SENZA FISSO DIMORA: Una Vita nei Cassonetti di Roma

Loredana Bianchi non sapeva più dove andare. Non cera davvero alcun posto. «Potrei dormire qualche notte sulla piattaforma della stazione di Napoli Centrale. E poi?». Improvvisamente le balenò unidea salvifica: «La casa di campagna! Come ho potuto dimenticarmene? Anche se è una baracca mezzo crollata, è meglio di trascorrere la notte tra i binari». Così pensò Loredana.

Salì sul treno regionale, si appoggiò al finestrino gelido e chiuse gli occhi. Unondata di ricordi pesanti inondò la sua mente. Due anni prima aveva perso i genitori, era rimasta sola, senza alcun sostegno. Non aveva soldi per pagare luniversità, dovette abbandonare gli studi e accettare un lavoro al mercato di Napoli.

Dopo tanto dolore, la sorte le sorrise: incontrò Luca Venturi, un uomo gentile e corretto. Dopo due mesi i due celebrarono un matrimonio modesto.

Sembrava che la vita potesse finalmente sorriderle, ma il destino le riservò ancora una prova. Luca propose a Loredana di vendere lappartamento di famiglia nel centro di Napoli e di aprire una loro attività. Loredana, incantata dalle parole del marito, non ebbe alcun dubbio: era certa che la loro famiglia avrebbe presto dimenticato le difficoltà economiche. «Sarà il momento di mettere radici, forse anche di pensare a un bambino. Non vedo lora di diventare madre!», sognava la giovane ingenua.

Il progetto di Luca fallì. Le continue liti per i soldi spesi a caso portarono a una rottura rapida della loro intimità. Poco dopo, Luca fece entrare in casa unaltra donna, lasciando Loredana sulla soglia.

Allinizio Loredana volle chiamare la polizia, ma poi capì che non aveva nulla da incolpare. Aveva venduto lappartamento e consegnato i contanti a Luca

Uscita dalla stazione, Loredana vagò solitaria lungo il binario deserto. Era una primavera precoce, la stagione delle case di campagna non era ancora iniziata. In tre anni il suo terreno era diventato un groviglio di erbacce, in uno stato deplorevole. «Niente, sistemerò tutto e tornerà comera», pensò, sapendo che comera non sarebbe più tornato.

Trovò con facilità la chiave sotto il portico, ma la porta di legno si era incrinata e non voleva aprirsi. Lottò con tutte le sue forze, ma la porta rimaneva ostinata. Esausta, si sedette sul gradino e piangeva.

Allimprovviso, dal terreno accanto, vide un filo di fumo e udì un frastuono. Felice che qualcuno fosse presente, corse verso il suono.

Signora, cè qualcuno a casa? chiamò.

Vide un anziano con la barba incolta, avvolto in una cappa logora, intento a far bollire dellacqua in una tazza di terracotta sporca.

Chi sei? Dovè la signora? chiese Loredana indietreggando.

Non temere, non chiamare la polizia. Non faccio del male, vivo qui, nel cortile, non entro in casa

Il vecchio aveva una voce baritonale, gentile, quasi aristocratica, come quella di un professore universitario.

Sei senzatetto? domandò Loredana, imbarazzata.

Sì, è vero sussurrò luomo, girando lo sguardo altrove. Vivi nei dintorni? Non ti disturberò.

Come ti chiami?

Michele.

E il tuo patronimico?

Federici.

Loredana osservò Michele Federici: i vestiti erano logori ma puliti, laspetto curato per un senzatetto. «Non so a chi rivolgermi», sospirò.

Che succede? chiese Michele con tono premuroso.

La porta è bloccata, non riesco ad aprirla.

Se vuoi, posso dare unocchiata propose.

Ti sarei grata! esclamò, disperata.

Mentre Michele armeggiava con la porta, Loredana rimase sul gradino a riflettere: «Che diritto ho di giudicarlo? Anchio sono senza tetto, la nostra condizione è simile»

Michele, sorridendo, spinse la porta. Aspetti, vuoi passare la notte qui?

Sì, dove altrimenti?

Cè il fuoco nel camino?

Dovrebbe esserci non ne ho idea.

E la legna?

Non lo so.

Va bene, entra, troverò qualcosa.

Loredana passò unora a sistemare il focolare. Il posto era gelido, umido, sgradevole. Quando Michele tornò con dei rami, Loredana provò una strana gioia per aver trovato unanima viva accanto a sé.

