Da bambina, sentivo spesso i miei genitori ripetermi che non servivo a nulla e che nessuno avrebbe mai avuto bisogno di me.
Si dice che i membri della famiglia siano i nostri punti di riferimento, soprattutto le madri. Dopotutto, sono loro che ci portano in grembo per nove mesi, soffrono durante il parto, vegliano le nostre notti insonni e si sacrificano per il bene dei figli.
In teoria è così, ma per me non lo è mai stato. Mia madre ed io siamo sempre state agli antipodi. Non siamo mai riuscite davvero a capirci. Non ho mai sentito il suo sostegno in nulla. Appena mi accendevo per qualsiasi idea, lei la spegneva subito con il suo pessimismo.
Secondo mia madre, ero una bambina sciocca e incapace, destinata a non combinare nulla nella vita. Non riuscivo a capire perché mi trattasse in quel modo. Eppure, ogni volta che aveva bisogno di qualcosa, subito veniva a cercare il mio aiuto. Sì, la stessa figlia considerata inutile e buona a nulla. Almeno, per fortuna, mio padre mi voleva bene e credeva in me.
Così ho preso la decisione di lasciare il mio paese in provincia e trasferirmi a Roma, sperando in una vita migliore, nella mia felicità personale. Appena mamma lo ha scoperto, è andata fuori di sé. Ne ha dette di ogni, il suo unico obiettivo era tenersi accanto una figlia tuttofare solo per il suo tornaconto. Ma io non mi sono piegata ai suoi ricatti emotivi e ho seguito la mia strada, come volevo davvero.
E adesso eccomi qui. Vivo a Roma, in un appartamento grande tutto mio, ho una mia attività, due figli e un marito meraviglioso. E pensare che mia madre ripeteva che non sarei mai stata capace di nulla. E invece ci sono riuscita, e ognuno che trovi la forza di non ascoltare certe voci e credere in sé stesso può farcela davvero!






