Giovanni e Maria Giovanni non ha mai desiderato lasciare il suo paese per trasferirsi in città. Gli piacevano gli spazi aperti, il fiume, i campi e i boschi, la compagnia dei compaesani. Decise di dedicarsi all’agricoltura, allevare maiali da vendere e, con un po’ di fortuna, allargare la propria attività. Sognava di costruire una grande casa; aveva già un’auto, anche se modesta e vecchiotta, e i soldi ricavati dalla vendita della casa della nonna li aveva investiti nel suo progetto. Aveva anche un sogno nel cassetto: sposare Maria e farla diventare la padrona della sua bellissima casa. Stavano già insieme, Maria sapeva che gli affari di Giovanni non decollavano ancora e che la casa era appena in costruzione. Ma lei era davvero una bellezza. Non aveva mai pensato di farsi strada da sola nella vita. — Perché mi è stata data questa bellezza? Sarà mio marito a mantenermi, devo solo trovare uno disposto a prendersi cura di me. La mia bellezza vale molto — diceva alle amiche. — Giovanni sta costruendo casa e ha già la macchina — diceva l’amica Lucia —, ci vuole solo pazienza, non si può pretendere tutto subito. — Ma io voglio tutto e subito — rispondeva vezzosa Maria —, quanto tempo ci vorrà perché Vanni abbia qualche soldo? Non li ha. Giovanni amava Maria, ma capiva che i suoi sentimenti non erano ricambiati come sperava; continuava però a sperare che col tempo lei si sarebbe innamorata davvero di lui. Tutto sarebbe andato liscio, se non fosse arrivato in paese Tommaso. Era venuto a trovare la nonna con un amico per passare il mese di agosto insieme. Alle ragazze del posto sembrava non interessarsi, annoiato persino in discoteca, finché non vide la bellissima Maria. All’inizio Maria non faceva caso al forestiero, ma, saputo che veniva da una famiglia benestante e che suo padre era un noto funzionario in città, spostò subito la sua attenzione su di lui. Tommaso era più grande, aveva esperienza con le donne, sapeva essere galante e premuroso. Regalava spesso fiori a Maria, ma lei capì che quei bei mazzi non si trovavano certo al paese, doveva ordinarli e farseli portare: apprezzò il gesto. Giovanni vedeva Maria accettare i fiori di Tommaso e si irritava. — Non accettare i suoi fiori, perché mi fai innervosire? — ma lei rideva soltanto. — Ma che ti importa? Sono solo fiori, che male c’è? Giovanni si rivolse direttamente a Tommaso: — Non regalare più fiori a Maria, è la mia ragazza, e ho dei piani per lei. Tommaso non lo ascoltò, scoppiò una lite che solo gli amici di Giovanni riuscirono a sedare. Dopo quell’episodio tra Giovanni e Maria calò il gelo. Lei lo evitava, lui era offeso a sua volta. Maria sapeva che Tommaso sarebbe rimasto solo per l’estate e poi sarebbe tornato in città. — Devo trovare il modo di agganciarmi a Tommaso e andare con lui in città. In paese non c’è nulla da fare. Devo muovermi in fretta — pensava Maria. Non fu difficile attirare Tommaso a casa sua mentre i genitori erano al mercato in città. Maria si era calcolata tutto affinché fossero sorpresi insieme dai genitori. Suo padre era severo e testardo; li trovarono a letto, lei spettinata con il vestaglietto addosso, lui che si rimetteva i pantaloni in tutta fretta. — Qui che succede? — domandò il padre, contrariato, guardandoli entrambi. La figlia abbassò gli occhi, Tommaso si sentiva a disagio. — Ho capito. Ascolta Tommaso: ora devi sposare mia figlia, altrimenti ti sistemo io. Vieni di là a parlare, — disse secco. Nessuno seppe cosa si dissero, fatto sta che il giorno dopo i due giovani andarono in municipio a presentare la domanda di matrimonio, accompagnati dal padre; la madre di Maria cominciò a prepararli per il trasferimento in città. In paese la notizia fece subito il giro delle case. Giovanni ne soffrì molto ma cercò di non darlo a vedere. In cuor suo Tommaso si rimproverava: — Ma chi me l’ha fatto fare di venire qui! Bastava una bellezza di campagna per mettermi nei guai: altro che ingenua, è furba e calcolatrice. Maria invece sognava città e felicità, oltre a una vita da sogno: — Vedrai che lo amerò, gli darò dei figli, sarà ben contento di come è andata — fantasticava lei —, speriamo solo che i suoi genitori mi accettino. Ma sorprendentemente i genitori di Tommaso furono felici che il figlio avesse scelto come moglie una bella e semplice ragazza di paese. Ne avevano abbastanza delle solite ragazze di città, tutte piene di pretese e interesse per i soldi. Maria invece sembrava una vera donna di casa. — Vieni pure, Maria, entra, sentiti a casa — la accolse con dolcezza la suocera, Anna, anche il padre, Michele, le sorrise. Maria ci teneva a essere una brava padrona di casa. L’appartamento era grande, quattro stanze, e lei stava bene coi suoceri che la trattavano con calore. Anche Tommaso riscoprì Maria: forse lei non era poi così calcolatrice. — È vero, con il matrimonio mi ha un po’ incastrato, ma forse crede davvero che saremo felici — pensava Tommaso, anche se non ci credeva molto: “Non siamo fatti della stessa pasta. Ma lasciamo stare, tanto non fa domande, forse si sente in colpa, ma di tornare al paese non ci pensa neanche.” Tommaso già pensava a come sarebbe stata la vita “leggera” dopo le nozze: in città aveva tante amiche. Ma durante una cena, Maria sganciò la bomba davanti ai suoi: — Sono incinta, avremo un