Interruttore del campo di ricerca
Ma guarda che non è mio figlio. È quello della mia vicina, Katia. Tuo marito veniva spesso da lei ultimamente, e lei si è ritrovata con un pancione. È il suo ritratto sputato: capelli ramati e lentiggini ovunque, non serve il test del DNA. E quindi, cosa volete da me? Mio marito non cè più da poco, io mica so con chi aveva a che fare… E Katia, pure lei non cè più…
Antonella stava togliendo le erbacce dallorto quando sentì qualcuno chiamarla fuori dal cancello. Si asciugò la fronte con il dorso della mano ed uscì. Cera una donna che non aveva mai visto prima.
Antonella, buongiorno! Avrei qualcosa di importante da dire.
Buongiorno. Se sei venuta, entra pure
Antonella la fece entrare in casa, mise su il bollitore per il tè. Era curiosa di capire cosa volesse questa sconosciuta.
Mi chiamo Nina. Non ci conosciamo di persona, però il paese è piccolo e le voci girano… Ma non sarò qui a girarci intorno: tuo marito aveva un figlio, Michele. Ha tre anni.
Antonella guardò stupita la donna. Era troppo anziana per essere la madre di quel bambino
Ma non è figlio mio, ti ripeto. È quello di Katia, la mia vicina. Tuo marito veniva spesso da lei e guarda un po, è rimasta incinta. Il bambino è la sua copia sputata, capelli rossi e pieno di lentiggini, non cè da indagare troppo.
E allora, da me che volete? Mio marito è morto da poco, e io non ne sapevo niente di queste sue storie…
E Katia è morta anche lei Una polmonite trascurata e se nè andata. Così il bambino è rimasto solo.
Katia era senza famiglia, veniva da fuori, lavorava come commessa al supermercato
Il povero bimbo adesso non ha nessuno, finirà sicuramente in orfanotrofio
Ma io ho già le mie figlie, due, nate e cresciute in matrimonio! Cosa vorreste, che mi prenda anche questo bambino? E poi, che coraggio a venire a dirmi di prendermi un figlio nato da una scappatella!
Ma è comunque il fratello delle tue ragazze Non è proprio uno sconosciuto, dai E Michele è buono, tenero Ora è ricoverato in ospedale, stanno preparando i documenti per affidarlo
Eh, ma non funziona con me la commedia dei sentimenti Chissà quanti figli ha lasciato in giro mio marito, dovrei mica crescermeli tutti io?
Vedi tu Il mio dovere era solo avvisarti.
Nina se ne andò. Antonella si versò il tè e rimase lì a pensare
***
Antonella aveva conosciuto Giorgio appena presa la laurea. Festeggiava con le amiche quando si erano avvicinati alcuni ragazzi.
Giorgio si riconosceva subito: quella chioma rossa e le lentiggini dappertutto.
Allegro, vivace, sempre con una barzelletta pronta o una poesia da recitare. Si era offerto di accompagnarla a casa.
Poi, in poco tempo, erano diventati marito e moglie.
Si erano sistemati dalla nonna di lei che poi era mancata, lasciando la casa a loro. Era nata la piccola Valentina, poi dopo due anni anche Elena. Vivevano alla buona, pochi soldi, sempre a far quadrare i conti.
Poi Giorgio aveva preso a bere. Antonella aveva provato di tutto, ma niente da fare. Si assentava per giorni, aveva pure perso il lavoro; Antonella lavorava doppio.
Alla fine aveva deciso di separarsi.
Pensava di trasferirsi in città con le bambine, un lavoro lo avrebbe trovato La zia laspettava da tempo.
Poi Giorgio, una sera sbronzo, era finito sotto una macchina. Non ce laveva fatta.
Le era dispiaciuto tanto, povero scemo; lo aveva pianto davanti alla bara. E anche le bambine piansero il loro papà.
E adesso viene fuori che aveva pure unaltra figlio in giro…
Entrò in casa la figlia maggiore, Valentina. Alta, slanciata come la mamma, capelli ramati come il padre.
Mamma, cè qualcosa da mangiare? Stasera andiamo al cinema con le ragazze, sono affamata! Ma che faccia chai?
Eh, sto ancora digerendo una notizia Mi hanno appena riferito che vostro padre aveva un figlio da unaltra, un bambino di tre anni. È senza mamma, ora lo vogliono mandare in orfanotrofio. E mi chiedono di prenderlo…
Ma dai E chi era la madre? La conosci?
No, non era di qui. Si chiamava Caterina, ma non so altro
E che pensi di fare? Il bambino ha parenti? Non è che ha nessuno?
Sembrerebbe proprio di no. Sta in ospedale, stanno facendo le carte Rosso di capelli, dicono che è identico a suo padre. Ecco qua, mangia queste patate lesse con un po di würstel.
Valentina si fiondò sul piatto. Arrivò anche Elena, si mise a mangiare anche lei. Antonella le guardava sorridendo. Tutte e due rosse proprio come il padre Che forza i geni, eh
Il giorno dopo, Valentina disse:
Mamma, siamo andate io ed Elena a vedere il bambino in ospedale È troppo tenero, paffutello. Simile a noi, un piccolo sole rosso Piangeva tanto, cercava la mamma
Gli abbiamo portato una mela e unarancia. Lui stava nel lettino e ci allungava le manine Linfermiera ci ha lasciato giocare un po con lui. Mamma Dovremmo prenderlo a casa Alla fine è nostro fratellino
Antonella si arrabbiò.
