse lui non lha portata via, magari
Mamma!
Allinizio non ci credevo. La mia bambina, la giacca spalancata, il viso tutto pasticciato di gelato, correva verso di me. Lho abbracciata con una tale forza, come se mollandola potessi collassare a terra, ed ho fissato con lo sguardo il tipo accanto a lei. Ben vestito, taglio di capelli corto, maglione ridicolo con il pupazzo di neve e una coppetta di gelato in mano. Deve aver letto nel mio sguardo tutto ciò che stavo per dire, perché si è messo subito a parlare:
Mi scusi, è colpa mia! Dovevo aspettarla qui, ma ho voluto far vedere a quei ragazzini Ha presente, la prendevano in giro! Dicevano che lei non ha il papà, che lui non sarebbe mai venuto a prenderla perché è brutta! Così ho pensato di dare una lezione ai bullettimi sono avvicinato e le ho detto: finché la mamma non arriva, andiamo a prendere un gelato. Mi scusi, non immaginavo vi sareste spaventata così
Mi tremavano le mani. Non avevo nessuna intenzione di fidarmi di questo estraneo. Ma davvero Sofia veniva presa in giro così? Le ho letto la domanda negli occhi, lei ha annuito, un movimento fiero del mento.
Non importa! Adesso anchio ho un papà!
Luomo ha allargato le braccia, mentre io ancora faticavo a trovare la voce.
Andiamo, ho detto finalmente, è tardi, rischiamo di perdere l’autobus.
Aspetti! ha fatto un passo avanti, incerto, agitando la mano. Vuole che vi accompagni in macchina? Visto come sono andate le cose Lo giuro, non sono un maniaco! Mi chiamo Marco. Sono una brava persona! Guardi, lì cè mia madre, lo può confermare!
Indicava una donna dai capelli viola raccolti in riccioli, intenta a leggere un libro.
Se vuole, chieda a lei, le darà le migliori referenze!
Ci posso giurare, ho sibilato, ancora con la voglia di prendere questo buon samaritano e scuoterlo. No grazie, facciamo da sole!
Mamma Sofia ha tirato la mia giacca. Fai vedere a tutti che il papà ci riporta a casa!
Davanti alla sala giochi cerano ancora la festeggiata con sua madre e unaltra bambina di cui non ricordo il nome. Negli occhi di Sofia cera una tale supplica, e il pensiero di attraversare quel parcheggio ghiacciato in quello stato alla fine ho ceduto.
Va bene, ho detto.
Perfetto! Avviso la mamma e partiamo!
Mammone, ho pensato con sarcasmo. Proprio lei, la madre di Marco, mi ha fatto un cenno amichevole e io ho distolto lo sguardo, imbarazzata. Che situazione assurda!
Durante il viaggio ho cercato di evitare lo sguardo di Marco, però non ho potuto non notare come dialogasse con tatto con Sofia. Lei chiacchierava come un fringuello, non lavevo mai vista così. Quando ci siamo fermate davanti al portone di casa, Sofia si è rabbuiata allimprovviso.
Non ci vediamo più? chiese piano a Marco, mentre mi guardava.
Ho sentito il suo sguardo su di me, in cerca di approvazione. Stavo per dirle di no, di non essere scortese, ma guardando il suo volto triste non ci sono riuscita. Ho incrociato lo sguardo di Marco e ho annuito.
Se vuoi, posso portarti al cinema per il cartone animato nel weekend. Sei mai stata al cinema?
Davvero? No, non ci sono mai stata! Mamma, posso andare al cinema con papà?
Mi sono sentita un po a disagio; quindi, ho iniziato a parlare a raffica:
Sofia, puoi andare solo se accetti due condizioni: la primanon si chiama papà un estraneo, si dice zio Marco, va bene? E la secondaandrò anch’io con voi, perché cosa ti ho detto? Non si va da nessuna parte con qualcuno che non si conosce, anche se sembra tanto buono!
Lho detta anchio questa cosa, ha aggiunto Marco. Che non si va via con chi non si conosce.
Allora posso?
Ho detto di sì.
Evviva!
Razionalmente capivo che dovevo fermare tutto subito, ma non ce la facevo. Sofia era lunica che avevo al mondo. Se solo potessi chiedere consiglio a qualcuno! Per esempio a mia madre La ricordo appena: è morta che io avevo solo cinque anni, proprio quanti ne ha Sofia ora. Un bambino era caduto nel fiume gelato, nessuno aveva avuto il coraggio, ma lei sì. Ha salvato il piccolo, ma poi La polmonite l’ha portata via in pochi giornidiabete, già tanti problemi di salute. Sofia ha il diabete anche lei, ci penso spesso, le ho trasmesso io quei geni.
