PER OGNI EVENIENZA
Sara guardò la collega in lacrime, fece spallucce e tornò a digitare velocemente al computer.
Sei proprio di ghiaccio, Sara, sentì dire dalla voce di Paola, la capoufficio.
Io? Che ti fa pensare questo?
Beh, perché magari nella tua vita privata fila tutto liscio, ma non è detto che sia così anche per gli altri. La vedi, vero?, si dispera Un gesto di conforto, un consiglio, due parole Da te che le cose ti vanno bene, magari le servirebbe davvero.
Dici a me di dare consigli a Lucia? Non credo che apprezzerebbe. Cho provato, sai? Circa cinque anni fa, quando veniva in ufficio che sembrava aver preso un palo in faccia Voi non ceravate ancora.
E no, non era il suo compagno a picchiarla; si faceva male da sola, inciampava malissimo. Poi, appena lui sparì dalla sua vita, i lividi da lampione scomparvero dal volto di Lucia era già il terzo che se ne andava a gambe levate.
Allora le ho dato una mano, ci ho provato. Indovina? Sono diventata io quella cattiva certo! Poi me lhanno spiegato le altre: tanto, Lucia la sa lunga. Nessuno le deve dire niente.
Ero solo una gelosa che metteva il bastone tra le ruote alla sua felicità.
Allepoca correva da streghe e fattucchiere per farsi legare luomo, adesso invece va dallo psicologo.
Lavora sui suoi traumi.
Però il copione è sempre lo stesso, cambiano solo i nomi.
Scusa, ma non sono il tipo da fazzoletti e compassione.
Dai però, Sara, non si fa così.
A pranzo, sedute tutte alla stessa tavolata, non si parlava che dellex di Lucia: che individuo, che farabutto.
Sara mangiava in silenzio; poi si prese un caffè, si mise in un angolo e scorreva il telefono per liberarsi un po la testa.
Sara, si avvicinò Giulia, morbida e sempre allegra, anche se stavolta era seria ma proprio un filo di compassione per Lucia non ce lhai?
Giulia, che vuoi da me?
Ma lasciala stare intervenne Elisa passando lì vicino tanto è sempre così, lei: cha il suo Simone, vive nel miele, mica può capire cosa vuol dire restare sola, con un bambino piccolo, senza aiuto, senza nulla. E poi vuoi vedere se riesce a prendere pure gli alimenti da quello lì?
Non doveva nemmeno mettersi a fare figli così, che già letà non cè più, sentenziò la signora Maria, la più anziana di tutte, che le ragazze chiamavano affettuosamente nonna Maria. Ci ha ragione Sara, Lucia piangeva già quando era incinta di quello là. E prima pure, lasciamo perdere.
Le donne, intanto, strette tutte intorno a Lucia che ancora singhiozzava, dispensavano i più disparati consigli.
E intanto, la nostra Lucia, che voleva sempre essere la forte e indipendente, sera stufata di piangere: ha chiamato subito la madre dal paese, per farsi dare una mano con il figlio e quellaltro, il benedetto. E piano piano ha iniziato a risollevarsi.
Taglio nuovo, ha fatto le sopracciglia semipermanenti, le ciglia finte, ha pensato pure di farsi il piercing al naso, ma il reparto al completo lha fermata in tempo.
E via, lanciata di nuovo.
Tranquilla, Lucia, la rincuoravano le ragazze vedrai che un giorno sarà lui a piangere.
Macché, sospirava Sara a voce bassa, più tra sé che altro, ma le altre, già un po brille, colsero e vollero sapere il perché.
Non piangerà mai, disse Sara. Né gli dispiacerà nulla. E Lucia domani trova un altro uguale.
È facile parlare così, tu chai Simone lui sarà diverso, no?
Diverso sì, il mio Simone è doro: non alza le mani, non beve, non va a donne, mi ama da impazzire.
Eh, ma sono tutti uguali, fidati.
Guarda che te lo soffiano, Sara.
Non succede, non è tipo.
Sarei meno sicura.
Sii pure scettica.
Ormai col vino a salire alla testa, sembrava una gara tra chi aveva la battuta più tagliente.
Dai Sara, portaci a casa tua, vediamo se Simone resiste a tutta questa bellezza O non vuoi perché hai paura che qualcuna di noi se lo porti via?
Andiamo pure.
Ragazze, tutte da Sara a vedere se Simone tiene il punto!, urlò Elisa.
Io no, disse la signora Maria a casa mi aspettava Armando Ma voi andate, divertitevi!
Così, tutte allegre, si riversarono a casa di Sara: chiacchiere in cucina, un su e giù di risate.
Su ragazze, mettiamoci ai fornelli, così quando arriva Simone trova qualcosa di buono.
Mah, inutile darsi da fare, mangia poco e poi è pure schizzinoso, sorrise Sara comunque sì, arriva a breve.
A poco a poco lentusiasmo si spense, la gente iniziava a ricordare di avere casa e impegni: restarono solo Lucia, Paola e Giulia.
