Non ho saputo aspettare – Chiedo il divorzio, – disse tranquillamente Vera, porgendo al marito una tazza di tè. – Anzi, ho già avviato le pratiche. La donna lo comunicò con la stessa naturalezza di chi dice: “Per cena c’è pollo con le verdure”. – Posso chiederti da quando… Mh, lasciamo stare, non davanti ai bambini, – Arturo, vedendo i due volti preoccupati dei figli, abbassò il tono e cercò di restare calmo. – In cosa ti ho delusa? E non dico niente sul fatto che ai bambini serve un padre. – Pensavi forse che non riuscissi a trovarne un altro? – la donna alzò gli occhi al cielo, accennando un sorriso sarcastico. – Cos’è che non va? Tutto! Speravo che la vita con te fosse come un lago calmo, invece sembra un fiume in piena! – Allora, bambini, avete finito di mangiare? – continuare la discussione davanti ai figli non era nelle intenzioni di Arturo. – Su, andate a giocare. E niente orecchie tese! – gridò loro dietro, conoscendo l’indole curiosa dei due maschietti. – Ecco, ora possiamo continuare. Vera arricciò le labbra infastidita. Anche in questo momento si mette a comandare! Si crede il papà dell’anno… – Mi sono stancata di vivere così. Non voglio più passare otto ore al giorno in ufficio, sorridere a colleghe e clienti… Voglio dormire fino a mezzogiorno, andare nei negozi alla moda, nei centri estetici. E tu questo non puoi darmelo. Basta! Ti ho dato i dieci migliori anni della mia vita… – Possiamo evitare le solite frasi melodrammatiche? – la interruppe secco Arturo. – Non eri tu, dieci anni fa, a tutte le feste a cercare di sistemarti con me? Io non avevo molta voglia di sposarmi, a dir la verità. – Ho sbagliato, può capitare. Il divorzio fu rapido e silenzioso. Arturo, seppur a malincuore, decise di lasciare i bambini con la madre a patto che ogni weekend e tutte le vacanze sarebbero stati con lui. Vera accettò senza problemi. Sei mesi dopo, Arturo presentò ai suoi figli la nuova compagna. La solare e simpatica Lucia conquistò subito il cuore dei bambini, che attendevano il fine settimana con impazienza, facendo innervosire non poco la madre. Ancora di più la infastidiva sapere che Arturo aveva ricevuto una grossa eredità da un lontano zio, aveva comprato una villa fuori città e viveva tranquillamente. Nonostante ciò, non aveva lasciato il lavoro, pagava il mantenimento minimo, preferendo occuparsi lui stesso di vestire e viziare i figli di persona e anche gli alimenti li gestiva in autonomia! E perché non ho saputo aspettare solo sei mesi? Se Vera avesse saputo che sarebbe andata così… Oh, ora farebbe carte false per tornare indietro! Ma forse non tutto è perduto? ***** – Prendiamo un tè insieme? Come ai bei vecchi tempi, – proponeva Vera con un sorriso ammiccante, arrotolando una ciocca di capelli attorno al dito. Il vestito corto metteva in risalto le sue forme, il trucco le toglieva qualche anno… S’era impegnata per apparire impeccabile! – Non ho tempo, – rispose Arturo senza emozione, lanciando uno sguardo fugace all’ex moglie. – I bambini sono pronti? – Cercano ancora qualcosa, ci vorranno