Tre destini spezzati
Vediamo… ma qui cè decisamente qualcosa di strano!
Tutto cominciò durante una tipica mattina di sabato, tra le ombre sghembe delle case antiche di Bologna. Bianca stava risistemando con mani nervose le scatole di un vecchio soppalco, mentre sua madre, Federica, si muoveva tra pentole e padelle nella piccola cucina dai mattoncini consumati. In mezzo a pile di vestiti fuori moda e giocattoli impolverati, allimprovviso comparve un album di fotografie, dallaria stropicciata come le lenzuola dun hotel dimenticato. Bianca non ricordava di averlo mai visto: la curiosità la divorò, si accasciò sulla poltrona di velluto verde e iniziò a scorrere quelle pagine sbiadite di tempo.
Le immagini danzavano davanti a lei come in un sogno: Federica giovane, con i capelli sciolti come spighe, rideva accanto alle sue amiche vicino alla fontana di Piazza Maggiore; poi un picnic alla periferia, tra risa e bicchieri di Lambrusco; una ragazza che correva in un campo di papaveri, i piedi nudi e la luce del sole a scompigliarle i pensieri. Le fotografie cambiarono tono: accanto a Federica apparve un uomo alto, bruno come la sera sul mare Adriatico i due insieme sembravano custodire un segreto fatto di sorrisi, abbracci, tocchi leggeri. Bianca osservava le immagini con crescente meraviglia: eccoli a un tavolino in una trattoria, lì che passeggiano lungo lArno a Firenze, là che si tengono per mano davanti a una vetrina di dolci. Ma chi era quell’uomo elegante? E perché guardava sua madre con quella luce negli occhi?
Spinta dal mistero, Bianca portò lalbum in cucina, immersa nellaroma delle mele e della vaniglia che salivano in volute dal forno.
Mamma, esordì Bianca, stringendo il misterioso album al petto, chi è questo uomo accanto a te? Non lho mai visto.
Federica si voltò di scatto; Bianca notò come le mani della madre tremolassero appena, nascoste dietro una presina a forma di limone. Ma lo sguardo di Federica si rasserenò subito, ed ella posò la teglia ancora calda sul tavolo.
Ah, quello è Carlo, rispose con unalzata di spalle che voleva essere leggera, ma Bianca captò un filo di malinconia nella voce. Stavamo insieme tanti anni fa, prima di tuo padre.
E perché non me ne hai mai parlato? Sembravate felici Che cosa è successo? Perché vi siete lasciati?
Federica si asciugò le mani sul grembiule, lo sguardo che scivolava fuori dalla finestra dove i figli dei vicini giocavano rincorrendosi tra le biciclette e i vasi di basilico. La domanda la pungeva, una vespa invisibile sotto la pelle, ma Bianca non si sarebbe mai arresa davanti al silenzio.
È stata una storia complicata, piccola mia, sussurrò Federica, voltandosi verso la figlia. Eravamo innamorati, ma non siamo riusciti a restare insieme. E per colpa mia. Sì, la colpa della nostra separazione fu tutta mia.
Bianca si sedette, gli occhi tesi sui lineamenti della madre. Vedeva la sofferenza che tremolava come una fiamma sulla superficie di quei ricordi e si sentì in colpa daver scavato; eppure, lo stupore era più forte. Voleva sapere, era un bisogno, un fuoco che bruciava dentro di lei.
Dimmi tutto, la pregò sottovoce. Vorrei capire. Ho sempre sentito che tra te e papà cè qualcosa che non va. Non lhai mai amato davvero, vero? Perché lhai sposato? Lui insomma, non è una persona facile. Sempre freddo, geloso, distante. Era così anche prima?
Federica abbassò gli occhi, la tazza tra le mani che tintinnavano appena. Depositò lentamente loggetto sul tavolo, come se temesse di romperlo. Poi respirò a fondo, come chi deve confessare un peccato in una chiesa illuminata a lume di candela.
A tuo padre non ho mai voluto bene, ammise amara. Anzi a volte lho perfino detestato.
Bianca rabbrividì. Una parte di lei se lo aspettava, ma sentirlo sussurrato da sua madre le fece accapponare la pelle.
Allora non capisco! Ti ci hanno costretta? I nonni insistevano?
Federica abbozzò un sorriso triste, fugace, che sembrava unombra di sole dietro una nuvola.
Proprio il contrario, disse sottovoce. I miei cercarono in tutti i modi di farmi cambiare idea. Mia madre era incredula. Non capiva perché stessi per sposare qualcuno che, fino a poco prima, non mi interessava minimamente, soprattutto sapendo che frequentavo Carlo che, diciamolo, era un ottimo partito.
Federica si perse qualche secondo a percorrere il bordo della tazza, il pensiero che ricamava ghirigori silenziosi. Parlare con la figlia di quei tempi la scuoteva; però, forse complice quel pomeriggio stranamente ovattato, sentiva un bisogno irreprimibile di lasciarsi andare.
Vedi, io ho questo difetto: se qualcuno mi dice quello che devo fare, istintivamente faccio lopposto, anche a costo di farmi del male. I miei lo sapevano, infatti si limitavano a suggerire. Ma chi amavo davvero non lo capì mai.
