Finché C’è Vita, C’è Speranza

Quando aveva dodici anni, le fu programmata unoperazione. Semplice, programmata, unora di anestesia, interventi di poca fattura e dimissione lo stesso giorno. Lei, con quel suo sorriso timido, non insisteva perché la sua agenda era piena: la nuova filiale di Firenze doveva aprirsi tra poco.
Andrà tutto bene le disse ti chiamerò appena sarà finita.
Le diede un bacio sulla guancia, gettò nella borsa qualche sacchetto di cibo per i gatti che vivevano nel seminterrato dellappartamento, e sbucò fuori dalla porta.

Lui sistemò la cravatta, si osservò unultima volta allo specchio, afferrò la cartella del progetto e si diresse al lavoro. Come amministratore delegato di una ditta che aveva portato al vertice del mercato italiano, doveva dare tutto sé stesso. E lo faceva, minuto dopo minuto, per lei, per i loro gatti di cantina. Non era che non amasse i felini; era solo che quel suo hobby gli pareva una perdita di tempo, una cosa da pazzi da tollerare come si fa con le stranezze di chi si ama. Perciò ogni volta che le proponeva di portare a casa i gatti randagi, lui la respingeva categoricamente. Che senso ha? pensava. A volte potrei offrirti un gatto di razza orientale, così almeno ci sarebbe un po di prestigio. I gatti di cantina, invece, non portavano nulla di utile: non capiva più perché lei li amasse così tanto.

«Operazione Semplice Programmata Niente di che Dovevo andare con lei!!!»
Quante volte lha ripetuto in una settimana? Mille? Decine di migliaia? Quando precipitò allospedale, lasciandosi alle spalle la dirigenza, quando, stringendo il bordo del camice bianco, tremava per gli occhi del dottore, quando stracciò il progetto che lo teneva lontano da lei, inginocchiandosi al suo capezzale e premendo la fronte contro la sua mano implorandola di non lasciarlo. Ma lei rimaneva silenziosa. Nessuno dei due sapeva che quellora di anestesia poteva trasformarsi in una tragedia.

Facciamo tutto quello che possiamo le disse il medico.
Non state facendo nulla! urlò lui, impotente, pagando il trasferimento della moglie in una stanza privata.
Cè una possibilità, bisogna attendere cercò di rassicurarlo linfermiera.
Dovè questa possibilità?! gridò lungo il corridoio, quando una settimana dopo lei non si era ancora svegliata.

Provò ogni via: consulenze con i migliori specialisti, musica, lunghe conversazioni. Riempì la stanza di fiori, ridusse quasi a zero le sue presenze in ufficio, solo per stare accanto a lei ogni minuto libero. Pregava, implorava, prometteva, persino ricattava. Cedeva alla tentazione di baciarla, ricordando la stupida favola della Bella Addormentata, e ogni giorno scivolava più in basso nella disperazione, trasformandosi in una furia bestiale che voleva distruggere tutto.

Una sedia rovesciata, un vaso infranto, una borsa lanciata in preda allira, i sacchetti colorati di cibo sparsi sul pavimento. Non riuscì a dar da mangiare ai gatti: quei gatti inutili che a lui suscitavano solo antipatia, mascherata da apparente indifferenza.

Porco! Dio, che porco! si lamentò.

Vorrebbe tornare indietro, cancellare tutto con un gesto, strisciare in ginocchio accanto a lei per salvare quei gatti, prenderli a casa e persino amarli, solo per

Ladrenalina, che lo teneva in vita, svanì improvvisamente. Guardando il disordine che aveva creato, raccolse con mani tremanti i sacchetti di cibo, pronto a ritrovarsi fra dieci minuti davanti alla porta del seminterrato.

Si chiama felinoterapia, ma non ci sono studi che ne attestino lefficacia osservò seriamente il medico, mentre lui trascinava nella stanza la sesta gabbia di animali.
Allora saremo i primi disse con voce rotta, aprendo le gabbie.
Sono i suoi gatti. Capite? Sono i suoi! E darei tutto quello che ho per dirglielo, solo per
Avviserò il personale.
Grazie, avrei dovuto farlo prima Capite? Io
Non si deve mai perdere la speranza. Impariamo tutti dai nostri errori, non dimenticatelo.
Non dimenticherò Non dimenticherò più.

Loperazione era semplice, programmata, unora di anestesia e dimissione lo stesso giorno. Lei non insisteva più sulla sua presenza, ma non riusciva a trattenere un sorriso felice vedendolo, dopo aver slacciato la cravatta, mettere la sesta pettorina su quei gatti ribelli che cercavano di scappare.

I suoi gatti. Quelli del seminterrato, pieni di pulci, che lavevano colta un anno prima, costretta a respirare a fatica senza capire cosa stesse succedendo.

Sette sguardi che le traforavano gli occhi, sei respiri di sollievo appena udibili e un urlo di gioia infinita che non dimenticherà mai. Forse è per questo, ora che deve rivivere quellattimo, non sente più paura. E vede luomo, ormai esausto, con i peli di gatto attaccati alla camicia, che la guarda con unespressione di rimprovero; lei sorride ancora più largo. Poi ride apertamente dei passanti che gli girano intorno. Un uomo in un elegante completo, circondato da sei gatti di razza mista, ognuno con un sottile guinzaglio che lo tira in direzioni diverse, che grida Miao?! per le strade: uno spettacolo per i più temerari.

Operazione. Semplice. Programmata. Unora di anestesia e dimissione lo stesso giorno. E se non smettete di mordere tutto, la prossima volta resterete a casa! sussurra un uomo serio nel cortile dellospedale, circondato da gatti, con in grembo un bouquet di rose leggermente rosicchiate ma ancora bello.

Lui guarda lorologio, raccoglie i sei guinzagli colorati, verifica che le pettorine siano salde e osserva le finestre della stanza dove la moglie sta per svegliarsi dallintervento. Presto potranno entrare. Allora potrà finalmente lamentarsi dei sei gatti oziosi che, senza di lei, non lo ascoltano più.

E direle quanto la ama, sempre, anche quando sparirà per giorni nel rifugio felino che la sua azienda ha finanziato mesi fa.

Stupido, certo Ma ogni volta che ricorda quel giorno in cui aprì gli occhi, è certo di una cosa: finché lei è al suo fianco, niente è più importante nella sua vita. E continuerà a rincorrere quelle folli, talvolta insensate, ma per lei irresistibili, capricciose desideri.

Finché non è troppo tardi

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