L’Amico di Gennaro

Alla fine di settembre, nel silenzioso cimitero di Verona, una processione funebre avanzava lentamente dietro una bara. Vittorio, con il capo chino, camminava quasi senza guardare dove metteva i piedi, incapace di capire appieno cosa fosse accaduto nella sua vita. Una sensazione di vuoto lo avvolgeva; era come se fosse stato lui a morire, a quel punto a fissare il suo corpo senza vita dentro la bara.

Era passato diciotto anni.

Al primo giorno di scuola, Vittorio e Eugenio si erano scontrati durante la ricreazione nel cortile. Una lotta vigorosa, polvere e urla riempivano laria. I due rotolavano per terra, sporcandosi la divisa, mentre una folla di compagni li incitava a gran voce:

Forza, Eugenio! gridavano alcuni. Colpiscilo, Vittorio! schiamazzavano gli altri.

Nel culmine dello scontro, Eugenio afferrò lorecchio dellavversario con una morsa ferma; laltro, urlando, si fermò immediatamente. Entrambi rimasero a terra a fissarsi lun laltro, con il sangue che colava dalla guancia di Vittorio. Suonò la campanella.

Dopo quellepisodio si riconciliarono e da quel giorno divennero inseparabili. Vittorio, sempre il più diligente, alzava la mano per rispondere al professore; Eugenio, invece, era un discreto scolaro ma inquieto, sempre al centro delle rimproverate degli insegnanti. Condividevano lo stesso banco per dieci anni, trovando in comune moltissimi interessi.

Nella stessa classe, entrambi si innamorarono contemporaneamente di Ginevra, una ragazzina bionda e snella dagli occhi azzurri come laghi. Lei frequentava la scuola di danza, e i due ragazzi le correvano incontro, sperando ognuno che la sua scelta ricadesse su di loro. Ginevra non si affrettò a decidere, né a favorire alcuno, e gli anni scolastici volarono via. Il ballo di fine anno terminò, e ciascuno prese la sua strada.

Vittorio sognava luniversità, ma la vita gli mostrò che il solo merito non bastava a superare la concorrenza spietata. Proveniva da una famiglia modesta, così non poteva permettersi la triennale a pagamento e dovette iscriversi a un istituto tecnico.

Eugenio, al contrario, proveniva da una famiglia agiata e non temeva di spendere per gli studi, ma non desiderava affatto immergersi nella scienza. Con sorpresa di tutti, iniziò a fare il apprendista in unofficina meccanica. La sua scelta si rivelò lungimirante e redditizia.

Anche Ginevra non optò per gli studi; partì con la compagnia di danza allestero per guadagnare, una possibilità che si presenta una sola volta nella vita.

Nonostante le loro strade si fossero divise, riuscivano a mantenersi in contatto, telefonandosi e scambiandosi notizie. Vittorio ed Eugenio si incontravano più spesso, trascorrendo le serate in caffè e locali. Eugenio era sempre pronto a offrire unultima birra al suo amico, e la vita sembrava un susseguirsi di avventure.

Al termine dellistituto tecnico, Vittorio trovò lavoro in una fabbrica e, contemporaneamente, si iscrisse a un corso serale per continuare gli studi. Dopo qualche anno di esperienza, Eugenio, grazie al sostegno dei genitori, aprì il proprio garage di riparazione auto. Con due dipendenti, entro tre anni possedeva una bella auto e si affermò come giovane imprenditore.

Il contratto di Ginevra allestero scaddeva; tornò in Italia e i vecchi amici decisero di riunirsi per celebrare il ritorno. Tutti i ragazzi, ancora nervosi, attendevano di vedere quale sarebbe stata la sua scelta. Si sedevano a un tavolino, il cuore di Vittorio batteva allimpazzata.

Eugenio, guarda, sussurrava Vittorio aggiustando il colletto della camicia, è tutto a posto?

Tranquillo, amico mio, rispondeva Eugenio con un sorriso distaccato, inspira, bevi un bicchierino per coraggio!

Allora si levò la voce di Ginevra sopra le loro teste:

Buongiorno, ragazzi! Che eleganti siete!

Ciao, Ginevra! si inchinò galante Eugenio, spostando la sedia e baciando la sua mano.

Ciao! mormorò Vittorio, inghiottendo la lingua per tutta la serata.

Rimasero a chiacchierare, ricordando gli anni di scuola. Eugenio passò tutta la serata a danzare con Ginevra, mentre Vittorio osservava, soffrendo in silenzio. Quali possibilità ho?, si chiedeva. Eugenio è un concorrente temibile. Io vivo ancora a casa dei genitori, con i soldi contati. Lui invece ha il suo laboratorio e una macchina di lusso; sempre pieno di denaro.

Come da bambini, la portarono a casa dopo la festa. Dopo quattro serate simili, Vittorio maturò e decise di fare la proposta a Ginevra. Rimase a lungo alla sua porta, scegliendo le parole giuste. Suonò il campanello e, con sua grande sorpresa, ottenne il suo consenso.

Davvero? non riusciva a credere alla sua fortuna, chiedendo Vittorio. Non è uno scherzo?

Sì, sì, sì! esultò Ginevra, baciandolo.