bambino… — Evviva, Maria, da quanto aspettavamo dei nipotini! — esultò Anna. Tommaso capì che discutere sulla tempistica della gravidanza era ormai inutile. Poco dopo si tenne il matrimonio. I genitori gli regalarono un appartamento arredato. Dopo le nozze, però, Maria si accorse che Tommaso non era per niente entusiasta di diventare padre. — Vedrai, quando nascerà il bambino Tommaso cambierà, capirà che cos’è la felicità — pensava lei, senza immaginare il tarlo nell’anima del marito. Dopo le nozze Tommaso prese a uscire sempre, raccontando alla moglie: — Il mio lavoro prevede trasferte continue — e lei ci credeva, non sapendo che lavoro facesse sul serio. Non si lamentava con i suoceri che il marito era spesso via anche la notte, ufficialmente per lavoro. Lo aspettava puntualmente, cucinando cose buone, tenendo tutto in ordine, ma nel cuore sentiva nostalgia del suo paese, delle amiche, dei genitori — e sempre più spesso pensava a Giovanni. Col tempo si chiese se aveva fatto la scelta giusta, e se davvero suo marito la amava: lui si limitava a risposte evasive. La suocera Anna capiva che la nuora era triste e soffriva, riconoscendo che il figlio non era proprio il marito modello. La nascita del bambino fu motivo di gioia per tutti, persino Tommaso si commosse, ma durò poco. Pianti, pannolini, notti in bianco lo irritavano. Maria, esausta, non riusciva più nemmeno a cucinare qualcosa di speciale. Tommaso voleva soltanto scappare lontano. Notò però che ormai molte delle sue vecchie fiamme lo evitavano. — Cosa vuoi che se ne facciano di un uomo sposato? Della moglie non parlava con nessuno: sapeva che senza diploma, senza esperienza, una da paese valeva poco. — Dove la sistemo una volta che il bambino crescerà? Non voglio che lavori come donna delle pulizie o al mercato. Rovinerebbe la reputazione della famiglia. Meglio pensarci io da solo. Forse coi soli alimenti pagherei meno. Tommaso aveva una relazione stabile con un’altra donna, Caterina, con una casa tutta sua e bei soldi, che non voleva figli. Con lei si rilassava. Uscivano, bevevano, andavano fuori città. — Cate, se sapessi che caos ho in casa. Non amo mia moglie, mio figlio mi infastidisce. Maria è bella sì, ma è sempre una campagnola; a dirla tutta, mi ha proprio stufato. Come faccio ad andare in società con una che ha visto solo mucche e cascine? Maria si rendeva conto che il matrimonio perfetto con Tommaso non sarebbe mai arrivato, ormai sospettava che avesse un’altra. Tornava a casa che sapeva di profumo estraneo, tracce di rossetto sulla camicia. Tommaso nervoso, trascurava il figlio, la sgridava, a volte diventava aggressivo. Nel frattempo, Giovanni e Maria vivevano in paese e aspettavano un altro figlio. Maria si sfogò con la madre al telefono, ma sentì solo: — Non ti abbiamo mica obbligata a sposare Tommaso, è stata una tua scelta. Pensavamo sposassi Giovanni, lo volevi tu quello, quindi adesso tienitele le tue scelte; quando avrai avuto abbastanza, torna a casa ma per sempre… Maria, ormai distrutta, prese a leggere i messaggi sul telefono del marito mentre dormiva. Scoprì cose con Caterina che le tolsero la parola… Ne parlò con la suocera, che la mise in guardia: — Tieni presente: se pensi al divorzio, noi faremo di tutto per ottenere la custodia di nostro nipote, sai bene quante conoscenze ha mio marito. Qualunque sia Tommaso come padre, sempre suo padre rimane, con un buon lavoro, uno stipendio decente e una casa intesta a lui. Lui può dare tanto a tuo figlio, mentre tu senza titoli e lavoro che futuro puoi offrire? Il bambino aveva la febbre, i denti stavano crescendo, mentre Tommaso, scocciato dal pianto, riceveva messaggi da Caterina che lo aspettava. Lui scrisse che sarebbe andato da lei appena la moglie e il bambino si fossero addormentati. “Dagli il sonnifero, quello che ti ho dato, così si addormentano in fretta,” gli rispose Caterina. Tommaso andò in bagno lasciando il telefono sul tavolo, Maria lesse il messaggio e si spaventò. — E se davvero gli desse il sonnifero? E se li avvelenasse…? Mentre il marito era in doccia, chiamò Giovanni e gli raccontò tutto. — Vengo subito e ti porto via. — I suoi genitori minacciano di portarmi via il bambino. — Non preoccuparti, non lo faranno, ti vogliono solo impaurire. Cerca di calmare te stessa e anche tuo figlio, magari si addormenta. Fai in modo che tuo marito esca, poi chiamami e io sarò in città tra poco. Ti aspetto vicino casa. Maria fece di tutto per far addormentare il bambino, quando finalmente sembrava dormire, si sdraiò accanto a lui fingendo di dormire. Sentì il marito entrare, poi prepararsi ed uscire. Lei si precipitò a prendere poche cose, chiamò Giovanni che arrivò in fretta e la portò a casa sua. Tommaso tornò solo la sera del giorno dopo e scoprì che Maria e il figlio non c’erano più. Telefonò ai genitori. — No, Tommaso, Maria non è passata da noi. Davvero è fuggita? Chiamo subito la polizia — si allarmò Anna. — Mamma, lascia stare, non chiamare nessuno, anzi sono sollevato che se ne sia andata. Mi hanno stufato sia lei che il bambino. Ti prego, mamma — e insistette finché lei acconsentì. Col tempo Giovanni sposò Maria, dopo che lei ebbe divorziato. Vissero in una bella casa e aspettavano l’arrivo di un altro figlio. Finalmente Maria capì che la felicità era Giovanni.

