LA MIGLIORE AMICA

Ginevra, mi sposo disse Vittoria Bianchi con un sorriso imbarazzato il matrimonio è venerdì prossimo. Vieni? Mi farebbe davvero piacere rivederti.
Stai scherzando? Tu? Per chi? Così allimprovviso? Ginevra si sentì gelata dentro, come se lavessero tradita.
Non aveva mai immaginato che quella notizia le potesse far male così. Da sempre guardava Vittoria con un po di pietà, convinta che nessuno lavrebbe mai presa per moglie.
Perché così allimprovviso? Io e Lorenzo ci conosciamo da sei mesi rispose Vittoria.
E tu non ne hai parlato? Chi è? Non lho mai visto. Dove lhai nascosto?
Nascosto? rise Vittoria. Lavoriamo insieme, al cantiere, e lì ci siamo conosciuti. Nemmeno me lo aspettavo, e poi mi ha chiesto e io ho detto di sì!
Lui è anche un imbianchino, come te? Ginevra socchiuse le labbra.
Lorenzo è tutto e un po di più. È il capo della ditta di costruzioni dove lavoro.

Ginevra rimase senza parole, cercando di capire se Vittoria stesse prendendo in giro. Ma Vittoria sembrava serena, non proprio da chi scherza.

Le due si erano conosciute alla scuola media, amiche fin dalla classe sei. Ginevra era sempre la più brillante: con gli studi andava meglio, era più carina, più snella, vestiva meglio, e i ragazzi giravano intorno a lei. A Vittoria nessuno prestava attenzione. Ginevra la provava, pensando che la vita le avesse riservato una sorte ingiusta.

Vittoria non aveva né bel viso né figura da sfoggiare. Andò al liceo con difficoltà e, dopo la terza media, si iscrisse a un corso di intonacatura.
Non cè una professione più interessante? chiese Ginevra. Non potrei cambiare indirizzo?
Perché? Mia madre è imbianchino da tutta la vita, quindi anche io ho scelto così.
Passerai tutta la vita nella polvere del cantiere? Che schifo! Perché non scegli qualcosa di più pulito, tipo il design? Io voglio iscrivermi al corso di design.
Non capisco nulla di design, ma intonacare e dipingere è quello che ho sempre aiutato la mamma a fare. Mi piace, ho già imparato molte cose pratiche. E poi, con i miei voti, non entro alluniversità.

Anche Ginevra non era riuscita a entrare alluniversità, ma non si diede per vinta: prima finì il college, poi con i voti riuscì a iscriversi al corso di design che sognava.

Nonostante i percorsi di studio fossero diversi, le due si vedevano spesso e mantenevano la loro amicizia. Ginevra era molto socievole e invitava spesso Vittoria a uscire in gruppi divertenti, dove Vittoria risaltava per la sua semplicità e conquistava molti ragazzi.

Ginevra, convinta di trovare presto un marito bello, ricco e con prospettive, non vedeva lora di vedere il grande annuncio di Vittoria.

Allora verrai al matrimonio? ribadì Vittoria.
Certo, non manco di certo! rispose Ginevra con decisione. Conoscerò anche lo sposo?
Ovviamente.

***

Ginevra sperava che Lorenzo fosse un vecchio calvo e grassoccio, interessato a sposare Vittoria solo per risparmiare sui lavori di finitura delle ville in costruzione. Tutto il denaro rimarrebbe in famiglia, che affare! pensava.

Ma, con sua grande sorpresa, Lorenzo era un giovane barboncino con la barba, non proprio una statua, ma simpatico e vivace. Lo guardava con adorazione, ignaro di chiunque altro.

Al matrimonio Ginevra gironzolava attorno a Vittoria, cercando di attirare lattenzione di Lorenzo su di sé, ma i due giovani erano persi nei loro sguardi, senza notare i suoi tentativi. Solo la madre di Vittoria se ne accorse.

Che fai, bambina? le spinse Teresa, la suocera, con tono burbero. Guarda, io sono una donna di campagna, ma posso sistemare i capelli in un attimo.
Non capisco di cosa parliate.
Capisco tutto. Ti avviserò due volte, poi basta.
Ma io ho uno sposo, non è come il tuo. mentì Ginevra. Anche noi ci sposiamo presto.
Allora gioca con lui sorrise Teresa, continuando a osservare Ginevra tutta la sera, proteggendo la felicità della figlia.

Ginevra non riusciva a calmarsi. Il suo ego era stato ferito. Si era appena lasciata con lultimo ragazzo e non riusciva nemmeno a convincere quel scemo di figlio di mamma a sposarlo.

Vittoria, invece, aveva attirato lattenzione di un tipo simpatico, ma lui laveva scelta proprio perché Ginevra non cera. Se Ginevra fosse stata presente, la sposa sarebbe stata diversa.

