Il dono di Dio… Una mattina grigia sotto cieli carichi di nuvole basse e tuoni lontani. La prima tempesta di primavera in una stagione che stenta a farsi largo dopo un inverno secco e gelido. La natura attende con ansia la pioggia rigeneratrice, il vero inizio della primavera italiana, come una madre che aspetta di abbracciare il proprio bambino. A casa di Vika e Sacha, tra il profumo di caffè e uova, serpeggia ancora la tristezza per una notizia devastante: la loro speranza di avere un figlio sfuma davanti all’impotenza della medicina. Ma, nell’attimo in cui la pioggia scroscia e pulisce l’aria, nasce una nuova idea: accogliere un bambino da un istituto. Così, tra il tuono e il profumo dell’erba bagnata, incontrano una bambina dagli occhi azzurri e tristezza antica nel cuore, fragile e bisognosa di amore. Contro ogni consiglio scelgono proprio lei, Lenochka, nata in una sperduta località dell’Italia settentrionale, non voluta né riconosciuta dai genitori per colpa di un difetto fisico. Inizia così il lungo cammino tra interventi, sacrifici e notti insonni. Ma la forza dell’amore e la tenacia italiana vincono: la piccola cresce serena, diventa talentuosa nell’arte, leader tra i suoi compagni, gioia e orgoglio per i genitori. E mentre la nuova famiglia si trasferisce a Milano, la fortuna segue ogni passo: il lavoro va bene, la vita sorride. Ed è proprio in lei, nella dolce e luminosa Lenochka, che Sacha e Vika riconoscono il vero dono del Cielo – Il dono di Dio: la storia di una primavera italiana, di rinascita e speranza, di una bambina scelta dal cuore.

Un dono del cielo

La mattina era grigia, nuvole pesanti si trascinavano basse sullorizzonte, e distanti tuoni si facevano sentire come un tamburo che annunciava il temporale in arrivo. Sarebbe stato il primo temporale di quella primavera.

Linverno era ormai passato, ma la primavera sembrava avere paura di prendersi il suo posto. Il freddo persisteva, venti impetuosi sollevavano polvere e le ultime foglie morte, trasportandole da un angolo allaltro del cortile. La timida erba novella faceva fatica a spuntare tra il terreno ancora duro e screpolato. Anche le gemme sugli alberi parevano esitare nel mostrare i propri tesori.

La natura attendeva la pioggia con ansia. Linverno era stato breve e secco, senza molta neve, con venti gelidi. La terra non si era riposata abbastanza, né aveva ricevuto tutta lacqua di cui aveva bisogno, e ora, quasi impaziente, aspettava la pioggia.

Il temporale avrebbe portato quella tanto desiderata acqua, avrebbe dato nuova vita ai campi, lavato via la polvere e risvegliato ogni cosa. Solo dopo quella pioggia sarebbe potuta davvero iniziare la primavera: piena, lussureggiante, rigogliosa come una donna giovane, piena di amore e di dolcezza.

Allora la terra avrebbe partorito erba verde fresca, fiori dai mille colori, foglie palpitanti e frutti dolci sugli alberi. Gli uccelli avrebbero cantato gioiosi, iniziato a costruire i loro nidi tra le fronde dei giardini in fiore. La vita avrebbe ripreso a scorrere.

Sandro, vieni a fare colazione! chiamò Vittoria. Il caffè si raffredda.

Dalla cucina arrivava laroma di caffè appena fatto e di uova strapazzate. Bisognava alzarsi. Dopo la discussione dolorosa della sera prima, i singhiozzi di Vittoria, una notte in bianco piena di pensieri pesanti, la voglia di iniziare la giornata era poca.

Ma bisognava farlo la vita andava avanti.

Anche Vittoria aveva il volto stanco, gli occhi rossi, le occhiaie profonde. Porse la guancia pallida a Sandro per un bacio, accennando un debole sorriso.