Luomo pulì il camino, accese il fuoco. Dopo unora la stanza si scaldò.

Il fuoco è pronto, aggiungi piccole braci ogni tanto, e spegni alla sera. Il calore durerà fino al mattino spiegò Michele.

Dove vai? Dai vicini? chiese Loredana.

Sì. Non voglio tornare in città, non voglio rivivere quel passato.

Aspetta, rimaniamo a cenare, beviamo un tè, poi potrai andare disse con decisione.

Michele non protestò. Si tolse la giacca e si sedette accanto al fuoco.

Scusa se invado la tua vita iniziò Loredana. Non sembri un senzatetto, perché vivi fuori? Hai famiglia?

Michele raccontò di aver insegnato per tutta la vita allUniversità di Napoli. Dedicò gli anni giovani alla scienza, ma la vecchiaia lo colse di sorpresa, lasciandolo solo al tramonto della vita.

Un anno prima una nipote, Teresa, gli fece visita. Lei accennò a prendersi cura di lui se gli lasciava lappartamento in eredità. Michele, felice, accettò.

Teresa divenne la sua confidente, propose di vendere lappartamento nel centro storico e comprare una villa con giardino alla periferia, economica ma accogliente. Michele, desideroso di aria fresca e silenzio, accettò subito. Dopo la vendita, Teresa suggerì di aprire un conto in banca per custodire il denaro.

«Zio Michele, siediti sulla panchina, io vado a controllare. Magari qualcuno ci spia», disse Teresa allingresso della banca, portandosi dietro una borsa.

Michele attese ore, poi giorni, ma Teresa non tornò. Entrò in banca, trovò il locale vuoto e unuscita secondaria. Si rese conto che la sua famiglia lo aveva tradito in modo crudele. Rimase sulla panchina a rimuginare, poi decise di andare a casa sua. Una donna sconosciuta gli aprì la porta e gli spiegò che Teresa non vive più lì: aveva venduto lappartamento due anni prima.

Che storia triste sospirò Michele. Da allora vivo per strada, non riesco a credere di non avere più una casa.

Anchio pensavo di essere sola la mia situazione è simile confidò Loredana.

È dura, ma ho vissuto abbastanza. Tu, dopo luniversità, sei rimasta senza casa, ma non disperare: ogni problema ha una soluzione. Sei giovane, il futuro ti sorriderà cercò di consolarla.

Che ne dici di cenare? sorrise Loredana.

Osservò Michele divorare spaghetti con salsiccia. Unondata di compassione la colpì: il vecchio era davvero solo e indifeso.

«Quanto è spaventoso rimanere completamente soli per strada, sentire di non servire a nessuno», pensò Loredana.

Loredana, posso aiutarti a rientrare alluniversità. Ho ancora amici lì. Potresti studiare a titolo gratuito propose Michele, sorpreso. Scriverò al rettore, presenterò la tua domanda. Il mio amico Costante, rettore, non dirà di no.

Grazie, sarebbe fantastico! si rallegrò Loredana.

Grazie a te per la cena e per lascolto. Devo andare, è tardi disse Michele alzandosi.

Aspetta, dove vai? sussurrò Loredana.

Non preoccuparti, ho un rifugio caldo in un appezzamento vicino. Domani tornerò da te sorrise.

Non devi andare fuori. Ho tre camere spaziose: scegli quella che ti piace. Ho paura della stufa, non capisco come funziona. Non mi abbandonerai, vero?

Non ti abbandonerò rispose con serietà.

Due anni passarono. Loredana superò gli esami, e in vista delle vacanze estive tornò a casa. Viveva in un dormitorio universitario, ma il fine settimana e le vacanze li trascorreva nella sua casa di campagna.

Ciao! esclamò, abbracciando Michele.

Loredana! Quanto tempo! Ti avrei incontrata alla stazione. Come è andata? Hai superato? si rallegrò il vecchio.

Sì! Quasi tutto perfetto! Ho comprato una torta, metti la teiera, festeggiamo!

Bevendo tè, scambiarono notizie.

Ho piantato dei viti, presto costruirò una pergola. Sarà accogliente disse Michele.

Meraviglioso! Sei il padrone di casa, fai come credi. Io vengo, vado, ritorno rise Loredana.

Michele, trasformato, non era più solo. Aveva una casa, una nipote, Loredana, che era diventata parte della sua famiglia. Il suo cuore era colmo di gratitudine per il destino che gli aveva mandato quel vecchio senzatetto, diventato padre e sostegno in un momento buio.

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