Registrato le Confessioni Segrete dei Miei Genitori

La chiave girò nella serratura e Chiara, cercando di fare meno rumore possibile, scivolò in casa. Nell’ingresso era buio, solo una striscia di luce filtrava dalla cucina. I genitori erano ancora svegli, nonostante fosse passata la mezzanotte. Ultimamente era diventata un’abitudine: lunghe conversazioni notturne a porte chiare. Di solito a bassa voce, ma a volte con accenni di litigio soffocato.

Chiara si tolse le scarpe, posò la borsa con il computer sul mobiletto e si infilò silenziosamente nel corridoio verso la sua camera. Non aveva voglia di spiegare perché fosse tornata tardi, anche se il motivo era validoil progetto al lavoro non riusciva a concludersi e la scadenza si avvicinava.

Attraverso la parete, sentiva voci smorzate.

«No, Marco, non ce la faccio più», disse la mamma piano, ma con un chiaro tono di irritazione. «Avevi promesso il mese scorso.»

«Anna, capiscimi, ora non è il momento», il papà sembrava di nuovo sulla difensiva.

Chiara sospirò stanca. Ultimamente i genitori litigavano sempre su qualcosa, ma davanti a lei fingevano che tutto fosse normale. Certo, avevano passato i cinquant’anni, lei era ormai grande, ma era comunque spiacevole rendersi conto che qualcosa non andava nella loro relazione.

Si spogliò, si lavò la faccia e si infilò sotto le coperte, ma il sonno non arrivava. I pensieri continuavano a girare attorno alle stesse domande. Suo fratello Luca viveva in un’altra città e tornava raramente. Se i genitori avessero deciso di divorziarechi sarebbe rimasto con chi? A chi sarebbe andato l’appartamento? E perché nascondevano i loro problemi?

Le voci dietro la parete non si fermavano. Chiara allungò la mano verso il comodino e cercò le cuffievoleva soffocare i segreti altrui con la musica. La mano urtò il telefono, che cadde sul tappeto. Raccogliendolo, Chiara aprì per sbaglio l’app di registrazione. Il dito si fermò sullo schermo.

E se registrasse la loro conversazione? Solo per capire cosa stesse succedere, invece di continuare a fare congetture. Se avesse chiesto direttamente, l’avrebbero liquidata con un «tutto bene».

Un brivido di rimorso la attraversò. Origliare non era giusto, tanto meno registrare. Ma d’altra parte, erano i suoi genitori, la sua famiglia. Aveva il diritto di sapere se c’era qualcosa di serio.

Decisa, Chiara avviò la registrazione, posò il telefono sul comodino più vicino al muro e si coprì la testa con il cuscino.

La mattina dopo, mentre si preparava per il lavoro, notò che sia il padre che la madre sembravano stanchi. A colazione parlarono appena, scambiandosi solo frasi di circostanza.

«Sei tornata tardi ieri», osservò la mamma versando il caffè. «Di nuovo trattenuta al lavoro?»

«Sì, stavamo finendo il progetto», annuì Chiara. «E voi perché non dormivate?»

«Così, guardavamo un film», la mamma scosse la mano, ma neppure la guardò.

Il papà si immerse nel giornale, fingendo di essere molto interessato a un articolo.

«Stasera non aspettarmi per cena», disse senza alzare lo sguardo. «Ho degli incontri con i clienti, potrei tardare.»

La mamma strinse le labbra, ma non disse nulla.

Per tutto il tragitto verso l’ufficio, Chiara combatté contro la tentazione di ascoltare la registrazione notturna. Ma in metropolitana cera troppa gente, e si sentiva in colpa. Decise di rimandare alla sera.

La giornata sembrava non finire mai. Finalmente, tornata a casa, Chiara scoprì che la mamma non ceraun biglietto diceva che era uscita con unamica e sarebbe tornata tardi. Il papà, come aveva detto, era ancora al lavoro. Il momento perfetto.

Rannicchiata sul divano con una coperta sulle gambe, Chiara premette play.

All’inizio si sentivano solo frammenti di frasi, poi la registrazione divenne più chiara.

«glielo diciamo a Chiara?» La voce del papà sembrava preoccupata.

«Non so», sospirò la mamma. «Temo che non capirebbe. Sono passati tanti anni.»

«Ma ha il diritto di sapere.»

«Certo che ce l’ha, ma come spieghiamo perché abbiamo taciuto così a lungo?»

Chiara si bloccò. Di cosa stavano parlando? Quale verità le nascondevano?

«Ti ricordi come è cominciato tutto?» chiese all’improvviso il papà, e nella sua voce cera un sorriso.

«E come potrei dimenticarlo», rise la mamma. «Pensavo fosse una cosa temporanea, e invece è diventata una vita intera.»

«Ma che vita è stata», sghignazzò il papà. «Anche se a volte è stato difficile.»

«Soprattutto quando è nata Chiara.»

Il cuore di Chiara si strinse. Cosa voleva dire «soprattutto»? Era stata una figlia non voluta? O cera dellaltro?

«Ma ce l’abbiamo fatta», continuò il papà. «Ed è cresciuta meravigliosa.»

«Sì», nella voce della mamma cera orgoglio, e Chiara si rilassò un po. «Solo che ora dobbiamo decidere cosa fare. Sono stanca di questa doppia vita, Marco.»

Doppia vita? Chiara si sentì gelare. Forse uno dei due aveva una relazione segreta? O entrambi? La nausea la assalì.

«Anna, aspettiamo che torni Luca. Ne parleremo insieme, tutta la famiglia.»

«Va bene», acconsentì la mamma. «Ma dopo, niente altri rinvii. O cambiamo tutto, o non so più cosa.»

La registrazione si interruppeforse i genitori erano usciti dalla cucina, o il telefono aveva smesso di registrare.

Chiara rimase sconvolta. Cosa stava succedendo nella sua famiglia? Quale doppia vita conducevano i suoi genitori? Perché aspettavano il ritorno di Luca per spiegarglielo?

Mille domande e nessuna risposta. Registrare un’altra conversazione? Ma sarebbe stato troppo. E poi si vergognava di aver ceduto a quellimpulso. No, meglio parlare con Luca. Era più grande, forse ne sapeva di più. O con zia Elena, la sorella della mammalei era sempre stata sincera con Chiara.

Decise: il giorno dopo avrebbe chiamato Luca, e nel weekend sarebbe andata da zia Elena.

Il fratello non rispose alle chiamate per tutta la giornata, riapparendo solo verso sera.

«Chiarina, ciao! Scusa, ero in cantiere, ho lasciato il telefono in macchina», la sua voce era allegra come sempre.

«Luca, quando torni?» chiese Chiara senza preamboli.

«Pensavo questo weekend, perché?»

«Così i genitori ti aspettano. Ultimamente sono strani.»

«In che senso strani?» nel tono di Luca si insinuò unombra di cautela.

«Sussurrano di notte, davanti a me fingono che tutto vada bene. Parlano di una doppia vita.»

Ci fu una pausa.

«Luca?»

«Sì-sì, sono qui», si schiarì la voce. «Senti, non preoccuparti. Ognuno ha i suoi segreti, anche i genitori.»

«Quindi tu sai di cosa si tratta?»

«Io», esitò di nuovo, «ho unidea. Ma se non te lhanno detto, significa che non sono pronti. Aspettami, ok? Arrivo sabato, ne parleremo.»

«Va bene»,

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