Giovanni e Maria

A Giovanni mai era passato per la testa di mollare il suo paesino e andare a vivere in città. A lui piacevano gli spazi aperti, il fiume, i campi di grano e il boschetto, e poi i compaesani: li conosceva tutti per nome. Decise che si sarebbe dedicato allagricoltura, soprattutto allallevamento di maiali: la carne lavrebbe venduta al mercato, e se gli fosse andata bene avrebbe ampliato il business. Sognava già di costruire una grande casa, anche se per ora guidava una vecchia Panda di terza mano. I soldi presi dalla vendita della casa della nonna li aveva messi nella sua piccola azienda.

Aveva anche un sogno segreto: sposare Maria e farla diventare la regina del suo grande futuro casale. Uscivano già insieme, ma Maria vedeva che, almeno per ora, il business di Giovanni era… diciamo, modesto. Non si navigava nelloro e la casa era ancora solo un cantiere. Però lui la amava.

Maria però era un tipo particolare. Bella come la Venere di Botticelli, ma con piani di vita discutibili. Lei non sognava autonomia o carriera.

Perché dovrei sgobbare? La bellezza mica mi è stata data per lavorare! Mi serve solo trovare un uomo che si prenda cura di me e mi mantenga. La mia bellezza costa cara! confidava alle sue amiche.

