14 aprile 2023
Oggi il sole si è insinuato tra le foglie dei miei pomodori, e mentre scacciavo le erbacce ho sentito una voce provenire dal cortile. Ho asciugato il sudore dalla fronte, ho chiuso la porta di legno e mi sono avvicinata al cancellino. Lì mi aspettava una donna che non avevo mai visto prima.
Buongiorno, Antonella! Possiamo parlare? mi ha salutata con un tono che mescolava curiosità e urgenza.
Buongiorno. Certo, vieni pure le ho detto aprendo la porta del casale, mentre accendevo il bollitore per il caffè.
Mi sono chiesta subito cosa volesse. La signora si è presentata come Nina, e subito è andata dritta al punto, senza giri di parole.
Mi chiamo Nina. Non ci conosciamo, ma mi hanno raccontato la tua storia. Il tuo marito defunto ha avuto, tre anni fa, un figlio di nome Michele. ha detto, gli occhi puntati su di me.
Sono rimasta sbalordita. Il suo viso, più anziano di quello che mi aspettavo per una madre, non poteva appartenere a quella piccola creatura.
Non è mio figlio. È di una vicina, la signora Katia ho risposto, cercando di mantenere la voce ferma. Il tuo marito frequentava spesso la casa di Katia, e da lì è nato Michele, un ragazzino rosso e vivace, proprio come il padre. Non c’è bisogno di ulteriori accertamenti.
E cosa desideri da me? Il mio marito è morto da poco, e non ho idea con chi abbia avuto quelle relazioni… ha incalzato Nina.
Katia è morta anchessa, una polmonite lha portata via. Ora il bambino è orfano. Katia non aveva né padre né madre; era una giovane che arrivò dal Sud, lavorava come commessa in una bottega. È un vero caso di solo bambino in un orfanotrofio
Io ho due figlie, Ginevra e Livia, nate dentro le nozze. Stai proponendo di porti via questo bambino? Hai laudacia di chiedere a una moglie di prendere un figlio che non è suo? ho alzato la voce, sentendo il sangue ribollire.
È tuo fratello di sangue, quindi non è più estraneo. Il piccolo è buono, dolce, affettuoso. Lospedale sta preparando i documenti per laffido. ha spiegato Nina, con una tristezza che mi ha colpito.
Non mi far piangere, per favore. Il mio marito ha lasciato dietro di sé quante figlie? Sono io a doverle crescere, non tutti. ho risposto, ma dentro di me cera un turbinio di pensieri. Nina, prima di uscire, mi ha lasciato un avvertimento e se nè andata.
Mi sono seduta con la tazza di caffè fumante, e il ricordo di Lorenzo è affiorato subito. Ci eravamo conosciuti appena dopo la laurea, avevamo festeggiato con le amiche e, tra brindisi e risate, Lorenzo è spiccato per i suoi ricci rossi e le lentiggini che gli punteggiavano il viso. Era un tipo allegro, divenuto presto il poeta dei nostri pomeriggi, il narratore di barzellette, e mi ha accompagnata a casa con il suo passo leggero.
Oggi siamo sposati, viviamo nella casa della nonna, che è morta lanno scorso lasciandoci labitazione. Sono nate Ginevra, due anni fa, e Livia, poco dopo. Il bilancio è sempre stretto; i soldi non bastano mai. Poi Lorenzo ha iniziato a bere. Ho provato a fermarlo, ma è stato inutile; per giorni scompariva, perdeva il lavoro, e io mi trovavo a ricoprire due turni in una trattoria di Bologna per tirare avanti.
Alla fine ho chiesto il divorzio, pensavo di trasferirmi con le ragazze in una città più grande, dove la zia, vedova da tempo, mi aveva promesso un lavoro. Ma Lorenzo è morto in un incidente stradale, travolto da una macchina mentre era ubriaco. Sono rimasta al suo fianco, piangendo sopra la tomba, e le mie figlie, con gli occhi pieni di lacrime, hanno urlato Papà!. Poi è scoppiata la notizia che Lorenzo aveva un figlio, Michele, nato da unaltra donna.
Quella mattina la figlia maggiore, Vittoria, è entrata nella cucina, alta e slanciata, con i capelli rossi ereditati da papà, e ha chiesto:
Mamma, cosa cè da mangiare? Dobbiamo andare al cinema con le amiche e ho una fame da lupi! E perché sei così triste?
Sto processando una notizia, tesoro ho risposto, cercando di non far trapelare il turbinio interno. Mi hanno detto che tuo padre aveva un bambino fuori dal matrimonio, tre anni fa. La madre è morta, il piccolo è ora in orfanotrofio. Volevano portarlo da noi
Vittoria ha sgranato gli occhi:
Ma è vero? E chi è la madre? La conosci?
