Alessio, ma sei impazzito? Cosa vuol dire “me ne vado”? Ho un’amante più giovane di 16 anni, voglio vivere come ho sempre sognato! Dopo 15 anni di matrimonio, Tatiana risponde con orgoglio, rivoluziona la sua vita e trova la felicità proprio quando il marito la lascia per una ragazza figlia di papà. Ma la vera sorpresa arriverà al matrimonio di lui…

Alessandro, non ti capisco più. Sei impazzito? Cosa vuol dire me ne vado?

-Proprio quello che hai capito. Da tempo ho unamante! È più giovane di me di sedici anni! E ho deciso che con lei starò meglio!

-Potrebbe essere tua figlia!

-Ma che dici! Ha già ventanni.

Alessandro si avvicinò, deciso.

-E poi, Camilla ha un padre ricchissimo. Finalmente potrò vivere come ho sempre sognato! Hai capito? E poi mi darà un figlio, non come te!

Ogni sua frase era una pugnalata. Sentivo che, prima o poi, sarebbe finita così, visto che figli noi non ne abbiamo mai avuti.

Ma mai avrei pensato di essere umiliata così.

Abbiamo vissuto insieme per quasi quindici anni. Abbiamo passato di tutto, come tutte le coppie. Però pensavo che il rispetto fosse la base di un matrimonio senza, non cè nulla.

-Alessia, almeno una lacrima potresti versarla per la forma. Mi fai sentire a disagio così, sai?

Alzai il mento con orgoglio.

-Perché dovrei piangere? Sono contenta per te, davvero! Qualcuno di noi almeno realizzerà il suo sogno.

Lui fece una smorfia stizzita.

-Perché tiri sempre fuori i tuoi pennelli? Non è neanche un lavoro, per me è come non fare niente!

-Sì, è il mio hobby. Se solo avessi lavorato un po meno e tu avessi portato a casa un po di più, sarei riuscita anchio a dedicarmi a quel che amo.

-Oh dai, non farmi ridere. E poi? Cosa faresti? I figli non puoi averne. Tanto vale che lavori e basta.

Mi voltai verso Alessandro, che lottava con la zip della valigia.

-Senti, e la tua nuova passione? Non lavorerà di certo, come pensi che viviate? Nemmeno tu sei un amante del duro lavoro.

-Beh, non sono affari tuoi ormai! Ma oggi sono di buon umore e te lo dico. Dovremo mantenere noi stessi solo per poco.

Poi, quando Camilla sarà incinta, il padre ci riempirà di soldi! Anche ora comunque ci basta, non ti preoccupare!

Alla fine Alessandro chiuse la valigia e uscì sbattendo la porta con forza. Rabbrividii, quei rumori mi hanno sempre infastidita. Mi rimisi alla finestra.

Poco dopo, una fiammante macchina rossa si fermò sotto il portone. Ne uscì una ragazza, che saltò al collo di Alessandro.

Ovviamente, tutte le signore del palazzo stavano già osservando la scena. Che vigliacco: non poteva andarsene in silenzio, senza buttarmi il fango addosso davanti a tutti!

Eppure, sentii quasi sollievo. Da troppo tempo la nostra era diventata una farsa.

Alessandro ormai non dormiva più a casa quasi mai. Lo sapevo benissimo, ma io non riuscivo a trovare il coraggio di rompere quel groviglio chiamato famiglia.

Presi il telefono.

-Ciao Rita, che programmi hai stasera?

La mia amica stupita:

-Come? Sei tornata dal tuo periodo nero?

-Per favore! Nessuna depressione, solo un po di malinconia. Vogliamo uscire stasera? Un bicchiere, due chiacchiere, e questa volta cè anche una ragione!

Si fece silenzio, poi Rita con voce cauta:

-Alessia, tutto bene davvero? Posso sapere che medicina hai preso oggi? Antipiretici, antidolorifici? Hai la febbre?

-Rita basta!

-Se fai sul serio, io sono con te! Non ne posso più di vederti con quella faccia triste! Ma

-Ma cosa? Non puoi venire?

-No, non è quello. Ma il tuo Alessandro ti lascia uscire? Chi gli porta la cena sul divano, chi gli asciuga i fazzoletti?

-Rita, alle sette, da Diamante!

Riagganciai. Un giorno la ucciderò la mia amica, lo promisi a me stessa. E, sinceramente, non manca molto.

Sorrisi. Vorrei farle qualcosa da quando la conosco, e invece la nostra amicizia non ne risente mai.

Afferrai la borsa e uscii di corsa. Era già mezzogiorno e avevo mille cose da fare.

Rita guardava lorologio, impaziente. Io non ero mai in ritardo, e ora già cinque minuti!

Entrai al ristorante e Rita rimase a bocca aperta. E non solo lei, ma anche tanti altri in sala.

Ho sempre portato i capelli lunghi, raccolti in uno chignon. Ora erano corti, chiari, a caschetto.

Non mi truccavo quasi mai, solo un po di mascara e una crema la sera. Ma adesso avevo addosso un make-up perfetto.

Portavo quasi sempre i pantaloni, stavolta avevo un abito ampio che raccontava più di me di quanto non facessero i jeans più stretti.

-Alessia sei irriconoscibile

Misi la borsa sulla sedia e mi sedetti con aria trionfante.

