Nadezhda Leonidovna si ammala all’improvviso. Nessuna delle sue figlie andò a trovarla mentre era a letto: solo la nipote Natalia la curò con dedizione. Le figlie comparvero solo vicino a Pasqua, come sempre per raccogliere i deliziosi prodotti contadini che la mamma aveva preparato! Nadezhda Leonidovna uscì al cancello per incontrarle. – Perché siete venute? – disse fredda. La figlia maggiore, Svetlana, rimase di stucco. – Mamma, che ti prende?! – esclamò sorpresa. – Niente! Care mie, ho venduto tutta la fattoria… – Come?! E noi? – le figlie non capivano cosa stesse succedendo.

Rammento ancora, come fosse ieri, quando la signora Speranza Leonardi si ammalò allimprovviso. Nessuna delle sue figlie si fece vedere durante la sua lunga degenza; fu solo sua nipote, Giuliana, a vegliarla giorno e notte. Le figlie si ricordarono della madre solo quando la Pasqua si avvicinava. Comera dabitudine, arrivavano per prendere un po dei prodotti tipici che lei aveva preparato in anticipo! Ricordo Speranza che usciva sotto larco del vecchio cancello per accoglierle.

E perché siete venute? chiese, fredda come mai prima.

La maggiore, Paola, rimase senza parole dallo stupore.

Mamma, ma che ti succede? si lasciò scappare.

Niente, ragazze Tutto finito! Ho venduto ogni cosa che cera in casa

Come? Ma noi? Ma le figlie non riuscivano a capire cosa stesse succedendo.

La vita a Castelverde, il nostro paesello, era monotona e sempre uguale. Così ogni evento capace di turbare quella calma diventava qualcosa di memorabile.

Ma nulla aveva scosso le valli come larrivo di Giuliana, la nipote della ex gestrice dellemporio del paese.

Si diceva che le donne più sensibili si commuovessero fino alle lacrime, vedendola.

Ah, questa Giuliana! Che ragazza in gamba! Ci ha superati tutti senza fatica. Ora, che la invidino pure!

Ed era la verità: la piccola élite del paese la guardava con una certa amarezza mentre Giuliana, a bordo di una fiammante berlina italiana, percorreva le vie polverose del suo paese natale.

Tutta la popolazione di Castelverde si radunava per assistere a queste rare sfilate.

Le nonne asciugavano gli occhi, tanto si emozionavano.

Da non credere! Sembra proprio la favola di Cenerentola!

Era già scritto: sempre lhanno chiamata Cenerentola, fin da bambina.

Ora Giuliana poteva, a ragione, guardare con un certo distacco quei paesani che, un tempo, si prendevano gioco di lei.

Salutò il musicante del paese, Federico, sventolando la mano dal finestrino abbassato.

Maestro Moretti, che piacere rivederla! Come va la salute?

Va tutto bene, Giuliana! Passa a trovarci in circolo, abbiamo le prove!

Ci conto!

Lauto lucente disparve dietro una curva, e la piazza tornò presto a svuotarsi. Federico, soddisfatto, sentenziò:

Brava ragazza! Si è conquistata tutto ciò che ha! Ora tocca ai nostri medici distinguersi.

La vecchia Assunta domandò:

E che centrano?

E come no? Oggi molti saranno verdi dinvidia! Lo hai sentito, Assunta?

Assunta fece un gesto della mano verso Federico, si segnò e si affrettò rientrare a casa.

Federico non si offendava: sapeva che non cera cattiveria nelle sue parole.

Rimasto solo, Federico sedette sulla panchina di fronte al circolo, lasciandosi andare ai ricordi del passato che il ritorno di Giuliana aveva risvegliato.

Il destino di Giuliana fu segnato proprio da quel musicante; in tutti i sensi.

Perse la madre quandera solo una ragazzina: il padre era già partito anni prima.

Gli zii non volevano prendersi la responsabilità di crescere unorfana, e Giuliana passò quasi due anni in un orfanotrofio.

Ma poi, qualcosa si ruppe nel cuore di Speranza Leonardi, e si decise a riportare la nipote a casa.

In paese la giudicarono bene per questo gesto. Allepoca Speranza lavorava ancora, e la sua direttrice lodava la sua scelta alle altre colleghe.

Magari fossero tutte come Speranza!

Ma cera pure chi ci vedeva solo un tornaconto.

Ora danno una bella pensione ai tutori dei nipoti, e la vecchia non vuole certo lasciarsela scappare! Davvero credete che in quella donna ci sia anche solo una briciola di bontà?

La fama di Speranza, che gestiva lemporio, era tuttaltro che limpida.

Approfittava dei clienti appena poteva, e tutti tenevano la bocca chiusa: in paese non si lavava il bucato in pubblico.

Si era fatta un nome, più che per la gentilezza, per le continue liti coi vicini.

Si mostrava affettuosa soltanto con le due figlie e il figlio medico, che lavorava allospedale di provincia. Ma erano tutti e tre a venire regolarmente a casa a rifornirsi dei prodotti dellorto.

