«E adesso lui verrà a vivere con noi?» – chiese guardando il figlio sua moglie…

«E adesso vivrà qui con noi?» chiese lui guardando la moglie e poi il figlio…

Vera Rinaldi tornò a casa e rimase sbalordita nel vedere suo figlio Giacomo. Era già da due anni che Giacomo viveva con sua moglie da soli e si vedevano con i genitori giusto un paio di volte al mese, prevalentemente nei weekend. Eppure, quello era un giorno qualsiasi della settimana.

«È successo qualcosa?» domandò Vera, saltando i convenevoli.
«Non sei contenta di vedermi?» cercò di ironizzare Giacomo, ma vedendo gli occhi severi della madre, rispose subito: «Ho lasciato Martina.»

«Come sarebbe a dire che lhai lasciata?» replicò lei con tono fermo.
Con il suo carattere deciso, Vera non era mai stata una grande amante delle battute, probabilmente per via della sua professione: lavorava da anni in un istituto penitenziario minorile.
«Abbiamo litigato…», mormorò Giacomo, chiaramente desideroso di non approfondire il suo stato danimo.
«E quindi?» incalzò la madre, fissandolo negli occhi. «Hai intenzione di tornare da me ogni volta che litighi con tua moglie?»
«Stiamo per separarci!» esplose Giacomo.

Il gelido sguardo della madre non lasciava spazio a fughe: voleva spiegazioni. Giacomo sospirò e si sfogò:
«Lei vorrebbe che facessi pure i lavori di casa. Io già torno stanco dal lavoro…»

«E ti costa così tanto aiutare tua moglie?» lo rimproverò Vera senza mezzi termini.
«Questo mi ha detto anche lei. E io le ho risposto che la donna è la custode della casa, che spetta a lei occuparsene.»
«Ma dove hai sentito queste sciocchezze?» sbottò la madre, ormai esasperata.

Era rientrata tardi, desiderava solo una doccia, un po di relax e una cena in tranquillità con suo marito, non certo un figlio smarrito e pure con idee che sembravano uscite dal Medioevo. Vera aveva sempre diviso tutto con il marito: lavoro, doveri domestici, figli. Non avevano mai preteso ruoli separati. Adesso suo figlio si credeva lUomo della casa?

«Guarda che ti sto parlando!» sbottò talmente forte che se Giacomo non fosse stato adulto, si sarebbe messo a piangere. «Dove hai imparato queste sciocchezze? Ormai siete entrambi lavoratori, quindi i lavori di casa si fanno insieme. Oppure le hai proposto di licenziarsi e pensare solo alla casa? No? E allora non fare lo sciocco! Hai mai visto me e tuo padre litigare per le faccende domestiche? Noi abbiamo sempre avuto il buon senso di lavorare insieme, senza divisioni.»

Proprio in quel momento, tornò dal lavoro il padre, Luigi Rinaldi, che vedendo il figlio chiese stupito:
«È successo qualcosa?»

«Fanno sempre le stesse domande» pensò Giacomo, ma ad alta voce disse: «Io e Martina ci separiamo.»

«Beh, sei proprio uno sciocco», commentò Luigi senza troppi fronzoli, portando la borsa della spesa in cucina. Vera spiegò subito al marito la causa della discussione.
«E adesso vivrà qui con noi?» domandò Luigi rivolgendosi a sua moglie, poi si voltò verso Giacomo:
«Sai cosa significa la parola coniuge? Deriva da compagno di giogo: significa che in famiglia bisogna tirare il carro insieme. Se uno si tira indietro, laltro si stanca il doppio. E sai come va a finire? Si rompe il carro o si sfianca chi rimane.»

Giacomo rimase pensieroso, ma il rancore verso Martina non era del tutto passato. Sperava che i genitori lo avrebbero sostenuto, invece si trovava da solo. Intanto i suoi genitori continuavano a parlare di lui, ignorando la sua presenza. Luigi sistemava la spesa, Vera metteva ogni cosa al suo posto. Era chiaro che Giacomo era solo di passaggio e nessuno intendeva coccolarlo.

Giacomo guardava la loro armonia familiare e non capiva come, due persone così dure nella vita, riuscissero tra loro a comportarsi come due innamorati.
«Allora che fai lì impalato? Vai a fare pace con tua moglie!» gli disse severamente il padre. «E scordati tutte queste stupidaggini su chi deve far cosa! Dovete rispettarvi e sostenervi a vicenda: è questo che conta! Su, vai, noi abbiamo le nostre faccende.»

Uscendo di casa, Giacomo si sentiva spiazzato: non aveva trovato ciò che si aspettava. Tuttavia, il rancore verso Martina era svanito e aveva compreso di aver esagerato per una sciocchezza. Una cosa, però, gli era chiara: desiderava costruire una famiglia felice come quella dei suoi genitori.

La vita insegna che il segreto di una casa serena non sta nelle divisioni, ma nellimparare a camminare insieme, sostenendosi lun laltro giorno dopo giorno.

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