Giovanni e Maria
A Giovanni mai era passato per la testa di mollare il suo paesino e andare a vivere in città. A lui piacevano gli spazi aperti, il fiume, i campi di grano e il boschetto, e poi i compaesani: li conosceva tutti per nome. Decise che si sarebbe dedicato allagricoltura, soprattutto allallevamento di maiali: la carne lavrebbe venduta al mercato, e se gli fosse andata bene avrebbe ampliato il business. Sognava già di costruire una grande casa, anche se per ora guidava una vecchia Panda di terza mano. I soldi presi dalla vendita della casa della nonna li aveva messi nella sua piccola azienda.
Aveva anche un sogno segreto: sposare Maria e farla diventare la regina del suo grande futuro casale. Uscivano già insieme, ma Maria vedeva che, almeno per ora, il business di Giovanni era… diciamo, modesto. Non si navigava nelloro e la casa era ancora solo un cantiere. Però lui la amava.
Maria però era un tipo particolare. Bella come la Venere di Botticelli, ma con piani di vita discutibili. Lei non sognava autonomia o carriera.
Perché dovrei sgobbare? La bellezza mica mi è stata data per lavorare! Mi serve solo trovare un uomo che si prenda cura di me e mi mantenga. La mia bellezza costa cara! confidava alle sue amiche.
Guarda che Giovanni sta costruendo la casa e la macchina ce lha, anche se è scassata… Dargli un po di tempo, magari si sistema diceva la sua amica Livia.
Eh, ma io voglio tutto e subito! rispondeva Maria, facendo il broncio Quando mai quel poveraccio ce la farà a mettersi in carreggiata? Non ha una lira.
Giovanni amava Maria, ma sapeva benissimo che lei non provava per lui quello che avrebbe voluto. E ci sperava comunque. Tutto filava liscio, almeno fino al giorno in cui non arrivò in paese Tommaso.
Arrivò da Milano, in vacanza dalla nonna insieme a un suo amico. Guardava le ragazze locali come si guarda il menù di una trattoria quando sei a dieta. In discoteca si annoiava a morte, finché non vide la bella Maria.
Maria inizialmente non lo guardava manco di striscio… Appena scoprì però che era figlio di un noto assessore milanese, cambiò target al volo. Tommaso era più grande, con esperienza e parecchia parlantina. Conquistatore navigato, le portava spesso dei mazzi di fiori: roba chic, mica i soliti garofani del negozio locale, ma rose di Milano recapitate apposta.
Giovanni vedeva tutto questo e bolliva.
Non prendere i mazzi di fiori da quello! A che cosa giochi a farmi ingelosire? diceva Giovanni, tutto agitato.
Calmati! Sono solo fiori. Che sarà mai? rispondeva Maria ridacchiando.
Arrivò al punto che Giovanni affrontò Tommaso:
Basta fiori a Maria. È la mia ragazza, ho i miei piani per lei!
Tommaso nemmeno lo ascoltò. Litigarono. Per fortuna gli amici di Giovanni li separarono, ma tra Giovanni e Maria scese il gelo. Si evitavano, offesi tutti e due. Intanto Maria meditava il colpo di teatro:
Devo giocare bene le mie carte. Portare Tommaso in città e lasciare questa vita di paese. Devo agire in fretta, tanto rimane qui solo un altro po.
Convincere Tommaso a casa non fu difficile. I suoi genitori erano andati a Bari per il mercato; Maria aveva previsto tutto: volevano farsi trovare insieme nella cameretta, bella svestita, giusto per far intervenire il padre, uno tutto dun pezzo.
I due erano a letto, lei spettinata con un accappatoio, Tommaso appena in tempo ad infilarsi i jeans. Eccoli beccati dai genitori di lei.
Ma che razza di scena è questa?! tuonò il padre.
Maria abbassò gli occhi, Tommaso sudava freddo.
Chiaro: ora Tommaso, devi sposare nostra figlia, oppure ti faccio rimpiangere di essere nato. Vieni nello studio con me.
Nessuno seppe mai cosa dissero, ma il giorno dopo padre e futuri sposi andarono a firmare i documenti in Comune, con la madre di Maria già impegnata a fare le valigie per il trasferimento in città. La notizia fece presto il giro del paese. Giovanni ci rimase malissimo, ma si sforzava di sembrare indifferente.
Tommaso, dentro di sé, si malediceva.
Ma chi me lha fatto fare? Cosa mi sono andato a cercare nelle campagne pugliesi? Questa qui altro che ingenua, con laria da santarellina, invece mi ha incastrato come un pollo…
Maria sognava una vita felice in città, con bellezza e lusso.
Vabbè, lo amerò, farò dei figli, e vedrai come sarà felice di avermi incontrata! fantasticava Lunica cosa che mi preoccupa sono i suoi genitori: come mi accoglieranno?
Contrariamente a quanto temeva, i genitori di Tommaso furono felici di accogliere Maria finalmente una ragazza di paese, semplice e sveglia, mica come quelle snob che lui portava a casa spilla-soldi. Maria cucinava, puliva, si dava da fare. Lappartamento, un bel quattro locali luminoso a Milano, e i suoceri la trattavano con dolcezza. Tommaso stesso si ricredette piano piano.
Certo, la storia del matrimonio lha gestita alla grande, ma forse ci crede davvero che saremo felici… Io in realtà non sono fatto per questa vita, però pazienza. Lei non fa domande scomode, forse intuisce di non essere nel suo, ma di tornare in campagna non ci pensa proprio.