No, è una donna di nome Katia, non è di qui. ho risposto, senza aggiungere altri dettagli.
Cosa facciamo? Dove è il bambino? ha chiesto, preoccupata. Non ha parenti. Lo stanno tenendo in ospedale, stanno preparando i documenti È rosso come papà, sembra una copia di lui.
Vittoria ha afferrato il piatto di gnocchi al sugo e ha iniziato a mangiare. Livia è arrivata poco dopo, si è seduta accanto a noi, e ho osservato le mie figlie, entrambe con i ricci rossi, e ho pensato a quanto fosse forte il nostro patrimonio genetico.
Il giorno dopo Vittoria è tornata con Livia e ha detto:
Mamma, siamo andate allospedale a vedere il fratellino. È divertente, ha gli zigomi alti, è così simile a noi Piange tanto, vuole la mamma.
Abbiamo portato una mela e unarancia, e il piccolo Michele li ha afferrati, tirando i pugni su una piccola culla. Linfermiera ci ha permesso di giocare un po con lui.
Mamma, prendiamolo! È nostro fratellino! ha implorato Livia.
Mi sono arrabbiata con le mie figlie.
Che cosa dite! Il padre di lui ha combinato guai, ora devo occuparmi anchio di lui? Ho già le mie preoccupazioni! ho alzato la voce, stremata. Non è giusto che tu, Vittoria, voglia prendere un bambino che non è tuo. Non abbiamo più bocche da sfamare, lavoro già a tempo pieno, vendiamo verdure al mercato per tirare avanti, e ora vuoi mettere un altro peso sulle mie spalle?
Ma è nostro sangue, è nostro fratello! ha risposto Vittoria, con gli occhi lucidi. I figli non sono colpevoli delle scelte dei genitori. Non è giusto lasciarlo in un orfanotrofio.
Il mio orgoglio si è mescolato alla rabbia, ma poi ho pensato a quellaiuto che lo Stato offre per laffido: un assegno mensile, una mensa gratuita Forse potevo fare qualcosa.
Il giorno successivo mi sono recata allospedale. Ho chiesto alla segretaria:
Buongiorno, dove posso trovare il piccolo Michele, tre anni, che stanno per trasferirlo in orfanotrofio?
Chi è la signora? Che cosa vuole? ha chiesto, dubbiosa.
Voglio solo dare unocchiata. È il figlio di mio marito, di unaltra donna ho replicato.
Mi ha invitata a entrare. Quando ho aperto la porta della culla, il mio cuore è stato trafitto. Un piccolo Lorenzo, un vero specchio dei miei capelli rossi, occhi azzurri, un sorriso che sembrava illuminare il posto. Giocava con dei cubi colorati. Quando mi ha visto, ha esclamato:
Zia dovè la mamma?
Non cè, Michele ho sussurrato, sentendo il nodo allo stomaco.
Voglio tornare a casa
Mi è venuta la voglia di stringerlo al petto, ma una infermiera è intervenuta, urlando:
Signora, non può prendere il bambino!
Non piangere, piccolo, andrà tutto bene ho cercato di calmare il piccolo, asciugandogli le lacrime.
Ho preso il bambino tra le braccia, e i miei pensieri, un tempo pieni di rancore, si sono sciolti. La sua somiglianza con le mie figlie mi ha fatto capire quanto fosse parte della nostra famiglia.
Quindici anni dopo, Michele, ora Marco, è stato chiamato per il servizio militare. È cresciuto in modo sano, ha trovato lavoro in unofficina di Torino con un caposquadra che paga bene, e mi chiama spesso.
Mamma, ascolta il comandante, fai come ti dice mi dice al telefono, mentre io gli rispondo con un ti voglio bene. Sono pronto a lavorare, a costruire il mio futuro. Non dimenticare che sei la mia mamma.
La vita mi ha insegnato che le difficoltà sono come sentieri stretti in un bosco: a volte ti portano in luoghi inaspettati. Credevo che il tradimento di Lorenzo fosse un peso insopportabile, ma nel rovo dellodio ho trovato una gemma: un bambino che non aveva colpa di nulla se non di essere nato.
Il cuore, a volte, vede ciò che gli occhi non notano. Ho riconosciuto in Marco non solo sangue estraneo, ma unanima sola che cercava calore. Ho sentito un sussurro gentile: Mamma. E, nonostante la logica, la paura, la stanchezza, ho aperto le braccia.
Col tempo ho capito che la gentilezza non è un sacrificio, ma un dono. Marco non è diventato una bocca in più, ma è stato lacqua che spruzza il giardino quando io estirpo le erbacce. È stato colui che ha fatto ridere le mie figlie nei momenti più bui, è stato colui che, crescendo, mi diceva Grazie, mamma, parole che racchiudono lintero universo.






