Sofia correva tra le stanze, cercando di stipare nelle valigie le cose più indispensabili. I suoi movimenti erano frenetici e scattosi, come se qualcuno la stesse inseguendo.

Ginevra Ricci corre da una stanza allaltra, cercando di infilare nello zaino le cose indispensabili. I suoi movimenti sono frenetici e spezzati, come se qualcuno la inseguisse. Laria le esce a suon di sibili dai polmoni, e le dita non riescono a chiudere la cerniera della borsa già traboccante. Unora fa riceve una telefonata dal poli­clinico di Firenze: la voce sorpresa del capo medico le chiede perché è stata dimessa allimprovviso. La lasciano andare senza ulteriori domande, ma unondata di incomprensione resta sospesa nellaria, e Ginevra non ha né energia né voglia di rispondere.

Non sente il bisogno di spiegare nulla. Lidea di raccontare a voce alta tutto quello che è accaduto le sembra insopportabile. Nella sua mente riaffiora il ricordo del loro incontro, dipinto di colori vivaci ma ormai amari. Si erano conosciuti quando Ginevra faceva ancora tirocinio allospedale comunale di Bologna. Una scintilla è scoccata tra loro, si è trasformata in un fuoco avvolgente. Non hanno perso tempo: poco dopo celebrano un matrimonio sobrio ma sincero. Dopo il matrimonio Ginevra accetta un posto al poli­clinico, e i due decidono di costruire prima le proprie carriere, rimandando a più tardi lidea di figli. Prima la stabilità, poi tutto il resto.

Il tempo passa, e allimprovviso il pensiero di non è il momento diventa una scusa automatica. Ginevra accenna quasi con nonchalance al desiderio di sentire una risata di bambino in casa, ma Lorenzo le risponde con ragioni di instabilità e difficoltà. Ora, ripensando a quei momenti, avverte nella gola un nodo pesante e bollente.

Il suo mondo si sgretola a causa di una amica, Simona, a cui Ginevra aveva confidato tutti i segreti e i sogni. Ieri Ginevra realizza, con spietata chiarezza, che Simona non è mai stata una vera amica. Il turno di notte le viene cancellato allultimo minuto e, col cuore leggero per la possibilità di una piccola sorpresa, decide di tornare a casa molto prima. Inserisce la chiave nella serratura, apre la porta e resta congelata sulla soglia, come se avesse preso un pugno al petto.

Dalla sala di casa arriva una risata femminile, allegra e cristallina, che Ginevra conosce fin troppo bene.

Mi sorprendi sempre, dice Simona, con una dolcezza nella voce. Non riesco nemmeno a immaginare cosa potrai inventare la prossima volta!

Tutto è per te, gioia mia, risponde una voce maschile, familiare e un tempo intima. Sei il mio universo. Sposterei montagne solo per vedere il tuo sorriso

Le parole le tagliano il cuore come aghi. Ginevra si ritira lentamente, con passo silenzioso come unombra, lasciando la porta socchiusa e scende le scale senza fare rumore.

Quella notte rimane sveglia nella piccola sala di guardia, fissando un punto fisso. I pensieri le lacerano lanima a pezzi, ma allalba nasce una decisione fredda e nitida. Parte. Svanisce. Per tutti coloro che lhanno conosciuta. Per quel mondo intero che le ha inflitto tanto dolore.

Sa di avere un luogo dove nessuno potrà trovarla. Anni fa, la nonna le ha lasciato in eredità una casetta piccola ma solida, in un villaggio remoto della Toscana, quasi sconosciuto a tutti. Dopo la morte della madre, Ginevra è andata a vivere con il padre, e il sentiero verso quel luogo era stato dimenticato. Ora quelloblio diventa la sua salvezza.

È il momento di ricordare quel posto.

Dopo qualche ora la valigia è finalmente pronta. Ginevra osserva lappartamento un tempo illuminato da gioia e luce, ora grigio e spettrale, come una melma che ha inghiottito tutta la sua fiducia in persone e amori.

Non resta più nulla della mia anima qui, sussurra al silenzio, e quelle parole diventano un verdetto.

Due giorni dopo Ginevra è già nel villaggio. Durante il viaggio getta per sempre la vecchia SIM e ne compra una nuova, sconosciuta a chiunque, perché non vuole che nessuno possa rintracciarla.

La casa laccoglie con un silenzio profondo e il profumo di legno vecchio e erbe secche. Aprendo il portone cigolante, sente una leggerezza inaspettata, quasi senza peso.

Nessuno qui può farle del male. Qui comincia una nuova vita.

Passano due settimane. Ginevra si ristabilisce a piccoli passi. I vicini, gente semplice e genuina, si rivelano sorprendentemente ospitali. Aiutano come possono, senza domande. Insieme rimettono in ordine la casa: riparano il tetto, sradicano le erbacce del cortile. Dal loro calore, il cuore di Ginevra comincia a scongelarsi; il dolore si ritira lentamente.

Ma il destino le riserva una nuova prova, una che deve misurare la sua forza.

Una mattina arriva di corsa alla porta la vicina, Valentina, pallida per la paura.

Ginevra, cara, scusa, oggi non posso aiutare in giardino, è succeduta una tragedia! La piccola Mariella il suo stomaco gira così forte che non riesce a trattenere neppure un sorso dacqua! E gli occhi sono spenti, come se fossero di unaltra persona!