In quanto a risorse, Speranza teneva lorto e la stalla più forniti del paese: anatre, galline, qualche porcellino e persino delle caprette Due ettari di terra da sola, non era una passeggiata.

Per una vedova di certi anni, la fatica iniziava a pesare, e assumere qualcuno costava troppo; così si ricordò della nipotina.

Ne parlò a Bianca, la vecchia amica delle scuole medie, durante una pausa pranzo.

Prendo con me Giuliana, che altro deve fare in orfanotrofio? Dicono pure che sono una senza cuore

Bianca, che lavorava con lei allemporio, fu subito daccordo.

Hai ragione, Speranza! Mi dicono che la ragazza ora è grande, ti servirà una mano!

Ecco, Bianca! Quando io sono al lavoro, Giuliana si occuperà della casa.

E la scuola? Speranza, lo sai che adesso i ragazzi hanno programmi tosti. I miei nipoti stanno sui libri fino a notte!

Farà a meno delle attività extra! In cambio, almeno, mangia! rispose secca Speranza.

La piccola Giuliana era felice. Ubbidiva a ogni richiesta della nonna, e di lì a poco venne soprannominata “Cenerentola” in paese.

Molti condannavano Speranza per questo. Alcune donne non esitarono più a dirglielo in faccia.

Vedova Leonardi, guarda che giù le mani! Guardare Giuliana spezza il cuore, talmente è magra! Non si fa!

Ma subito venivano zittite.

Fatevi i fatti vostri! Giuliana ama lavorare. Finita la scuola farà veterinaria.

Speranza aveva già pianificato il futuro della nipote. Ma tutto cambiò per caso.

Al circolo del paese arrivò una nuova responsabile: Lucia, appena diplomata allistituto darte di Milano.

Lucia non perse tempo: in pochi giorni cercò talenti ovunque. Federico si offrì volentieri.

Signora Lucia, datemi uno strumento nuovo e vi sollevo tutto il morale del paese, come ai tempi!

Lucia il giorno seguente lo invitò a suonare.

Provi, maestro! Lo strumento non sarà perfetto, ma si può suonare.

Magnifico! rispose Federico, e attaccò una melodia allegra.

In breve tempo, Federico formò un coro con le donne del paese. M mancava la cantante solista. Così andò da Lucia:

Senza voce solista qui non si va da nessuna parte! Dove troviamo una giovane colla voce?

Lucia si illuminò e propose di andare subito a cercarla, portandosi anche la fisarmonica.

Il reclutamento alla scuola fu una novità mai vista. Decine di ragazze in fila, tutte emozionate.

La professoressa convocò Giuliana.

Basta scuse! Canti bene, ti ho sentita. Partecipa!

Professoressa Cristina, non posso! Devo correre a casa, la nonna si arrabbierà!

Le parlerò io! Considera che oggi il destino ti offre un biglietto della lotteria.

Giuliana aveva negli occhi paura e speranza.

Va bene ma facciamo in fretta.

Mostrò tutto quello che sapeva. Amava cantare; il suo pubblico, fino ad allora, erano solo i maialini e le caprette, e in campagna solo i passeri.

Nel repertorio della ragazza cerano canti popolari e canzoni moderne, tutte eseguite con il cuore.

Alla fine Lucia commentò:

Un talento puro! Intonazione perfetta, mai una nota stonata!

Fu un successo. Dopo una lunga chiacchierata con le maestre, Speranza fu costretta ad alleggerire i compiti di Giuliana.

La cosa la disturbava non poco. Lo confidò a Bianca:

Così dovrei mantenerla solo per farla andare in giro a cantare? E la pensione non mi basta!

Ricevi anche la tutela di tua nipote

E sarà mai abbastanza? E per vestirla, calzarla? Speravo che lestate lavorasse in campagna e guadagnasse qualcosa. Che mi danno questi cori amatoriali?

Bianca invece sognava ad occhi aperti.

Ora ti lamenti, ma pensa se tra dieci anni tua nipote è famosa! La vedrai in televisione, sulle riviste!

E io che ne avrò? Ho ancora le figlie da aiutare e la campagna resta lì

A quelle parole, Bianca la guardò come se la vedesse per la prima volta.

La gente ha ragione quando ti paragona alla matrigna di Cenerentola! Guarda la ragazza: è esausta ogni giorno.

La vecchia amicizia si spezzò e Speranza perse anche la sua unica sostenitrice.

Il successo di Giuliana crebbe presto; con il coro visitò ogni paese dei dintorni, allietando i contadini. Vinse il concorso provinciale, ma la fama non le cambiò il cuore.

Restò sempre accudente con la nonna. Quando Speranza si ammalò, non la lasciò mai.

Le figlie della donna, invece, comparvero solo a Pasqua, in cerca delle leccornie casalinghe.

Speranza le attese sulla soglia.

Cosa volete? chiese gelida.

