Non vi ho invitati a casa mia! – la voce della nuora si spezzò. – Non vi ho chiamati!

Non ho invitato nessuno a casa mia! la voce di mia cognata tradiva un tremolio. Non vi ho chiamati!

Mi chiamo Marco e oggi è il compleanno di mia moglie, Giulia. Sto in cucina, tutto preso a montare una salsa per la pasta. In una mano la frusta, nellaltra un vecchio libro di cucina della nonna, il viso contratto in una concentrazione assoluta.

Laroma di aglio, pomodoro e basilico riempie lappartamento; si mescola al profumo delicato delle candele che Giulia ha distribuito ovunque in salotto.

Sembra venire bene le dico, girandomi verso di lei, che sta tagliando del parmigiano per linsalata. Almeno, non si è impazzita.

Giulia mi sorride con quella pazienza tenera che solo lei possiede. I suoi capelli neri sono raccolti in uno chignon un po spettinato e nei grandi occhi castani si riflettono le luci morbide della cucina.

Sei il mio chef preferito si avvicina e mi abbraccia alla vita. Sa tutto di buono qui, proprio come quel ristorantino a Trastevere.

È il nostro obiettivo. Immagina: silenzio, musica di sottofondo, cena a lume di candela Nessun telefono, nessun ospite. Solo noi due.

Abbiamo scelto insieme di passare il suo compleanno soli, dopo giorni di visite e cene con parenti. Avevamo bisogno come il pane di un po di tempo solo per noi. Giulia aveva acquistato la sua bottiglia di Chianti preferita; io mi ero preso il pomeriggio libero in anticipo per cucinare tutto con le mie mani.

Quando piatti e antipasti erano pronti e li avevamo portati in soggiorno, Giulia mise su una musica leggera.

Buon compleanno, amore mio dico sollevando il bicchiere. Che questo nuovo anno porti solo felicità e serenità.

Grazie, caro fa lei, brindando con un sorriso dolce.

Il gusto del vino era intenso. Chiudo gli occhi, assaporando ogni attimo. Aspettavo questa sera da settimane. Era una pace rara e preziosa.

Ma proprio quando sembrava tutto perfetto, il citofono squillò, forte e inaspettato. Sbuffo, contrariato.

Chi sarà mai? mi domando, già intuendo qualcosa.

Giulia alza appena le spalle, ma il suo sguardo si vela. Una sensazione di disagio le attraversa il volto. Vado al pannello.

Pronto? Chi è?

In risposta, una voce squillante e ben nota

Marco, siamo noi! Dai, apri, abbiamo portato un pensierino! Siamo venuti a fare gli auguri alla festeggiata!

Mi prende un colpo. Guardo Giulia tremando.

Mamma? sussurro. Che ci fai qui?

Come che ci faccio? Sono venuta a far gli auguri alla mia cara nuora! Su, fa freddo, facci entrare!

Con un sospiro, premo il pulsante e lascio che la porta si apra. Si fa una pausa pesante in casa.

Tua madre? Ora?! Giulia bisbiglia. La voce le si incrina.

Scusa, non sapevo Aveva detto che avrebbe solo telefonato

Nemmeno il tempo di rendersene conto, che bussano alla porta: decisi, come se fosse casa loro.

Respiro a fondo e apro. Sulla soglia cè mia madre, Maria Teresa, minuta, un po abbondante, i capelli corti tinti di rosso e il rossetto vistoso.

Avvolta in uno scialle di lana a fiori sgargianti, regge un enorme contenitore di plastica appannato.

Finalmente! Qui si gela come cani randagi! esclama entrando senza salutare, togliendosi il cappotto già sulluscio.

E allora vediamo che dietro di lei cè unintera processione: zio Carlo, il fratello di mamma, enorme e vestito da tuta che porta una cassa di aranciata; sua moglie Lina, magrissima e agitata, con una torta gigante in mano; la figlia ventenne, Elisa, subito con gli occhi chini sul telefono, e due bambini piccoli che urlano e corrono in fondo al corridoio.

Mamma, ma cosè tutto questo? trovo la forza di chiedere.

Be, che sarà mai? Maria Teresa già occupa tre ganci per il suo cappotto. Siamo famiglia! Abbiamo pensato a una sorpresa per la nostra Giulia! Per te, cara! si avvicina pronta a passarmi il contenitore. Tieni, è il brodo di manzo, a Marco piace tanto!

Giulia prende meccanicamente il pesante contenitore.

Grazie, signora Maria Teresa ma non aspettavamo ospiti

Ma che ospiti! Siamo di casa! ride rumorosa, e va già verso il salotto. Guarda che atmosfera romantica! Le candele!

Zia Lina intanto posa la torta sulla tavola, spostando vaso di fiori e bicchieri di vino senza tanti complimenti.

Tanti auguri Giulia! Lho fatto io, è la torta Diplomatico, con la ricetta della nonna. Devi assaggiarla!

I bambini corrono e urlano tra i mobili. Uno di loro quasi fa cadere il vaso a terra, e Giulia si precipita per salvarlo.

Il mio cuore batte forte. Cerco di recuperare il controllo.

Va bene, ormai siete qui accomodatevi pure. Giulia, possiamo preparare un posto in cucina?

Ma mia madre, ovviamente, fa di testa sua.

Macché cucina: qui si sta benissimo! Carlo, sposta il tavolino! Lina, prendi i piatti! Elisa, basta con quel telefono, vieni ad aiutarci!

Elisa, senza staccare gli occhi dallo schermo, si trascina svogliata verso la cucina. Il clima intimo e romantico è ormai svanito.