Guarda che Giovanni sta costruendo la casa e la macchina ce lha, anche se è scassata… Dargli un po di tempo, magari si sistema diceva la sua amica Livia.

Eh, ma io voglio tutto e subito! rispondeva Maria, facendo il broncio Quando mai quel poveraccio ce la farà a mettersi in carreggiata? Non ha una lira.

Giovanni amava Maria, ma sapeva benissimo che lei non provava per lui quello che avrebbe voluto. E ci sperava comunque. Tutto filava liscio, almeno fino al giorno in cui non arrivò in paese Tommaso.

Arrivò da Milano, in vacanza dalla nonna insieme a un suo amico. Guardava le ragazze locali come si guarda il menù di una trattoria quando sei a dieta. In discoteca si annoiava a morte, finché non vide la bella Maria.

Maria inizialmente non lo guardava manco di striscio… Appena scoprì però che era figlio di un noto assessore milanese, cambiò target al volo. Tommaso era più grande, con esperienza e parecchia parlantina. Conquistatore navigato, le portava spesso dei mazzi di fiori: roba chic, mica i soliti garofani del negozio locale, ma rose di Milano recapitate apposta.

Giovanni vedeva tutto questo e bolliva.

Non prendere i mazzi di fiori da quello! A che cosa giochi a farmi ingelosire? diceva Giovanni, tutto agitato.

Calmati! Sono solo fiori. Che sarà mai? rispondeva Maria ridacchiando.

Arrivò al punto che Giovanni affrontò Tommaso:

Basta fiori a Maria. È la mia ragazza, ho i miei piani per lei!

Tommaso nemmeno lo ascoltò. Litigarono. Per fortuna gli amici di Giovanni li separarono, ma tra Giovanni e Maria scese il gelo. Si evitavano, offesi tutti e due. Intanto Maria meditava il colpo di teatro:

Devo giocare bene le mie carte. Portare Tommaso in città e lasciare questa vita di paese. Devo agire in fretta, tanto rimane qui solo un altro po.

Convincere Tommaso a casa non fu difficile. I suoi genitori erano andati a Bari per il mercato; Maria aveva previsto tutto: volevano farsi trovare insieme nella cameretta, bella svestita, giusto per far intervenire il padre, uno tutto dun pezzo.

I due erano a letto, lei spettinata con un accappatoio, Tommaso appena in tempo ad infilarsi i jeans. Eccoli beccati dai genitori di lei.

Ma che razza di scena è questa?! tuonò il padre.

Maria abbassò gli occhi, Tommaso sudava freddo.

Chiaro: ora Tommaso, devi sposare nostra figlia, oppure ti faccio rimpiangere di essere nato. Vieni nello studio con me.

Nessuno seppe mai cosa dissero, ma il giorno dopo padre e futuri sposi andarono a firmare i documenti in Comune, con la madre di Maria già impegnata a fare le valigie per il trasferimento in città. La notizia fece presto il giro del paese. Giovanni ci rimase malissimo, ma si sforzava di sembrare indifferente.

Tommaso, dentro di sé, si malediceva.

Ma chi me lha fatto fare? Cosa mi sono andato a cercare nelle campagne pugliesi? Questa qui altro che ingenua, con laria da santarellina, invece mi ha incastrato come un pollo…

Maria sognava una vita felice in città, con bellezza e lusso.

Vabbè, lo amerò, farò dei figli, e vedrai come sarà felice di avermi incontrata! fantasticava Lunica cosa che mi preoccupa sono i suoi genitori: come mi accoglieranno?

Contrariamente a quanto temeva, i genitori di Tommaso furono felici di accogliere Maria finalmente una ragazza di paese, semplice e sveglia, mica come quelle snob che lui portava a casa spilla-soldi. Maria cucinava, puliva, si dava da fare. Lappartamento, un bel quattro locali luminoso a Milano, e i suoceri la trattavano con dolcezza. Tommaso stesso si ricredette piano piano.

Certo, la storia del matrimonio lha gestita alla grande, ma forse ci crede davvero che saremo felici… Io in realtà non sono fatto per questa vita, però pazienza. Lei non fa domande scomode, forse intuisce di non essere nel suo, ma di tornare in campagna non ci pensa proprio.