Restò in silenzio, fissando attraverso il vetro il cortile dove i gerani ondeggiavano. I ricordi non lasciavano pace. Se solo avesse contato fino a dieci, se avesse ascoltato invece di ribellarsi Ma allora volle provare, a sé stessa e al mondo, che nessuno poteva decidere della sua vita. E il prezzo fu caro: spezzò il proprio destino, quello delluomo che amava, e persino quello di chi sarebbe diventato suo marito.
Il matrimonio fu una lunga attesa di silenzi, interrotta dalla consapevolezza che niente sarebbe mai tornato intero. Già, se solo avesse avuto un altro carattere
~~~~~~~~~~~~~~~
Federica era nella sua cucina o forse era una cucina che mutava forma, a tratti ampia e luminosa come unosteria di Modena, a tratti piccola e azzurra come la stanza di una bambola e di fronte a lei Carlo si muoveva con la naturalezza di un cuoco deliziato. I suoi gesti cesellavano le verdure in piccoli miracoli colorati, coltelli e spezie danzavano nellaria come farfalle ubriache. Da qualche parte unorchestra invisibile suonava un valzer di pomodori, aglio, basilico e vino rosso.
Federica sentiva di doverlo aiutare così le aveva insegnato la zia, La cucina è il regno della donna! ma ogni volta che si alzava Carlo, dolce e fermo come un direttore di coro in una basilica, la pregava: Rilassati, qui comando io. Oggi ti cucino la felicità.
E così restava a guardare la sua magia, le sue mani diventavano fuochi dartificio, la stanza profumava di casa e di futuro.
Lo sai che vengo da una famiglia di ristoratori? raccontava Carlo, sgranando lenticchie come monete doro di venti lire. Fin da piccolo ero la mascotte in trattoria, mia madre regnava tra pentole e io imparai tutto da lei! Aspetta solo di assaggiare: vorrai il bis prima ancora che finisca.
Una mezzora dopo il piatto era vuoto sulla tovaglia a quadri. Federica tratteneva a fatica la voglia di leccare la porcellana: quei sapori si rincorrevano sulle sue papille come gondole lungo i canali veneziani, un incantesimo di ingredienti semplici divenuti miracolo.
Incredibile, balbettò, non ho mai mangiato nulla di simile, sei un mago!
Carlo sorrideva come un ragazzino che ha trovato una perla in una conchiglia.
Basta amare quello che si fa e aggiungere un pizzico di fantasia, rispose. Ma questa è solo unanteprima, devi venire al nostro ristorante! Allora sì che capirai cosè la vera magia.
Federica rise, sorseggiando il suo caffè bollente. Nella stanza si diffuse quel calore pungente che solo a Napoli si può sentire, davanti a un espresso fatto a regola darte.
Va bene, te lo prometto! Ma tu continuerai lattività in famiglia? Prenderai il posto di tua madre?
Carlo si fece pensieroso come un giudice daltri tempi, poi scosse la testa con una sicurezza che puntava dritto allinfinito.
No, io e mio fratello abbiamo progetti grandi: apriremo un ristorante vicino a Roma, in zona balneare. Il locale è già in ristrutturazione, sarò io il direttore. Ti assicuro, sarà il locale più ambito del litorale!
Mentre parlava, le parole di Carlo si trasformavano in immagini: sale affacciate sul mare, luci gialle come limoni, turisti e amici che brindavano e ridevano su tavoli traboccanti. Ma, a un tratto, Federica avvertì una fitta, una nube di apprensione.
Vuoi andartene via? E io? Vuoi lasciarmi qui?
Carlo rimase di sasso, incapace di credere che lei potesse pensarlo. Lei sapeva che lui la adorava, che quellidea era solo per loro dueuna casa nuova, una vita nuova, tutta per lei!
Ma che dici! Voglio che vieni con me! Ho già trovato una casa meravigliosa. Lì ci sposeremo! E con la facoltà non preoccuparti ti aiuterò io, cè luniversità migliore della capitale!
Parlava di slancio, convinto che Federica stesse solo aspettando di essere rapita da quel sogno. Era certo che davanti alloccasione, chiunque sarebbe corso con gioia, invece notava che Federica serrava le mani sulla tovaglia come una ragazza decisa a non cedere.
Quindi hai già deciso tutto? la voce di Federica divenne sottile come il filo di una ragnatela al mattino. Dovrei lasciare i miei, le amiche, e seguirti in un posto che non ho mai visto?
Guardava fuori dalla finestra, le nuvole che passavano come gondole sul Po. Nella sua mente si affollavano i saluti coi genitori in cortile, la malinconia delle case che lasciava, quellincertezza che pesa sulle valigie chiuse troppo in fretta.
Carlo allora si avvicinò, piegandosi sulle mani aperte come a raccogliere insieme i cocci di quel momento.
Non volevo decidere io per te! Volevo solo mostrarti che il futuro insieme è reale, non solo unillusione. Pensavo ti avrebbe reso felice!
