Ha scelto il lavoro invece di me

**Diario di Marco**

“Tu… non ci credo! È impossibile! Il tuo dannato lavoro, le tue chiamate urgenti, i tuoi viaggi infiniti!” Giulia spazzò via la tazza dal tavolo, schizzando il caffè non finito contro il muro. I cocci si sparsero per terra come coriandoli.

“Basta fare la drammatica, non sei una bambina!” Luca non alzò nemmeno la voce, e questo la faceva infuriare ancora di più. Dentro di lei ribolliva tutto, mentre lui restava lì come una statua. “Non posso annullare questo viaggio, capiscilo. Dipende la promozione.”

“La promozione?!” tossì per la rabbia. “Quella viene sempre prima di noi! Ti ricordi quando hai saltato la laurea di Sofia? O quando non hai telefonato per il mio compleanno, anche se ti avevo avvertito una settimana prima? E ora questo! Matteo ha loperazione tra due giorni, e tu devi partire per quel maledetto… Milano!”

“Per Bergamo,” la corresse lui senza pensarci, mordendosi subito la lingua.

“Che differenza fa?! Anche fosse per la Luna!” Giulia agitò le braccia come un mulino a vento. “Non sarai qui quando gli daranno lanestesia! Quando sarà terrorizzato, quando io starò per impazzire dalla paura! E tutto per qualche stupido foglio firmato!”

Luca sospirò, passandosi una mano sulla faccia. Aveva le occhiaie, la barba incolta, ma lo sguardo testardo di sempre.

“È un’opportunità unica per diventare direttore finanziario, non lo capisci? Ho lavorato ventanni per questo, tutta la vita. E poi, quella di Matteo è unoperazione di routine, perché ti agiti così? Sono solo le tonsille, mica un tumore al cervello!”

“E se qualcosa andasse storto? Se ci fossero complicazioni?” Giulia si conficcò le unghie nei palmi. “Che faremmo allora, eh?”

“Non succederà niente,” scrollò le spalle. “Ho parlato col dottore.”

“Ma se succedesse?!” la sua voce salì fino a diventare acuta.

“Calmati!” si irrigidì. “Se dovesse accadere qualcosa, prendo il primo aereo e torno. Come quando Sofia ha avuto lappendicite, ricordi?”

“Sì, ricordo!” rise amara. “Sei arrivato otto ore dopo, quando tutto era finito e i dottori erano già a casa. Eri proprio un eroe!”

Luca scosse la testa.

“Non posso essere in due posti insieme, Giulia. Lavoro come un maledetto per darvi tutto. Ti sei scordata quando mi rompevi i maroni per la casa nuova? ‘Andiamocene, i vicini sono rumorosi, il cortile è sporco, la metro è lontana…'”

“Preferirei vivere ancora in quel buco!” esplose. “Ma con un marito e un padre presente, che almeno ogni tanto vede i suoi figli, invece di comparire solo la domenica dopo pranzo!”

Luca crollò sulla sedia, lasciandosi cadere con tutti i suoi novantacinque chili.

“Ascolta, avevamo un accordo, no? Tu a casa con i bambini, io a lavorare per mantenerci. Cosa è cambiato? Perché adesso è un problema?”

Giulia aprì la bocca per rispondergli, ma la porta dingresso si spalancò con un tonfo. Le voci dei bambini risuonarono dallingresso, gli zaini caddero per terra.

“Va bene, ne parleremo dopo,” borbottò, uscendo dalla cucina con un sorriso finto stampato in faccia.

Luca aprì il laptop. Doveva finire la presentazione, ma nella sua testa cera solo nebbia.

Quella sera, mentre i bambini dormivano, Giulia era in cucina, scorrere il telefono senza pensieri. Non piangeva più, dentro di lei era tutto insensibile. Ventidue anni di matrimonio, e ogni anno sembrava che la loro relazione diventasse un bilancio: entrate, uscite, attività, passività. Quando era diventata così complicata?

