Valeria lavava i piatti in cucina quando entrò Ivan. Prima di entrare, aveva spento la luce. — C’è ancora abbastanza luce, si può risparmiare sull’elettricità, — brontolò Ivan. — Io volevo far partire la lavatrice, — disse Valeria. — La farai stanotte, quando costa meno la corrente. E non lasciare scorrere l’acqua così forte, sprechi troppo. Così butti via i nostri soldi, Valeria. Ma non lo capisci? — continuò Ivan abbassando il getto d’acqua. Valeria si asciugò le mani e si sedette al tavolo, guardando con tristezza suo marito. Ecco, la storia di un matrimonio qualunque, dove risparmio e rinunce diventano la regola e la felicità una domanda senza risposta: una moglie, un marito, quindici anni di sacrifici, niente vacanze al mare, niente nuovi vestiti, sempre a contare i centesimi. Ma Valeria è stanca e chiede: “Ivan, quando cominceremo a vivere davvero?”. Vuole una vita dignitosa — una casa propria, un po’ di spensieratezza, libertà di spendere senza sensi di colpa. Ivan, invece, pensa solo a mettere da parte, rinunciando a tutto per un futuro che non arriva mai. Ma Valeria ha deciso: smetterà di risparmiare sulla sua felicità e sui sogni, vivrà per sé stessa, anche a costo di lasciare Ivan. E alla fine, tra risposte amare, silenzi e paure, il matrimonio finisce: la favola di risparmio diventa, finalmente, la storia di una rinascita.

Vittoria lavava i piatti nella piccola cucina, quando Luca entrò. Prima di varcare la soglia, aveva già spento la luce.

Cè ancora abbastanza luce, borbottò, il volto severo. Non serve sprecare corrente.

Volevo avviare la lavatrice, disse Vittoria piano.

Lo farai stanotte, tagliò corto Luca. Quando lelettricità costa meno. E non serve tenere il rubinetto così aperto: consumi troppa acqua, Vittoria. Troppa. Non vedi che così buttiamo via i nostri soldi?

Ridusse il flusso dellacqua. Vittoria lo fissò con una malinconia lenta. Chiuse il rubinetto, si asciugò le mani e si sedette al tavolo, lo sguardo perso nei pensieri.

Luca, ti sei mai guardato dallesterno? chiese con voce tremante.

Ogni giorno mi guardo dallesterno, ringhiò lui.

E cosa dici di te? insistette Vittoria.

Come uomo? domandò lui.

Come marito e padre.

Un marito come tanti, rispose Luca. E come padre normale. Uguale a tutti gli altri. Niente di più. Coshai da dirmi?

Vuoi dire che tutti i mariti e i padri sono come te? domandò lei, la voce tagliente.

Dove vuoi arrivare? Vuoi litigare? ribatté lui.

Vittoria ormai sapeva che non poteva tornare indietro. Andava detto tutto, fino a che lui non avrebbe capito che vivere così era diventato insopportabile.

Sai perché non te ne sei mai andato da me? chiese lei, fissandolo.

E perché dovrei? Luca accennò un sorriso storto.

Almeno perché non mi ami più, rispose con voce rotta. E non ami nemmeno i nostri figli.

Luca stava per ribattere, ma Vittoria non gli permise di parlare.

Non dire che non è vero. Non ami nessuno, Luca. E non voglio discutere su questo. Piuttosto, lasciami dire perché secondo me non hai mai avuto il coraggio di lasciarmi e andare via con i nostri figli.

Luca rimase zitto.

Perché sei avaro, sussurrò Vittoria. Perché la tua tirchieria è così totale che per te separarti da me sarebbe solo una perdita economica enorme. Quindici anni insieme e a cosa sono serviti questi anni? Cosa abbiamo raggiunto? A parte sposarci e avere figli. Quali sono i nostri successi?

Abbiamo ancora una vita davanti, obiettò Luca.