-Ti piace?

-E come no! Sembri dieci anni più giovane. Non dirmi che hai cacciato via Alessandro!

-Non lo dico. È lui che se nè andato.

Per un attimo ci fissammo, poi scoppiammo a ridere.

Dopo mezzora ci arrivarono dei drink, offerti da un uomo seduto poco lontano. Sembrava poco più grande di noi di cinque, forse sei anni.

Rita mi lanciò unocchiata astuta.

-Ecco qui un ammiratore.

Sorrisi, salutai il signore, invitandolo al nostro tavolo. Rita sgrano gli occhi:

-Oggi mi piaci proprio, sai?

Restammo fino a tardi. Lui si chiamava Marco, era simpaticissimo, intelligente, discreto e molto affascinante.

Accompagnò Rita al taxi, poi si offrì di accompagnarmi fino a casa.

-Posso anche attraversare mezza città a piedi! Ho lauto, ma così non guido.

-Non serve. Vivo a due isolati da qui.

Arrivammo sotto casa la mattina dopo, dopo lunghe passeggiate e chiacchiere.

-Alessia, non ti ho chiesto: cosa festeggiavate ieri sera? Compleanno? Così mi preparo col regalo!

-No anche se, a pensarci, un po sì. Ieri mio marito mi ha lasciata.

Sorrisi la mia più bella tra le mie migliori. Marco mi guardò sorpreso.

-Oh, Alessia mi sorprendi sempre di più.

Tre settimane dopo vedevo Rita in un bar.

-Allora, come procede con Marco?

Sorrisi.

-Rita, credimi, non sono mai stata così felice. Gli racconto tutto, lui accoglie i miei problemi con una leggerezza incredibile.

-Però qualcosa ti preoccupa?

-Eh Alessandro non trova pace. Non so perché, ma mi ha mandato linvito al suo matrimonio.

-E questa da dove viene? Che vuole da te?

-Magari vuol vedere lex moglie disperata, da mostrare alla nuova. O magari vuol solo ferirmi ancora.

-Che infame Alessia, portati Marco dietro. Passate, fate auguri e via. Almeno gli dimostri quanto vali

Alessandro fissava Camilla.

-Sei bellissima, sai

-Lo so. Senti, secondo te papà viene oggi?

-Come può mancare? Sei pur sempre sua figlia

-Già, figlia. È un anno che non mi passa uno spicciolo, vuole che lavori da sola Che gran padre.

Alessandro labbracciò.

-Non preoccuparti, verrà di sicuro. Sua figlia si sposa, è lunica occasione!

Il matrimonio lavevano pagato tutto a rate. Erano certi che il padre di Camilla avrebbe perdonato la figlia scapestrata aprendo infine i suoi forzieri.

-Alessandro?

-Sì?

-Secondo te viene la tua ex?

-Pensa, sì! Ha telefonato ieri.

-Incredibile!

-Già! Secondo me viene a supplicarmi di tornare.

-Speriamo adoro queste scene!

Quando spiegai a Marco cosa volevo da lui, rimase interdetto.

-A che ora, dici, sarà il matrimonio?

-Alle due. Perché, hai da fare?

-Come si chiama il tuo ex?

-Alessandro. Perché?

-Oh, Alessia, a volte il destino fa proprio strane magie. Certo che vengo con te.

Mi raccontò tutto solo in auto, strada facendo. Ero talmente stupita che non trovai neanche le forze per cambiare i piani.

Entrammo insieme nella sala del ricevimento. Marco mi teneva sottobraccio, io sorridevo con fierezza.

Alessandro e Camilla, invece, sembravano tuttaltro che felici. Ci vennero incontro.

Camilla sussurrò piano:

-Papà?

Alessandro a fatica:

-Alessia?

Non mi aveva nemmeno riconosciuta subito, mai avrebbe immaginato che io potessi apparire così.

Marco offrì fiori e una busta a Camilla, poi disse:

-È bello che tu ti sia sposata e abbia preso in mano la tua vita. Anche noi, con Alessia, partiamo a trovarci in giro per il mondo.

Poi si rivolse ad Alessandro:

-Capirai che anche la futura suocera ha diritto alle vacanze? Ti affido volentieri mia figlia. Ci scuserete, ma dobbiamo andare.

Uscimmo dal ristorante. Avevo voglia di ridere fino alle lacrime, ma non sapevo come avrebbe reagito Marco. Invece lui si voltò verso di me.

-Lo sai che ora dovrai sposarmi, vero?

Rimasi seria qualche secondo, poi risposi:

-Se è necessario lo faremo!

Ce ne andammo insieme verso la macchina, mentre Marco già al telefono prenotava dei biglietti per un posto caldo, dove ci sia il mare.

Quella sera capii che spesso il dolore è solo la porta che serve per ritrovare se stessi e scoprire che la felicità può cominciare anche dopo i grandi addii.

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Alessio, ma sei impazzito? Cosa vuol dire “me ne vado”? Ho un’amante più giovane di 16 anni, voglio vivere come ho sempre sognato! Dopo 15 anni di matrimonio, Tatiana risponde con orgoglio, rivoluziona la sua vita e trova la felicità proprio quando il marito la lascia per una ragazza figlia di papà. Ma la vera sorpresa arriverà al matrimonio di lui…