Buongiorno, amore! Sembra proprio che oggi arrivi il temporale. Dio, quanto desidero un po di pioggia… Chissà quando arriverà la vera primavera! Sai, mi son venuti in mente dei versi:

Aspetto la primavera, come una liberazione
Dal gelo e dalla solitudine dellinverno.
La aspetto come se potesse finalmente
Chiarire tutti gli intrecci della vita.
Mi sembra che, quando arriva,
Tutto diventi limpido e vero.
Mi sembra che solo lei
Possa sistemare tutto,
Più giusto,
Più semplice,
Più affidabile,
Più leale.
Dove sei, primavera? Arriva, ti prego!

Sandro la cinse con un braccio, baciò la sua testolina bionda piegata dal dolore. I capelli di Vittoria profumavano di campagna e camomilla. Il cuore di Sandro si strinse in una morsa di tenerezza. Povera, mia cara ragazza… cosa abbiamo fatto di male per meritare tutto questo da Dio? Finora avevano sempre vissuto nella speranza, e quella speranza era il loro sostegno.

Ma ieri, proprio quel famoso Professore a cui si erano affidati per anni, aveva spento ogni sogno.

Mi dispiace molto, ma non potrete mai avere figli. Sandro, il tuo periodo a Chernobyl non è passato senza conseguenze. La medicina purtroppo non può farci nulla. Mi rincresce davvero.

Vittoria si asciugò energicamente le lacrime, scosse i capelli.

Sandro, ci ho pensato a lungo e ho deciso. Dobbiamo adottare un bambino. Pensa a quanti bambini sfortunati ci sono negli istituti prenderemo un maschietto, lo cresceremo come nostro figlio. Sei daccordo? Da quanto tempo aspettiamo un figlio… tanto. di nuovo, le lacrime sgorgarono a fiotti. Sandro la strinse a sé e anche lui non riuscì a trattenere la commozione.

Certo che sono daccordo! Non piangere, amore, va tutto bene.

In quell’istante un boato assordante riempì la casa. Sembrava che tutto tremasse. Pioggia torrenziale iniziò a battere contro le finestre le porte del cielo si erano spalancate. Finalmente, Dio aveva ascoltato le loro preghiere!

La pioggia tanto attesa cadeva a catinelle. Allimprovviso si fece buio, come se fosse notte. I tuoni rimbombavano, i lampi squarciavano il cielo allaltezza del tetto. Sandro e Vittoria, abbracciati, guardavano fuori dalla finestra. Qualche goccia fredda entrava dalla finestra socchiusa, il profumo della pioggia li rinfrescava.

Il velo di tristezza che li aveva avvolti si scioglieva, lavato via da quella pioggia primaverile. Volevano solo che durasse; la vita si rinnovava con quella pioggia.

Dopo alcuni giorni si trovarono davanti al cancello dellorfanotrofio. Avevano un appuntamento. Erano lì per trovare un figlio, un bambino cui dare finalmente tutto lamore a lungo trattenuto. Già chiamavano il loro futuro bimbo Marco nei pensieri, anche senza averlo visto. Era amore accumulato durante anni di attesa: il desiderio di educare, insegnare, crescere insieme.

Il cuore batteva allimpazzata. Sandro suonò. La porta si aprì: li aspettavano.

Il colloquio con la direttrice, la Signora Anna Petrini, cera stato qualche giorno prima; ora li accompagnavano tra i bambini per una prima conoscenza. Nella prima stanza notarono una bambina dagli occhi grandi e celesti, seduta su un vecchio telino umido con indosso un vestitino sporco. Unespressione triste; trascurata, sola, guardava gli adulti di passaggio. Un senso di abbandono e inutilità usciva da quellimmagine. Che dolore! Ecco cosè davvero un orfanotrofio: un rifugio per gli esclusi.

Proseguirono nella stanza successiva. Nei lettini cerano tanti bimbi, puliti, ordinati. Linfermiera ne prendeva uno dopo l’altro per mostrarli. Sembrava quasi di essere al mercato pensò Sandro e noi come acquirenti che devono solo chiedere il prezzo.

Sandro, torniamo da quella bambina, sussurrò Vittoria, stringendo il suo braccio.
Suora, potremmo rivedere la bambina della prima stanza, quella dagli occhi celesti?
Ma voi avevate detto di volere un maschietto! Quella bambina non era stata nemmeno preparata per lincontro.
Portateci da lei, desideriamo vederla ancora.

