Mamma, ormai ho dieci anni, giusto? mi sono lasciato sfuggire tornando da scuola.
E quindi? Mamma mi ha guardato, sorpresa.
Come e quindi? Hai dimenticato quello che mi avete promesso tu e papà quando avrei compiuto dieci anni?
Promesso? Cosa ti avremmo mai promesso di permettere?
Di prendermi un cane!
No! ha esclamato mamma tutta agitata. Qualunque cosa, ma non questo! Se vuoi, ti compriamo il monopattino elettrico più costoso che cè. Basta che non tiri più fuori il discorso del cane.
Ah, ecco come stanno le cose… ho storto la bocca, deluso. E dopo mi fate pure la morale su quanto sia importante mantenere la parola data… E voi invece ve lo dimenticate. Va bene, va bene…
Mi sono chiuso in camera mia e non ho fiatato fino allarrivo di papà dal lavoro.
Papà, ti ricordi cosa mi avevate promesso tu e mamma…? ho cominciato, ma papà mi ha interrotto.
Mamma mi ha già chiamato oggi, so cosa vuoi! Ma spiegami davvero, a cosa ti serve un cane?
Papà, ma io lo sogno da una vita! Ve lavevo già detto!
Lo so, lo so! Hai letto troppe favole di Cipollino e Pinocchio e vuoi imitare i personaggi! Ma lo sai che i cani di razza costano una cifra?
Ma a me non serve un cane di razza, ho risposto deciso. Per me andrebbe benissimo anche un meticcio. Pure uno abbandonato! Ho letto on line che questi cani spesso non trovano casa e sono tristi da morire.
No! papà mi ha interrotto di nuovo. Meticcio? Ma perché mai prenderemmo un cane così? Non sarebbe nemmeno bello! Allora, Michele, facciamo così. Accetto un cane abbandonato, ma esclusivamente se è giovane e di razza.
Proprio per forza così? ho fatto una smorfia.
Sì! ha lanciato uno sguardo furbo a mamma, poi le ha fatto un cenno dintesa. Dovrai occupartene tu, portarlo al campo daddestramento, magari anche alle mostre canine, giusto? Un cane vecchio non si addestra più. Quindi, se riuscirai a trovare in città un cane abbandonato, giovane, ma di razza, forse io e mamma cederemo.
Va bene… ho sospirato triste. Perché di cani abbandonati e pure di razza, in giro, non ne avevo mai visti. Ma la speranza è lultima a morire, mi sono detto che avrei provato comunque.
La domenica ho chiamato il mio amico Paolo e, dopo pranzo, ci siamo messi in cammino.
Abbiamo gironzolato quasi per mezza Firenze fino a sera, ma di cani abbandonati e giovani di razza neanche lombra. Di cani belli, sì, ma tutti con i loro padroni e ben tenuti al guinzaglio.
Basta così, ho borbottato stanco. Lo sapevo che avevamo zero possibilità, Paolo.
Perché non proviamo la prossima domenica ad andare al canile? mi ha proposto Paolo. Ci sono anche lì cani di razza, secondo quello che so. Dobbiamo solo informarci sullindirizzo. Per ora, però, fermiamoci a riposare un attimo…
Abbiamo trovato una panchina libera, ci siamo seduti e, chiacchierando, ci siamo immaginati prendere dal canile un cane bellissimo e addestrarlo insieme. Sognato un poco, ci siamo rimessi in marcia verso casa.
Allimprovviso Paolo mi ha tirato per il braccio e ha indicato davanti a noi.
Michele, guarda lì.
Ho seguito il suo sguardo, e dai cespugli è sbucato uno scricciolo di cucciolo sporco e biancastro che camminava zoppicando.
Un bastardino, ha detto Paolo con sicurezza, mentre dava un fischio.
Il cucciolo si è girato verso di noi, poi, dopo una breve esitazione, ha trotterellato gioiosamente. Ma arrivato a un paio di metri, si è fermato di scatto.
Non si fida degli umani, ha commentato Paolo. Chissà che paura deve aver preso il poverino.
Io mi sono avvicinato piano, canticchiando un richiamo, e ho allungato la mano. Il cucciolo si è avvicinato timido. Quando sono arrivato quasi a toccarlo, ho visto che non scappava, ma agitava la coda nervosamente e guardava con occhi pieni di speranza.
Dai, andiamo, Michele, ha detto Paolo un po ansioso Lascia perdere, tu hai bisogno di un cane di razza! Un cane così puoi chiamarlo solo Macchia, niente nomi altisonanti! Paolo ha scosso la testa e si è allontanato deciso.
Io, invece, sono rimasto lì a coccolare Macchia ancora un po, poi triste lho seguito. A dir la verità, porterei volentieri questa bestiola a casa.
Proprio allora, dietro di noi, il cucciolo ha guaito piano.
Sono rimasto immobile, Paolo si è girato e ha sussurrato:
Michele, per favore vieni e non voltarti indietro! Quel cane ti guarda in un modo…
In che modo?
Come se tu fossi il suo padrone e lo stessi abbandonando. Muoviamoci!
Paolo si è messo a correre, ma io non riuscivo a muovere neanche un passo. Restavo fermo, con il cuore pesante. Quando finalmente trovai il coraggio di ripartire, sentii qualcuno tirarmi delicatamente il pantalone. Abbassai gli occhi: cerano due occhioni neri e teneri che mi guardavano pieni di speranza.
In quel momento, senza più pensare a niente, ho preso Macchia in braccio e lho stretta forte. Avevo già deciso: se mamma e papà non avessero accettato il mio nuovo amico, sarei scappato di casa con lei.
Ma i miei genitori, dopotutto, hanno dimostrato di avere un cuore grande. Così, il giorno dopo, tornando da scuola, ad aspettarmi cerano mamma, papà e una pulitissima, brillante e felice Macchia.
Oggi ho imparato che, anche se la vita a volte sembra dirti di no, bisogna provarci comunque e ascoltare il cuore. E spesso quello che riusciamo a dare, in amore, ci viene restituito mille volte di più.






