Matrimonio di Convenienza – Quando l’Amore Arriva Dopo la Firma: La Storia di Irina, la Ribelle, e il Patrigno Sergio nella Milano degli Affari

Matrimonio di Convenienza

8 maggio

Oggi è successo qualcosa che non dimenticherò tanto facilmente. Ero al lavoro nello studio, immersa nei miei pensieri e nei documenti da sistemare, quando mi sono fatta coraggio e ho bussato alla porta dellufficio di Sergio Vittorio. Mi ci è voluto un po per trovare la calma, visto che di solito sono troppo impulsiva o, come dice lui, troppo rumorosa. Ma oggi avevo bisogno davvero di parlargli.

Mi ha guardato da sopra gli occhiali, seccato di essere interrotto. “Che cè, Ilaria?” ha chiesto, senza troppo entusiasmo. Di solito sgrana gli occhi o sbuffa. Lho guardato decisa e sono entrata, richiudendo la porta dietro di me.

“Sergio Vittorio, ho una richiesta importante per te,” ho detto senza aspettare inviti. Mi sono seduta di fronte a lui, ignorando del tutto il suo sguardo confuso.

“Se sei venuta a chiedermi un aumento di stipendio, risparmiati la fatica,” ha detto subito, tagliando corto. “Non te lo darò, anche perché non stai facendo neanche il minimo indispensabile. Sei sempre in ritardo e metti nei guai tutti quanti, me compreso! E poi con i colleghi sempre a litigare o a seminare zizzania” Questo discorso lo faceva spesso. Non aveva il coraggio di licenziarmi solo perché ero la figlia della donna che aveva amato tanto, la mia mamma Anna. Quando lei è morta, due anni fa, so che Sergio la soffriva ancora. E anche se non sono mai riuscita a chiamarlo papà, forse gli ricordavo sempre lei.

“Non sono venuta per parlare dello stipendio,” ho esclamato sbuffando. “Quello lho capito da un pezzo. Ho bisogno di altro.” Sergio ha alzato un sopracciglio, incuriosito. Mi sono sentita piccola ma ho continuato. “Volevo chiederti se puoi aiutarmi insomma Voglio provare a investire in unattività mia, ma mi servono soldi per seguire dei corsi di formazione.”

“No,” mi ha interrotto lui secco. “Con l’atteggiamento che hai, non solo non fai carriera, ma perderai anche questa occasione. Te lho detto mille volte: devi crescere! Ma tu sei rimasta la stessa ragazzina ribelle di sempre.”

Gli ho promesso che sarei cambiata, che mi sono stufata anche io di tirare a campare senza meta, che volevo una vita normale: lavorare, mettere su famiglia, sposarmi, fare figli come le altre persone. Lui mi ha guardato storto, come se sospettasse qualcosa. “Hai mica trovato qualcuno? Un fidanzato?”

“Magari!” gli ho risposto ridendo amaro. “Se avessi una relazione adesso non sarei qui a chiedere il tuo aiuto, no?” E in fondo era vero. Quando hai qualcuno accanto, tutto sembra più facile.

Poi Sergio ha iniziato a tamburellare le dita sul tavolo. Lho visto pensieroso, come se stesse prendendo una decisione di cui non era sicuro. “Ascolta, ho unofferta da farti che potrebbe risolvere tutti i tuoi problemi,” ha detto. Lho fissato senza capire. “Ti do i soldi, ma a una sola condizione,” e sorridendo in modo strano si è appoggiato allo schienale.

“Quale condizione?” ho chiesto, iniziando a preoccuparmi.

“Sposami, e avrai tutto quello che desideri,” ha detto tranquillissimo, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Ho pensato che stesse scherzando e ho riso forte. “Ma dai, non si fanno queste battute proprio con la figliastra!”

Lui mi ha guardato serio. “Non sto scherzando. Siamo due adulti, non importa la differenza detà. Conosci la mia storia con tua madre, e so che non andresti a spifferare a tutti che il nostro matrimonio non è vero. In più, hai bisogno di soldi, e io bisogno di una moglie. I partner con cui sto trattando per il nuovo appalto chiedono che io sia sposato, credono che un uomo sposato sia più affidabile.”

“Ma potresti sposare chiunque!” ho protestato.

“Ma nessuna sarebbe più discreta di te. Se tu accetti, ti do un appartamento, il capitale iniziale per avviare lazienda che vuoi e pago ogni corso di formazione. Saremo sposati solo sulla carta, tu vivi la tua vita e io la mia,” ha spiegato come un vero uomo daffari.

“Quindi matrimonio fittizio, senza relazioni?” ho detto, sentendo la rabbia cedere il passo alla curiosità.

“Solo fittizio. Accetti o no?” mi ha chiesto con uno sguardo imperturbabile.

“Devo pensarci.” Lui ha annuito e mi ha fatto cenno di uscire.

Una volta fuori dallufficio mi sono sentita smarrita. Nessuno mi aveva mai proposto una cosa simile, e per la prima volta ho guardato Sergio con occhi diversi. Non lho mai vissuto come padre, né come uomo. Ma dopo quella conversazione ho cominciato a notare che è davvero affascinante e che con lui la vita non sarebbe stata male, soprattutto dal punto di vista economico.

Alla fine, dopo diverse notti senza dormire, ho accettato. Abbiamo sposato solo in Comune a Milano, ognuno per conto suo. Subito dopo mi ha dato una casa enorme in zona Brera e mi ha lasciato usare gran parte dei suoi risparmi per avviare la mia attività. Non mi ha fatto mancare nulla. Io da parte mia sono stata al suo fianco ad ogni riunione importante, facendo la parte della moglie devota e soddisfatta.

Col passare dei mesi ho iniziato a comportarmi in modo diverso, a essere più stabile. Mi godevo la compagnia di Sergio, lo ascoltavo davvero, andavamo insieme ai congressi per lavoro, e ogni volta sentivo meno il bisogno di allontanarmi. Solo allora ho compreso come mai mamma Anna lo avesse tanto amato.

Un anno è passato veloce. Non ho mai rimpianto la mia scelta. Sentivo di essere cambiata e Sergio pure. Il suo atteggiamento nei miei confronti non era più quello irritato di una volta. Mi trattava con rispetto, quasi con dolcezza.

Poi arrivò il giorno in cui, davanti alla porta dellufficio anagrafe per firmare i documenti del divorzio, lui mi disse: “Penso che ormai sei pronta per fare la tua strada. Come promesso, sei libera.”

“Tu sei sicuro di voler divorziare?” gli ho chiesto allimprovviso.

“Tu no?” mi ha guardato, e nei suoi occhi ho visto unemozione inaspettata.

“Non voglio,” ho risposto, senza più finzioni.

“Nemmeno io,” mi ha detto sorridendo, e mi ha abbracciata forte. “Ma se resti con me, sarai mia moglie per davvero.”

“Accetto,” ho sussurrato. E in quellistante abbiamo capito che tra noi era nato qualcosa di autentico. In Comune non siamo mai entrati: quel giorno, abbiamo scelto di restare insieme.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

thirteen − 7 =

Matrimonio di Convenienza – Quando l’Amore Arriva Dopo la Firma: La Storia di Irina, la Ribelle, e il Patrigno Sergio nella Milano degli Affari