Quando mai mio figlio mi farà finalmente diventare nonna? sbottò Severina Bianchi, lanciando uno sguardo carico di rimprovero alla nuora seduta di fronte a lei, al tavolo della cucina.
Lo sa bene anche lei che sono ormai tre anni che cerchiamo di avere un figlio, sospirò forte Francesca, ormai rassegnata. Ogni incontro iniziava con lo stesso identico interrogatorio. Come se le bastasse schioccare le dita! I medici dallaltra parte continuavano a ripetere che né lei né Davide avevano problemi.
Ecco, bravi. Siete sposati da una vita, ma ancora niente allorizzonte. La suocera fece una smorfia di sufficienza. Probabilmente, cara mia, hai avuto la tua bella dose di divertimenti da giovane, eh?
Severina, ma cosa sta insinuando? sbottò Francesca, richiudendo il portatile di colpo. Addio progetti di lavoro per oggi. Le sembra il caso? E poi le chiedo di smetterla di rivolgersi a me in questo modo!
E se no cosa? la suocera fece la sorpresa, manco avesse vinto la tombola. Vai a piagnucolare da Davide? Non hai paura che dia ragione a sua madre, alla fine? Ricordati: sono pur sempre la mamma!
Quella uscita fu risposta a tono dalla porta, che sbatté rumorosamente. Ovviamente Francesca non aveva alcuna intenzione di raccontare nulla al marito. Non perché temesse prendesse le parti della madre, ci mancherebbe, solo per non tirarlo giù di morale senza motivo.
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Tra Francesca e la suocera era stato, sin dal principio, un rincorrersi di incomprensioni. Severina non le aveva mai fatto mancare cari appunti: troppo semplice daspetto, look trascurato, cucina da dimenticare la lista era più lunga del traffico sulla tangenziale di Milano quando piove. Severina aveva tentato di scoraggiare lunione, tempestando Davide di pressioni, ma, per fortuna, lui aveva messo i piedi per terra.
Si sposarono. Sembrava che, con laiuto di un nuovo appartamento lontano dalla casa dei Bianchi praticamente dallaltra parte di Roma la suocera si fosse, almeno un po, placata.
Ovviamente, persi di vista i maglioni storti e la pasta scotta, Severina trovò unaltra ragione di lamentela: zero nipotini.
Allinizio Francesca cercava di buttarla sul ridere, dicendo che erano ancora giovani e avevano voglia di viaggiare, magari costruirsi una carriera robe così. Ma Severina era più rigida di una nonna del Sud: I figli? Subito, e più sono, meglio è!
Sotto quellassedio, Francesca si arrese allidea. Solo che le cose non andarono come sperava. Tre anni di esami di ogni genere, integratori, visite Niente cicogne allorizzonte.
Uno dei medici suggerì persino che la questione fosse psicologica. Severina liquidò lidea con una risata: Cambia dottore, va!
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Dopo lennesima discussione con la suocera, Francesca scorreva distratta i social per calmarsi. Le foto di bambini le facevano sciogliere il cuore lo desiderava davvero, un figlio. Ma per sé stessa, non certo per accontentare Severina.
Fu lì che incappò in un post di una volontaria che lavorava in un orfanotrofio. Tanta tenerezza, tanti bambini senza mamma né papà… Pensò: Sarei davvero capace di voler bene a un bimbo non mio? Si immaginò un fagottino sorridente che le allungava le braccine. E senza più esitare, fece avvicinare la tastiera e cominciò a informarsi.
Certo, cerano montagne di carte, burocrazia da far concorrenza a un ufficio postale, ma la voglia di essere madre era più forte.
Rimaneva il nodo Davide. Come avrebbe reagito? Incredibilmente, lui fu subito daccordo. Prendiamone uno piccolissimo, dal brefotrofio, suggerì. Così decisero.
Dopo qualche mese, alla loro piccola tribù si aggiunse una nuova arrivata. La piccola Angelica, cinque mesi appena, fece breccia in entrambi al primo sguardo. La sola ad opporsi ferocemente fu Severina, ma la sua opinione contava ormai meno di una moneta da dieci centesimi. Davide la mise di fronte a un out-out: O smetti di lamentarti o ci trasferiamo a Genova! Così, costretta, Severina dovette metterci una pezza e improvvisare la nonna affettuosa davanti a tutti.
Passarono sette anni. Gelina come la chiamavano ormai tutti finì la prima elementare con un esercito di amici. Gentile e curiosa, un orgoglio che Francesca non smetteva di coccolare.
Destate partirono tutti insieme per il mare italiano. Sole gentile, onde tiepide, sabbia bianca Cosaltro volere? Soprattutto considerando che la suocera era sufficientemente lontana da non poter rovinare lumore a nessuno.
Verso la fine della vacanza, però, Francesca cominciò a sentirsi strana. Nulla di che, ma preferì non preoccupare nessuno. Di ritorno a casa, decise di andare subito dal medico.
Nonostante la discrezione, Davide si accorse che la moglie non stava bene. E ritagliò un po di tempo per portarla in clinica, promettendo che sarebbero tornati al mare appena possibile. Francesca, suo malgrado, accettò.
I risultati degli esami furono talmente inaspettati che quasi non ci credettero. Sarebbero diventati genitori. Stavolta biologici. La più felice fu Gelina, già impegnata a scegliere il titolo di super sorella maggiore.
Severina lo scoprì solo un paio di mesi dopo, quando la pancia di Francesca era ormai evidente. Una mattina, trovando la nuora sola in casa, piombò senza preavviso.