dieci minuti, li conosco bene, – rispose lei delusa ma sempre all’attacco. – Perché non festeggiamo insieme il Capodanno? Nicola e Yuri hanno passato la giornata ad addobbare l’albero. – Abbiamo già stabilito in tribunale che le vacanze sono mie. Le passeremo in un bellissimo paese di montagna, tra neve, sci e snowboard. Lucia ha organizzato tutto. – Ma è una festa di famiglia… – E infatti la festeggeremo in famiglia. Se hai qualcosa da ridire ti tolgo i bambini. Appena la porta si chiuse dietro il marito e i piccoli, felici come non mai, Vera in preda all’ira infranse il costoso servizio di porcellana ricevuto per le nozze. Lucia… Sempre quella Lucia! Che si mette in mezzo… Fa la finta felice con i miei figli, ma probabilmente conta le ore in attesa che tornino a casa sua. Chi meglio di Vera sa quanto sono vivaci e capricciosi quei due? Ma questa… questa potrebbe essere un’idea. Vera sorrise soddisfatta. Non tutto è perduto. Presto tutti i soldi di Arturo saranno solo suoi… ***** – Scusa… e questo? – Arturo alzò un sopracciglio vedendo le valigie pronte sull’uscio. – Come cosa? La roba di Nicola e Yuri, – Vera con una spinta fece dondolare una delle valigie. – Ho deciso che, dato che tu ti sei rifatto una vita, ora tocca a me. Solo che, come puoi immaginare, non tutti gli uomini sono disposti a crescere figli non loro, quindi ora i bambini vivranno con te. Ho già avvisato i servizi sociali, manca solo perfezionare le carte. Ma te ne occupi tu, io vado in vacanza con un nuovo compagno molto promettente. Lasciando il marito senza parole sulla soglia, Vera si dirigette lentamente verso la macchina che l’attendeva. Vediamo quanto durerà la “santa” Lucia? Una settimana? Due? Sì, direi due. E Arturo, tra i figli e la nuova moglie, alla fine sceglierà i ragazzi. E tornerà da me. Con tutti i suoi soldi… Passarono due settimane. Un mese. Due. E la chiamata per riprendersi i bambini non arrivò. Dai racconti dei figli, Lucia non aveva mai alzato la voce con loro! Ma come? I due diavoletti sono diventati angioletti con lei? Impossibile! – Come si comportano i ragazzi? Siete già stanchi? – Non resistette e chiamò l’ex marito. – Sono bravissimi, educati, mi aiutano, – la voce di Arturo si addolcì appena pronunciò la parola “bambini”. – Sono davvero eccezionali! – Davvero? – Vera rimase sorpresa. – Da me combinavano solo disastri… – Perché i bambini vogliono attenzioni, – sbuffò lui. – Tu invece sempre con il telefono in mano. E tra l’altro ti informo che ci trasferiamo. Se vuoi, posso portare i ragazzi per le vacanze. – Ma… Sono miei figli anche! – Tu stessa mi hai ceduto tutti i diritti, – rise Arturo. – Bella madre che sei. A Vera non restava che mordersi le mani. Marito non recuperato (anzi, i suoi soldi), la nuova fiamma è già andata, e adesso anche i figli sono lontani. Anche se, in fondo, di loro non sentiva tutta questa mancanza, le piaceva troppo dedicare finalmente tutto il tempo a se stessa. Che ingiustizia! Dieci anni a resistere e poi mollare proprio qualche mese prima di una vita agiata… Non è giusto…