Tommaso progettava già le sue “uscite serali” amici, feste, la sua vecchia comitiva. Ma un giorno, durante una cena in famiglia, Maria buttò lì una bomba:

Sono incinta. Avremo un bambino…

Che gioia! Maria, finalmente avremo un nipotino! esclamò la suocera entusiasta.

Tommaso capì che ormai tornare indietro era impossibile.

Il matrimonio fu una festa: i genitori regalarono loro un appartamento arredato. Ma dopo le nozze Maria notò che Tommaso sembrava davvero poco entusiasta allidea di fare il papà.

Aspetta che nasca il bambino, poi cambierà pensava. Ma non sapeva che Tommaso aveva la testa da unaltra parte.

Lui ormai era un habitué delle “trasferte lavorative”, almeno così raccontava; a che lavoro facesse nessuno laveva davvero mai capito. Lei ci credeva, non si lamentava mai coi suoceri, cucinava piatti buonissimi per il ritorno del marito, ma si sentiva sempre più sola e nostalgica dei tempi in paese. Sempre più spesso pensava a Giovanni.

Cominciava a chiedersi: ho fatto la scelta giusta? Alla domanda “Mi ami?”, Tommaso rispondeva sempre in modo vago. La suocera si accorse che la nuora era triste, sapeva che il suo figlio caro non era proprio il marito modello.

Quando nacque il figlio fu gioia per tutti. Anche Tommaso ebbe un momento di commozione, ma bastarono poche notti di pianto, pannolini e sonno a singhiozzo per pentirsene. Maria stressata, la casa in disordine, cibo trovato e basta. Tommaso avrebbe pagato oro per una fuga.

E si accorse che, ora che era sposato, molte “amicizie femminili” si erano dileguate.

Con uno sposato, che volete farci? pensavano le ragazze.

Alla moglie non raccontava nulla. “Da che mondo e mondo, una di paese senza laurea cosa può portarmi? Che futuro le darò? Non voglio che lavori come donna delle pulizie o al mercato. Che figura ci facciamo? Meglio mantenerla e pagare gli alimenti se necessario”.

Aveva ormai una relazione fissa con Caterina: milanese dhoc, bella casa, tanti soldi, zero bambini. Con lei si rilassava, uscivano, si divertivano, si faceva i week-end sul Lago di Como.

Caterina, nemmeno immagini che fatica sto facendo a casa: urla, figli che piangono, moglie che non amo più… Certo, carina eh, ma sempre una paesana resta. E poi come ci esco insieme in società? Lei conosce solo le mucche!

Maria capì che il sogno della famiglia felice con Tommaso era ormai svanito. Sospettava che avesse unaltra: tracce di rossetto, odore di profumo strano, freddo e scontroso, spesso la trattava male e pensava pure di alzarle le mani.

Lei telefonava alla madre per sfogarsi.

Nessuno ti ha costretto a sposare Tommaso, tesoro! Credevamo avresti scelto Giovanni. Ormai hai fatto la tua scelta, quando ti sarai stufata torna a casa, ma stavolta senza colpi di scena…

Maria si sentiva a pezzi. Un giorno, mentre Tommaso dormiva, curiosò nel suo cellulare e lesse dei messaggi piccanti tra lui e Caterina. Restò senza fiato. Lo confidò alla suocera.

Se decidi di divorziare, ricordati che ci prenderemo il bambino. Sai bene che tipo è mio marito, che amicizie ha… Tommaso è il padre, ha un lavoro pagato bene e una casa tutta sua. Cosa gli puoi offrire tu? Né titolo di studio né soldi. Meglio evitare.

Il figlio aveva la febbre per i dentini, Tommaso ne aveva già le tasche piene e Caterina lo chiamava per uscire. Lui scriveva che sarebbe arrivato appena il bambino si fosse calmato. Caterina rispose: “Dai a entrambi un po di sonnifero e via, quello che ti ho dato io!”

Tommaso andò in bagno, lasciò il cellulare sul tavolo. Maria lesse il messaggio e si prese un colpo.

E se davvero gli dà il sonnifero? Oddio, magari ci fa del male

Appena lui fu in bagno, chiamò Giovanni e gli raccontò tutto.

Aspettami, arrivo subito e ti porto via.

