Una Casa Senza Benvenuto: Quando la Madre Trasforma la Casa in un Campo di Battaglia

**Una casa senza benvenuto: Quando una madre trasforma la casa in un campo di battaglia**

Lappartamento in cui non siamo più benvenuti: Come mia suocera ha trasformato la nostra casa in un inferno.

Luca era seduto nel suo ufficio quando il telefono squillò. Sul display, il nome di sua moglie. Si stupìlei raramente lo chiamava in piena giornata.

«Pronto, Eleonora. È successo qualcosa? Sono un po occupato», disse, senza staccare gli occhi dallo schermo.

«È terribile», la sua voce tremava, strozzata dalle lacrime, «Ci hanno cacciati. Non abbiamo più una casa!»

«Cosa?!» Luca balzò in piedi, «È successo qualcosa allappartamento? Un incendio? Un furto?»

«Lappartamento è intatto ma non possiamo più viverci», sussurrò Eleonora.

«Comenon possiamo più viverci? Chi può impedirci di vivere nella nostra stessa casa?!»

«Chi altro tua madre!» esplose, e nella sua voce cera tuttodolore, rabbia, disperazione.

Anni prima, loro ed Eleonora si erano trasferiti a Milano con le figlie. La maggiore aveva sette anni, la più piccola cinque. Avevano ricominciato da zero, lavorando duramente. Poi, la fortuna: il padre di Eleonora aveva ereditato inaspettatamente un appartamento da un parente lontano in campagna.

«Andateci a vivere», aveva detto luomo anziano, «sono in pensione, le tasse sono gestibili, lappartamento resterà a mio nome, ma non vi disturberemo.»

Lo ristrutturarono, comprarono mobili. Si sentirono a casa. Anche se lappartamento non era ufficialmente loro, era il loro rifugio. Solo Eleonora viveva con un costante senso di insicurezza.

«Stiamo investendo tutto qui, ma il catasto non è a nostro nome», aveva detto a Luca.

«Non preoccuparti. I miei genitori sono qui. Chi mai ci caccerebbe? Siamo famiglia.»

Ma andò peggiofurono cacciati. Non da estranei, ma dalla loro stessa famiglia.

La scintilla fu il compleanno del padre. Andarono a festeggiare. Ma il giorno dopo, la suocera si presentò davanti a loro:

«Abbiamo deciso: Matteo, vostro cugino, verrà a vivere con voi. Sta studiando, il dormitorio è pieno. Da voi cè spazio. E», aggiunse fredda, «lappartamento è comunque nostro, quindi decidiamo noi chi ci vive.»

Eleonora rimase senza fiato. Ma Luca annuì:

«Nessun problema. Cè spazio.»

Lei avrebbe voluto urlare, si morse le labbra. Non era il momento giusto. Ma qualcosa in lei si spezzò quel giorno.

Matteo si trasferìe si comportò come il padrone di casa. Mangiava sul divano, urlava, non puliva mai. Tutto ciò che toccava diventava sporco. Poi arrivarono i genitori di Luca in visita. Per vedere il “nipote”. E iniziò lincubo.

«Le scarpe di Matteo sono sporche!» rimproverò la suocera. «Perché la giacca non è stata lavata?! E perché non cè la torta?!»

Comandava come un sergente. Cucinava, lavava, puliva. Poi, senza preavviso, a Eleonora:

«Non capisco come mio figlio possa vivere con una come te! Dovresti andartene. Lascia lappartamento.»

«Dove dovrei andare? Gli affitti sono cari, le bambine hanno le loro attività»

«Non è un mio problema. Fai le valigie.»

Quando Eleonora si rifiutò, la suocera perse la pazienza:

«Lo convincerò io, Luca. Firma il divorzio.»

Eleonora impacchettò le sue cose in silenzio, le lacrime che le rigavano il viso.

Luca lo scoprì e corse da sua madre.

«Mamma, che diavolo stai facendo?! Cacci mia moglie?!»

«È di troppo. E poibeve!»

«Come scusa?!»

«Ho sentito bottiglie tintinnare. Perché nascondi qualcosa? Non permetterò a una così di vivere sotto il mio tetto. Lappartamento è mio, quindi decido io.»

«Mamma, era Matteo con la spazzatura!»

«Non dare la colpa al ragazzo! Se lei si fa vedere qui unaltra voltanon lamentarti.»

«Allora vado via con lei.»

«Meglio. Matteo ha una fidanzata, si trasferirà qui.»

Luca serrò i pugni, senza una parola.

«Bene. Due giorni.»

A Eleonora disse poi: «Non piangere. Svuotiamo tuttoFrancesco ci aiuterà, abbiamo un garage. Andrà tutto bene. Ci compreremo qualcosa di nostro. Forse non come lo avevamo sognato, ma sarà nostro.»

Tre giorni dopo, la suocera arrivò con la figlia Claudiacarica come per un assedio. Carne, pesce, scatolame, sacchi di patate

«Sono davvero andati via?!» chiese Claudia sconvolta.

«Vuoto Niente cucina Niente frigorifero Niente mobili»

«Mettiamo tutto sul balcone.»

«Ma sta piovendo! Mamma, qui non si può nemmeno dormire!»

Maria Rossi chiamò suo figlionon rispose. Nemmeno le nipoti.

«Maria qui Nonna», provò con una delle nipoti, ma dalla cornetta arrivò solo:

«Non chiamare più!»

Nellappartamento rimaneva solo un vecchio divano sporco. E un secchio nella vasca da bagnoil simbolo di un sogno infranto.

Sei mesi dopo, Eleonora cucinava nel loro nuovo appartamento. Il telefono squillò. Numero sconosciuto.

«Luca, sono io Mamma Non rispondi Mi dispiace. Torna. Qui è casa tua.»

«Abbiamo già una casa. La nostra.»

«La vostra? A cosa vi serve unaltra? Avete già la nostra!»

«La vostra è vostra. E la nostra è nostra.»

«E le nipoti? Mi hanno cancellata!»

«Non hanno bisogno di niente. Abbiamo tutto. Dimenticate quellappartamento. Non ci torneremo mai più.»

Luca chiuse la chiamata. Quel capitolo era finito. E non sarebbe mai più stato riaperto.

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