Non voglio che tuo figlio viva con noi dopo il matrimonio: la difficile scelta di un padre tra amore e responsabilità familiare in una famiglia italiana

Non voglio che tuo figlio viva con noi dopo il matrimonio

6 giugno

Oggi è stata una giornata lunga, e sento il bisogno di scrivere tutto. Stamattina, appena tornato da scuola, sono andato a trovare papà nel suo studio, ma non cera ancora. Ho incrociato Bianca, la sua fidanzata, in cucina mentre era tutta presa dal suo laptop. Mentre sorseggiava un caffè, ho chiesto sottovoce: Zia Bianca, puoi aiutarmi con i compiti di matematica? Domani cè la verifica e papà tornerà tardi dal lavoro. Lei mi ha liquidato con uno sguardo distratto: Non ho tempo, piccolino, ho mille cose da fare per il matrimonio. Mancano solo due settimane e cè ancora tanto da organizzare. Anche tu vuoi che il nostro matrimonio sia perfetto, vero? Ho annuito, anche se avrei tanto voluto qualcuno vicino. Non mi è mai piaciuta, ma mio padre sembrava davvero felice con lei. Per lui, provo a farmela andare bene.

La mamma ormai non sta più bene da tempo; non può occuparsi di me. Papà mi ha portato a vivere con lui a Milano, perché un bimbo di otto anni non dovrebbe vedere sua madre soffrire, diceva. Bianca però non era entusiasta. Però non ha mai protestato, probabilmente per non litigare prima del matrimonio.

Davanti a papà fa la parte della donna premurosa, ma appena resta sola con me, mi ignora completamente. Sento di essere un intruso nella sua vita.

Qualche giorno fa il computer di papà si è rotto. Così, per mandare una mail importante dal lavoro, ha usato il portatile di Bianca. Chissà perché, si è trovato a guardare la cronologia del browser. È rientrato in soggiorno, dove lei guardava la TV, scuro in volto.

Che idee sono queste sullistituto per mio figlio? ha domandato a voce bassa ma rabbiosa.

Ora ti metti anche a curiosare nel mio computer? ha ribattuto lei piccata. Hai detto che ti serviva solo per una mail.

Rispondi. Da quando decidi tu della vita di mio figlio?

Appunto, della TUA vita, ha alzato la voce, gettando via il telecomando. Io voglio dei figli MIEI, e lui ci darà solo fastidio. Non studia, passa le giornate con i videogiochi, che esempio sarebbe?

Ha vissuto un trauma enorme, urlava papà, la madre sta morendo, si è dovuto trasferire… E tu invece di aiutarlo pensi solo a togliercelo dai piedi! Per fortuna in quel momento io ero ancora a scuola.

Lei, imperturbabile, ha continuato: Non sono obbligata a crescere tuo figlio. Cè sua nonna, può portarselo via se non ti va bene il mio piano.

Papà era furibondo: E quando avresti intenzione di dirmelo? Dopo le nozze?

Tra qualche giorno, ha sbuffato lei, come se fosse tutto normale. Ho unamica ai servizi sociali, in due giorni facciamo tutto. Starà meglio in istituto.

A quel punto papà si è calmato, improvvisamente serio: Ricordati bene: non tradirò mai mio figlio. Lui viene prima di tutto.

E io? ha strillato Bianca. Non ti importo più di me? Non mi ami? Perfetto allora: non voglio più vedere tuo figlio in casa nostra dopo il matrimonio. Scegli: o lui, o io.

Lui, ha risposto papà con fermezza. Una donna la si trova, un figlio è unico.

Ti sbagli se pensi che qualcunaltra possa mai amare quel bambino! Non illuderti, ha ringhiato lei, quasi urlando.

Prendi le tue cose e vai via. Anche i tuoi regali puoi portarli, non me ne importa. Papà prese la giacca e, fermandosi sulla porta, sussurrò: Non voglio vederti mai più. Se credi che io sia innamorato perso di te, ti sei sbagliata. Cercavo una nuova mamma per Alessandro. Nientaltro.

E il matrimonio? lei iniziò a piagnucolare, non credeva a quel che sentiva.

Nessun matrimonio, ha risposto papà secco. Ho già deciso. Prepara le valigie. Se quando torno sei ancora qui, non sarò più gentile.

La porta si è chiusa alle sue spalle. Bianca è rimasta seduta sul divano, senza parole. Ormai si era vista padrone della casa, e ora…

Poco dopo è suonato il campanello. Magari è tornato! avrà pensato. Ha aperto, invece era solo il corriere. Cè un pacco per lei, può firmare qui? Ha quasi rotto la penna dalla rabbia, e lui è sparito in fretta.

Nel pacco, beffardo, cera il vestito da sposa. Bianco, costosissimo, che adesso giace per terra, sgualcito da una scarica di rabbia.

Bianca si è messa a telefonare allamica: Mi vieni a prendere? Sto facendo i bagagli.

Cosè successo? la voce allaltro capo era scocciata. Hai lansia? ironizzava.

Non si fa più niente! ha sibilato Bianca. Nessun matrimonio! Mi lasci qui?

Laltra, dopo averla ascoltata, si è fatta silenziosa. Poi ha chiesto: Ma davvero volevi liberarti di quel bambino?

Certo! Che me ne faccio di lui? Io vorrei un figlio mio.

Dallaltra parte del telefono, la voce si è fatta seria: Sai che cè? Non ti capisco. E ora non voglio neanche provarci. Non credevo fossi così.

A me non importa proprio cosa pensi tu, ha ribattuto Bianca, slacciando nervosamente la zip della valigia. Vieni o no?

No, ha risposto freddamente lamica. Cercati qualcun altro.

Va bene, prendo un taxi, che si arrangino tutti

****

Oggi, io e papà siamo andati a dare da mangiare ai piccioni in Piazza del Duomo. È stato bello stare insieme, anche se non capivo qualcosa. Così gli ho chiesto: Non dovresti aiutare zia Bianca con il matrimonio? Avevo paura che dicesse di sì e ci dovessimo affrettare a tornare.

No, mi ha risposto, abbracciandomi. Non ci sarà nessun matrimonio. Non sei triste se Bianca non vivrà più con noi? Sembrava quasi più spaventato lui.

Ho sorriso in modo spontaneo. Anzi! Lei non mi voleva mai bene, non mi ha mai aiutato.

Nessun problema, mi ha stretto forte a sé papà. Per un po saremo solo noi due. E chissà, magari un giorno arriverà una donna che ti amerà come fossi suo figlio

Chissà, forse davvero, prima o poi.

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