— Ludovica, sei impazzita in questo bel traguardo della vita! I tuoi nipoti già vanno a scuola, e tu parli di matrimonio? — sono state le parole che mi ha detto mia sorella quando le ho annunciato che mi sposo.

Cinzia, sei impazzita a questetà! Hai già i nipoti che vanno a scuola e ora parli di matrimonio? udii la voce della sorella quando le dissi che avrei detto sì.

Dovevo informarla, perché fra una settimana Lorenzo ed io ci sposeremo. Lui vive a Milano, io a Palermo; non potrà venire alla cerimonia, siamo a centinaia di chilometri luno dallaltro. E a sessantanni non abbiamo intenzione di organizzare una grande festa con brindisi rumorosi. Ci limiteremo a una cerimonia silenziosa, solo noi due.

Avrei potuto anche rinunciare al matrimonio, ma Lorenzo insiste. È il cavaliere che mi apre la porta dellingresso, mi porge il braccio quando scendo dallauto, mi aiuta a infilare il cappotto. Non vuole vivere senza il sigillo sul passaporto. «Che cosa, sono un ragazzino o cosa?», mi dice. «Ho bisogno di una relazione seria». E per me lui è davvero un ragazzino, anche se ha i capelli dargento.

Al lavoro lo chiamano solo per nome e cognome: Lorenzo Bianchi. Lì è serio, inflessibile, ma quando mi vede è come se gli fossero tolti quarantanni. Mi stringe forte, mi fa girare per la strada. Io sento il rossore della vergogna, ma lui mi dice: «Chi sono gli altri? Non vedo nessuno tranne te». Quando siamo insieme ho la sensazione che sul pianeta non esista nessuno se non noi due.

Devo comunque raccontare tutto a mia sorella, Teresa, perché ho bisogno del suo sostegno. Temevo che Teresa, come molti altri, mi avrebbe condannata. Alla fine presi coraggio e la chiamai.

Cinziaaa, urlò con voce stridula quando capì che mi sarei sposata, è passato appena un anno da quando hanno seppellito Vittorio e tu già lo sostituisci!

Io sapevo che la notizia lavrebbe scioccata, non immaginavo che fosse il mio defunto marito a farla infuriare.

Teresa, ricordo, la interruppe, ma chi stabilisce questi tempi? Puoi darmi un numero? Dopo quanti anni posso essere di nuovo felice senza subire giudizi?

Teresa rifletté un attimo:

Beh, per buona misura occorrono almeno cinque anni.

Quindi dovrei dire a Lorenzo: scusa, torna tra cinque anni e io rimarrò in lutto?

Teresa rimase in silenzio.

E cosa otterrei? proseguii. Pensi davvero che, anche tra cinque anni, qualcuno non ci giudicherà? Troveranno sempre qualcuno che vuole spargere pettegolezzi, ma a me non importa. La tua opinione, però, conta, e se insisti, annullerò il matrimonio.

Cinzia, non voglio essere estrema, ma sposatevi subito! Non ti capisco, non ti sostengo. Sei sempre stata un po strana, e non avrei creduto che sopravvivessi alla vecchiaia. Hai coscienza, aspetta almeno un anno.

Non mi arresi.

Dici aspetta un anno. E se a noi due restasse solo un anno di vita, che faremo?

Teresa sbuffò.

Fai come credi. So che tutti vogliono la felicità, ma hai vissuto così tanti anni felice

Scoppiai a ridere.

Teresa, sul serio? Hai creduto che fossi felice tutti questi anni? Anchio lo pensavo. Solo ora ho capito cosa ero: uninstancabile lavoratrice. Non sapevo che si potesse vivere diversamente, con gioia.

Vittorio era stato un uomo buono. Con lui ebbi due figlie, ora ho cinque nipoti. Lui ci insegnò che la famiglia è tutto. Inizialmente lavoravamo per la famiglia, poi per la famiglia dei figli, poi per i nipoti. Ora, ripensando, la mia vita è stata una corsa continua per il benessere, senza pause per il pranzo.

Quando la figlia maggiore si sposò, avevamo già lagriturismo, ma Vittorio decise di ampliare, allevando animali per i nipoti. Affittammo un ettaro, ci incamminammo su un sentiero di sacrifici. Allevava bovini, li nutriva ogni giorno. Si alzava alle cinque del mattino, niente sonno. Passavamo lanno in campagna, uscivamo in città solo per commissioni.

Alcune amiche mi chiamavano per raccontare le loro vacanze al mare o al teatro, mentre io non avevo nemmeno tempo di fare la spesa. A volte restavamo senza pane per giorni, perché il bestiame ci legava le mani e i piedi. Lunica cosa che ci dava forza erano i figli e i nipoti ben nutriti. La figlia più grande scambiò lauto grazie allazienda, la più piccola ristrutturò lappartamento: non erano state invano le nostre fatiche.