La suora parve perplessa, ma, dopo un attimo di esitazione, li accompagnò indietro.

Chiamo subito la Direttrice, aspettate qui per favore, indicò alcune sedie.

Vittoria si strinse a Sandro.
Sandro, prendiamo lei. Appena lho vista mi si è stretto il cuore.
Anche a me. Somiglia proprio a te: stessi occhi, stessi capelli. Così fragile!

Poco dopo tornarono la suora e la Direttrice. Anna Petrini aveva unaria preoccupata.

Avete scelto un caso difficile. Non credo faccia per voi.
Ma perché? Ci piace, somiglia tantissimo a Vittoria! Guardi, sembra la sua copia! Sandro si diresse deciso verso la stanza dove avevano visto la bambina.

Ora era stata lavata e cambiata; già il suo visino era più sereno, due fossette sulle guance quando sorrideva. Tendendo le braccia verso di loro, tentò di alzarsi e Vittoria, vedendo i piedini della bambina girati al contrario, strinse forte la mano di Sandro. Lui sollevò la piccola tra le braccia e la bimba si strinse al suo viso con il nasino bagnato.

Le lacrime affiorarono negli occhi di entrambi. Anna Petrini si voltò, asciugandosi gli occhi con un fazzoletto.

Venite nel mio studio. Suora, portate con voi Lucietta, ordinò la Direttrice.

Così scoprirono la storia della bambina. Era nata da genitori già avanti nell’età, in una sperduta frazione di montagna del nord. La madre aveva già tanti figli. Nata con una malformazione grave alle gambe, i genitori rifiutarono di portarla a casa, sostenendo che mancavano i soldi per una lunga cura, e che in casa avevano già abbastanza miseria.

E così Lucietta era finita in orfanotrofio.

Ora decidete voi, continuò la Direttrice. È una bimba dal destino difficile, ma con tanto impegno, sacrifici e un amore smisurato, può diventare una bambina come tutte le altre. Prendetevi un mese per pensarci. Vi darò il contatto del professore che lha visitata; saprà dirvi tutto. Non venite prima del termine: i bambini si affezionano in fretta, specie quelli così sfortunati, e sarebbe una tragedia per tutti se poi cambiassero idea.

Il mese passò. Vittoria e Sandro, appena usciti dal primo incontro, avevano già deciso: Lucietta sarebbe diventata loro figlia! Le visite dal professore a Milano furono rassicuranti: si potevano fare più operazioni, e la bimba sarebbe cresciuta come gli altri, senza nemmeno cicatrici. Bastava solo tempo, forza e, naturalmente, qualche sacrificio. Sandro contò i risparmi: se vendeva la macchina nuova e lasciava perdere la villa in costruzione, ce lavrebbero fatta. Lavrebbero fatto, senza esitazione.

Arrivò il giorno tanto atteso. Sandro stringeva un mazzo di peonie rosa, Vittoria una borsa di regali per i bambini. Anna Petrini li accolse con le lacrime agli occhi. Unaltra creatura avrebbe trovato finalmente la sua famiglia!

Andarono insieme nelle stanze dei bambini. Lucietta, ora, era cresciuta un po, i capelli chiari formavano già dei boccoli, il viso colorito di salute e gli occhi pieni di espressività. Quando Sandro la prese in braccio, la bimba circondò il suo collo con le braccine, stringendosi forte.

Poi Lucietta andò tra le braccia di Vittoria. Tutti erano commossi. Passarono lintera giornata in orfanotrofio, ascoltando consigli e raccomandazioni su come prendersi cura della piccola. Mancava ancora la parte più difficile: le pratiche legali di adozione, passando anche dal tribunale per togliere ai genitori naturali la potestà. Solo così Lucietta sarebbe stata davvero loro figlia.

Quando finalmente la portarono a casa, Vittoria lasciò il lavoro per dedicarsi solo a lei. Presto iniziarono le operazioni in clinica a Milano; un mese di ricovero, e poi Lucietta mostrava orgogliosa al papà come mangiava il suo semolino con il cucchiaino, imitava il miagolio del gatto e il belato della capretta. Le gambe però erano ancora doloranti; si poteva portarla fuori solo con pantaloni lunghi.

