GENTE DIVERSA
La moglie di Sergio era… singolare, diciamocelo. Bellissima, certo: bionda naturale con occhi nerissimi, curve degne di copertina e gambe chilometriche. A letto poi, una fiamma che manco il Vesuvio. Allinizio era tutta passione e non cera tempo per pensare. Poi, però, la gravidanza. Quindi, matrimonio classico, come si fa.
Nasce il figlio, anche lui biondo e con quegli occhi neri da stregone. Tutto come nelle famiglie normali: pannolini, pappe, primi passi, prime paroline. Giulia così si chiamava si comportava da mamma modello, sempre a coccolare il piccolo, tipica giovane madre italiana.
I problemi son cominciati quando il ragazzino è diventato adolescente. Giulia si è improvvisamente fissata con la fotografia. Sempre in giro a scattare foto, corsi, mostre. Attachinata alla sua reflex manco fosse lamante.
Ma che ti manca, scusa? chiedeva Sergio. Fai lavvocato, lavora come tutti.
Lavvocata, correggeva lei, che almeno il linguaggio lo voleva giusto.
Va bene, lavvocata! Dedica più tempo alla famiglia invece di andare chissà dove.
Neanche lui sapeva bene cosa lo irritava. Lei non trascurava la casa, anzi: pranzo pronto, pavimenti che luccicavano, compiti del figlio sotto controllo. Insomma, vita da commedia allitaliana: lui che torna dal lavoro, si spalma sul divano davanti alla TV, tutto regolare. Eppure Sergio smaniava; aveva la sensazione che la moglie svanisse in un altrove dove lui non aveva accesso. Era lì ma era come se non ci fosse. Mai che guardasse un film insieme, mai che commentasse una trasmissione interessante. Ti prepara da mangiare e poi sparisce.
Ma sei mia moglie o no? sbottava Sergio, trovandola di nuovo al computer.
Giulia taceva. Si chiudeva in se stessa.
Poi aveva pure questa mania di viaggiare in posti esotici. Prendeva ferie e, zaino in spalla e macchina fotografica, partiva. Sergio non riusciva a capire.
Ma dai, andiamo dai nostri, hanno finito di sistemare la casa in campagna, fanno un limoncello che è una favola. E poi, ora di prenderci anche noi una casetta fuori!
Giulia rifiutava, ma lo invitava nei suoi viaggi. Una volta Sergio ci aveva provato. Niente da fare! Tutto straniero, gente che non capisci, roba da mangiare che ti bruciano pure i pensieri! E a lui, francamente, dei panorami mozzafiato non è mai importato molto.
Così Giulia aveva iniziato a viaggiare sola. Poi si era licenziata.
E la pensione, dove la mettiamo? protestava Sergio. Oh, ma che ti credi di essere, una fotografa famosa? Sai quanti soldi ci vogliono per farsi strada in quellambiente?
Giulia non replicava mai. Solo una volta, piano piano, gli confidò:
Tra poco faccio la mia prima mostra personale.
E a chi interessa? rispose Sergio storcendo la bocca. Tutti fanno mostre ormai, gran fatica!
Eppure allinaugurazione ci andò. Non capì proprio nulla: volti che non erano né belli né ritoccati, mani rugose, gabbiani sopra il mare Tutto strano, strano come Giulia.
Laveva persino derisa, quella volta. Ma poi lei aveva comprato a Sergio una macchina nuova. Siamo una famiglia, usala!, disse. Lei nemmeno la patente aveva preso, tutta per lui. I soldi? Li aveva messi insieme con le sue foto, lavorando a commissione.
È lì che a Sergio cominciò a tremare la terra sotto i piedi. Che creatura era mai questa donna? Da dove sbucavano quei soldi? Glieli dava qualcuno? Impossibile fare tutti quei soldi con delle foto! Forse aveva un altro? E se ancora non ce laveva, era solo questione di tempo.
Provò persino a rieducarla: solo uno schiaffo, niente di che. Giulia afferrò un coltello da cucina, un colpo alla cieca due punti sulla pancia. Per fortuna non aveva mirato meglio, quella squilibrata! Poi lei chiese scusa. Da allora, Sergio non alzò più le mani.
Giulia aveva un debole enorme per i gatti. Aiutava tutti quelli randagi, li portava a casa, li curava, li sistemava. Da loro cerano sempre due mici tra i piedi. Carini, affettuosi, va bene, ma mica sono figli! Come si fa ad amarli più di un marito?
Quando uno dei gatti morì tra le sue braccia in clinica non riuscì a salvarlo nemmeno lì Giulia si disperò. Piangeva, beveva grappa e si sentiva in colpa. Andò avanti così per giorni. Sergio era esausto e, esasperato, le sbottò:
Dai, tra un po piangi anche per gli scarafaggi!
Giulia lo fulminò di sguardo e lui, zitto, se ne andò. Che facesse pure quello che voleva.
Gli amici lo compatirono, le amiche di Giulia stavano tutte dalla parte di Sergio: Questa è impazzita, Giulia ormai non ha più freni. Così Sergio trovò conforto nella vicina di casa, che per caso era anche amica dinfanzia di Giulia. Marilena era molto più semplice. Faceva la commessa, non si interessava darte, sempre pronta sia per una chiacchiera che per il resto. Ok, beveva un po troppo, ma tanto mica la voleva sposare!
Sergio aspettava che Giulia si accorgesse di tutto, che facesse una scenata, rompesse qualcosa, lo affrontasse con una scena di gelosia. Così avrebbe potuto accusarla: E tu? Dove sparisci sempre? E dopo essersi urlati dietro tutte le corna, sarebbero tornati insieme e addio Marilena.
