Natalia tornava stanca dal supermercato con le borse pesanti tra le mani, ormai davanti a casa, quando notò una macchina sconosciuta parcheggiata vicino al cancello. “Chi potrà essere? Io non aspetto nessuno,” pensò tra sé e sé. Avvicinandosi, vide nel cortile un giovane uomo: “È arrivato!” esclamò gettandosi ad abbracciare il figlio. “Mamma, aspetta. Devo dirti una cosa,” la fermò lui sorpreso. “Che succede?” chiese Natalia, già in ansia. “È meglio che ti siedi,” disse piano Vittorio. Natalia si sedette sulla panchina, preparandosi al peggio

Mariangela tornava dal supermercato con le borse pesanti che le tagliavano le mani. Era ormai arrivata sotto casa, in quel piccolo paese sulle colline toscane, quando notò una macchina sconosciuta parcheggiata vicino al cancello. Chi può essere? Non mi pare di aspettare nessuno pensò tra sé. Si avvicinò un po titubante e vide, lì nel cortile, suo figlio. Eccolo, è arrivato! esclamò con una gioia improvvisa, lasciando cadere le borse per correre ad abbracciarlo. Ma lui la fermò con un gesto.

Mamma, aspetta, devo dirti una cosa, disse Andrea abbassando lo sguardo. Cosa succede? chiese Mariangela, immediatamente preoccupata. Forse è meglio che ti sieda, suggerì il figlio con voce bassa. Lei si accomodò sulla panca sotto il portico, preparandosi al peggio.

Mariangela viveva sola da quando era morto suo marito due anni prima. Andrea, il suo unico figlio, dopo il servizio militare era partito per Firenze per studiare e non era più tornato in paese. Ora lavorava in fabbrica come ingegnere, prima affittava una stanza, ma poi molte cose nella sua vita erano cambiate. Tuttavia non le aveva mai raccontato nulla nei dettagli.

Tornava sporadicamente, almeno finché non aveva comprato la macchina. Da un anno, invece, arrivava più spesso, a sorpresa, portava cibo, qualche maglietta nuova. Lei lo rimproverava affettuosamente, ma lui insisteva. Lultima volta le aveva regalato uno scialle di lana fatto a mano. Eppure della sua vita sentimentale non parlava mai: Va tutto bene, mamma, non ti preoccupare, era la risposta costante.

Ma erano le voci di paese che tenevano aggiornata Mariangela. Una giovane vicina, Lucia, una ragazza molto gentile, era spesso in città.

Maria aveva approfittato dell’occasione per affidare alla ragazza qualche regalo per suo figlio: un vasetto della sua confettura fatta in casa, funghi sottolio. Aveva anche il suo numero di cellulare, così Lucia si era messa daccordo con Andrea e si erano incontrati.

Oh Mariangela, è arrivato in macchina con una bella signora, le confidò Lucia la volta successiva. Ha preso tutto, mi ha salutato calorosamente e ha detto che sarebbe venuto a trovarti.

Ma chi era questa signora? si stupì Mariangela. Non lo so, non è nemmeno scesa dall’auto. Mi sembrava più grande di lui, te lo giuro. Truccata, elegante, avrà avuto qualche anno in più

Mariangela ci pensò su. Andrea non le raccontava mai delle sue storie damore. Avrebbe dovuto chiederglielo. Ma quella volta non dovette aspettare troppo.

Lei tornava dal negozio e trovò, nel cortile di casa, suo figlio insieme a un ragazzino mai visto prima. Lauto ancora parcheggiata allingresso.

Che bella sorpresa! pensò, avvicinandosi veloce per stringere Andrea, che però la frenò con una stretta di mano.

Ciao mamma. Ti presento Riccardo. È come un figlio per me adesso.

Beh, entrate, che stiamo qui fuori a parlare? disse Mariangela, invitandoli in casa.

Mise subito la pentola di patate sul fuoco, tagliò qualche fetta di pane fresco, tirò fuori il cavolo sottolio e uno stufato tenero e succoso.

Riccardo mangiava con poca voglia e senza dire parola, sforcando il pane nel piatto senza guardare nessuno. Dopo pranzo, mentre lui usciva in cortile, Andrea chiamò la madre sottovoce.