Ma i suoi genitori minacciano di togliermi il bambino!

Sta tranquilla, cercano solo di spaventarti. Adesso respira e cerca di calmare anche tuo figlio. Fai finta di dormire, lascialo uscire… Poi chiamami al volo, che sono già in città e ti aspetto.

Maria cullò il figlio finché non si addormentò, si sdraiò accanto e fece finta di dormire. Sentì Tommaso aprire la porta, poi sparire. Allora si precipitò ad afferrare qualche vestito, telefonò a Giovanni, che arrivò subito a prenderla e la portò con sé al paesino.

Tommaso tornò il giorno dopo e trovò la casa vuota.

Chiamò i genitori.

No, non è qui Maria con il bimbo rispose la madre allarmata. Chiamo subito la polizia!

No, mamma, lascia perdere. Anzi meglio così: mi ha stufato lei, mi ha stufato pure il bambino. Che si arrangi.

Passò del tempo. Giovanni e Maria si sposarono, dopo il divorzio di lei. Cominciarono a vivere nella grande casa che lui aveva costruito, e presto aspettavano un altro figlio. Maria finalmente capì che la felicità era sempre stata lì, tra i campi del suo paese, al fianco di Giovanni.

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Giovanni e Maria Giovanni non ha mai desiderato lasciare il suo paese per trasferirsi in città. Gli piacevano gli spazi aperti, il fiume, i campi e i boschi, la compagnia dei compaesani. Decise di dedicarsi all’agricoltura, allevare maiali da vendere e, con un po’ di fortuna, allargare la propria attività. Sognava di costruire una grande casa; aveva già un’auto, anche se modesta e vecchiotta, e i soldi ricavati dalla vendita della casa della nonna li aveva investiti nel suo progetto. Aveva anche un sogno nel cassetto: sposare Maria e farla diventare la padrona della sua bellissima casa. Stavano già insieme, Maria sapeva che gli affari di Giovanni non decollavano ancora e che la casa era appena in costruzione. Ma lei era davvero una bellezza. Non aveva mai pensato di farsi strada da sola nella vita. — Perché mi è stata data questa bellezza? Sarà mio marito a mantenermi, devo solo trovare uno disposto a prendersi cura di me. La mia bellezza vale molto — diceva alle amiche. — Giovanni sta costruendo casa e ha già la macchina — diceva l’amica Lucia —, ci vuole solo pazienza, non si può pretendere tutto subito. — Ma io voglio tutto e subito — rispondeva vezzosa Maria —, quanto tempo ci vorrà perché Vanni abbia qualche soldo? Non li ha. Giovanni amava Maria, ma capiva che i suoi sentimenti non erano ricambiati come sperava; continuava però a sperare che col tempo lei si sarebbe innamorata davvero di lui. Tutto sarebbe andato liscio, se non fosse arrivato in paese Tommaso. Era venuto a trovare la nonna con un amico per passare il mese di agosto insieme. Alle ragazze del posto sembrava non interessarsi, annoiato persino in discoteca, finché non vide la bellissima Maria. All’inizio Maria non faceva caso al forestiero, ma, saputo che veniva da una famiglia benestante e che suo padre era un noto funzionario in città, spostò subito la sua attenzione su di lui. Tommaso era più grande, aveva esperienza con le donne, sapeva essere galante e premuroso. Regalava spesso fiori a Maria, ma lei capì che quei bei mazzi non si trovavano certo al paese, doveva ordinarli e farseli portare: apprezzò il gesto. Giovanni vedeva Maria accettare i fiori di Tommaso e si irritava. — Non accettare i suoi fiori, perché mi fai innervosire? — ma lei rideva soltanto. — Ma che ti importa? Sono solo fiori, che male c’è? Giovanni si rivolse direttamente a Tommaso: — Non regalare più fiori a Maria, è la mia ragazza, e ho dei piani per lei. Tommaso non lo ascoltò, scoppiò una lite che solo gli amici di Giovanni riuscirono a sedare. Dopo quell’episodio tra Giovanni e Maria calò il gelo. Lei lo evitava, lui era offeso a sua volta. Maria sapeva che Tommaso sarebbe rimasto solo per l’estate e poi sarebbe tornato in città. — Devo trovare il modo di agganciarmi a Tommaso e