Sfacciataggine senza confini: — Dimmi la verità, Natà, — si lamentò Nicola, — che differenza fa se affittiamo la casa al mare ai parenti o a degli sconosciuti? I soldi sono sempre soldi. Natasha aveva appena steso il bucato sullo stendino. Meglio se avesse dato una mano invece di brontolare. — Nicolino caro, — gli rispose, — vedi, la differenza è che dai parenti i soldi non li rivedi mai. — Parli di Dario? — quanto era spiacevole sentire quello — Dario è mio fratello! Ti assicuro al cento per cento che pagherà. Non chiede nemmeno lo sconto. L’affitterà per tutta l’estate al prezzo pieno. Così non dovremo fare annunci o cercare affittuari. — Nico, quella è una casa al mare. Gli affittuari li trovo in cinque minuti. — Spiegami perché per te è così importante affittarla a sconosciuti? — Con gli sconosciuti è semplice: contratto, caparra, se non pagano li sbatti fuori. Ma coi parenti comincia il solito teatrino: “Dai, Natascia, lo sai che abbiamo i bambini…”, “Ti paghiamo dopo”, oppure “Abbiamo rotto la TV, ma non vorrai mica farcela pagare?”. Ne ho viste di tutti i colori. Tu non sai come vanno a finire queste cose. La casa era arrivata ai Natasha dai suoi genitori, che pure l’affittavano regolarmente per arrotondare lo stipendio, da buoni genovesi pratici. Lei aveva deciso di farlo allo stesso modo: ma niente amici, niente parenti. Aveva visto come i “compari” avevano spesso imbrogliato i suoi, sparendo senza pagare. — E come è finita? — chiese Nicola. — Che i parenti non solo non li pagano, ma nemmeno si scusano! Tanto, che ci vuole a ospitare un cugino, no? E invece no: la casa è un lavoro, Nicola, mica una colonia gratuita per la tua famiglia. Dario aveva appena deciso che tre mesi in Liguria erano proprio quello che ci voleva per lui, la moglie e i tre figli. D’estate la sua ditta era ferma e poteva approfittarne. Natasha non aveva alcuna fiducia che avrebbe pagato. — Dario non sta mica chiedendo di stare gratis! — insisteva Nicola — Pagherà, sicuro. All’inizio promettono sempre tutti di pagare. — Ma perché complicarci la vita? Per la casa c’è sempre la fila di gente pronta a pagare il prezzo di mercato. Fai il contratto, incassi e dormi serena. No, nessun parente, nessun amico. Gli affari sono affari, i soldi a parte. È difficile discutere con la pragmatica Natasha, ma Nicola sapeva come convincerla. — Se non vuoi fidarti di Dario, fidati di me. Pagherò io se dovesse saltare. Natasha non si aspettava tanto. Magari se era così convinto, poteva provare a fidarsi anche lei… Segue la storia di promesse, rinvii, discussioni accese e verità familiari poco piacevoli, dove tra l’orgoglio italiano, le case al mare e la fatica di dire “no” ai parenti, si imparerà a proprie spese il valore dei rapporti e dei soldi… e che certi debiti, in famiglia, costano molto più caro del denaro che si perde.

Sfacciataggine senza limiti

Dai, Giovanna, dimmelo sinceramente, si lamentò Marco, che differenza fa davvero a chi affittiamo la casa al mare? Familiari o estranei, i soldi sono sempre euro!

Giovanna finì di stendere i panni nel piccolo cortile assolato. Sarebbe stato meglio se, invece di lamentarsi, avesse dato una mano.

Marco caro, rispose, la questione è che dai parenti è impossibile tirare fuori quei soldi, una volta presi.

Parli di Paolo? il tono divenne subito teso, È mio fratello! Vedrai che paga, ti do la mia parola. Non mi ha nemmeno chiesto lo sconto! Prende la casa per tutta lestate a prezzo pieno. Così non dobbiamo neppure cercare inquilini.

Senti Marco, quella casa sul Tirreno si affitta da sé. In cinque minuti troverei chi la prende.

Ma perché sei così decisa a preferire estranei ai nostri?

Con gli estranei è facile: contratto, caparra, pagamenti puntuali, e via, ognuno per la sua strada. Invece con i parenti comincia la solita litania: Ma Giovannina, capisci, abbiamo i bambini Te li giro tra un po i soldi, abbiate pazienza Ops, lo schermo della TV si è rotto, ma non vorrai farmi pagare la penale?. Fidati, ne ho viste troppe. Non immagini come vanno a finire queste storie.