Mamma, devo confessarti una cosa Lanno scorso mi sono sposato. Anzi, io e Claudia ci siamo semplicemente registrati in comune. Riccardo è suo figlio. Non te lho mai detto perché Claudia non vuole conoscere la suocera.

E perché mai? Che le ho fatto di male? protestò Mariangela. O la spaventa la vita del paese?

No, mamma. Il suo primo matrimonio è stato difficile, la sua ex suocera era una donna cattiva che non la sopportava, la tormentava. Alla fine Claudia ha lasciato il marito, che è morto poco dopo insieme alla suocera. Madre e figlio sono rimasti con appartamento e macchina. Quando ho incontrato Claudia, mi ha chiesto di trasferirmi da loro, e così siamo finiti per sposarci. Ma della suocera non vuole nemmeno sentir parlare.

E Riccardo, allora? Perché me lo hai portato? chiese la madre.

E estate, Claudia è incinta, il bambino dovrebbe nascere ad agosto. Farle badare a Riccardo da sola è troppo pesante, io sono quasi sempre in fabbrica Puoi guardarlo fino a settembre, poi torno a prenderlo?

Certo, ci penserò volentieri. Ma lui vorrà restare con una nonna che non conosce?

Non è una sua scelta, mamma. Così ha deciso sua madre. Lui deve eseguire.

Mariangela rimase perplessa, ma non fece altre domande. Claudia non la conosceva, quindi non poteva giudicarla. E, tutto sommato, un ragazzino di otto anni non dà così tanto impegno, e presto sarebbe nata anche la sua vera nipotina o il suo nipotino. Che gioia!

La mattina dopo, Andrea ripartì per Firenze e Riccardo si appoggiò imbronciato al davanzale della finestra.

Mariangela gli si avvicinò: Allora, Riccardo, iniziamo la nostra estate insieme. Mi puoi chiamare nonna Mariangela. In che classe vai, a settembre?

Passo in terza, mormorò il ragazzo, senza voltarsi.

Vieni, ti faccio vedere le galline e lorto. Tra poco maturano le fragole, devi aiutarmi a raccoglierle. Qui crescono prestissimo.

Non ci vengo.

Perché? Non ti farà male nessuno, nemmeno Arturo, il mio cane. Se hai paura di lui, te lo dico.

Mamma mi ha detto che sei cattiva. E non starò qui a lungo. E comunque il tuo Arturo non mi fa paura.

E come fa tua madre a sapere che sono cattiva se non ci siamo mai viste? Fa come vuoi, resta pure in casa. Io vado nell’orto, ne ho di lavoro, caro nipote.

Mariangela lo lasciò lì. Le dispiaceva quel bambino. Pensava che certamente Claudia doveva averne passate davvero tante con la sua ex suocera, forse per quello parlava male anche di lei, anche senza conoscerla. Ma Mariangela sapeva che la gentilezza avrebbe sciolto anche un cuore chiuso come quello del nipote acquisito.

Si mise a sradicare lerba e a curare lorto. Non teneva una grande fattoria, ma qualche gallina e due anatre erano alla sua portata. Il latte e la ricotta li prendeva dalla signora Teresa, la mamma di Lucia, pagando qualche euro. Ricambiava talvolta con un cesto duova fresche, o un sacchetto di fragole. Così si aiutavano.

Passò una settimana prima che Riccardo cominciasse a mettere il naso fuori. Ogni tanto accarezzava Arturo, mangiava qualche fragola direttamente dalla pianta. Non correva a dare una mano, ma Mariangela non insisteva. Un giorno, dovendo andare in paese, gli propose di accompagnarla, e Riccardo acconsentì senza troppe storie.

Al ritorno chiacchierarono tutto il tempo. Arrivarono a casa che non smetteva più di parlare. Da quel momento fu come trasformato: aiutava a pulire, innaffiava le piante, faceva il bagnetto ad Arturo, giocava con i bambini dei vicini e ogni sera tornava a casa tardi. Era felice, leggeva un vecchio libro su Robinson Crusoe, quello che Andrea leggeva da piccolo. E ogni pagina la raccontava alla nonna, ridendo con lei delle disavventure di Venerdì, mentre lei lavorava a maglia.

Ad agosto Andrea tornò in paese. Era felice: era appena nata la figlia, si chiamava Giuliana. Lo comunicò subito alla madre, e chiese di Riccardo.

