Mio nipote non sarà mai mancino! esclama indignata Tamara Bianchi.
Denis si volta verso la suocera, e il suo sguardo si fa cupo dallirritazione.
E cosa ci sarebbe di male? Ilario è nato così. È una sua caratteristica.
Caratteristica! sbuffa Tamara Bianchi. Questa non è una caratteristica, ma una mancanza. Da che mondo è mondo, la mano destra è quella giusta. La sinistra quella è del diavolo.
Denis a stento trattiene una risata. Siamo nel ventunesimo secolo e sua suocera parla ancora come una contadina dellOttocento.
Signora Tamara, ormai la medicina ha dimostrato che
Non ho bisogno dei vostri medici! lo interrompe subito. Mio figlio lho corretto io, e ora è un uomo normale. Correggi anche Ilario, finché sei in tempo. Dopo mi ringrazierai.
Si gira di scatto e lascia Denis in compagnia del suo caffè lasciato a metà e di un fastidioso senso di disagio che il discorso ha lasciato nellaria.
Allinizio Denis non ci fa troppo caso. La suocera con le sue idee antiquate che problema cè? Ogni generazione si porta dietro qualche vecchio pregiudizio. Osserva Tamara Bianchi che, a tavola, con gentile fermezza sposta il cucchiaio dalla mano sinistra a quella destra del nipote, e pensa che in fondo non sia nulla di grave. Lanimo dei bambini è flessibile, le stranezze delle nonne non faranno certo danni.
Ilario è mancino dalla nascita. Denis ricorda quando il figlio cercava i giocattoli solo con la sinistra, già da piccolissimo. Poi aveva iniziato a disegnare, goffamente, come sanno fare i bambini, ma sempre con la sinistra. Era così naturale, così giusto per lui. Una parte di Ilario, come il colore degli occhi o una piccola voglia sulla guancia.
Per Tamara Bianchi, invece, è diverso. Essere mancino, nel suo mondo, è una disgrazia che va subito corretta. Ogni volta che Ilario prende una matita con la sinistra, lei stringe le labbra, come se vedesse una cosa vergognosa.
Con la destra, Ilario. Si prende con la destra.
Di nuovo questa storia? Nella nostra famiglia mai nessuno è stato mancino.
Ho corretto Sergio, correggerò anche te.
Denis un giorno sente la suocera che racconta a Oliviana questimpresa. La storia del piccolo Sergio, che era strano pure lui, ma che lei, la madre, ha saputo rimettere in riga: legava la mano, controllava ogni gesto, puniva la disobbedienza. Il risultato? Un uomo, come si deve.
Nella voce della suocera vibra un tale orgoglio, una convinzione senza crepe, che Denis prova una strana inquietudine.
I cambiamenti nel figlio non li nota subito. Prima sono dettagli: Ilario comincia a esitare prima di prendere qualcosa dal tavolo. La mano indugia nellaria, come a calcolare un problema difficile. Poi diventa abitudine il dare unocchiata veloce alla nonna la guarda di sottecchi, per capire se lo osserva.
Papà, quale mano devo usare?
Glielo chiede a cena, fissando la forchetta con aria spaventata.
Quella che preferisci, figliolo.
Ma la nonna dice
Non ascoltare la nonna, fai come ti senti.
Ma ormai Ilario non si sente più bene. Si confonde, lascia cadere gli oggetti, si blocca a metà gesto. I movimenti sicuri di un tempo si trasformano in una goffa cautela. Sembra non fidarsi più del proprio corpo.
Oliviana vede tutto. Denis coglie il modo in cui lei si morde il labbro quando la madre, ancora una volta, sposta il cucchiaio nella mano di Ilario. Nota il suo sguardo che scivola altrove, ogni volta che Tamara inizia la lezione su come si educano i figli per bene. Sua moglie è cresciuta sotto quella pressione e ha imparato solo una lezione: non discutere. Meglio tacere e aspettare che la tempesta passi.
Denis cerca il dialogo.
Oliviana, non va bene. Guardalo.
Mia madre vuole solo il meglio.
Cosa centra il meglio? Non vedi come sta male?
Ma lei si limita a stringere le spalle e gira la testa dallaltra parte. Il riflesso di una vita di obbedienza è più potente dell’istinto materno.
Giorno dopo giorno, la situazione peggiora. Tamara Bianchi diventa ancora più insistente. Non solo corregge il nipote, ma segnala ogni suo movimento: elogia quando Ilario usa la destra per caso, sospira rumorosamente quando prende le cose con la sinistra.
Vedi, Ilario? Ce la fai! Basta sforzarsi. Ho fatto di tuo zio un vero uomo, e ci riuscirò anche con te.
Denis decide: basta. Affronterà la questione con la suocera. Aspetta che Ilario sia in camera a giocare, poi va da lei.
Signora Tamara, lasci in pace il bambino. È mancino, ed è normale così. Non deve correggerlo.