Quella villetta era passata a Giovanna dai genitori, che pure la affittavano durante i mesi estivi, proprio lì da Napoli. Unentrata extra che negli anni aveva insegnato una lezione chiara: né amici né parenti come affittuari, se non volevi rimetterci.

Va be, e allora? chiese Marco.

Il risultato era sempre lo stesso: parenti che non pagavano e nemmeno si scusavano dopo! Ma dai, che vi costa ospitarci una settimana?. No, Marco, la casa è business. Non il villaggio vacanze gratuito di famiglia.

Paolo, fratello di Marco, aveva ormai deciso che tre mesi al mare erano quello che ci voleva per sua moglie e i suoi tre figli. Lestate, il periodo tranquillo per il suo lavoro, era dedicato al relax. E Giovanna sapere che non intendeva pagare era quasi unovvietà.

Ma Paolo non ti ha mica chiesto il regalo, spingeva Marco, ha detto che paga.

Sempre le stesse promesse, allinizio.

Sai perché non voglio questo pasticcio? Ho già una fila di persone disposte a pagare il prezzo di mercato; persone che fanno il contratto, pagano subito, e io dormo sonni tranquilli. Nessun parente, nessun amico. Gli affari sono affari.

Con la concretezza meridionale di Giovanna era difficile discutere, ma Marco aveva ancora una carta.

Va bene. Non hai fiducia in Paolo. Ma in me, sì?

Giovanna lo guardò, attendendo il colpo di scena.

Certo che ho fiducia. E allora?

Se Paolo non ti paga, pago io! sbottò Marco, con una certa teatralità.

Ma la presa era fragile.

Bella trovata. Mi paghi con i soldi nostri

Beh insomma balbettò lui, capendo la scivolata, Troverò un lavoretto extra. Sì, la sera, il fine settimana. Tutto quello che guadagno sarà per te. Non nostri, solo tuoi. Affare fatto?

Giovanna rimase sorpresa dalla sua insistenza. Forse, se lui credeva così tanto nel fratello, poteva provare anche lei a fidarsi

Riesci a convincere chiunque, Marco, sospirò, allora la responsabilità è tutta tua. Daccordo.

Mancava ancora molto allestate, e Giovanna cercò di calmarsi e credere nel marito.

A giugno i primi problemi esplosero subito. Marco, ogni tre giorni al telefono con Paolo per ricordargli almeno la caparra, riceveva risposte che suonavano sempre come rassicurazioni vuote.

Sì, Marco, tranquillo! I soldi? Sto aspettando un pagamento importante da un cliente. Me li versa a fine mese. Appena arrivano, provvedo. Un attimo solo, ma capita, no? Vedrai!

Giugno finì.

Zero euro.

Giovanna fu paziente: un mese intero senza una parola in più, senza litigi, senza domande. Quando Marco, dopo una nuova telefonata inconcludente con Paolo, tornò in salotto, lei gli chiese:

Allora? Ha pagato?

Macché, i clienti di Paolo ancora niente. Ma lui promette che arriva tutto, appena possibile!

La scusa era rimasta la stessa per quattro settimane.

Te lavevo detto, scattò lei, i parenti hanno sempre enormi motivi per non pagare.

Dai, Giovanna, è solo una sfortuna! balbettò Marco, mica lo fa apposta! Lo so che sembra una scusa, ma capita basta aspettare.

Sì, aspettiamo fino a settembre, quando se ne andranno dopo averci ringraziato per le vacanze gratis e una stretta di mano?

Tanto a te non cambia niente, si difese lui, se serve, vado io a lavorare.

Tu? Proprio subito?

Marco si ammosciò improvvisamente.

Diamogli ancora due settimane. Se non paga, ti do tutto io se per te è così importante.

Non sei stato costretto, Marco! Ti sei voluto impegnare tu per dimostrarmi che tuo fratello era onesto. Ora dimostralo!

Il clima in casa non fu più sereno: Marco era taciturno, il sorriso spento con Giovanna.

Arrivò luglio, la calura avvolgeva la città. Giovanna guardava Marco tutte le sere navigare su siti di offerte di lavoro, senza però fare mai una chiamata.

Marco, oggi è il trenta, lo sai? Due terzi dellestate se ne sono andati, e di affitto non abbiamo ancora visto un centesimo, gli rammentò.

Ancora nulla ma

Appena arrivano, provvedo, vero?