andare con lui in città. In paese non c’è nulla da fare. Devo muovermi in fretta — pensava Maria. Non fu difficile attirare Tommaso a casa sua mentre i genitori erano al mercato in città. Maria si era calcolata tutto affinché fossero sorpresi insieme dai genitori. Suo padre era severo e testardo; li trovarono a letto, lei spettinata con il vestaglietto addosso, lui che si rimetteva i pantaloni in tutta fretta. — Qui che succede? — domandò il padre, contrariato, guardandoli entrambi. La figlia abbassò gli occhi, Tommaso si sentiva a disagio. — Ho capito. Ascolta Tommaso: ora devi sposare mia figlia, altrimenti ti sistemo io. Vieni di là a parlare, — disse secco. Nessuno seppe cosa si dissero, fatto sta che il giorno dopo i due giovani andarono in municipio a presentare la domanda di matrimonio, accompagnati dal padre; la madre di Maria cominciò a prepararli per il trasferimento in città. In paese la notizia fece subito il giro delle case. Giovanni ne soffrì molto ma cercò di non darlo a vedere. In cuor suo Tommaso si rimproverava: — Ma chi me l’ha fatto fare di venire qui! Bastava una bellezza di campagna per mettermi nei guai: altro che ingenua, è furba e calcolatrice. Maria invece sognava città e felicità, oltre a una vita da sogno: — Vedrai che lo amerò, gli darò dei figli, sarà ben contento di come è andata — fantasticava lei —, speriamo solo che i suoi genitori mi accettino. Ma sorprendentemente i genitori di Tommaso furono felici che il figlio avesse scelto come moglie una bella e semplice ragazza di paese. Ne avevano abbastanza delle solite ragazze di città, tutte piene di pretese e interesse per i soldi. Maria invece sembrava una vera donna di casa. — Vieni pure, Maria, entra, sentiti a casa — la accolse con dolcezza la suocera, Anna, anche il padre, Michele, le sorrise. Maria ci teneva a essere una brava padrona di casa. L’appartamento era grande, quattro stanze, e lei stava bene coi suoceri che la trattavano con calore. Anche Tommaso riscoprì Maria: forse lei non era poi così calcolatrice. — È vero, con il matrimonio mi ha un po’ incastrato, ma forse crede davvero che saremo felici — pensava Tommaso, anche se non ci credeva molto: “Non siamo fatti della stessa pasta. Ma lasciamo stare, tanto non fa domande, forse si sente in colpa, ma di tornare al paese non ci pensa neanche.” Tommaso già pensava a come sarebbe stata la vita “leggera” dopo le nozze: in città aveva tante amiche. Ma durante una cena, Maria sganciò la bomba davanti ai suoi: — Sono incinta, avremo un bambino… — Evviva, Maria, da quanto aspettavamo dei nipotini! — esultò Anna. Tommaso capì che discutere sulla tempistica della gravidanza era ormai inutile. Poco dopo si tenne il matrimonio. I genitori gli regalarono un appartamento arredato. Dopo le nozze, però, Maria si accorse che Tommaso non era per niente entusiasta di diventare padre. — Vedrai, quando nascerà il bambino Tommaso cambierà, capirà che cos’è la felicità — pensava lei, senza immaginare il tarlo nell’anima del marito. Dopo le nozze Tommaso prese a uscire sempre, raccontando alla moglie: — Il mio lavoro prevede trasferte continue — e lei ci credeva, non sapendo che lavoro facesse sul serio. Non si lamentava con i suoceri che il marito era spesso via anche la notte, ufficialmente per lavoro. Lo aspettava puntualmente, cucinando cose buone, tenendo tutto in ordine, ma nel cuore sentiva nostalgia del suo paese, delle amiche, dei genitori — e sempre più spesso pensava a Giovanni. Col tempo si chiese se aveva fatto la scelta giusta, e se davvero suo marito la amava: lui si limitava a risposte evasive. La suocera Anna capiva che la nuora era triste e soffriva, riconoscendo che il figlio non era proprio il marito modello. La nascita del bambino fu motivo di gioia per tutti, persino Tommaso si commosse, ma durò poco. Pianti, pannolini, notti in bianco lo irritavano. Maria, esausta, non riusciva più nemmeno a