Ma Giulia non disse nulla. Lo guardava solo male. E a letto, ormai, un muro. Lei si chiudeva a riccio ogni volta che lui cercava un approccio. Si spostò in unaltra stanza.
Il figlio intanto era cresciuto, si era laureato alluniversità. Tutto sua madre: occhi scuri, capelli biondi, pure lui un po bizzarro.
Allora, quando mi fai diventare nonno? chiedeva Sergio.
Federico rideva: Prima devo realizzarmi, voglio vero amore. Poi vedrai, arriveranno, papà. Sempre strano, distante. Legato a mamma, tra loro due cera una sintonia che Sergio non capiva. Sergio si sentiva di troppo, straniero in casa sua, specialmente davanti a quegli occhi neri che sembravano leggerti lanima. Tornava spesso da Marilena, lì almeno si sentiva compreso.
Poi Giulia venne a sapere. Glielo disse un vicino, perché Sergio non si era nemmeno sforzato di nascondersi. Un giorno, entra a casa e trova Giulia seduta a tavola che fuma una sigaretta. La voce bassissima, come uno spiffero:
Prendi la porta. Fuori da casa.
E quegli occhi ancora più scuri, incavati e inquietanti.
Lui andò da Marilena. Si aspettava che Giulia lo richiamasse, magari dopo una settimana. Dopo sette giorni arriva un messaggino WhatsApp: Dobbiamo parlare. Sergio si illuse, si profumò come un adone.
Giulia dalla porta esordì così:
Domani chiediamo il divorzio.
Il resto, come in sogno. Carte, firme, lui che, da bravo italiano, rinunciava pure alla sua quota dellappartamento: tanto era della famiglia di lei
E adesso, che farai? Ti metti a fare la separata in casa? chiese arrabbiato, trattenendo a fatica un chi ti vuole più?
Giulia sorrise, ma sorrise sul serio, e per la prima volta dopo anni. Un sorriso per lui.
Vado a Milano. Mi hanno proposto un progetto importante.
Almeno lappartamento non lo vendere, chiese lui per inerzia. Dove tornerai, poi?
Non torno, rispose, serena, la (ormai ex) moglie.
Vedi, io sono innamorata di un altro da tempo. Anche lui è fotografo, di Milano. È bellissimo stare insieme. Ma non volevo tradire, né facevo il divorzio così, tanto per. Pensavo siamo solo persone diverse. Questo basta per divorziare? O forse no?
No, confermò Sergio.
Invece sì! rise Giulia. Allinizio ci sono rimasta malissimo a causa di Marilena, poi ho pensato che fosse la cosa migliore. Vedrai che saremo felici tutti e due! Sposati pure Marilena, e siate felici.
E uscì.
Non la sposerò, mormorò Sergio alla sua schiena.
Ma Giulia era già andata.
Da allora, nessuna notizia. Solo una volta allanno un breve messaggio su WhatsApp: Buon compleanno, felicità e salute! Grazie per nostro figlio.Fede, quando lo vedi tu abbraccialo anche da parte mia.
Sergio rileggendo quelle righe ogni anno si chiedeva cosa rispondere. Scriveva grazie, o solo un pollice in su, e poi cancellava il messaggio, incerto sulla misura di felicità che davvero gli spettasse. Si era promesso che un giorno lavrebbe chiamata, magari per condividere una notizia importante, la nascita di un nipote, un riconoscimento per Federico. Invece restava lì, sulla soglia di un passato che non esisteva più, guardando dalla finestra la vita che scorreva altrove.
Marilena? Era rimasta anche lei lontanaaveva trovato un lavoro migliore, un compagno più giovane con meno bagagli. Federico viaggiava molto, per lavoro e per amore, papà, tranquillo che un giorno torno. Ogni tanto mandava una foto: una folla in Asia, un tramonto a sud, sempre qualcuno di strano e diverso, che rideva accanto a lui. Nei suoi messaggi, Sergio sentiva la lieve nota di orgoglio e un richiamo alla leggerezza che Giulia aveva sempre inseguito: una specie di danza, uno spostarsi continuo da una città allaltra, da una passione alla prossima.
Passarono gli anni. Sergio imparò a prepararsi da mangiare, a gestire i silenzi in casa, e anche a sorridere ai gatti randagi del quartiere. Uno, tigrato e magro, si lasciò adoprare; Sergio gli allungava pezzetti di pollo lesso, e quello ricambiava miagolando fiducioso, strofinandosi contro le sue gambe, senza chiedere nulla se non qualche carezza in più.
Alla fine, Sergio capì. La diversità non era una minaccia né la condanna di una famiglia, ma una specie di dono silenzioso: qualcosa che allinizio disorienta, poi arricchisce, e infine resta come una traccia luminosa nel cuore di chi ha avuto il coraggio di non trattenere nessuno.
Quella primavera, leggerei in mano e poche certezze addosso, Sergio si ritrovò a camminare lungo la costa come aveva fatto con Giulia tanti anni prima. Si sedette a guardare il mare, la luce grigia, il traffico lontano. Pensò che adesso aveva imparato tardi, forse, ma davvero che perfino chi sembra straniero per noi può essere semplicemente se stesso, e che la felicità, per sua natura, non indossa mai lo stesso volto.
Strinse la giacca, sorrise al vento e, per la prima volta dopo tanto tempo, fu sinceramente contento che ognuno, nel suo mondo, potesse andare incontro alla propria meravigliosa, imprevedibile strada.