Vedrai che Paolo non ci lascerà così. E magari ci darà anche qualcosina in più per il disagio.

Io non ci credo più. Tu hai dato la tua parola: Pago io. E allora fallo, paga tu. E dove sarebbe il tuo secondo lavoro?

Chiaramente, lentusiasmo di Marco per i lavori extra era sparito, come la fatica che aveva promesso di fare. Parole, solo parole, mentre lavorare per due diventava amaro.

Lo troverò. Ma qui non ci sono occasioni buone Non posso mica spostare casse col mal di schiena

Allora convinci Paolo a spostare le sue casse, visto che ce lo dovresti a me. O ora ti alzi e cerchi davvero lavoro, o io telefono a Paolo dicendogli che, se entro venerdì non vedo almeno metà dellaffitto, sfratto la sua famiglia e recupero i soldi in tribunale.

A Marco venne un brivido.

Non chiamarlo! E che figura ci fa la famiglia? Che dico a mia madre? Che porto mio fratello davanti al giudice per una casa? Nessuno capirebbe, Giovanna

Paolo non voleva pagare, Marco non voleva mantenere la promessa, né prendersi la colpa con i parenti, e così iniziò a colpevolizzare Giovanna.

Ma allora tutto questo lo fai davvero per me? Quanto ti importa se mi ammazzo di lavoro, solo per restituirti questi maledetti soldi, proprio a te?

Non ti ho mai costretto io, Marco! Sei stato tu a insistere.

Non potevo sapere che Paolo ci avrebbe lasciati a secco!

Io lo sapevo, rispose lei quieta, lho visto accadere mille volte. E tu non mi hai ascoltata.

Sì, adesso lho capito! Marco si fece la vittima, Ma anche tu, Giovanna, non scherzi! Se mi costringi a lavorare doppio, preferisci quei soldi alla mia salute? E se mi viene un infarto? Farai lavorare lo stesso il tuo povero marito?

Non ti costringo! Pretendo solo quanto è stato promesso. Quella promessa lhai fatta tu.

Va bene! urlò Marco, Vado a fare il secondo lavoro e pagherò per Paolo! Così sei contenta! I soldi sono più importanti di me, no? Ecco!

La promessa fu tradita alle sue stesse condizioni, ma Giovanna ottenne ciò che voleva: Marco cercò mesi ogni sera un secondo impiego e, appena trovò un posto da fattorino, la guardò con rancore.

Tutta colpa tua le puntò contro una sera.

Colpa mia?

Sì!

Forse finalmente capirai sospirò lei, fare la figura del buono coi soldi degli altri è facile. Ora paga tu per tuo fratello, magari impari la lezione.

Giovanna, a dirla tutta, sperava ancora che Paolo avesse un sussulto e coprisse il dovuto, almeno alla fine. Proprio mentre ci pensava fissando il soffitto, Paolo chiamò. Ma chiamò lei, non Marco.

Sarà mica per pagare?

Giovanna, ti devo dire una cosa

Paolo, non ho tempo. Dovevi saldare per agosto e non ho ricevuto nemmeno la quota di luglio. Non è più una questione mia, è problema di Marco, che per te si è esposto.

Eh, Marco mi ha detto! Mi dispiace per lui Ma guarda, ho avuto un piccolo imprevisto. Mi si è rotta la macchina qui in vacanza e li ho spesi tutti per aggiustarla. Ora come faccio a portare la famiglia a casa? Laffitto, ecco, appena posso, promesso

Solita, prevedibile storia.

Giovanna chiuse la chiamata.

Marco, vedendo la sua faccia, capì tutto.

Ok, ammise con voce bassa, sono stato ingenuo a fidarmi così tanto. Ma tu tu non mi lasci mai il diritto di sbagliare. Neppure un po di conforto solo condizioni.

Cosa dovevo fare? Sorridere e dire: Tranquillo, Marco, che si godano la casa gratis, tanto poi passerà? Sei stato tu a promettere che avresti pagato.

Sì, lho promesso! disse accigliato, ma non mi aspettavo che tu volessi davvero che io mi spaccassi la schiena! Ti importa qualcosa di me?

E di te, ci pensa tuo fratello?

Paolo non è cattivo, dai sono circostanze sfortunate.

Certo, non è cattivo chi ci lascia senza una lira, mette te nei guai e me a fare la parte della cattiva che vuole i suoi soldi bella logica.

Marco evitò il suo sguardo.

Forse, per loro due, era davvero iniziato un periodo difficile.

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