– Mamma, ti presento Alessia, la mia fidanzata, esordì Stefano appena entrato in casa, abbracciando con delicatezza la ragazza, che sembrava un po’ intimidita. Oggi abbiamo fatto la domanda per sposarci in Comune.
– Complimenti, rispose un po spaesata Rosa, la mamma, asciugandosi le mani con il tovagliolo, proprio mentre aveva appena finito di preparare la cena. Entrate, che fate fermi sulla soglia?
Rosa rimase sorpresa in modo poco piacevole. Stefano era tutto per lei, il suo orgoglio, la sua ragione di vita Un bravo ragazzo, sempre educato e rispettoso, e adesso questo! Le aveva praticamente comunicato un matrimonio senza nemmeno preavviso.
A Rosa bruciava il fatto di essere stata lultima a saperlo. Non era mica una bestia che non avrebbe capito la voglia del figlio di farsi una famiglia, anzi! Avrebbe gioito per lui, e magari dato una mano a organizzare le nozze
– Mamma, scusami se non te lho detto prima, disse il ragazzo, stringendo la madre in un abbraccio un po impacciato. È successo tutto così in fretta Mi sono innamorato come un ragazzino! A prima vista, e per sempre.
– Ma sei ancora un ragazzino, venticinque anni non sono niente, sorrise Rosa, cercando di nascondere la delusione. Parliamo piuttosto del futuro. Dove pensate di vivere?
– Per adesso staremo qui da noi, se per te va bene, Stefano tirò un sospiro di sollievo, capendo che la mamma non era arrabbiata. Poi qualcosa la compreremo.
– E perché dovrei essere contraria? la donna si stupì persino della domanda. Abbiamo un appartamento grande, cè posto per tutti.
La ragazza, ferma e composta sulla soglia, fece un sorriso soddisfatto che si affrettò subito a rendere più neutro: sapeva che adesso la cosa più importante era piacere alla madre di Stefano, il carattere lo avrebbe mostrato dopo le nozze.
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Il matrimonio fu una vera festa. Rosa, per il figlio adorato, non badò a spese: svuotò perfino la riserva nascosta di euro che conservava per le emergenze. E pure il viaggio di nozze al mare, tutto pagato da lei meritavano di rilassarsi un po, tanto presto di tempo non ce ne sarebbe più stato: Alessia aveva appena annunciato di essere incinta.
Rosa non era propriamente contraria alla scelta di Stefano Solo che la ragazza le sembrava troppo perfetta: sempre daccordo su tutto, sempre sorridente e carina
La sorella di Rosa, Marina, la prendeva in giro per queste preoccupazioni.
– Vedrai che ti è andata bene con la nuora! Solo aspetta un po, adesso fa langioletto, ma poi vorrà comandare lei. E comunque, se non ti senti tranquilla, tienila docchio. Magari davanti a Stefano sembra una santa, ma poi
E, come spesso accade, le previsioni di Marina si avverarono. Dopo aver ricevuto lagognata firma sul libretto di famiglia, Alessia cambiò completamente. Sfruttando il fatto che Stefano passava tanto tempo al lavoro, la ragazza iniziò a rendere la vita di Rosa impossibile.
Addirittura, ebbe la faccia tosta di dirle che una estranea non aveva posto nel loro nido familiare. Rosa, quando sentì questa cosa per la prima volta, quasi cadde dalla sedia. Lei, estranea! Quella sera stessa andò da Stefano a chiedere di far mettere in riga sua moglie.
– Mamma, hai frainteso, ribatté Stefano, incapace di credere che la sua amata avesse potuto dire cose simili. Alessia è fantastica, buona, la migliore che potessi trovare!
Alessia, sentendo le parole del marito, sorrise con trionfo: finora tutto stava andando secondo i suoi piani.
Pochi giorni dopo, la ragazza accolse il marito tornando dal lavoro in lacrime. Diceva che aveva paura a stare in casa con Rosa, che la suocera aveva provato a ucciderla.
– Tu lo sai, piangeva, che sono allergica al miele. Stamattina non riuscivo a dormire e ho pensato di aiutare tua mamma con la colazione. Mi avvicino alla cucina e la trovo che mette il miele nella pastella per le crespelle! Io ho paura!
Stefano perse la pazienza e si precipitò dalla madre a chiedere spiegazioni. Gridava che ormai era adulto, che avrebbe scelto da solo come vivere e che non avrebbe permesso a nessuno di far del male alle persone che amava.
Rosa rimase senza parole davanti a quellattacco. Qualsiasi domanda faceva peggiorava solo le cose e scatenava altra rabbia. Sentì un dolore forte al petto, le mani tremavano mentre cercava la medicina, ma Stefano non se ne accorse nemmeno: continuava ad urlare.
Rosa non ce la fece più, prese la giacca e si diresse verso casa della sorella. Non capiva cosa avesse sbagliato, perché il suo bambino si comportasse così Sentiva solo una gran tristezza.
Arrivata quasi al portone di Marina, iniziò a sentirsi peggio, fino a che non perse conoscenza.
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Erano passate due settimane dal funerale di Rosa. Stefano era unombra e si dava tutte le colpe. Alessia provava a consolarlo, porgendogli un bicchiere dacqua.
– Amore, so che stai male, ma dobbiamo pensare ai vivi, gli sussurrava, accarezzandosi la pancia ormai evidente. Se stai così, mi fai solo star male pure a me.
Stefano non rispondeva e Alessia lo trovava intollerabile. Il suo piano aveva funzionato, anche se non aveva voluto spingersi così oltre. Alessia sperava che si sarebbero limitati a cambiare il nome sullappartamento, ma In fondo, così era anche meglio.
Allimprovviso qualcuno entrò in casa: era Marina, che aveva le chiavi.
– Ma come osi entrare qui come fossi a casa tua? sbottò Alessia, guardandola in cagnesco.
– Infatti sono venuta proprio a casa mia. Marina sorrise con sarcasmo. Non lo sapevi? Questo appartamento è mio.
Il bicchiere cadde dalla mano di Alessia per la sorpresa. Come era possibile? Aveva fatto di tutto per avere quella casa, e invece
– Stefano, che succede? domandò in preda al panico la ragazza.
– Quello che succede, rispose lui freddamente, è che mamma doveva ricomprare la casa da zia Marina, stava risparmiando da anni
– E si è giocata tutto per il vostro matrimonio! aggiunse Marina. E io avevo pensato di lasciarla a vostro figlio, ma adesso ve lo scordate. Avete tre giorni di tempo per andarvene. Se no, chiamo i carabinieri.
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P.S.
Stefano rimase a vivere a casa della zia. Da solo. Alessia quella stessa sera raccolse tutte le sue cose, dichiarando che il bambino non era neanche suo, e se ne andò via senza voltarsi indietro.






