Diario personale Milano, 14 giugno 2024
Ormai sono così abituata a questa situazione che nulla riesce davvero a sorprendermi. Mi viene quasi naturale convivere con il pensiero che, pur avendo cinque appartamenti fra i parenti più stretti, io e mio marito siamo costretti a pagare laffitto ogni mese.
I genitori di mio marito hanno casa propria, ben tenuta, e inoltre possiedono altri due bilocali sparsi per la città, che affittano regolarmente. Ci ribadiscono sempre, sorridendo come se fosse una battuta, che tutto ciò che hanno lo hanno conquistato con la fatica delle proprie mani, quindi si aspettano che anche noi facciamo lo stesso. Evidentemente non comprendono quanto sia cambiato il modo di ottenere una casa: una volta, spesso bastava lavorare in fabbrica o per lo Stato per ricevere un appartamento o un alloggio; oggi risparmiare per comprare è quasi impossibile, soprattutto quando già si deve pagare un affitto salato.
Anche i miei genitori, a dire il vero, non si distinguono molto dai suoceri. Quando è mancata mia nonna, la casa in cui viveva mi è stata lasciata, almeno sulla carta, ma allora ero solo una bambina. Così i miei genitori hanno deciso di affittare lappartamento fino alla mia maggiore età. Ora sono adulta, ma si sono talmente abituati allingresso fisso del canone che non vogliono nemmeno sentir parlare di lasciarmi la casa, continuano a ricavare ogni mese qualche centinaio di euro in più e a me non permettono di trasferirmi.
Da diversi anni io e Davide viviamo in una piccolissima mansarda che affittiamo in periferia. Quasi tutto quello che guadagniamo se ne va in affitto e bollette. Ci sono stati periodi in cui arrivare alla fine del mese era una vera impresa e anche comprare il pane sembrava difficile. Adesso sono in maternità. Il mio stipendio non è mai stato eccezionale, ma senza figli più o meno ce la facevamo. Davide, mio marito, cerca di darsi da fare: lavora in due posti diversi per arrotondare. Purtroppo, oggi per avere uno stipendio decente serve una laurea, ma lui non ne ha mai avuto il tempo. Finita la scuola si è arruolato nellesercito e poi ci siamo conosciuti e non è più tornato sui libri.
La cosa che sudo di più è che mia madre, quasi ogni settimana, mi domanda consigli per scegliere un nuovo vestito o una camicetta. Mi pesa il fatto che lei può scegliersi lultima moda e io faccio fatica persino a comprare vitamine e frutta fresca. E ci ripete spesso che dobbiamo essere autonomi, che dovremmo pure aiutarli perché vogliono viaggiare in giro per il mondo e godersi la pensione.
Provo un senso di fastidio, a dirla tutta, osservando il comportamento sia dei miei genitori che di quelli di Davide. Hanno tutto quello che avrebbero potuto desiderare, e anche di più, ma non sentono il bisogno di tendere la mano ai figli. Non dico che dovrebbero privarsi del necessario, ma se hanno la possibilità, perché non dovrebbero dare una mano? Non riesco proprio a condividere questo modo di pensare nei confronti dei propri figli. Io, quando avrò dei figli, farò di tutto per aiutarli e non li lascerò mai da soli.
Le amiche, sia mie che di Davide, ci consolano dicendo che prima o poi erediteremo tutto questo patrimonio. Ma a dire il vero, sono così delusa che non voglio davvero nulla. Possono tenersi gli appartamenti finché vogliono, anche portarli con sé nellaldilà.
Mi sento come se fossimo sempre costretti a farcela da soli, sperando che un giorno le cose cambieranno, ma senza alcuna certezza.