Una volta mi fece visita una vecchia collega, sorrideva:

Cinzia, non ti riconoscevo! Pensavo fossi in vacanza, a riprenderti le forze. Ma sei quasi morta! Perché ti tormenti così?

E come altrimenti? I bambini hanno bisogno di aiuto, risposi.

I figli sono adulti, si arrangiano da soli. Tu dovresti vivere per te stessa.

Allora capii cosa significasse vivere per sé. Ora posso dormire quanto voglio, passeggiare nei negozi, andare al cinema, nuotare, sciare. Nessuno soffre per questo. I figli non hanno perso nulla, i nipoti non hanno fame. Ho imparato a vedere le cose comuni con occhi nuovi.

Prima raccoglievo foglie secche in sacchi, lamentandomi del loro cattivo odore; ora quelle foglie mi regalano allegria. Cammino nel parco, le scuoto con i piedi e rido come una bambina. Amo la pioggia, non più per far correre le capre sotto il tetto, ma per guardarla dal finestrino di un caffè accogliente. Ora ammiro le nuvole, i tramonti, la neve croccante sotto i miei passi. Il mio paese, Napoli, non è più solo un luogo, ma un incanto, grazie a Lorenzo.

Dopo la morte di Vittorio, tutto è stato un incubo. Un infarto lo strappò via prima che arrivasse lambulanza. I figli venderono subito la fattoria e lagriturismo, mi riportarono in città. I primi giorni camminavo come una pazza, senza sapere cosa fare. Mi svegliavo alle cinque, gironzolavo per lappartamento, chiedendomi dove andare.

Quando Lorenzo comparve nella mia vita, mi portò per la prima volta a fare una passeggiata. Era il vicino di casa, il genero di un amico, e ci aiutava a spostare le cose dallagriturismo. Ammette che, allinizio, non provava nulla per me; mi vide smarrita, in preda al buio, e decise di tirarmi fuori. Mi portò al parco a respirare. Seduti su una panchina, mi comprò un gelato e poi mi propose di andare al laghetto a dare da mangiare alle anatre. Non avevo mai avuto il tempo di osservarle; erano così divertenti, lanciavano il pane in aria.

Non ci credo, è possibile stare lì a guardare le anatre, confessi. Non avevo mai tempo per questo, solo per dar loro da mangiare, pulire, mescolare il mangime.

Lorenzo mi prese per mano, sorrise e disse: «Aspetta, ti mostrerò un mondo nuovo. Ti sentirai rinata».

E aveva ragione. Come una bambina, scoprivo ogni giorno qualcosa di nuovo, e la vita passata divenne un sogno sbiadito. Non ricordo più quando ho capito che avevo bisogno di Lorenzo, della sua voce, della sua risata, del suo tocco leggero. Ora, svegliandomi, penso che lui e tutto quel che sta accadendo siano la realtà senza la quale non potrei più vivere.

Le mie figlie hanno accolto la nostra relazione con ostilità, hanno detto che tradivo la memoria del padre. Mi sono sentita colpevole. I figli di Lorenzo, invece, erano felici, hanno detto che ora i loro papà sono sereni. Restava solo raccontare tutto a Teresa, e rimandavo quel momento.

E quando vi sposate? chiese Teresa dopo la nostra lunga chiacchierata.

Questo venerdì.

Che dire, felicità e amore nella vecchiaia, rispose fredda.

Il venerdì, Lorenzo e io compraremmo il cibo, indossammo abiti eleganti, chiamammo un taxi e andammo al municipio. Quando uscimmo dalla macchina, rimasi senza fiato: davanti allingresso del comune cerano le mie figlie con i loro mariti e i nipoti, i figli di Lorenzo con le loro famiglie, e soprattutto Teresa, con un mazzo di rose bianche, che mi sorrideva tra le lacrime.

Cinzia! Sei volata qui per me? non potevo credere ai miei occhi.

Devo vedere a chi la sto regalando, rise Teresa.

Pareva che, nei giorni precedenti il matrimonio, tutti avessero già organizzato un tavolo in un caffè, pronti a festeggiare.

Qualche giorno fa abbiamo celebrato lanniversario della nostra unione. Lorenzo è ora parte della nostra famiglia, e io ancora non riesco a credere a quanto sono felice, quasi a temere di perderla.

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— Ludovica, sei impazzita in questo bel traguardo della vita! I tuoi nipoti già vanno a scuola, e tu parli di matrimonio? — sono state le parole che mi ha detto mia sorella quando le ho annunciato che mi sposo.