cucinare qualcosa di speciale. Tommaso voleva soltanto scappare lontano. Notò però che ormai molte delle sue vecchie fiamme lo evitavano. — Cosa vuoi che se ne facciano di un uomo sposato? Della moglie non parlava con nessuno: sapeva che senza diploma, senza esperienza, una da paese valeva poco. — Dove la sistemo una volta che il bambino crescerà? Non voglio che lavori come donna delle pulizie o al mercato. Rovinerebbe la reputazione della famiglia. Meglio pensarci io da solo. Forse coi soli alimenti pagherei meno. Tommaso aveva una relazione stabile con un’altra donna, Caterina, con una casa tutta sua e bei soldi, che non voleva figli. Con lei si rilassava. Uscivano, bevevano, andavano fuori città. — Cate, se sapessi che caos ho in casa. Non amo mia moglie, mio figlio mi infastidisce. Maria è bella sì, ma è sempre una campagnola; a dirla tutta, mi ha proprio stufato. Come faccio ad andare in società con una che ha visto solo mucche e cascine? Maria si rendeva conto che il matrimonio perfetto con Tommaso non sarebbe mai arrivato, ormai sospettava che avesse un’altra. Tornava a casa che sapeva di profumo estraneo, tracce di rossetto sulla camicia. Tommaso nervoso, trascurava il figlio, la sgridava, a volte diventava aggressivo. Nel frattempo, Giovanni e Maria vivevano in paese e aspettavano un altro figlio. Maria si sfogò con la madre al telefono, ma sentì solo: — Non ti abbiamo mica obbligata a sposare Tommaso, è stata una tua scelta. Pensavamo sposassi Giovanni, lo volevi tu quello, quindi adesso tienitele le tue scelte; quando avrai avuto abbastanza, torna a casa ma per sempre… Maria, ormai distrutta, prese a leggere i messaggi sul telefono del marito mentre dormiva. Scoprì cose con Caterina che le tolsero la parola… Ne parlò con la suocera, che la mise in guardia: — Tieni presente: se pensi al divorzio, noi faremo di tutto per ottenere la custodia di nostro nipote, sai bene quante conoscenze ha mio marito. Qualunque sia Tommaso come padre, sempre suo padre rimane, con un buon lavoro, uno stipendio decente e una casa intesta a lui. Lui può dare tanto a tuo figlio, mentre tu senza titoli e lavoro che futuro puoi offrire? Il bambino aveva la febbre, i denti stavano crescendo, mentre Tommaso, scocciato dal pianto, riceveva messaggi da Caterina che lo aspettava. Lui scrisse che sarebbe andato da lei appena la moglie e il bambino si fossero addormentati. “Dagli il sonnifero, quello che ti ho dato, così si addormentano in fretta,” gli rispose Caterina. Tommaso andò in bagno lasciando il telefono sul tavolo, Maria lesse il messaggio e si spaventò. — E se davvero gli desse il sonnifero? E se li avvelenasse…? Mentre il marito era in doccia, chiamò Giovanni e gli raccontò tutto. — Vengo subito e ti porto via. — I suoi genitori minacciano di portarmi via il bambino. — Non preoccuparti, non lo faranno, ti vogliono solo impaurire. Cerca di calmare te stessa e anche tuo figlio, magari si addormenta. Fai in modo che tuo marito esca, poi chiamami e io sarò in città tra poco. Ti aspetto vicino casa. Maria fece di tutto per far addormentare il bambino, quando finalmente sembrava dormire, si sdraiò accanto a lui fingendo di dormire. Sentì il marito entrare, poi prepararsi ed uscire. Lei si precipitò a prendere poche cose, chiamò Giovanni che arrivò in fretta e la portò a casa sua. Tommaso tornò solo la sera del giorno dopo e scoprì che Maria e il figlio non c’erano più. Telefonò ai genitori. — No, Tommaso, Maria non è passata da noi. Davvero è fuggita? Chiamo subito la polizia — si allarmò Anna. — Mamma, lascia stare, non chiamare nessuno, anzi sono sollevato che se ne sia andata. Mi hanno stufato sia lei che il bambino. Ti prego, mamma — e insistette finché lei acconsentì. Col tempo Giovanni sposò Maria, dopo che lei ebbe divorziato. Vissero in una bella casa e aspettavano l’arrivo di un altro figlio. Finalmente Maria capì che la felicità era Giovanni.