La bambina però era vivace, socievole, aveva iniziato a parlare presto, conosceva tutti per nome, salutava tutti.

Ma più di chiunque altro adorava Sandro. Il mio papà, diceva; e ormai anche Vittoria lo chiamava così. Il suo papà la venerava: Lucietta era la sua luce, il suo sole.

Dopo un anno, nuove operazioni. Ancora tanta fatica, notti insonni con Vittoria al capezzale della piccola in ospedale… fino al giorno trionfale in cui le gambe di Lucietta erano finalmente dritte, come quelle di tutte le bimbe. Ora poteva correre e saltare. A cinque anni la iscrissero allasilo, dove le maestre notarono il suo talento per il disegno e consigliarono di coltivarlo. A sei anni, Lucietta iniziava la scuola darte per ragazzi; i suoi disegni venivano esposti alle piccole mostre locali. I paesaggi vivaci e pieni di gioia attiravano lattenzione di tutti. Quel talento colpiva sia il pubblico che i critici, soprattutto dato letà della piccola artista.

A sette anni cominciò la scuola primaria. Da subito divenne la leader della classe: brillante, allegra, intraprendente. Ottima nel disegno, frequentava la scuola darte e si iscrisse anche a un corso di danza. Sempre circondata dagli amici, dove cera lei cerano risate e felicità. I genitori erano fieri di andare alle riunioni; di Lucietta si diceva sempre bene. Nessuno sospettava attraverso quante difficoltà erano passati lei e i suoi genitori non quelli che lavevano messa al mondo, ma quelli che la stavano crescendo con tutto lamore possibile.

Dio non abbandonò Sandro e Vittoria: dopo larrivo di Lucietta, tutto cambiò in meglio. Il piccolo negozio di Sandro iniziò a funzionare, permettendo loro di trasferirsi a Milano. Trovarono casa in un bel quartiere; Lucietta frequentava una scuola prestigiosa. Ora aveva dieci anni, frequentava la scuola media, sempre la prima della classe, ancora appassionata di pittura.

Era una bambina dolce, con i grandi occhi celesti e una lunga treccia bionda. Amata da tutti, il sorriso sempre pronto. Un vero dono del cielo.

La vita ci insegna che lamore sa guarire più di qualsiasi medicina, e che spesso le piogge più desiderate portano i doni più preziosi, capaci di cambiare tutto per sempre.

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Il dono di Dio… Una mattina grigia sotto cieli carichi di nuvole basse e tuoni lontani. La prima tempesta di primavera in una stagione che stenta a farsi largo dopo un inverno secco e gelido. La natura attende con ansia la pioggia rigeneratrice, il vero inizio della primavera italiana, come una madre che aspetta di abbracciare il proprio bambino. A casa di Vika e Sacha, tra il profumo di caffè e uova, serpeggia ancora la tristezza per una notizia devastante: la loro speranza di avere un figlio sfuma davanti all’impotenza della medicina. Ma, nell’attimo in cui la pioggia scroscia e pulisce l’aria, nasce una nuova idea: accogliere un bambino da un istituto. Così, tra il tuono e il profumo dell’erba bagnata, incontrano una bambina dagli occhi azzurri e tristezza antica nel cuore, fragile e bisognosa di amore. Contro ogni consiglio scelgono proprio lei, Lenochka, nata in una sperduta località dell’Italia settentrionale, non voluta né riconosciuta dai genitori per colpa di un difetto fisico. Inizia così il lungo cammino tra interventi, sacrifici e notti insonni. Ma la forza dell’amore e la tenacia italiana vincono: la piccola cresce serena, diventa talentuosa nell’arte, leader tra i suoi compagni, gioia e orgoglio per i genitori. E mentre la nuova famiglia si trasferisce a Milano, la fortuna segue ogni passo: il lavoro va bene, la vita sorride. Ed è proprio in lei, nella dolce e luminosa Lenochka, che Sacha e Vika riconoscono il vero dono del Cielo – Il dono di Dio: la storia di una primavera italiana, di rinascita e speranza, di una bambina scelta dal cuore.