Paola, la figlia maggiore, era allibita.

Siete le benvenute, ma ormai ho venduto tutto

Come e noi?

Andate in negozio, comprate quello che vi serve! Non ce la faccio più!

E Giuliana?

Qui Speranza si lasciò andare.

Giuliana non è una serva, non deve faticare per voi! Quando sono stata male, non vi siete fatte vedere! Venite solo quando cè qualcosa da prendere Da oggi basta! Voglio anchio godermi la vecchiaia!

E Giuliana lasciatele studiare, magari sulla scena ci riuscirà davvero!

Le sorelle se ne andarono a mani vuote. Speranza raggiunse Bianca:

Ti ringrazio amica, mi hai aperto gli occhi! Stavo quasi rovinando la vita alla mia nipote. Ora aiutami a vendere la carne!

Che carne, Speranza?

Tutta! Ho lasciato solo una capretta per me!

Bravo, hai fatto bene! E le figlie?

Niente. Sono abituate solo a prendere. Fai conto che non ci sono più.

Passarono molti anni senza che Giuliana tornasse a Castelverde, presa dai viaggi e dallinsegnamento. Ma telefonava sempre e mandava soldi alla nonna. Finché un giorno riuscì a trovare una settimana per tornare.

Sul sedile di dietro qualcuno si risvegliò:

Mamma, quando arriviamo dalla nonna?

Tesoro, siamo già arrivati! Guarda, ci aspetta!

Speranza, nonostante letà, era ancora piena di vita. Abbracciò il pronipote stringendolo al petto.

Cuore mio! Ho tanto atteso questo momento!

Baciò Giuliana in modo più riservato, per non guastarle la pettinatura.

Ti ho vista in tv: sei la più bella di tutte!

Giuliana abbracciò la nonna.

Esageri, nonna! Sono solo una ragazza che canta.

Non vergognarti: sei unartista! E se non fosse stato per te e zio Federico, sarei rimasta sempre la tua Cenerentola.

Nella fiaba la fata trasforma la zucca e arriva il principe. Tu, invece, il futuro te lo sei costruita con le tue mani!

Giuliana, quasi senza accorgersene, nascose le mani un tempo rovinate dalla fatica, ma Speranza vide il gesto.

Si abbandonò sulla sua spalla, piangendo e chiedendo perdono, ma Giuliana le aveva già perdonato da tempo.

Per lei, ciò che contava era avere ancora nel mondo una persona cara da amare e da cui essere amataIl pronipote, ancora stretto tra le braccia di Speranza, tirò fuori una scatolina colorata: Nonna bis, ho portato una cosa per te!

Dentro cera una piccola campanella dargento, lucida e vibrante.

Per quando vuoi chiamarci tutti a raccolta! annunciò orgoglioso.

Speranza rise, sorpresa come una bambina. La scosse, e il tintinnio risuonò allegro tra le mura della vecchia casa.

Giuliana si guardò intorno: il giardino era pieno di vasi di fiori e rosai, il cielo terso e il canto lontano di Federico con la sua orchestra arrivava dalla piazza.

Fu allora che notò, appesa alla porta, una ghirlanda fatta di rametti e nastri azzurri: un piccolo cartello scritto a mano diceva Benvenuti a casa! Firmato: Le Donne di Castelverde.

Giuliana sorrise: era riuscita dove tanti avevano solo sognato. Aveva portato nel mondo qualcosa del paese, e ora il paese, in silenzio, le restituiva il suo abbraccio.

Sedettero tutti insieme sotto il pergolato, tra le risate e i ricordi che affioravano come bolle leggere. Persino Speranza, per la prima volta da anni, lasciò che le venissero servite le fette di torta invece di portarle lei.

Quando il sole cominciò a calare e la campanella tintinnò di nuovo, Speranza alzò il bicchiereun piccolo brindisi, nessun discorso pomposo.

A chi trova la forza di cambiare e di perdonare, mormorò. E a chi, come la nostra Giuliana, trasforma la fatica in musica e la solitudine in speranza.

Sulle note che riecheggiavano dalla piazza, la famiglia si strinse in un abbraccio, lasciando che il tempo presente fosse, per un attimo, proprio quel lieto fine che alla povera Cenerentola del paese era sempre stato negato.

E a Castelverde, per una sera, nessuno fu più solo.

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Nadezhda Leonidovna si ammala all’improvviso. Nessuna delle sue figlie andò a trovarla mentre era a letto: solo la nipote Natalia la curò con dedizione. Le figlie comparvero solo vicino a Pasqua, come sempre per raccogliere i deliziosi prodotti contadini che la mamma aveva preparato! Nadezhda Leonidovna uscì al cancello per incontrarle. – Perché siete venute? – disse fredda. La figlia maggiore, Svetlana, rimase di stucco. – Mamma, che ti prende?! – esclamò sorpresa. – Niente! Care mie, ho venduto tutta la fattoria… – Come?! E noi? – le figlie non capivano cosa stesse succedendo.