Non voglio nemmeno sapere perché non me lavete detto prima, disse mentre fissava la pancia della nuora, ma ti devo chiedere unaltra cosa.
Che cosa? Francesca ebbe un brutto presentimento.
Quando riportate Angelica allorfanotrofio. Severina lo disse senza battere ciglio. Adesso che avete finalmente il vostro figlio vero, la bambina adottata è ora che torni indietro.
Francesca tremò. Non riusciva a credere alle sue orecchie. Ma come si fa a parlare così di una bambina, che ormai era parte della loro vita?
Dice sul serio?
Ma certo, ribatté Severina, scrutandola imperiosa. Allora, per quando organizzate?
Fuori di qui, sibilò Francesca, trattenendosi dal lanciarle addosso qualcosa. E non si faccia mai più vedere in questa casa.
Serrando la porta dietro la suocera stordita, Francesca dovette sforzarsi per riprendersi. Chiamare Davide? Con unimportante riunione in corso, non voleva disturbare ma una chiacchierata sarebbe stata inevitabile.
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La suocera, furibonda, si presentò direttamente da Davide in ufficio, ignorando i vani tentativi della segretaria di fermarla.
Tua moglie mi ha cacciata di casa come una malvivente!
Ciao, mamma, che piacere, sospirò Davide, esasperato. Che mai le avrai detto per far scattare mia moglie così?
Le ho solo chiesto quando restituite la bambina allorfanotrofio. Severina si sedette, incrociando le braccia, indignata. Finalmente arriva un figlio vostro, ci vorranno energie, soldi
Come ti viene in mente una roba simile? Davide stringeva la penna fino a spezzarla. Angelica è nostra figlia e rimarrà qui, che ti piaccia o no.
Ma per cui? Non è carne della vostra carne. Ormai è anche grandicella. Se glielo spiegate, capirà.
Non provare mai a parlarle così, urlò Davide, scagliando la penna rotta e dando un pugno sulla scrivania. È chiaro?
E che farai per fermarmi? rispose Severina con una risatina velenosa, avviandosi verso luscita. In casa nostra non cè posto per quella bambina. Io farò di tutto affinché sia così.
Per qualche istante, Davide fissò la porta chiusa. La segretaria gettò locchio dentro, mortificata per aver lasciato passare la mamma senza avvisare. Davide però ormai aveva una sola idea in testa.
Doveva agire. Prese in mano il telefono
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Francesca passeggiava lentamente nel parco, osservando sorridente Angelica che giocava attorno al fratellino di un anno. Si era rivelata una sorella maggiore modello.
Su una panchina lì vicino, due signore si scambiavano confidenze sulle rispettive nuore. Francesca, malgrado sé, ripensò a Severina.
Dopo quella brutta scena, non si erano più incontrate. Nel giro di una settimana, Davide aveva organizzato il trasloco a centinaia di chilometri, lontano da Roma, per proteggere Angelica. Se la madre avesse sparso la voce, chissà che casino sarebbe venuto fuori.
Ora vivevano tranquilli. Avevano una splendida figlia, un maschietto, e tra poco sarebbe arrivato anche il terzo.
Davide ogni tanto chiamava il padre, lunico rimasto umano tra i Bianchi. Da lui sapeva che Severina non aveva mollato la presa, solo che aveva cominciato a tormentare la nuora dellaltra figlia, appena sposata. Poveretta. Ma sembrava se la cavasse.
Loro facciano la loro vita, io mi tengo stretti i miei, pensava Davide. Abbracciando la sua famiglia, si sentiva il più fortunato del mondo. E sinceramente augurava quella gioia a tutti, suocere a parteUn giorno, mentre rientravano a casa con il vento tiepido che soffiava tra i tigli, Angelica prese per mano il fratellino e chiese a Francesca:
Mamma, tu ci vorrai bene sempre, anche quando saremo grandi?
Francesca si abbassò, accarezzando i riccioli neri della figlia.
Sempre. Anche quando sarete più alti di me, anche quando litigheremo o vi sentirò troppo lontani. Lamore non torna indietro, Angelica. Qualcuno ci prova, ma non funziona sussurrò, pensando a Severina.
Gelina sorrise, sollevata come se qualcuno le avesse appena donato un abbraccio gigante. Si staccò, per correre a rincorrere i gabbiani, mentre il sole tramontava nello specchio dacqua laggiù.
Davide raggiunse Francesca, cingendola. Lui non diceva mai molto: preferiva dimostrarlo, inventando ogni giorno nuovi modi di stare insieme. Insieme, tra le braccia dei figli, si sentirono finalmente casa.
Ecco cosa nessuno aveva mai spiegato a Severina: una famiglia vera non la decide il sangue, né la quantità di pronipoti da mostrare alle amiche. Una famiglia la inventano ogni giorno quelli che scelgono di volersi bene davvero, come la pasta fatta in casa, che non viene mai uguale, ma sempre buona.
La vita andava avanti. Lassù, su una mensola dimenticata, una vecchia cornice custodiva la foto di unestate ormai lontana: una bambina dal sorriso grande, i capelli impiastricciati di sabbia, circondata da chi aveva saputo chiudere fuori ogni veleno.
Francesca sorrise guardando la scena, lasciando che il vento portasse via lultimo ricordo amaro. Aveva tutto. Avevano tutto.
E quello era, finalmente, abbastanza.