Ma Federica non ascoltava più, era colpita dallidea che una decisione così grande fosse nata senza di lei. Si alzò di scatto, il caffè si rovesciò sulla tovaglia, lasciando una macchia come unombra sullaffresco di una chiesa sconsacrata.
Non importa quanto sia bello il posto! Io sono padrona della mia vita. Nessuno nessuno! può scegliere per me!
Il suo grido sembrava attraversare la stanza e le epoche. Era più di un rifiuto per il ristorante; era il rifiuto di una vita imposta. Nessuno avrebbe mai deciso al suo posto.
Federica tentò Carlo, allungando le braccia, calmiamoci
Ma era troppo tardi, un vento invisibile separò le loro mani, la casa si richiuse su se stessa in un silenzio di pietra. Federica tolse lanello di fidanzamento oro bianco e lucido, come le chiese di Trastevere e lo scagliò contro il muro della memoria. Il metallo rotolò tra le piastrelle, cantando una nenia funebre.
Quella sera, di ritorno nel suo salotto, sprofondò sulla poltrona di sempre e pianse a lungo. Avrebbe voluto correre da Carlo, dirgli che era pentita, ma dentro cresceva ancora il risentimento: se aveva deciso tutto da solo adesso, cosa avrebbe fatto dopo? Avrebbe scelto per lei in ogni cosa? E allora si convinse che il dolore valeva la libertà di essere semplicemente sé stessa, anche a costo di restare sola.
Qualche mese dopo, ancora ferita dalla fine di quella storia che le pareva una fiaba che terminava male, Federica rincontrò Davide, un vecchio conoscente. Davide non aveva la passione travolgente di Carlo, ma una gentilezza discreta, quasi invisibile. Saputo del suo dispiacere, si avvicinò, offrendole compagnia e ascolto. Forse fu per bisogno di dimostrare qualcosa a sé stessa e un po agli altri che accettò la proposta di matrimonio di Davide. Pensava di poterne fare una nuova felicità o almeno un nuovo inizio.
~~~~~~~~~~~~~~~
E così ho sposato il primo che ho incontrato, confessò infine Federica. Tuo padre non pensava al futuro, né a come avremmo vissuto insieme. I litigi cominciarono subito. Dietro la sua cortesia si nascondeva un uomo cocciuto, incapace di dialogo. Dopo sette anni, divorziammo.
Bianca restava in ascolto, le dita intrecciate, la mente che cercava di capire il labirinto del cuore di sua madre.
Perché dici che la tua scelta ha rovinato tre vite? domandò piano. Carlo non ti ha mai dimenticata?
Non so se mi abbia dimenticata, sussurrò Federica, ma ho visto che ha sofferto. Io e lui, entrambi. E anche Davide. Sperava che il matrimonio fosse la soluzione a tutto, invece trovò solo amarezza. Alla fine, tre persone hanno perso qualcosa che poteva essere la loro felicità.
Le sue parole scivolavano nella stanza con la malinconia di un tango argentino suonato in una piazza vuota. Nessun rancore, solo la stanchezza dolce di chi ha imparato a convivere con il proprio passato.
Carlo se nè andato e ha avuto successo, continuò, gestisce una catena di ristoranti tra Milano e Napoli. Ma da ragazzo solare e generoso è diventato un uomo chiuso e severo. Con il figlio, però quello nato dal secondo matrimonio è tenerissimo. Ma con le donne niente da fare.
Federica si perse ancora nei ricordi, rivedeva la figura di Carlo: alto, occhi scuri pieni dinverno, le labbra sempre strette, molto diverso dal suo vecchio sé.
Si è sposato due volte, mormorò, ma nessuna delle due relazioni è durata. Curioso, tutte e due le donne mi somigliano: stesso taglio di capelli, stessa voce. Un suo amico, una volta, mi ha detto che non ha mai smesso di amarmi. Ma io ormai non ho più diritto dentrare nella sua vita.
Bianca restò in silenzio. Dentro pensava che forse tutto poteva andare diversamente, che sua madre avrebbe potuto regalarsi e regalare la felicità che aveva meritato. Ma sapeva che Federica non avrebbe mai fatto il primo passo: quella testardaggine di cui era fatta la loro famiglia non glielo avrebbe mai permesso. Ammettere un errore era come spogliarsi sotto la pioggia davanti a uno sconosciuto.
Federica stiracchiò le braccia, lasciando andare come piume i ricordi, e guardò la figlia con un sorriso nuovo.
Non posso dire di essermi pentita, sai. Sì, ho sofferto tanto e spesso le cose non sono andate come speravo. Ma la mia vita lho vissuta. E tu sei la cosa più preziosa che ho.
La sera inghiottì dolcemente la città. Dentro casa le luci si accesero piano tremule, calde, come labbraccio delle cose care. Bianca si alzò, andò incontro alla madre e la strinse forte a sé. Federica chiuse gli occhi, restituendo labbraccio. In quellistante tutto il passato sembrò sciogliersi, come le luci dei lampioni riflesse nellacqua dei Navigli. E il futuro il loro futuro le attendeva, intatto, da costruire insieme.