Non ha saputo aspettare

Sto chiedendo il divorzio, disse serenamente Vera, porgendomi una tazza di tè Anzi, l’ho già chiesto.

Lha detta in modo così quotidiano, come se parlasse di qualcosa di normale, tipo stasera facciamo pasta e fagioli.

Posso almeno sapere per quale… Beh, vabbé, meglio non parlarne davanti ai bambini dissi abbassando la voce mentre vedevo i due volti preoccupati dei nostri figli Che cosa ti ho fatto? E senza nemmeno nominare il fatto che i bambini hanno bisogno di un padre.

Pensi che non troverei un altro padre? sbuffò lei, facendo roteare gli occhi con un sorrisetto beffardo Sai che c’è che non mi va bene nulla! Mi aspettavo una vita con te tranquilla, serena come il Lago di Como, e invece è stato come vivere accanto a un fiume in piena!

Ragazzi, avete finito di mangiare? cercai di evitare che sentissero la discussione Dai, a giocare! E non vi azzardate a origliare! aggiunsi, conoscendo il carattere vivace dei miei figli. Adesso possiamo continuare.

Vera strinse le labbra infastidita. Sempre a voler comandare! Fa il padre dell’anno e così via…

Sono esausta. Non voglio stare otto ore al giorno in ufficio, sorridere a colleghe antipatiche, sforzarmi con i clienti desidero dormire fino a tardi, andare nei negozi migliori, passare il tempo nei centri estetici. Ma tu non puoi darmi questa vita. Basta così! Ti ho dedicato i miei dieci anni migliori

Ci risparmiamo i discorsi teatrali? la interruppi freddamente Ricordi quanti sforzi hai fatto dieci anni fa per accalappiarti il mio anello? Io non ero neppure troppo convinto di sposarmi.

Ho sbagliato persona, capita a tutti.

Il divorzio fu rapido e silenzioso. Ho deciso, anche se a fatica, di lasciare i bambini con la madre a patto che nei weekend e durante le vacanze stessero con me. Vera accettò subito.

Sei mesi dopo, ho presentato i ragazzi alla mia nuova moglie. Allegra e solare, Lucia ha conquistato i loro cuori, e aspettavano con ansia il fine settimana, cosa che faceva infuriare la madre.

E la faceva andare su tutte le furie anche il fatto che avessi ricevuto uneredità da uno zio che non conoscevo bene. Compra una villa fuori Firenze, vivo sereno. Continuo a lavorare, verso il minimo di alimenti e preferisco comprare personalmente ai ragazzi vestiti e ogni cosa, controllando pure che gli alimenti siano usati bene!

Ma perché Vera non ha resistito solo sei mesi? Se avesse saputo che le cose sarebbero andate così… ah, come si sarebbe comportata!

Forse però non è ancora tutto perduto?

*************************

Ti va un tè? Come ai vecchi tempi sorrise, arrotolando un ricciolo tra le dita. Un vestitino corto che la metteva in risalto, trucco ben fatto che le toglieva anni… Si vedeva che ci aveva messo tutto l’impegno.

Non ho tempo, risposi dando un’occhiata vuota alla mia ex moglie I ragazzi sono pronti?

Devono ancora trovare una cosa, ci vorranno dieci minuti, li conosco replicò delusa, ma senza arrendersi Potremmo passare il Capodanno insieme? Nicola e Yuri hanno passato il pomeriggio ad addobbare lalbero.

In tribunale abbiamo stabilito che le vacanze sono mie. E festeggeremo tutti insieme in un paesino dove cè la neve, piste da sci e da snowboard. Lucia ha organizzato tutto.

Ma è una festa di famiglia…

Appunto, festeggeremo in famiglia. Se insisti troppo, rischio pure di portarti via i ragazzi.

Appena la porta si chiuse dietro di me e i bambini esultanti, Vera, presa dallira, ruppe un costoso servizio da tè, regalo di nozze. Lucia. Sempre Lucia! Sempre a ficcarsi nelle nostre cose. Finge di essere felice quando vede i ragazzi, ma sicuramente non vede lora che tornino a casa propria. Chi meglio di me conosce quanto siano scatenati e viziati?

Ma forse… questa è un’idea. Vera accennò un sorriso compiaciuto. Non è ancora detta lultima parola. Presto tutti i soldi di Arturo torneranno sotto il mio controllo esclusivo…

********************

E questo cosè? alzai un sopracciglio vedendo i bagagli sulluscio.

Come cosè? Sono le valigie di Nicola e Yuri Vera diede un calcio a quella più grossa, facendola quasi cadere. Ho deciso che da quando ti sei rifatto una vita, è ora che la faccia anche io. Ma, si sa, non tutti gli uomini vogliono crescere figli non propri, quindi da oggi i bambini vivranno con te. Sono già stata allassistenza sociale, manca solo formalizzare le carte. Ci penserai tu. Io parto in vacanza con un nuovo corteggiatore molto promettente.

E così, lasciandomi lì imbambolato sulluscio, si avviò verso la macchina che la stava aspettando. Chissà quanto resisterà quella santa Lucia. Una settimana? Due al massimo? Arturo, tra i ragazzi e la nuova moglie, avrebbe scelto i figli. E sarebbe tornato da lei. Con tutti i suoi soldi…

Passò una settimana. Un mese. Due. Nessuna chiamata per riprendersi i ragazzi. A detta dei figli, Lucia non li aveva mai sgridati! Ma comè possibile? Quei due diavoletti diventati improvvisamente angioletti? Impossibile!