Fino al weekend ho rimuginato tanto, ma alla fine mi sono preoccupata per nulla: le cose sono andate molto diversamente da come temevo, perché al cinema Marco si è presentato con sua madre.
Così non pensate che io sia strano, mamma mi sponsorizza, ha sorriso.
Ah, tu sei davvero strano, ha replicato sua madre, sorridendo talmente che si capiva che adorava suo figlio.
E mentre Marco portava Sofia per i popcorn, la madre mi si è sponsorizzata davvero.
Posso darti del tu? Sai, anche lui è cresciuto senza padre. Io mi sono sposata quattro volte, lultimo mio marito era perfetto, Marco è tutto suo padre. Ma sai come va la vitanon ha nemmeno potuto tenere il figlio fra le braccia. Infarto. Marco è nato prematuro, ha sofferto tanto. Gli altri miei ex mi hanno aiutato E tu perché mi guardi così? Il primo ancora mi ama, il secondo diciamo che non gli piacevano le donne, il terzo invece le ama troppo e una non gli bastava mai. Hanno cercato di fare da padri a Marco, ma il padre è il padre. Per questo si è affezionato a Sofiaanche lui veniva preso in giro a scuola. Povero, quante volte sono andata dagli insegnanti! Inutilmente Ha fatto di tutto per non essere lultimo, una volta ha rischiato la vita
Che donna bizzarra! Bassa, esile, capelli viola, tailleur Chanel e romanzo di Camilleri fra le mani. Mi era subito simpatica.
Vedi, Marco non ha nessuna cattiva intenzione, ha solo il cuore buono, mi ha strizzato locchio. E secondo me tu gli piaci anche!
Sono arrossita. Era proprio quello che non volevo; sentivo che non dovevo lasciarmi andare, ma Sofia non sopportava vederla triste.
Dopo il film ho offerto i soldi dei biglietti, Marco ha rifiutato.
Quando invito una ragazza al cinema, pago io!
Non mi piaceva nemmeno questoho sempre pensato di non dover dipendere da nessuno. E sulla questione gli piaciroba da romanzo.
Quando Marco ci ha riaccompagnate a casa, Sofia ha chiesto:
Papà, e la prossima volta dove andiamo?
Sofia! lho rimproverata.
Lei si è coperta la bocca con le mani.
Possiamo andare al Museo di Storia Naturale, ha proposto Marco, fingendo di non notare la gaffe. Ti piacerebbe?
Che bello! Mamma, vieni con noi?
Andate voi, ho risposto brusca. Portate anche la signora Maria, diceva che adora le farfalle.
Sono scesa per prima dalla macchinavolevo chiudere tutto. E di sfuggita ho sentito Marco dire:
Quando la mamma non sente, puoi chiamarmi papà.
Così Sofia ha trovato il suo papà della domenica. A volte partecipavo anchio alle loro gite, a volte lasciavo Sofia andare sola, se cera anche la signora Maria. Continuavo a considerare Marco uno sconosciuto, sempre sospettosa, pur se Sofia raccontava con entusiasmo quanto fosse simpatico e divertente. Io mi lasciavo trasportare un po dal suo entusiasmo, ma mi fermavo: non è che nella vita piove dal cielo il principe azzurro! E sua madre mancava di equilibriosempre a lodarlo, mi domandavo che avesse sotto. Certouna donna così elegante si mette a spacciare suo figlio ad una come me?
Eppure, pian piano, Marco riusciva a sciogliere la mia corazza. Lo faceva con una tenerezza discretalasciava una tavoletta di cioccolato sul ripiano, mi chiedeva sempre il permesso per portare Sofia a fare qualcosa insieme, cercava il mio sguardo in auto. E adoravo la signora Mariauna vera conversatrice! Se Marco non fosse stato suo figlio, sarei diventata intima con lei.
Un giorno Marco ha chiamato per parlare del cinema, e Sofia era già lì pronta, sussurrando:
È Marco?
E si è seduta vicino, felicissima.
Sì, certo, Sofia sarà contenta, ho risposto meccanicamente.
Aspetti Chiamo Sofia, ma anche lei. Beh, insomma, proponendo di andare insieme. Da soli.
In sottofondo la voce della signora Maria:
Finalmente!
Mamma, basta spiare! Oh, scusa scusi… Sempre con le orecchie tese.
Sofia mi fa sottovoce: Ti ha invitata?