In dieci minuti, la tavola è invasa dai piatti che hanno portato: brodo di manzo, insalata russa, funghi sottolio, torta Diplomatico.

Allora, festeggiata, raccontaci, come va la vita? Maria Teresa si siede sul divano, fissando Giulia con occhi indagatori. Sempre al solito lavoro? Quello lì non ti dà problemi, vero?

Tutto bene, grazie mormora Giulia, giocherellando con la forchetta.

Perché guarda, Elisa nostra non trova lavoro nemmeno a pagarla. Ha studiato, studiato ora è a spasso. Magari puoi trovarle un posticino nel tuo ufficio? È brava davvero.

Giulia annuisce appena, sento la sua tensione aumentare. Io cerco di tenere viva la conversazione, rispondendo alle domande di zio Carlo sul calcio, ma si vede che sono frustrato, stanco e arrabbiato.

Cerco di lanciare a Giulia sguardi di scusa, ma non cè modo di sistemare la situazione. I bimbi, pieni di dolci, riprendono i loro giochi.

Il più piccolo, Matteo, scopre nella libreria la collezione di statuine di vetro che Giulia ha collezionato per anni.

Guarda mamma, che belle! grida.

Attento Matteo, sono fragili! scatta lei, ma troppo tardi.

Il bambino afferra un cigno di cristallo. Un tonfo, un tintinnio: la statuina si spezza in mille pezzi.

Immobilità totale. Persino la musica è finita, resta solo il crepitio delle candele.

Mannaggia! esclama zia Lina Matteo, te lavevo detto di non toccare niente!

Ma dai, non ti arrabbiare minimizza Maria Teresa. È solo vetro. Si butta via e stop. Non lha fatto apposta, è un bambino.

Giulia alza lentamente gli occhi su di lei.

Era un regalo di mia nonna dice a bassa voce, ma chiaramente. Non cè più.

Eh vabbè, pace allanima sua, ma i vivi sono più importanti risponde indispettita Maria Teresa. Quando si hanno ospiti bisogna nascondere le cose di valore.

Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Giulia si alza di scatto, la sedia sbatte rumorosamente.

Ma io non ho chiamato nessuno! il suo grido finalmente esplode. Non vi ho invitati! Io e Marco volevamo passare la serata da soli! È il mio compleanno, non una riunione di famiglia!

Cala un silenzio irreale. Anche i bambini si accorgono della tensione e si zittiscono.

Zio Carlo si fissa nel piatto, Lina resta con la bocca aperta. Maria Teresa arrossisce.

Ah sì? il suo tono si fa gelido. Noi veniamo con regali, per festeggiare, sistemiamo la tavola e non siamo i benvenuti? Non posso venire a casa di mio figlio?

Mamma, basta intervengo, finalmente esasperato. Giulia ha ragione. Volevamo stare soli. Non puoi arrivare così allimprovviso, portando dietro mezza famiglia.

Arrivare così? Ma sei mio figlio! Ti ho cresciuto, ti ho dato tutto! Ora che sei sposato non posso più venire?

Non si tratta di Giulia, mamma! Si tratta di rispetto per la nostra vita e i nostri spazi!

Parte uno scontro acceso e inutile. Maria Teresa lancia rimproveri, io cerco di spiegare, i parenti abbassano lo sguardo.

Giulia non ce la fa più. Si volta ed esce dalla stanza in silenzio.

Attraverso il muro sento ancora le voci, ovattate ma dolorose.

Non so quanto tempo passa: dieci, quindici minuti forse, poi le voci si affievoliscono, resta il silenzio.

Sento rumori di passi, la porta dingresso che si chiude.

La porta della camera si socchiude piano. Sulla soglia ci sono io, abbattuto.

Sono andati via mormoro. Giulia, perdonami. Dovevo staccare il citofono

Ma non lhai fatto risponde lei, svuotata. Dovevi fermarla.

È mia madre voleva solo fare una sorpresa.

Ma a chi? A sé stessa? Per mostrarsi la regina della casa? Ha rovinato tutto Marco!

E cosa potevo fare? Cacciarli via? Avrebbero fatto una scenata peggiore

E ora non è stata una scenata? cammina avanti e indietro, tesa. È sempre la stessa storia! Decide lei, comanda lei! E tu lasci sempre correre

Giulia si avvicina alla finestra e guarda giù, dove la figura di Maria Teresa e gli altri si infilano in macchina.

Sembra tutto finito, ma io so che non è così. È solo una pausa.

Non so se posso sopportarlo ancora, Marco sussurra. Non voglio vivere con la paura che tua madre entri nella nostra vita quando le pare, con le sue torte e i suoi consigli.

Le parlerò. Glielo dirò chiaramente. Non si può andare avanti così

Lo hai già detto cento volte. Non è mai cambiato nulla.

La serata che avevamo sognato non è mai cominciata.

Scusa ripeto a bassa voce. Buon compleanno, amore.

Giulia chiude gli occhi. Ha trentatré anni. E si sente vecchia di sessanta.

Forse vuoi mangiare qualcosa? provo a suggerire. È avanzato di tutto.

Non ne ho voglia mi risponde fredda. Sono stanca, vado a dormire.

Attraversa la stanza e sparisce in bagno. Vorrebbe solo lavare via questa brutta serata e svegliarsi domani, in una giornata senza parenti invadenti.

Maria Teresa, uscita di scena, si sente offesa e non capisce come abbia potuto rovinare la serata a suo figlio e sua nuora.

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