Allora, come si comportano i ragazzi? Stanca di loro? non ce la fece più e mi chiamò.

Sono bravissimi, educati, mi aiutano, non danno problemi, risposi, e solo a parlarne la voce mi si addolcì. Sono due gioielli.

Davvero? Con me erano sempre ingestibili

È che i figli vanno seguiti, sbuffai con un mezzo sorriso Tu stavi sempre con il naso nel cellulare. E ti avviso, tra qualche giorno ci trasferiamo. Se vuoi, te li porto in vacanza.

Ma sono anche miei figli!

Sei stata tu a cedermi ogni diritto, risi di gusto Che madre

Vera poteva solo mangiarsi le mani. Non aveva riavuto il marito (né i suoi euro), la relazione con il nuovo non aveva funzionato, e ora anche i bambini sarebbero andati lontano. Non che di loro le importasse troppo, ormai si era abituata a dedicarsi solo a se stessa.

Che ingiustizia dieci anni di sacrifici e mollare tutto solo sei mesi prima di una vita agiata.

Proprio ingiusto.

Oggi, riguardando questo pezzo di vita, capisco che chi non sa avere pazienza spesso perde molto più di quello che sogna di guadagnare.

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Non ho saputo aspettare – Chiedo il divorzio, – disse tranquillamente Vera, porgendo al marito una tazza di tè. – Anzi, ho già avviato le pratiche. La donna lo comunicò con la stessa naturalezza di chi dice: “Per cena c’è pollo con le verdure”. – Posso chiederti da quando… Mh, lasciamo stare, non davanti ai bambini, – Arturo, vedendo i due volti preoccupati dei figli, abbassò il tono e cercò di restare calmo. – In cosa ti ho delusa? E non dico niente sul fatto che ai bambini serve un padre. – Pensavi forse che non riuscissi a trovarne un altro? – la donna alzò gli occhi al cielo, accennando un sorriso sarcastico. – Cos’è che non va? Tutto! Speravo che la vita con te fosse come un lago calmo, invece sembra un fiume in piena! – Allora, bambini, avete finito di mangiare? – continuare la discussione davanti ai figli non era nelle intenzioni di Arturo. – Su, andate a giocare. E niente orecchie tese! – gridò loro dietro, conoscendo l’indole curiosa dei due maschietti. – Ecco, ora possiamo continuare. Vera arricciò le labbra infastidita. Anche in questo momento si mette a comandare! Si crede il papà dell’anno… – Mi sono stancata di vivere così. Non voglio più passare otto ore al giorno in ufficio, sorridere a colleghe e clienti… Voglio dormire fino a mezzogiorno, andare nei negozi alla moda, nei centri estetici. E tu questo non puoi darmelo. Basta! Ti ho dato i dieci migliori anni della mia vita… – Possiamo evitare le solite frasi melodrammatiche? – la interruppe secco Arturo. – Non eri tu, dieci anni fa, a tutte le feste a cercare di sistemarti con me? Io non avevo molta voglia di sposarmi, a dir la verità. – Ho sbagliato, può capitare. Il divorzio fu rapido e silenzioso. Arturo, seppur a malincuore, decise di lasciare i bambini con la madre a patto che ogni weekend e tutte le vacanze sarebbero stati con lui. Vera accettò senza problemi. Sei mesi dopo, Arturo presentò ai suoi figli la nuova compagna. La solare e simpatica Lucia conquistò subito il cuore dei bambini, che attendevano il fine settimana con impazienza, facendo innervosire non poco la madre. Ancora di più la infastidiva sapere che Arturo aveva ricevuto una grossa eredità da un lontano zio, aveva comprato una villa fuori città e viveva tranquillamente. Nonostante ciò, non aveva lasciato il lavoro, pagava il mantenimento minimo, preferendo occuparsi lui stesso di vestire e viziare i figli di persona e anche gli alimenti li gestiva in autonomia! E perché non ho saputo aspettare solo sei mesi? Se Vera avesse