No, Luca, non tutta, rispose Vittoria. Solo quella che rimane. In quindici anni, mai una volta siamo andati al mare insieme. Mai una. Non parlo di viaggi in Francia o in Grecia nemmeno qui in Italia, mai ci siamo mossi. Sempre ferie in città. Neppure una volta a funghi sui colli. Perché? Perché costa troppo.

Perché stiamo risparmiando, disse Luca. Per il futuro.

Noi? sbottò Vittoria. Forse tu risparmi, non io.

Lo faccio per voi, replicò lui, astioso.

Per noi? chiese Vittoria, lanciandogli uno sguardo profondo. Quindici anni che metti da parte sia il tuo stipendio che il mio, per me e i bambini?

Per chi, sennò? ribatté Luca. Sai quanto ho già messo da parte?

Noi? disse ancora lei, Parli per te, non per me. Ma forse ho capito male. Facciamo una prova: dammi dei soldi. Voglio comprare vestiti nuovi per me e i bambini. Sono quindici anni che indosso lo stesso abito del nostro matrimonio e quelli che mi passa tua cognata. E lo stesso vale per i nostri figli: mettono sempre i vestiti vecchi dei cugini più grandi. E soprattutto: io voglio finalmente un appartamento per conto mio, non vivere sempre con tua madre.

Mamma ci ha dato due stanze, ribatté Luca freddo. E non dovresti lamentarti di lei. Quanto ai vestiti perché sprecare soldi per queste sciocchezze? I vestiti dei cugini vanno benissimo.

E io? Di chi dovrei mettere i vecchi vestiti, quelli di tua cognata? ribatté Vittoria, la voce rotta.

E per chi dovresti vestirti? Ridicolo. Hai trentacinque anni, sei madre di due figli. Non dovresti pensare a queste cose.

A cosa dovrei pensare?

Al senso della vita, sospirò Luca. Alle cose che contano davvero. Alla crescita interiore. A valori più alti di questa ossessione per case e vestiti.

Capisco, disse Vittoria. Così tieni tutti i soldi sul tuo conto per il nostro futuro felice, per farci crescere spiritualmente. È così?

Perché con voi non si può, urlò Luca. Voi li spendereste subito! E poi con cosa vivremmo, se succedesse qualcosa? Ci hai pensato?

Vivere con cosa ripeté Vittoria, la voce greve. Bravo, Luca. Solo dimmi: quando inizieremo a vivere davvero? O non vedi che già ora viviamo come se il tuo famoso se succede qualcosa sia già arrivato?

Luca taceva, lo sguardo cupo e arrabbiato.

Risparmi pure su sapone, carta igienica e salviette, continuò Vittoria. Porti a casa il sapone e la crema che vi danno in fabbrica.

Spicciolo dopo spicciolo si fa il gruzzolo, rispose lui, secco. Tutto inizia dai dettagli. Buttare soldi per saponi o carta igienica di lusso è ridicolo.

Almeno dimmi per quanto ancora dovrei sopportare, rifletté Vittoria. Dieci? Quindici, ventanni? Quanti ancora vuoi risparmiare prima di permetterci di vivere bene? A trentacinque anni direi che il tempo non è ancora arrivato, vero?

Luca non rispondeva.

Allora prova a indovinare: a quarantanni? Quando potrò comprare vestiti nuovi?

Ancora silenzio.

No, troppo presto, vero? E a cinquanta? Possiamo cominciare a vivere a cinquanta anni, Luca?

Silenzio.

Pure quello è prematuro sospirò Vittoria. Già, cinquantanni sono nulla. E se ci succedesse qualcosa? Chissà se arriveremo a sessanta con questa dieta da poveri e questo umore nero. Hai mai pensato che la nostra pessima alimentazione deriva solo dal fatto che tu compri solo quello che costa meno, e perciò ne mangiamo a dismisura? E questo malumore che ci perseguita, lo senti?

Se lasciassimo la casa di mamma e iniziassimo a vivere meglio, smetteremmo di risparmiare, mormorò Luca.