Ho riso.
Mi sa che anche qui ci sono orecchie allerta. Senta Marco
La prego, non dica di no! Unoccasione sola, prometto che farò il cavaliere!
Marco, dille degli occhi, ha continuato la signora Maria. Dille quello che mi hai detto tu, che ha gli occhi come la sua mamma
Come un secchio dacqua gelata in faccia. Non capivo. Che centra la mia mamma?
Marco urlava qualcosa a sua madre, poi si è rivolto a me:
Orietta, vengo subito a spiegare. Posso?
Una spiegazione non mi sarebbe dispiaciuta Ho camminato avanti e indietro finché è arrivato, e Sofia, come se lo intuissse, si è messa a disegnare in silenzio.
Avrei dovuto dirlo subito, ha iniziato Marco. Lo volevo, ma mi piacevi troppo Non volevo che pensassi lo facessi solo per la tua mamma. E temevo che mi avresti odiato. Perché lei È morta anche per colpa mia.
Parlava in modo confuso, saltando di palo in frasca, con gli occhi supplicanti. Mi sentivo di nuovo tremare, proprio come quando pensavo di aver perso Sofia.
Mi perdoni?
Ho faticato a trovare le parole, ho detto solo:
Devo pensarci.
Mamma, perdona papà
Marco ha guardato Sofia, ricordandole il loro patto. E mi ha guardato ancora. Ho ripetuto:
Ho bisogno di tempo. Devo pensarci, hai capito?
Avrei voluto fargli mille domande, ma sentivo il nodo in gola. Quando poi ha chiamato la signora Maria è cambiato tutto, lei mi ha raccontato ogni dettaglio.
Non sapeva che lei fosse mortagli ho protetto la psiche da piccolo. Poi mi sono lasciata scappare la verità e Marco ha voluto trovarvi. Quella sera voleva aiutarvi, conoscervi, ma prima ha aiutato Sofia, poi tu Si è innamorato dal primo momento! Temeva di essere frainteso. Non è colpa sua, voleva dimostrare di essere un uomo, anche senza padre. Nessuno voleva camminare sul ghiaccio, lui sì
Maria non mi faceva pressione, difendeva sempre suo figlio. Ma chi spingeva era Sofia.
Mamma, lui è buono! E ti vuole bene, me lha detto! Può diventare davvero il mio papà, capisci?
Io capivo. Ma mi pareva sbagliato?
Passò un mese senza che riuscissi a parlargli. Non rispondevo al telefono, ignoravo i suoi messaggi. E più evitavo, più desideravo chiamarlo. Era come se diventasse sempre più impossibile.
Una notte Sofia mi ha svegliata piangendo, con un dolore al pancino. Lo aveva detto già la sera prima, ma pensavo fosse colpa dello yogurt. Adesso aveva la febbre alta, non serviva nemmeno il termometro.
Con le mani che tremavano ho chiamato lambulanza, e subito dopo senza pensarci Marco.
È arrivato di corsa insieme ai medici. In pigiama, spettinato, addormentato. Mi ha accompagnata in ospedale, rassicurando, promettendo che sarebbe andato tutto bene. Ma anche lui aveva la voce che tremava.
La peritonite non è così grave, ripeteva. Andrà tutto bene, giuro!
Gli ho preso la manonon so se per tranquillizzare lui o me stessa. Nella sala dattesa era freddo, nessuno di noi aveva vestiti caldi, e ci siamo stretti luno allaltra per scaldarci.
È corso dal medico per chiedere notizie. Mentre io non osavo muovermi. Se Sofia Se fosse successo qualcosa, non lavrei sopportato.
Ma è andata bene. I medici sono stati fantastici e Sofia una vera guerrieraha lottato per la sua vita, il dottore ha detto che la situazione era gravissima.
Sembra che un angelo la protegga, ha detto, e io ho sussurrato: grazie mamma!
Marco ha ringraziato tanto il medico, che ci ha ordinato di tornare a casaora Sofia doveva restare in terapia intensiva e noi dovevamo riposare.
Mi ha accompagnata sotto casa, mi aspettavo che chiedesse di salire, ma tacque. Così gli ho detto:
È già giorno. Vuoi salire per un caffè?
E ho capito che era vero: volevo che salisse. E restasse. Per sempre.
Sofia si è ripresa sorprendentemente in frettatutti medici e infermieri lo notavano.
Perché ora ho la mamma e il papà, diceva lei.
E nessuno, a parte me e Marco, capiva davvero il perché di tutta quella felicità.






