Vittorio era comodamente seduto alla scrivania con il suo portatile e una tazza di caffè, intento a finire qualche lavoro rimasto in sospeso, quando una telefonata inaspettata da un numero sconosciuto gli sconvolge la giornata: in linea un medico del Policlinico Mangiagalli di Milano, che gli chiede se conosce una certa Anna Isotova. Alla risposta negativa, il medico gli comunica che Anna è morta durante il parto e che lui, Vittorio Larioni, risulta essere il padre della bambina appena nata. Sbalordito, Vittorio inizia a ricostruire mentalmente gli avvenimenti di nove mesi prima, ricordando una breve storia vissuta a settembre a Riccione con una giovane di nome Anna, che aveva presto dimenticato. Nonostante una vita tranquilla, senza mai desiderare figli o famiglia, Vittorio accetta di recarsi in ospedale per risolvere la questione, deciso a non assumersi responsabilità. Lì però incontra la madre di Anna, la signora Vera Dmitrievna, che lo supplica in lacrime di non rifiutare la bambina, che rischierebbe di finire in orfanotrofio a causa della sua malattia e delle sue condizioni di salute. Dopo aver confermato la paternità con il test del DNA, Vittorio si trova con la piccola tra le braccia: vede i suoi stessi occhi nello sguardo della figlia, si commuove e, in quel momento, comprende che la sua vita non sarà più come prima. Con una nuova determinazione, sceglie di portare a casa la bambina insieme a Vera, pronto ad affrontare quel futuro inatteso e pieno di emozioni.

Vittorio si era sistemato comodamente alla sua scrivania con il portatile e una tazza di caffè fumante. Doveva finire alcuni lavori urgenti. Improvvisamente, fu interrotto dal suono del telefono. Numero sconosciuto.

Pronto, mi dica.

Vittorio Demetrio? La disturba lospedale civile. Lei conosce forse una certa Anna Marinelli? domandò una voce maschile, anziana, allaltro capo del filo.

No, non conosco nessuna Anna Marinelli. Ma di cosa si tratta? rispose confuso Vittorio.

Vede, Anna è venuta a mancare ieri durante il parto. Abbiamo chiamato sua madre. Ci ha detto che lei è il padre della bambina, la voce si fermò, in attesa di una sua reazione.

Ma quale bambina? Che vuol dire padre? Non capisco nulla! Vittorio iniziava a innervosirsi.

Anna ha dato alla luce una bimba ieri. E lei ne è il padre. Almeno, se è davvero Vittorio Demetrio Lariano. Domani dovrebbe venire in ospedale. Bisogna prendere una decisione

Che decisione? domandò Vittorio, sempre più confuso.

Si presenti domani stesso allospedale di San Giovanni. Domandi del dottor Nicola Petrucci. Sono io. Parleremo meglio di persona.

Rimasto con il telefono in mano, Vittorio ascoltò i beep della chiamata conclusa. Lo posò lentamente, cercando di assimilare ciò che aveva sentito.

Anna Quale Anna? borbottava, camminando ansiosamente per la stanza. Non ne ho idea No, devo ragionare. Quanto dura una gravidanza? Nove mesi. Che succedeva nove mesi fa? Ora è maggio quindi era settembre Cosa ho fatto a settembre?

Guardò la tazza di caffè, fece una smorfia e la posò sul tavolo. Forse ci voleva qualcosa di più forte, ma

A settembre ero a Rimini improvvisamente ebbe un lampo di memoria nitido. Due settimane. Ecco dove lho conosciuta! Anna!

Ora il volto di lei gli tornava confusamente alla mente. Capelli biondi, occhi azzurri Quante Anna aveva conosciuto in vita sua? Non poteva certo ricordarle tutte. A quasi quarantanni non aveva mai voluto sposarsi, né tantomeno desiderato figli. Mai! Aveva una vita ben costruita e non intendeva cambiarla per nessuna Anna…

“Eppure ora è morta” un pensiero gli martellò nella testa.

Come è possibile? disse a voce alta, fissando il soffitto, come se lì ci fosse la risposta. Aveva sì e no ventanni

Voglia di fumare. Ma aveva smesso. Qualcosa dentro di lui si agitava: compassione? Smarrimento? Rimorso?

Una bambina disse piano, come se parlasse a qualcuno invisibile. Beh, sarà la mamma di Anna a occuparsene. È la nonna, no? E poi, chissà nemmeno se la bambina sia davvero mia.

Ormai aveva preso una decisione. Lindomani sarebbe andato in ospedale, avrebbe firmato i documenti per rinunciare alla bambina, e chi si è visto si è visto. La sua vita non sarebbe cambiata.

Eppure, nonostante la decisione presa, quella notte non riuscì a dormire. I pensieri lo affollavano, inquieti e instancabili…

Il ricordo di Anna come un corpo freddo e inerte non ci stava. Cercò di ingoiare il nodo alla gola, senza successo. Il magone cresceva, serrandogli il petto, gli occhi. Lo pervase completamente. Le lacrime si fecero sentire La rivide. Come rideva, come correva sulla spiaggia guardandolo con lo sguardo innamorato. Una ragazzina che aveva dimenticato appena rientrato a casa. Ora era lì, in obitorio. Ed era a lei che pensava.

Vittorio uscì di corsa nel corridoio. Con un gesto fece cenno al dottor Nicola Petrucci di dargli un momento.

Chiese una sigaretta al primo che incontrò e, fuori dallospedale, fumò con avidità. Poi tornò dritto, deciso, nello studio del primario.

Vuol vedere sua figlia? chiese Nicola Petrucci.

No. Vorrei prima parlare con la madre di Anna. Dovè? chiese Vittorio, con uno sguardo determinato.