La reazione supera ogni aspettativa. Tamara Bianchi si gonfia, come se qualcuno lavesse insultata.
Vuoi insegnarmi tu? Ho cresciuto tre figli, vuoi farmi la lezione?
Non le sto facendo la lezione. Le chiedo solo di non dar fastidio a mio figlio.
Tuo figlio? E il sangue di Oliviana, non conta? È anche mio nipote! E non permetterò che cresca così.
La parola così la dice con un disgusto incredibile, come se fosse una vergogna.
Denis capisce: non ci sarà una soluzione pacifica.
I giorni seguenti si trasformano in una guerra di nervi. Tamara Bianchi ignora ostentatamente il genero, parlandogli solo tramite la figlia. Denis risponde allo stesso modo. Tra loro cala un silenzio denso, rotto soltanto da scontri brevi e amari.
Oliviana, di a tuo marito che la pasta è pronta.
Oliviana, dille che mi arrangio da solo.
Oliviana sembra un fantasma, sempre più stanca. E Ilario si rifugia sempre di più sul divano con il tablet, cercando di diventare invisibile.
La soluzione arriva una mattina di sabato. Tamara Bianchi è impegnata a preparare il suo famoso minestrone: taglia la verza con movimenti rapidi, sicuri, come fa da una vita.
Denis le si piazza alle spalle.
Sta sbagliando a tagliare.
Lei non si gira nemmeno.
Cosa hai detto?
La verza va tagliata più sottile, e non per traverso ma seguendo le fibre.
Lei sbuffa e tira dritto.
Davvero, non si fa così. È sbagliato.
Denis, faccio il minestrone da trentanni.
E da trentanni lo fai male. Faccia vedere, le mostro io.
Allunga la mano verso il coltello. Tamara Bianchi lo allontana.
Sei impazzito?
No, voglio solo che lei lo faccia nel modo giusto. Guardi: cè troppa acqua. Il fuoco è troppo alto. E le verdure andrebbero messe in un altro ordine.
Ho sempre fatto così!
Non è un motivo. Deve cambiare. Si corregga. Si ricominci da capo.
La donna si blocca con il coltello sollevato. In faccia le appare uno stupore sincero.
Ma che vai dicendo?
Quello che ripete ogni giorno a Ilario, Denis si avvicina. Bisogna correggersi. Così è sbagliato. Così non si fa. Bisogna usare laltra mano.
Non è la stessa cosa!
Sicura? Per me sì.
Tamara Bianchi posa il coltello. Le guance le si accendono per lo sdegno.
Stai paragonando la cucina a Ma ho sempre fatto così! È comodo, per me!
E per Ilario è comodo usare la sinistra. Ma lei non lo accetta.
Lui è un bambino, può cambiare!
E lei è unadulta, con le sue abitudini. Se non correggo lei, perché correggere lui?
Denis incrocia le braccia. Che diritto ha di forzare Ilario?
Lei stringe le labbra, gli occhi le brillano di rabbia.
Ma tu chi sei? Ho cresciuto tre figli! Sergio lho corretto, e nessun problema!
E adesso? È felice? Sicuro di sé?
Silenzio.
Denis sa di aver colpito un tasto dolente. Sergio, il fratello maggiore di Oliviana, vive a Napoli e chiama la madre a malapena una volta ogni sei mesi.
Volevo solo il suo bene, la voce le trema. Sempre.
Non ne dubito. Ma bene per lei vuol dire come dico io. Ilario è una persona. Piccola, ma una persona. Con le sue particolarità. E io non permetterò che lei gliele schiacci.
Adesso mi fai la predica?
Se necessario, sì. Ogni volta che fa qualcosa, la correggerò. Ogni suo gesto. Ogni abitudine. Vediamo quanto resiste.
Restano luno di fronte allaltra suocera e genero, entrambi tesi come corde.
È meschino questo, sussurra lei.
A quanto pare, è lunico modo.
Qualcosa si spezza nella donna. Denis lo vede: quel sostegno interiore che le dava sicurezza, adesso si incrina. Tamara Bianchi sembra invecchiare, diventa più piccola, fragile.
Ma io lo faccio per affetto non conclude la frase.
Lo so. Ma basta. Se continua così, Ilario non lo vedrà più.
Il minestrone inizia a traboccare dal pentolone. Nessuno si muove.
La sera, quando Tamara Bianchi si ritira in camera, Oliviana si siede accanto al marito sul divano. Rimane in silenzio a lungo, appoggiata al suo braccio.
Da bambina, nessuno mi ha mai protetta, la voce quasi scompare. Mia madre aveva sempre ragione. Sempre. E io accettavo.
Denis la stringe forte.
Ma qui, a casa nostra, tua madre non imporrà più niente. A nessuno.
Oliviana sorride e stringe la mano del marito.
Dalla cameretta arriva un lieve fruscio di matita sulla carta. Ilario sta disegnando, con la sinistra. Nessuno gli dice più che sta sbagliando.