Bevevano un tè nella accogliente cucina di Sara, chiacchierando sotto voce e guardando la porta con una certa attesa, nervose per la curiosità di conoscere finalmente questo benedetto Simone.
Proprio allora arrivò qualcuno.
Simone, amore di mamma, vieni qui dalla tua mamma, fece Sara uscendo in corridoio.
Le altre, tutte a posto, si sentirono un po fuori luogo vedendo entrare in soggiorno un ragazzone alto e bello.
Ah, allora ecco il trucco! si lesse subito negli occhi delle colleghe il marito di Sara è molto più giovane di lei.
Ragazze, vi presento mio figlio, Matteo.
Ma come? E Simone?
Sì, lui è mio figlio Matteo. Simone? Ah, Simone adesso non può farsi troppo vedere, si riprende domani, vero tesoro?
Certo mamma, ormai passa tutto, fra un paio di giorni potrà anche saltare di nuovo. Solo non fargli leccare lì la ferita
Le donne, tutte imbarazzate
Forse è il momento di andarcene?
Aspettate! Non vi ho presentato Simone piano però, che oggi è stato operato; Matteo e sua moglie lhanno portato, io ero al lavoro. Era diventato un disastro, segnava dappertutto venite.
Ed eccolo lì, Simone, che dorme beato sul divano.
Le donne dovettero trattenersi dal ridere mentre uscivano dalla stanza.
Ma è un gatto!
Certo che è un gatto! Cosavete pensato?
E il marito?
Ah, quello non cera. Siete state voi a fantasticare, una volta ho detto che avevo un uomo doro, Simone, e avete creduto chissà cosa Mai avuto fortuna. Sposata giovane per la storia della prima cotta, non ho finito luniversità, è nato Matteo. Dopo tre anni ci siamo separati, lui è tornato a casa della mamma. I miei mi hanno aiutata un sacco.
Riprovatoci verso i trenta: sembrava quello giusto, facevamo mille progetti lui ci teneva tanto ai figli, lerede, la bambina, però Matteo eh, magari a fare il militare. Lho rimandato dalla mamma, lui si è messo pure a protestare. Lei mi ha dato della stupida, come se i figli degli altri non li volesse nessuno, però guarda che pure suo marito era il secondo
Con Matteo siamo rimasti in due per anni, poi un altro tentativo e quello, già in fase di corteggiamento, mi mollò un occhio nero per gelosia. Io, che con Matteo praticavo judo da quando era piccolo, gli feci vedere un paio di mosse e lo cacciai via.
Intanto Matteo si è fatto la sua vita, si è sposato, io ho preso Simone, il gatto, e stiamo benissimo; andiamo insieme al cinema, in vacanza, nessuno chiede conto a nessuno.
A volte cucino qualcosa di buono, gli amici passano, tutti contenti, senza stress.
Allinizio Matteo non capiva: Perché non viviamo insieme, mamma? mi chiedeva.
A che scopo? Siamo adulti ormai, ognuno con le sue abitudini, se fossimo stati insieme dallinizio come i miei genitori o come mio fratello e sua moglie, allora sì loro dopo trentanni vanno pure a fare la spesa allunisono! Io non ce lho fatta, non fa per me. Per cosa dovrei far finta di nulla e dire che sono sposata così, tanto per?
Meglio vivere con il mio Simone.
Vero, piccolo mio? Te lavevo detto che se non smettevi di segnare tende e tappeti, ci saremmo giocati qualcosa
Le ragazze uscirono serie, soprattutto Lucia, che continuava a riflettere.
Però, non ce lha fatta a fare come Sara: dopo un mese era di nuovo entusiasta di un nuovo fidanzato, a lavoro riceveva mazzi di fiori da far invidia a chiunque.
Sara e nonna Maria si scambiarono uno sguardo divertito.
Allora, Maria, come sta il tuo Armando? Come va la zampetta?
Bene, Sara cara. In passeggiata lha punta qualcosa, ma è già guarito, grazie al cielo. I nipoti dicono che dovrei portarlo alle esposizioni, ma lascia stare, chi voglio prendere in giro? Va bene già così E Lucia mi sembra che ha rimesso insieme i pezzi, eh?
Eh sì, Maria, cè chi prende animali, chi cambia uomini
Eh, ognuno fa come può! Stavolta magari le va meglio!
Speriamo
Di che chiacchierate?
Di te, Lucia. Speriamo che stavolta sia quella buona.
Ragazze, lo so come sembro Ma io non riesco a stare sola, davvero.
E chi ti dice niente? Basta giustificarsi, ognuno ha la sua storia…
Sara, la sentì chiamare andando verso il parcheggio, era Lucia. Senti ma mi dai qualche consiglio? Sui gatti, dico. È meglio maschio o femmina?
Vai ora, ti aspettano. Se mai, poi ci pensiamo, le rispose Sara ridendo.
Era solo per ogni evenienza.