Ha urgente bisogno di una flebo, dice subito Ginevra, con il tono di chi ha vissuto a lungo in ospedali. La bambina è gravemente disidratata, è pericoloso.

Una flebo? Qui non cè nemmeno un dottore decente! sbatte le mani Valentina, quasi piangendo.

Fortunatamente Ginevra porta sempre con sé una piccola ma completa borsa medica. Le applica la flebo alla bambina e, dopo qualche ora, Mariella comincia a sentirsi meglio. Verso sera la piccola sorride debolmente e chiede da bere.

Il giorno successivo tutta la comunità conosce la nuova arrivata: Ginevra non è solo una cittadina, è una vera dottoressa. Non può più nascondere la sua professione.

In quel momento capisce che non può rinunciare alla sua vocazione. Solo aiutando gli altri, donando un pezzetto di sé, sente di vivere davvero, con senso, non come unesistenza vuota.

Un mese dopo inizia a lavorare ufficialmente al FAS del villaggio, quel piccolo ambulatorio dove pochi vogliono restare a lungo. Per lei è diventato un rifugio: la possibilità di fuggire, di nascondersi, di ricominciare da una pagina bianca.

Il tempo scorre e arrivano nuovi mesi.

Allalba, la chiamano per una bambina con febbre altissima. Alla porta del casolare apre un uomo.

Buongiorno, sono Davide, si presenta con evidente agitazione. La prego, aiuti mia figlia.

Ginevra lo guarda un attimo: gli occhi profondi, il tono calmo e sicuro. Scarta subito i pensieri superflui. Dopo tutto quello che è successo, gli uomini non hanno più posto nel suo cuore, rimane chiuso.

Portami da lei, dice brevemente, ritrovando la sua concentrazione professionale.

La piccola è sotto una coperta rattoppata, pallida, febbricitante ma incredibilmente fiduciosa. I suoi occhi azzurri guardano dritti nellanima.

Ha dei rantoli forti, diagnostica Ginevra. Le prescriverò dei farmaci, ma dovranno essere comprati in città. Chieda a sua moglie di venire, le spiego tutto

Non ho una moglie, risponde Davide a bassa voce. Crescerò Orsola da solo. La madre è morta alla nascita.

Ginevra ricontrolla la bambina e sente una stretta al petto. Che ingiusta è la vita Anni fa implorava il suo ex marito per avere un figlio, e ora una bambina sconosciuta scioglie in lei quello che credeva ormai morto.

Accarezza delicatamente la fronte della piccola:

Guarirai presto, piccola principessa. Mi prenderò cura di te.

Orsola riesce a sorridere timidamente; quel sorriso vale più di mille parole. Davide annuisce grato.

Non so come ringraziarla. Posso almeno accompagnarla a casa o venire a prenderla al lavoro, le strade sono troppo pericolose a piedi.

Ginevra pensa di declinare, ma qualcosa dentro di lei la ferma. La sua voce è sincera, senza falsità. E la bambina è ormai radicata nel suo cuore.

Va bene, accetta dopo una pausa. Grazie.

Il tempo scorre. La vita nel villaggio è tranquilla e lenta. Ginevra si siede sulla vecchia panchina davanti alla sua casa, sorseggiando una tazza di tè alle erbe. Davide si avvicina, la avvolge delicatamente le spalle e bacia la sua guancia.

Amore mio, sussurra con tenerezza. Sei la mia per sempre.

Ginevra sorride, chiude gli occhi e sente il calore delle sue mani. Orsola scappa sul portico con un riso gioioso, e Davide, ridendo, aggiunge:

Scusa, non è solo mia, è nostra.

Entrambi scoppiano a ridere, il loro suono si mescola al canto di Orsola, creando una melodia di felicità.

Passa un anno intero. È il periodo più sereno e luminoso della sua vita. Grazie a Davide e a Orsola, Ginevra riprende coraggio per tornare a Milano e chiudere definitivamente la pratica di divorzio.

Il suo ex marito e Simona vivono ormai insieme. Non hanno più nulla da fare della sua vita è doloroso, ma anche liberatorio. Firma i documenti, esce dal tribunale e non si volta più indietro.

Ora la sua esistenza è completamente diversa: piena di senso, di fiducia e di luce. Impara di nuovo a credere nelle persone, a amare, a lasciarsi amare.

Tutto questo felicità nasce dalla piccola casa di campagna, ereditata dalla saggia nonna.

Ginevra sospira piano, poggia la mano sulla forte mano di Davide.

Abbiamo tutta una vita davanti, sorride guardandolo negli occhi caldi.

Ti amo, risponde lui stringendo le dita. Sei la mia ispirazione, il mio porto tranquillo.

Fuori, il crepuscolo accarezza il cielo con sfumature di pesca e lavanda. Il rapido scorrere del fiume vicino porta via le vecchie preoccupazioni. In quel silenzio nasce una nuova musica: quella dellamore che ha superato il dolore. Due anime, un tempo smarrite, ora si tengono strette per custodirsi a vicenda.

Ecco la verità più grande su una casa vera: non si costruisce con mattoni, ma con fiducia, sostegno e silenziosa comprensione.

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