Luca entrò in cucina e si sedette di fronte a lei.

“Caffè?” chiese Giulia, senza alzare lo sguardo.

“Sì. Giulia, dobbiamo parlare.”

“Di cosa?” Si alzò e accese il bollitore. “È tutto chiaro. Parti dopodomani. Io e Matteo andremo in ospedale da soli.”

“Ti prego,” si avvicinò e le mise le mani sulle spalle. “Capisco che sia dura per te. Ma per me è importante.”

“Più di noi?” Giulia lo guardò, e negli occhi lui vide solo stanchezza e delusione.

“Faccio tutto per voi,” sussurrò. “Tutto quello che faccio è per voi.”

“No, Luca,” scosse la testa. “È per te. Per il tuo orgoglio, per la tua carriera. Io e i bambini siamo in secondo piano da anni.”

“Non è vero.”

“Lo è. Sai cosa ha detto Matteo quando gli hanno parlato delloperazione? ‘Meglio che sia durante il viaggio di papà, altrimenti si stressa per il lavoro.’ Undici anni, e già si adatta ai tuoi orari.”

Luca non rispose.

“E Sofia ieri mi ha chiesto se saresti venuto alla sua laurea lanno prossimo. Non perché vuole vederti, ma perché ha paura che sarai ‘occupato con qualcosa di importante.'”

“Farò del mio meglio per esserci.”

“‘Farò del mio meglio,'” ripeté Giulia. “Sempre così. Sai quando ho capito che avevi scelto il lavoro invece di me? Quando ho perso il bambino. Dieci anni fa. Sei arrivato due giorni dopo, quando ero già stata dimessa.”

“Ero in Cina per degli incontri.”

“Appunto,” annuì. “Eri in Cina. Io avevo perso un figlio ed ero sola.”

Si voltò e iniziò a preparare il caffè, misurando i chicchi con precisione.

“Non me ne hai mai parlato.”

“E cosa sarebbe cambiato? Ti saresti scusato, avresti promesso che non sarebbe più successo, e poi la prossima volta avresti scelto di nuovo il lavoro.”

Luca si strinse la radice del naso.

“Magari potrebbe aiutarti parlare con qualcuno. Uno psicologo.”

“Certo,” rise amara. “Il problema sono io, vero? Non che mio marito è diventato un coinquilino che paga le bollette, ma che io non lo accetto abbastanza?”

“Non intendevo quello.”

“Allora che intendevi? Sto esagerando? Dimmi, quando sei stato allultimo incontro coi professori di Matteo? Sai chi è la sua insegnante? O di cosa sta scrivendo la tesi Sofia?”

Silenzio.

“Appunto,” posò la tazza davanti a lui. “Ti sei perso le nostre vite, Luca. E continui a perdertele.”

Luca bevve un sorso e fece una smorfia troppo forte, come sempre quando Giulia era arrabbiata.

“Potrei prendere ferie destate,” propose. “Andremmo tutti in vacanza insieme.”

“Sofia va al mare con gli amici,” ricordò Giulia. “E Matteo ha il campo di calcio.”

“Avresti potuto dirmelo prima di organizzare!” per la prima volta quella sera, la sua voce si alzò.

“Te lho detto. Due volte. Hai risposto: ‘Organizzate, poi vediamo.’ E abbiamo organizzato.”

Luca si strofinò gli occhi.

“Scusa. Non ricordo.”

“Sai cosa fa più paura?” Giulia guardò oltre di lui. “Che sto iniziando a capire che sto meglio senza di te. Quando sei a casa, spero sempre che finalmente sarai con noi non solo con il corpo, ma con la mente. E ogni volta rimango delusa.”

“Cosa vuoi da me? Che rinunci alla promozione? Che mi licenzi?”

“Voglio che i nostri figli abbiano un padre, non un bancomat. Voglio un marito, non un coinquil

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