La Sposa Fuggitiva: La Storia di una Libertà Inaspettata

La prima volta che mi trovo a un matrimonio da cui scappa la sposa è proprio ora, qui a Firenze, nellufficio di stato civile. Se qualcuno mi avesse raccontato di una simile occasione, lavrei presa per una leggenda metropolitana: Succede solo al cinema!. Eppure la vita a volte scrive scenari più strani di qualsiasi copione, basta che ci si tenga pronto.

Devo dire subito che non è il mio matrimonio; non sono stata invitata. Allinizio la mia amica Livia doveva venire con il suo compagno Lorenzo, cugino lontano dello sposo. Il giorno prima della cerimonia Livia finisce in ospedale, così Lorenzo arriva da solo. Livia non è contenta di dover affrontare una folla di signore nubili.

Il brindisi, i discorsi poi arriverà una vecchierella a incastrare il festeggiamento, e lui se ne andrà via! O comparirà e dirà di essere incinta di Lorenzo! si lamenta Livia, immaginando scenari improbabili.

Anche Lorenzo, più tranquillo, giura che tutto sarà educato e civile, ma Livia lo interrompe:

Non ti credo! E a voi uomini non credo più! Se uno resta solo, è finita! sbotta, chiudendo la porta a chiave.

Lorenzo è un po giù, desidera davvero partecipare al matrimonio. Livia mi guarda, chiedendomi con un silenzioso sguardo se vorrò andare.

No, non chiedertelo, inizio a rispondere, ma dentro so che accetterò, per rispetto dellamica.

Lorenzo mi spiega che lo sposo, Alessandro, ha quarantacinque anni, è divorziato, possiede due negozi, una stazione di servizio e qualche altra attività. Non ha figli, a parte un figlio di una precedente moglie, Marco, che ha cresciuto come fosse suo. Marco è un ragazzo ribelle, sempre a chiedere dammi, comprami, regalami. Alessandro lo sostiene ancora con una piccola pensione, ma i rapporti sono quasi inesistenti.

Il futuro sposo è più giovane della sposa, Ginevra, una bionda dai capelli lunghi fino alla vita, tinti di nero per un tocco drammatico. Ha solo venticinque anni, ma sembra più matura di quanto il suo aspetto suggerisca.

Ecco arrivato il giorno D. Lorenzo e io ci dirigiamo subito allufficio di stato civile. Non cè alcun servizio di trasporto pubblico speciale, solo noi due, pronti a osservare. Alessandro è un uomo serio, sportivo, con una leggera fossette sotto il mento, naso aquilino e occhi azzurri profondi. Lo descriverei come affidabile. Ginevra è una bellezza, ma il suo sorriso è un po spento, forse preoccupata.

Durante la cerimonia, un giovane invitato entra nella sala: un ragazzo dal viso dolce, con unespressione quasi sorniona. Gli ospiti si concentran

o sul rito, ma Ginevra lo osserva intensamente; un lampo dintesa scatta tra loro e, improvvisamente, lei si alza e lo segue verso la porta.

Un annunciatore legge a gran voce:

Nella vita di ognuno capitano giorni che restano impressi nellanima. Oggi è uno di quei giorni

Gli ospiti rimangono a bocca aperta. Una signora in cappello urla: Ginevra, fermati! Dove vai? ma luomo, con un sorriso stoico, sembra non accorgersi della scena.

Il rito è interrotto. Gli invitati sono confusi; la madre di Ginevra, Silvia, piange nella hall. Un uomo si avvicina e, tra i rumori, sente dire: È scappata con lauto. Che vergogna, non risponde al telefono.

Nessuno capisce davvero cosa sia successo. I genitori di Silvia cercano di scusarsi con Alessandro.

Ci sono circa cinquanta invitati, alcuni arrivati da lontano. Poi qualcuno commenta:

E adesso che facciamo? Torniamo al treno? Andiamo al bar? chiede un signore baffuto con camicia a righe.

Sua moglie, alta e regale bionda, sospira.

Il vero colpo di scena arriva dal lato dello sposo. Alessandro, osservando gli ospiti smarriti, propone:

Signori, che ne dite di andare al bar? Il pranzo è già pagato! dice con cortesia, mentre infila le fedi in tasca.

Durante il rinfresco, scopriamo che Ginevra è fuggita con il figlio di Alessandro, Marco. Era una storia degna di una soap opera: i due si erano frequentati, lui laveva lasciata due settimane prima, poi Ginevra lo ha incontrata di nuovo e, nonostante la differenza detà, lui le ha proposto di sposarsi.

Silvia, la madre, asciuga le lacrime con un fazzoletto e racconta: Pensavamo fosse una storia leggera, una cosa senza impegno, ma non sapevamo che Marco fosse figlio di Alessandro.

Nessuno sa se Alessandro fosse al corrente della relazione. Forse la madre di Ginevra gli ha inviato linvito allultimo minuto, e lui si è trovato di fronte a una vecchia fiamma del passato.

Lorenzo non riesce nemmeno a mangiare, chiama Livia in ospedale e si lamenta di non esserci stato. Gli invitati chiacchierano, bevono, chiamano lo sposo luomo santo. Alessandro resta calmo come un serpente, forse solo per non mostrare i suoi sentimenti.

Dopo due ore, la confusione è quasi dimenticata, tranne una signora anziana, aspra, che brontola: Ginevra dovrebbe essere squalificata per questa farsa!.

Il maestro di cerimonie viene quasi mandato a casa, ma un giovane intraprendente promette di rimettere in ordine le cose e intrattenere gli ospiti.

Allora Ginevra riappare sulla soglia, la madre le si lancia addosso, il padre corre a fermarla. Alla fine Ginevra si inginocchia davanti ad Alessandro, chiedendo perdono per averlo lasciato al registro. Dopo qualche ora di riflessione, lui la perdona, la stringe la mano e la riaccoglie al tavolo.

Gli ospiti, stanchi ma sollevati, esultano con un evviva!. Il vero matrimonio riprende. Non ho potuto chiedere ad Alessandro il perché, ma il suo commento mi rimane impresso:

A ognuno di noi occorre una chance. Io credo che chi sbaglia meriti una seconda possibilità, altrimenti non si vive.

Così, due mesi dopo, Ginevra e Alessandro si sposano ufficialmente e, il giorno dopo, depositano la pratica al registro di stato civile. Il traditore della cerimonia scompare, ma si vocifera che Alessandro continui a sostenerlo economicamente, forse per coprire qualche spesa imprevista.

Intanto, Ginevra e Alessandro accolgono due gemelline, un vero lieto fine.

Lorenzo, ricordando lintera faccenda, commenta: Almeno ho una buona storia da raccontare! Ed è vero: non augurerei mai un matrimonio così caotico a nessuno.

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