Papà, con la nonna Mari è bellissimo, voglio restare ancora un po. Giuliana la vedrò quando comincerò scuola.

Così restò fino a settembre. Mariangela preparò per la nipotina dei regalini: scarpine fatte a mano, un cappellino di lana e una copertina leggera. Per la nuora Claudia, invece, lavorò un paio di guanti di lana. Andrea ringraziò, baciò la madre, strinse la mano a Riccardo come un uomo e ripartì.

Verso fine agosto Riccardo giocava a pallone con gli altri nel vicolo quando vide arrivare una macchina. Si fermarono tutti a guardare. Dalla macchina scese una donna ben messa con una neonata in braccio, poi Andrea. Prese subito la piccola da Claudia, mentre Riccardo correva incontro alla madre.

Mamma, sei arrivata! gridò, ma inciampò su un sasso. Non pianse però: prese una foglia e se la mise sul ginocchio come aveva visto fare agli altri ragazzi. Claudia lo baciò, lo prese per mano e andarono in casa.

Come mai Riccardo va in giro da solo per la strada? domandò Claudia appena entrata.

Ben arrivata, cara, rispose Mariangela. I ragazzi qui corrono sempre per strada, giocano. Riccardo mi aiuta in casa e nellorto, e poi? Deve pur divertirsi.

Mariangela andò a vedere la neonata: dormiva, bellissima e serena. Le vennero le lacrime agli occhi.

Prese i suoi ospiti per la gola con un minestrone di verdure, pane toscano e iniziò a fare domande di rito.

Siamo venuti a prendere Riccardo, dichiarò Claudia decisa. Fra poco inizia la scuola. Vi sarete stancati di lui, e poi sarà felice di tornare in città.

Riccardo scattò in piedi: Non voglio tornare a Firenze! Voglio restare con nonna Mari. Mamma, tu hai detto una bugia, lei non è cattiva. È gentile!

Claudia arrossì e si rabbuiò.

Queste cose alla mamma non si dicono, Riccardo. Chiedi scusa e vai a giocare, ma non uscire dal cortile, disse Mariangela con calma.

Il bambino abbassò la testa, borbottò il suo non lo faccio più ed uscì.

Non preoccuparti, Claudia. Riccardo è un ragazzo doro, ben educato. Hai fatto un ottimo lavoro. Io sono felice di averlo avuto qui tutta lestate. Grazie a te e ad Andrea, portalo ogni anno, solo così mi fate contenta.

Ma proprio allora Giuliana si mise a piangere e Claudia corse subito da lei. Rimasero due giorni a casa di Mariangela. Andrea sistemò qualche guasto, Claudia si dedicava solo alla bimba, la suocera cucinava per tutti, Riccardo aiutava ovunque: col padre, con la nonna, vicino alla mamma e alla sorellina, raccontando a tutti di come gli fosse piaciuta la sua vacanza in paese.

Al momento di partire, Andrea e i bambini salutarono, uscirono in cortile, ma Claudia si fermò davanti alla suocera e la abbracciò: Grazie, mamma. Non ricordo mia madre da bambina, e non avrei mai creduto di voler bene così a una suocera Perdonami, ti prego, e sappi che voglio tanto bene ad Andrea. Davvero, è un uomo speciale.

Adesso tocca a te, figlia mia. Io sono solo felice. E Riccardo portalo ogni volta che vuoi, lo sento come un nipote vero.

Così si congedarono. E da allora tutto andò per il meglio. Mariangela fu ospite dalla famiglia per linverno, per dare una mano coi bambini e la casa. E lei e Claudia divennero inseparabili come madre e figlia, per la gioia di Andrea e del vivace Riccardo.

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Natalia tornava stanca dal supermercato con le borse pesanti tra le mani, ormai davanti a casa, quando notò una macchina sconosciuta parcheggiata vicino al cancello. “Chi potrà essere? Io non aspetto nessuno,” pensò tra sé e sé. Avvicinandosi, vide nel cortile un giovane uomo: “È arrivato!” esclamò gettandosi ad abbracciare il figlio. “Mamma, aspetta. Devo dirti una cosa,” la fermò lui sorpreso. “Che succede?” chiese Natalia, già in ansia. “È meglio che ti siedi,” disse piano Vittorio. Natalia si sedette sulla panchina, preparandosi al peggio