Ex moglie…
Sono passati due anni da quellepisodio. Era quasi finita la mia trasferta di lavoro e presto sarei dovuto tornare a casa, a Modena. Dopo aver preso il biglietto, avevo ancora tre ore prima della partenza, così decisi di passeggiare un po per Bologna. Per strada mi fermò una donna che riconobbi allistante.
Era la mia prima moglie, la donna da cui avevo divorziato dodici anni prima. Francesca era rimasta praticamente uguale, solo il volto mi sembrò più pallido. Era chiaro che quellincontro la scuoteva tanto quanto me.
Avevo amato Francesca con una passione quasi malata; fu proprio questo il motivo che ci portò a separarci. La gelosia mi divorava: ero geloso persino di sua madre. Bastava che tardasse un attimo e il mio cuore batteva allimpazzata, con la sensazione che mi mancasse il respiro.
Alla fine, Francesca mi lasciò: non ne poteva più dei miei interrogatori giornalieri, delle domande senza fine – dove sei stata, con chi, come mai? Un giorno rincasai dal lavoro con un cucciolo di cane nascosto sotto la giacca, sperando di sorprenderla con quel regalo buffo. Ma la casa era vuota e sul tavolo cera solo un biglietto.
Nel messaggio mi scriveva che se ne sarebbe andata nonostante il suo amore per me; ammetteva di essere esausta per via dei miei sospetti e mi chiedeva perdono, supplicandomi di non cercarla…
Ora, dopo dodici anni di lontananza, lavevo incontrata per caso nella città in cui ero per lavoro. Parlammo a lungo. Poi iniziai a preoccuparmi: rischiavo di perdere la corriera per Modena. Finalmente trovai il coraggio di dirle:
Scusami, ma devo proprio andare. Sto già rischiando di perdere la mia corsa.
A quel punto Francesca mi disse:
Marco, ti chiedo un favore. So che hai fretta, ma per tutto il bene che cè stato tra noi, non dirmi di no. Vieni con me in un ufficio qui vicino, è importante e non riesco ad andarci da sola.
Ovviamente non potevo rifiutare, ma la avvertii: “Solo se facciamo in fretta!” Entrammo in un grande edificio e continuammo a camminare, passando da un corridoio allaltro, salendo e scendendo delle scale. Allepoca mi sembrò che tutto durasse non più di un quarto dora. Passavano accanto a noi persone di ogni età: da bambini a vecchietti. Non mi chiesi nemmeno cosa ci facessero bambini e anziani in un ufficio amministrativo. Ero troppo preso da Francesca.
A un certo punto lei si infilò in una porta e la chiuse alle sue spalle. Prima di sparire mi rivolse uno sguardo come se volesse dirmi addio, pronunciando queste parole:
È davvero incredibile… non riuscivo né a stare con te, né senza di te.
Rimasi lì davanti alla porta ad aspettarla. Avrei voluto chiederle cosa intendesse con quelle ultime parole. Ma non tornava. Fu allora che mi riscosso. Dovevo proprio andare, ma invece ero ancora lì a perdere tempo e rischiare di mancare il mio autobus! Mi guardai intorno e rimasi gelato: mi trovavo in un edificio abbandonato, con buchi al posto delle finestre.
Le scale non cerano più; solo assi di legno, e fu con difficoltà che riuscii a uscire. Quando arrivai allautostazione avevo ormai perso la corriera da più di unora. Non mi restò altra scelta che comprare un altro biglietto: spesi altri 28 euro.
Solo allora venni a sapere che lautobus a cui avevo rinunciato era finito fuori strada, nel fiume Reno. Nessuno dei passeggeri si era salvato.
Due settimane dopo, ero davanti alla porta della mia ex suocera, che avevo rintracciato tramite lanagrafe. La signora Ada mi raccontò che Francesca era morta undici anni prima, un anno dopo il nostro divorzio. Allinizio non le credetti, convinto che volesse solo evitare che mi rifacessi vivo, col solito tormento della gelosia.
Quando le chiesi di portarmi alla tomba della mia ex moglie, mia suocera, con mio grande stupore, accettò. Dopo unora mi ritrovai davanti a una lapide dove sorrideva la donna che avevo amato tutta la vita, e che in modo inspiegabile mi aveva appena salvato la vita…