È qui in corridoio, lha appena superata.

Vado da lei, disse e uscì di nuovo.

Vide subito una donna magra e vestita di nero, seduta una decina di metri più in là. In tre passi la raggiunse.

Buongiorno, riuscì appena a dire.

La signora alzò gli occhi. Vittorio fu colpito dal dolore che vi era racchiuso Quanto somigliava ad Anna pensò identiche.

Mi chiamo Vera. Vera Demetria, disse piano. Sono la mamma di Annetta.

Io sono Vittorio. Anche Demetrio, precisò, chissà perché.

Lo so. Annetta mi parlava di lei. Ora però non parlerà più, Vera scoppiò a piangere piano.

Vittorio si sentì perso, incapace di fare o dire qualunque cosa. Immobilizzato.

Vera si asciugò le lacrime e parlò con voce tremante:

La supplico, non abbandoni sua figlia! Non posso sopportare lidea che la mia nipotina finisca in un istituto. Capisce?

Perché in un istituto? Lei è la nonna, la daranno a lei! cercò di rassicurarla Vittorio, pensando tra sé: Ma che nonna, sembra una mia coetanea…

Non possono ho gravi problemi di salute. Un difetto cardiaco. Deve solo riconoscere la bambina! Sarò io a crescerla, la prego! Non la disturberemo, glielo giuro, Vera tese le mani in disperata supplica.

Andiamo, la prese per mano e tornò insieme dal primario.

Il dottor Petrucci alzò lo sguardo dalle carte.

Cosa occorre per il riconoscimento? chiese Vittorio, visibilmente agitato.

Bisogna fare il test del DNA, rispose fissandolo. Ha già pensato al nome?

Al nome? di nuovo Vittorio era spiazzato.

Come chiamerà sua figlia? sorrise il dottore.

Vuole vederla? domandò ancora il medico.

Vittorio gettò unocchiata a Vera e rispose a bassa voce:

No, preferisco di no.

Tutte le questioni burocratiche vennero sorprendentemente risolte in fretta. Il DNA confermò che la bambina era davvero figlia sua. Vittorio non sapeva che fare, non era per niente pronto allarrivo di una figlia nella sua vita. Ma non avrebbe nemmeno potuto cancellare tutto e lasciare tutto a Vera. Nemmeno dire “figlia” gli veniva naturale, pensava solo a “quella bambina”.

“Le aiuterò per quanto possibile. Manderò euro ogni mese, comprerò carrozzina, vestiti, tutto il necessario,” si promise prima delle dimissioni.

Quando vide linfermiera arrivare con il fagottino avvolto in qualcosa di spaventosamente rosa, ornato di pizzi e nastri, gli si impastò la bocca.

Vera prese delicatamente la bimba tra le braccia, scostò un lembo e chiese:

Vuoi vedere la piccola?

Vittorio non fece in tempo a rispondere. La porta dellufficio del primario si spalancò e il dottor Petrucci chiamò Vera per una parola.

Vera gliela mise tra le braccia prima di entrare. Vittorio rimase impietrito. Non riusciva a parlare, quasi a muoversi. La piccola era calda, profumava di buono. Dimprovviso il fagottino si mosse, emettendo un suono strano, simile al miagolio di un gattino, poi pianse forte. Spaventato, Vittorio guardò il visino e si vide riflesso: la sua bambina era la sua copia! Guardava la piccola e vedeva se stesso

Sentendo le gambe cedere, si sedette su una seggiola, oscillando in braccio dolcemente la neonata. Lei smise di piangere, gli fissò gli occhi e gli sorrise davvero.

Vera tornò dopo poco.

Su, me la passi disse, tendendo le braccia.

No, ci penso io! esclamò Vittorio di getto. Mi ha appena sorriso! e sorrise anche lui, davvero felice per la prima volta. Andiamo a casa insieme, Vera, mormorò deciso. E aggiunse: “Andiamo tutti a casa. Insieme”.

Nella vita, si pensa spesso di avere scelte già fatte, di sapere cosa si vuole. Ma a volte basta un sorriso anche minuscolo e inaspettato per cambiare tutto, e ricordarci che, tra mille paure e incertezze, lamore nasce dai legami più impensati.

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Vittorio era comodamente seduto alla scrivania con il suo portatile e una tazza di caffè, intento a finire qualche lavoro rimasto in sospeso, quando una telefonata inaspettata da un numero sconosciuto gli sconvolge la giornata: in linea un medico del Policlinico Mangiagalli di Milano, che gli chiede se conosce una certa Anna Isotova. Alla risposta negativa, il medico gli comunica che Anna è morta durante il parto e che lui, Vittorio Larioni, risulta essere il padre della bambina appena nata. Sbalordito, Vittorio inizia a ricostruire mentalmente gli avvenimenti di nove mesi prima, ricordando una breve storia vissuta a settembre a Riccione con una giovane di nome Anna, che aveva presto dimenticato. Nonostante una vita tranquilla, senza mai desiderare figli o famiglia, Vittorio accetta di recarsi in ospedale per risolvere la questione, deciso a non assumersi responsabilità. Lì però incontra la madre di Anna, la signora Vera Dmitrievna, che lo supplica in lacrime di non rifiutare la bambina, che rischierebbe di finire in orfanotrofio a causa della sua malattia e delle sue condizioni di salute. Dopo aver confermato la paternità con il test del DNA, Vittorio si trova con la piccola tra le braccia: vede i suoi stessi occhi nello sguardo della figlia, si commuove e, in quel momento, comprende che la sua vita non sarà più come prima. Con una nuova determinazione, sceglie di portare a casa la bambina insieme a Vera, pronto ad affrontare quel futuro inatteso e pieno di emozioni.