Più tardi, raccontò laccaduto al suo amico.

Che cosa ha visto in me? si meravigliava. Non ho nulla da offrirle. Ancora non riesco a credere alla mia felicità. È così bella, e ora è mia Ho deciso di rischiare, di chiederla in matrimonio e, se fosse necessario, di avere Eugenio come testimone!

Certo rispose Eugenio, facendo una pausa, ma devo dirti che anchio ho provato a fare la stessa proposta.

Vittorio lo guardò interdetto.

E tu sei stato rifiutato? domandò, rattristato. Come è possibile? Sei così talentuoso e indipendente.

Basta, amico! scosse la testa Eugenio, Ginevra ha fatto bene a scegliere te. Perché avrebbe voluto un donnaiolo come me? Tu sei un lavoratore onesto, con una vita stabile e relazioni certe. Risero, si abbracciarono come fratelli e continuarono a chiacchierare di cose futili.

Il matrimonio fu una festa rumorosa. Vittorio e la sua sposa si trasferirono in un appartamento nuovo, comprato con i soldi guadagnati da Ginevra allestero. Vittorio si sentiva a volte fuori posto, ma Ginevra lo rassicurava:

Non ti preoccupare! Domani ti farò colazione a letto, tutto andrà bene.

Ginevra si rivelò una moglie saggia e pratica. Aprì una sua scuola di danza, coltivando la sua passione e guadagnandosi da vivere. La vita di coppia scorreva tranquilla.

Eugenio non stava a guardare. Divenne lamico della famiglia, tanto vicino da far ingelosire Vittorio per alcuni piccoli attentati di Ginevra. Era sempre pronto ad aiutarla: la portava al mercato, la accompagnava al lavoro quando il tempo era brutto e, una volta, quando la moglie di Vittorio aveva una tensione muscolare, la portò in ospedale e la accompagnò alle terapie. Il marito, sempre al lavoro, non poteva fare di più.

Quando Eugenio sembrava riuscire in tutto, la gente del quartiere iniziò a dire a Vittorio che era stato un po sprovveduto a lasciarsi trascinare così da Ginevra.

Giulia, davvero, cosè successo? domandava Vittorio, cercando di sembrare severo. Perché ti ha attaccata così tanto?

Vittorio, smettila rideva la moglie, senza di lui che facciamo?

Vittorio sospirò, abbracciò sua moglie e non nutrì più rancori verso lamico. La routine continuava a girare come una giostra.

Un pomeriggio dautunno, nella loro casa, squillò il telefono.

Buongiorno, Vittorio! disse una voce maschile nota, sono il padre di Eugenio.

Ah, buona sera, signor Rinaldi! rispose Vittorio con entusiasmo, felice di sentirlo. È da tempo che non lo sentivo. Come sta?

Eugenio è morto! annunciò il padre con voce grave, si è schiantato ieri! È stato un incidente.

Vittorio rimase senza fiato, il sangue gli si fermò nel petto. Il suo migliore amico, il suo confidente, era scomparso. Una lacrima si bloccò nella gola, impedendogli di respirare.

La moglie prese la parola, spiegandogli i dettagli dellincidente e la data del funerale. Vittorio non poteva credere che la perdita di un amico lo colpisse con una tale sofferenza. Un attimo prima era un giovane pieno di speranze, e ora quel punto di riferimento non cera più.

Ginevra era allottavo mese di gravidanza. Per non turbare la sua salute e quella del bambino, Vittorio la lasciò a casa. Andò solo al funerale. Dopo la sepoltura, tutti se ne andarono; lui rimase davanti alla tomba, le gambe non lo sostenevano più. Guardò il sorriso dipinto sul volto di Eugenio e strinse i pugni.

Amico mio, iniziò, abbassando la testa per non far scorrere le lacrime, grazie a Dio per averci fatto incontrare. Grazie per tutti questi anni di amicizia. Non ti dimenticherò mai.

Ricordò le marachelle della scuola, il loro legame indissolubile, e sentì un dolore che non voleva cedere.

Eugenio, sai, Ginevra sta per partorire, disse, quasi disperato, Signore, se davvero sei qui, lascia che lanima di Eugenio torni in famiglia con la nascita del bambino. Ti prego! Mi manca così tanto!

Passò un anno. Il loro figlio aveva dieci mesi e lo chiamarono Eugenio, in onore dellamico perduto. Con sorpresa, Vittorio notò nel piccolo la stessa chioma, lo stesso sguardo furbo e persino una macchia di nascita sul braccio nello stesso punto. Confortato dal pensiero che il figlio fosse un riflesso del suo amico, non era del tutto certo che fosse davvero Eugenio tornato.

Eugenio, fammi sapere se sei davvero tu! pregava Vittorio, tenendo il bambino tra le braccia e guardando fuori dalla finestra, sei sempre stato il più ingegnoso tra noi. Mi manchi tantissimo!

Allimprovviso, una voce stridì.

Ahhh! urlò Vittorio, afferrandosi lorecchio che una volta Eugenio aveva morso.

È tu? chiese al piccolo, È davvero te?

Il bambino arrossì, fece una smorfia e scoppiò a ridere.

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