Dopo il matrimonio la nuova coppia si trasferì nellappartamento di Lorenzo. Ginevra divenne una visita frequente.

Mostrava attenzione verso Vittoria, ma nello stesso tempo cercava di far ingelosire il marito. Lorenzo passava le giornate al cantiere, Vittoria soffriva di una forte nausea da gravidanza. Ginevra, sempre più sicura, iniziò a offrirsi per cucinare.

Ti preparo io il pranzo, disse, scacciando Vittoria dalla cucina. Se ti fa male gli odori, meglio così.
Non riesco nemmeno a guardare il cibo, rispose Vittoria, chiedendo a Lorenzo di portarla al bar finché linflusso non passasse. Il bar è carino, ma è costoso; il cibo fatto in casa è più buono. Non ti preoccupare, me ne occuperò.

Nel frattempo Vittoria diede alla luce una bambina, Marta, proprio al momento giusto. Le due nonne erano ancora giovani e lavoravano solo nei weekend. Ginevra, ancora iscritta alluniversità, saltava le lezioni per approfittare di ogni occasione e conquistare Lorenzo.

Lui rimaneva impassibile di fronte ai suoi flirt, il che la spingeva a insistere ancora di più.

Riposati, io porterò la bimba a fare una passeggiata propose Ginevra. Un po daria fresca le farà bene.
Vittoria, debole dopo il parto, accettò. Ginevra organizzò le uscite così da coincidere con il rientro di Lorenzo dal lavoro.

Guarda, Marta, chi è? È il tuo papà, ti riconosce, ti sorride.

Lorenzo, naturalmente, si avvicinò, guardò nella carrozzina.

Non dorme? Ciao, piccolina! Ehi Ginevra, dove è Vittoria?
Probabilmente dorme, il parto è stato duro. Le cosce sono strette e il corpo non ha collaborato tanto, ma la aiuterò. Ho preparato un gulasch saporito.

Nonostante tutti gli sforzi di Ginevra, il rapporto con Lorenzo restava puramente amichevole; lui continuava a guardare la moglie con adorazione, mentre a lei rispondeva solo un cortese buongiorno.

Decise allora di aumentare la sua presenza, e un giorno si incrociò di nuovo con Teresa.

Che ci fai qui, Ginevra? sbottò la suocera, guardando la figlia al ritorno dal lavoro. Vittoria ti sta gestendo la casa?
Mamma, perché sei così severa? Ginevra mi aiuta tantissimo, non potrei farcela da sola.
Lhai assunta come domestica? Non ti sei trovata un marito?
Perché continui a insultarmi? scoppiò Ginevra. Voglio solo dare una mano.
So cosa vuoi, piccola. Hai visto la bambina al matrimonio, guardavi Lorenzo Vai via finché puoi.

La madre spintonò Ginevra fuori dallappartamento.

Non fare la sciocca, la rimproverò, non sai dove può portare tutto questo. Gli uomini sono deboli, ti lasceranno sola.

Ginevra, ferita, replicò:

Se se ne va, vuol dire che non ama. Non lo costringo. Ma tu sbagli, mi hai difamata. Mi hai davvero aiutata tanto.

Sei una sciocca, non ascoltare tua madre, poi piangi.

Vittoria sospirò:

Non tornerà più, lo so.

Ma si sbagliava. Qualche giorno dopo Ginevra arrivò prima del solito, mentre tutti erano al lavoro. Vittoria aveva appena messo a letto Marta e accarezzava la biancheria, cercando di non fare rumore.

Avevo paura che non saresti più venuta, disse Ginevra, sedendosi sul divano. Tua madre è una vera panic

La tua mamma ha detto tutta la verità, strizzò gli occhi Ginevra. Tu non la vedi, ma è lì. Io e Lorenzo ci amiamo da tempo. Ha solo paura di ammetterlo.

Dio mio fermati, Ginevra sussurrò Vittoria con le labbra bianche, per favore, smettila.

Proprio allora entrò Lorenzo, tornato per pranzo. Si avvicinò, accolse Ginevra con una stretta al braccio e la condusse fuori. Lei, sorpresa, si mise le scarpe, uscì con passo incerto.

Non tornare più, le disse lui, aprendo la porta. Non è più il tuo posto.

Chiuse la porta e tornò nella stanza dove Vittoria piangeva.

Non credere a nulla, disse Lorenzo con voce ferma. Non cè stato nulla tra noi. Non ti serve, non è il mio gusto.

Vittoria singhiozzò: Non ci credo perché mi odia così?

Invidia, è tutto, rispose Lorenzo, prendendola in braccio e portandola in camera.

Nove mesi dopo, in quella famiglia felice, nacque un bambino, Alessandro, che assomigliava a suo padre.

Dove sia Ginevra, Vittoria non lo sa più. Non le servono più aiutanti.

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