Appunto, annuì lei. Proprio per questo sto andando via, Luca. Perché non voglio più risparmiare. A te piace, a me no.

Ma come farai a vivere?

Ce la farò, rispose sicura. Non vivrò peggio di adesso, di sicuro. Affitterò una casa per me e i bambini. Il mio stipendio non è inferiore al tuo. Ce la faccio. Avremo ciò che serve. Soprattutto non dovrò più ascoltare le tue prediche su corrente, gas e acqua. Userò la lavatrice quando voglio, comprerò la carta igienica migliore. Avrò sempre delle salviette sul tavolo. Comprerò nei negozi quello che desidero, senza aspettare sconti.

Ma allora non riuscirai mai a mettere niente da parte! trasalì Luca.

E perché no, rispose Vittoria. Metterò da parte il tuo assegno per i figli. Ma, no, hai ragione, non metterò da parte. Non perché non sono capace, ma perché non voglio. Spenderò tutto. Anche il tuo mantenimento. Euro su euro. Vivrò di stipendio in stipendio. Nei weekend porterò i bambini da te e da tua madre. Quanto risparmierò! In quei giorni, andrò a teatro, ai musei, ai ristoranti. E destate andrò al mare. Non so ancora dove, ma ci andrò. Lo deciderò, quando sarò finalmente libera da te.

Luca sentì il gelo salire agli occhi. Non era paura per i figli, né per Vittoria; era un terrore cieco per sé stesso. Calcolava già nella mente quanto gli sarebbe rimasto dopo lassegno, dopo le spese, dopo i weekend senza figli. Ma più di tutto, lo sconvolgevano gli euro che Vittoria avrebbe speso in viaggi. Per Luca, erano i suoi soldi che si dissolvevano.

Ma non ti ho detto la cosa più importante, aggiunse Vittoria. Divideremo anche il conto in banca, Luca.

Come divideremo? chiese lui, con un filo di voce.

A metà, proclamò decisa Vittoria. E quei soldi li spenderò tutti. In quindici anni avrai messo via una bella cifra, e io la userò. Non voglio risparmiare per la mia vita, Luca. Voglio vivere ora.

Luca tentennava con le labbra, cercando le parole, ma ormai era muto. Unangoscia fredda gli paralizzava i pensieri, la gola, la bocca.

Sai che sogno ho, Luca? Che quando arriverà la mia ora, il mio conto sia vuoto. Così saprò che tutto quello che avevo lho speso per vivere davvero, per me.

Due mesi dopo, Luca e Vittoria divorziarono.

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Valeria lavava i piatti in cucina quando entrò Ivan. Prima di entrare, aveva spento la luce. — C’è ancora abbastanza luce, si può risparmiare sull’elettricità, — brontolò Ivan. — Io volevo far partire la lavatrice, — disse Valeria. — La farai stanotte, quando costa meno la corrente. E non lasciare scorrere l’acqua così forte, sprechi troppo. Così butti via i nostri soldi, Valeria. Ma non lo capisci? — continuò Ivan abbassando il getto d’acqua. Valeria si asciugò le mani e si sedette al tavolo, guardando con tristezza suo marito. Ecco, la storia di un matrimonio qualunque, dove risparmio e rinunce diventano la regola e la felicità una domanda senza risposta: una moglie, un marito, quindici anni di sacrifici, niente vacanze al mare, niente nuovi vestiti, sempre a contare i centesimi. Ma Valeria è stanca e chiede: “Ivan, quando cominceremo a vivere davvero?”. Vuole una vita dignitosa — una casa propria, un po’ di spensieratezza, libertà di spendere senza sensi di colpa. Ivan, invece, pensa solo a mettere da parte, rinunciando a tutto per un futuro che non arriva mai. Ma Valeria ha deciso: smetterà di risparmiare sulla sua felicità e sui sogni, vivrà per sé stessa, anche a costo di lasciare Ivan. E alla fine, tra risposte amare, silenzi e paure, il matrimonio finisce: la favola di risparmio diventa, finalmente, la storia di una rinascita.