Ma siete sceme? Vostro padre faceva i suoi affari e adesso io dovrei farmi carico anche di questo? Già ho i miei pensieri… Facile a dirlo per te: prendiamolo!
Ma la gente prende in casa bambini di estranei e noi non prenderemmo il nostro fratello? Lui non centra, non ha colpa per come sono andate le cose. Hai mai sentito che i bambini non devono pagare per gli errori dei grandi?
E con che soldi? Già lavoro come una matta, vendo le verdure dellorto per tirare avanti, adesso dovrei pure mantenerne un altro?
Tanto lanno prossimo tu devi iniziare luniversità, e anche Elena cresce, servono sempre soldi
Se chiedi laffido, cè un piccolo sostegno dello Stato E poi mamma, sei una donna, ma ti fa proprio nulla vedere quel bambino lì da solo? Non è giusto, ma comunque è nostro fratello
Antonella era arrabbiata con il marito e pure con la figlia. Ha trovato proprio la soluzione: attaccarmi pure un figlio non mio
Alla fine, però, decise di andare a vedere questo bambino. Lindomani si mise in viaggio per lospedale.
Buongiorno. Mi scusi, dove si trova il bambino Michele, quello di tre anni che devono mandare in orfanotrofio? chiese allinfermiera del corridoio.
E lei chi è, signora? Perché lo cerca?
Vorrei solo vederlo. È figlio di mio marito. Di unaltra donna Eh sì…
Se vuole, guardi pure. Ieri sono venute anche le sue figlie, hanno giocato con lui. Non si sarebbe potuto fare, ma insomma Poi piangeva, cercava la mamma
Solo un minuto, do solo unocchiata, nemmeno lo tocco
Va bene, allora
Antonella socchiuse la porta e rimase di sasso. Era il piccolo Giorgio, proprio uguale
Riccioli rossi, occhi azzurri. Bellissimo bambino. Stava nel lettino e giocava coi cubetti. Appena la vide, le sorrise.
Zia E la mia mamma, dovè? La ma-ma?
La mamma non cè, Michele
Voglio andare a casa
E si mise a piangere disperato. Ad Antonella si strinse il cuore. Si avvicinò, lo prese in braccio.
Signora, ma che fa?! Dopo va via e tocca a me sentire le sue urla! Rimetta subito il bambino nel letto! gridò linfermiera.
Michele, amore, non piangere
Antonella gli accarezzava la testa, gli asciugava le lacrime.
Portami via Ho fame, qui non conosco nessuno
Va bene, Michele Ti prometto che torno. Ma adesso non piangere, va bene?
Antonella tornò a casa decisa a prendersi cura del bambino. Tutta la rabbia era svanita quando aveva visto quel piccolo indifeso, così uguale alle sue figlie…
***
Sono passati quindici anni.
Ora Michele è pronto a partire per andare a studiare alluniversità a Firenze. È diventato un uomo Come volano gli anni.
Mi raccomando, chiamami spesso, e torna anche per i fine settimana… Che lansia non mi passa mai
Mamma, andrà tutto bene! Fidati, non ti deluderò! Due anni passeranno in fretta e finito il tecnico, troverò lavoro!
Poi andrò da Lele Sideri, dice che dallo zio paga bene in officina, sai che le auto sono la mia passione, poi avrò pure il diploma di meccanico.
Il mio piccolo maestro Antonella gli arruffa i riccioli rossi…
***
La vita, Antonella lo sa bene, a volte ti fa percorrere sentieri stretti e imprevedibili.
Pensava che quel bambino fosse lennesima prova che il destino le stava piazzando davanti, ancora una croce, ancora dolore per il tradimento di Giorgio.
Invece, in mezzo alle spine delloffesa, cera un tenero germoglio: un bambino che non aveva alcuna colpa, se non quella di essere nato.
A volte il cuore vede quello che gli occhi ignorano.
Ha visto in Michele non un altro da mantenere, ma unanima sola e bisognosa di affetto.
Non ha sentito il grido figlio di unaltra, ma solo la voce: Mamma.
E così Antonella, contro ogni logica, contro la stanchezza e la rabbia, ha aperto le braccia.
Gli anni hanno dimostrato che la bontà non è una condanna, ma un dono. Michele non è diventato una bocca di troppo, ma colui che portava lacqua dal pozzo, mentre Antonella lavorava nellorto.
Colui che faceva ridere le sorelle nei giorni difficili. Che, crescendo, ripeteva: Grazie, mamma, e in quelle parole ci stava dentro tutto il mondoMentre Michele sale sul treno, le sorelle lo abbracciano stretto: Non dimenticarti chi sei, mica serve il sangue, gli sussurrano. Lui sorride, con negli occhi la stessa luce di quando era entrato, bambino spaventato, in quella cucina piena di profumo di pane.
Antonella lo guarda dal marciapiede, la mano alzata e il cuore gonfio. In quel saluto si mescolano tutte le paure, gli errori, ma anche lorgoglio di aver saputo amare oltre i rancori.
Quando il treno scompare allorizzonte, Antonella si incammina piano verso casa. La vecchia ringhiera del cancello cigola, i pomodori sono maturi e le figlie ridono in veranda.
Pensa che non cè niente di più imprevedibile della felicità: arriva sempre aggirando le regole, quando meno te laspetti e con il volto inatteso di un bambino.
Si gira un attimo a guardare il sole che cala dietro i campi, e dentro di sé sente che ogni ferita ha portato frutto. E che quellorto di fatiche, a suo modo, è diventato un giardino.