Tommaso progettava già le sue “uscite serali” amici, feste, la sua vecchia comitiva. Ma un giorno, durante una cena in famiglia, Maria buttò lì una bomba:
Sono incinta. Avremo un bambino…
Che gioia! Maria, finalmente avremo un nipotino! esclamò la suocera entusiasta.
Tommaso capì che ormai tornare indietro era impossibile.
Il matrimonio fu una festa: i genitori regalarono loro un appartamento arredato. Ma dopo le nozze Maria notò che Tommaso sembrava davvero poco entusiasta allidea di fare il papà.
Aspetta che nasca il bambino, poi cambierà pensava. Ma non sapeva che Tommaso aveva la testa da unaltra parte.
Lui ormai era un habitué delle “trasferte lavorative”, almeno così raccontava; a che lavoro facesse nessuno laveva davvero mai capito. Lei ci credeva, non si lamentava mai coi suoceri, cucinava piatti buonissimi per il ritorno del marito, ma si sentiva sempre più sola e nostalgica dei tempi in paese. Sempre più spesso pensava a Giovanni.
Cominciava a chiedersi: ho fatto la scelta giusta? Alla domanda “Mi ami?”, Tommaso rispondeva sempre in modo vago. La suocera si accorse che la nuora era triste, sapeva che il suo figlio caro non era proprio il marito modello.
Quando nacque il figlio fu gioia per tutti. Anche Tommaso ebbe un momento di commozione, ma bastarono poche notti di pianto, pannolini e sonno a singhiozzo per pentirsene. Maria stressata, la casa in disordine, cibo trovato e basta. Tommaso avrebbe pagato oro per una fuga.
E si accorse che, ora che era sposato, molte “amicizie femminili” si erano dileguate.
Con uno sposato, che volete farci? pensavano le ragazze.
Alla moglie non raccontava nulla. “Da che mondo e mondo, una di paese senza laurea cosa può portarmi? Che futuro le darò? Non voglio che lavori come donna delle pulizie o al mercato. Che figura ci facciamo? Meglio mantenerla e pagare gli alimenti se necessario”.
Aveva ormai una relazione fissa con Caterina: milanese dhoc, bella casa, tanti soldi, zero bambini. Con lei si rilassava, uscivano, si divertivano, si faceva i week-end sul Lago di Como.
Caterina, nemmeno immagini che fatica sto facendo a casa: urla, figli che piangono, moglie che non amo più… Certo, carina eh, ma sempre una paesana resta. E poi come ci esco insieme in società? Lei conosce solo le mucche!
Maria capì che il sogno della famiglia felice con Tommaso era ormai svanito. Sospettava che avesse unaltra: tracce di rossetto, odore di profumo strano, freddo e scontroso, spesso la trattava male e pensava pure di alzarle le mani.
Lei telefonava alla madre per sfogarsi.
Nessuno ti ha costretto a sposare Tommaso, tesoro! Credevamo avresti scelto Giovanni. Ormai hai fatto la tua scelta, quando ti sarai stufata torna a casa, ma stavolta senza colpi di scena…
Maria si sentiva a pezzi. Un giorno, mentre Tommaso dormiva, curiosò nel suo cellulare e lesse dei messaggi piccanti tra lui e Caterina. Restò senza fiato. Lo confidò alla suocera.
Se decidi di divorziare, ricordati che ci prenderemo il bambino. Sai bene che tipo è mio marito, che amicizie ha… Tommaso è il padre, ha un lavoro pagato bene e una casa tutta sua. Cosa gli puoi offrire tu? Né titolo di studio né soldi. Meglio evitare.
Il figlio aveva la febbre per i dentini, Tommaso ne aveva già le tasche piene e Caterina lo chiamava per uscire. Lui scriveva che sarebbe arrivato appena il bambino si fosse calmato. Caterina rispose: “Dai a entrambi un po di sonnifero e via, quello che ti ho dato io!”
Tommaso andò in bagno, lasciò il cellulare sul tavolo. Maria lesse il messaggio e si prese un colpo.
E se davvero gli dà il sonnifero? Oddio, magari ci fa del male
Appena lui fu in bagno, chiamò Giovanni e gli raccontò tutto.
Aspettami, arrivo subito e ti porto via.
Ma i suoi genitori minacciano di togliermi il bambino!
Sta tranquilla, cercano solo di spaventarti. Adesso respira e cerca di calmare anche tuo figlio. Fai finta di dormire, lascialo uscire… Poi chiamami al volo, che sono già in città e ti aspetto.
Maria cullò il figlio finché non si addormentò, si sdraiò accanto e fece finta di dormire. Sentì Tommaso aprire la porta, poi sparire. Allora si precipitò ad afferrare qualche vestito, telefonò a Giovanni, che arrivò subito a prenderla e la portò con sé al paesino.
Tommaso tornò il giorno dopo e trovò la casa vuota.
Chiamò i genitori.
No, non è qui Maria con il bimbo rispose la madre allarmata. Chiamo subito la polizia!
No, mamma, lascia perdere. Anzi meglio così: mi ha stufato lei, mi ha stufato pure il bambino. Che si arrangi.
Passò del tempo. Giovanni e Maria si sposarono, dopo il divorzio di lei. Cominciarono a vivere nella grande casa che lui aveva costruito, e presto aspettavano un altro figlio. Maria finalmente capì che la felicità era sempre stata lì, tra i campi del suo paese, al fianco di Giovanni.