saputo che sarebbe andata così… Oh, ora farebbe carte false per tornare indietro! Ma forse non tutto è perduto? ***** – Prendiamo un tè insieme? Come ai bei vecchi tempi, – proponeva Vera con un sorriso ammiccante, arrotolando una ciocca di capelli attorno al dito. Il vestito corto metteva in risalto le sue forme, il trucco le toglieva qualche anno… S’era impegnata per apparire impeccabile! – Non ho tempo, – rispose Arturo senza emozione, lanciando uno sguardo fugace all’ex moglie. – I bambini sono pronti? – Cercano ancora qualcosa, ci vorranno dieci minuti, li conosco bene, – rispose lei delusa ma sempre all’attacco. – Perché non festeggiamo insieme il Capodanno? Nicola e Yuri hanno passato la giornata ad addobbare l’albero. – Abbiamo già stabilito in tribunale che le vacanze sono mie. Le passeremo in un bellissimo paese di montagna, tra neve, sci e snowboard. Lucia ha organizzato tutto. – Ma è una festa di famiglia… – E infatti la festeggeremo in famiglia. Se hai qualcosa da ridire ti tolgo i bambini. Appena la porta si chiuse dietro il marito e i piccoli, felici come non mai, Vera in preda all’ira infranse il costoso servizio di porcellana ricevuto per le nozze. Lucia… Sempre quella Lucia! Che si mette in mezzo… Fa la finta felice con i miei figli, ma probabilmente conta le ore in attesa che tornino a casa sua. Chi meglio di Vera sa quanto sono vivaci e capricciosi quei due? Ma questa… questa potrebbe essere un’idea. Vera sorrise soddisfatta. Non tutto è perduto. Presto tutti i soldi di Arturo saranno solo suoi… ***** – Scusa… e questo? – Arturo alzò un sopracciglio vedendo le valigie pronte sull’uscio. – Come cosa? La roba di Nicola e Yuri, – Vera con una spinta fece dondolare una delle valigie. – Ho deciso che, dato che tu ti sei rifatto una vita, ora tocca a me. Solo che, come puoi immaginare, non tutti gli uomini sono disposti a crescere figli non loro, quindi ora i bambini vivranno con te. Ho già avvisato i servizi sociali, manca solo perfezionare le carte. Ma te ne occupi tu, io vado in vacanza con un nuovo compagno molto promettente. Lasciando il marito senza parole sulla soglia, Vera si dirigette lentamente verso la macchina che l’attendeva. Vediamo quanto durerà la “santa” Lucia? Una settimana? Due? Sì, direi due. E Arturo, tra i figli e la nuova moglie, alla fine sceglierà i ragazzi. E tornerà da me. Con tutti i suoi soldi… Passarono due settimane. Un mese. Due. E la chiamata per riprendersi i bambini non arrivò. Dai racconti dei figli, Lucia non aveva mai alzato la voce con loro! Ma come? I due diavoletti sono diventati angioletti con lei? Impossibile! – Come si comportano i ragazzi? Siete già stanchi? – Non resistette e chiamò l’ex marito. – Sono bravissimi, educati, mi aiutano, – la voce di Arturo si addolcì appena pronunciò la parola “bambini”. – Sono davvero eccezionali! – Davvero? – Vera rimase sorpresa. – Da me combinavano solo disastri… – Perché i bambini vogliono attenzioni, – sbuffò lui. – Tu invece sempre con il telefono in mano. E tra l’altro ti informo che ci trasferiamo. Se vuoi, posso portare i ragazzi per le vacanze. – Ma… Sono miei figli anche! – Tu stessa mi hai ceduto tutti i diritti, – rise Arturo. – Bella madre che sei. A Vera non restava che mordersi le mani. Marito non recuperato (anzi, i suoi soldi), la nuova fiamma è già andata, e adesso anche i figli sono lontani. Anche se, in fondo, di loro non sentiva tutta questa mancanza, le piaceva troppo dedicare finalmente tutto il tempo a se stessa. Che ingiustizia! Dieci anni a resistere e poi mollare proprio qualche mese prima di una vita agiata… Non è giusto…