Mio marito mi ha chiesto una pausa per “capire i suoi sentimenti”: io invece ho cambiato la serratura – Una storia italiana di coraggio, dignità e rinascita dopo vent’anni di matrimonio

Sai, Giulia, mi sa che ormai siamo diventati due estranei. La routine ci ha divorati. Ci ho pensato dovremmo provare a vivere separati per un po.

Marco lo disse come se stesse proponendo di comprare del pane integrale invece che la solita ciabatta per cena. Non alzò neppure gli occhi dal piatto di pasta e fagioli, intingendo la focaccia nellolio. Giulia rimase immobile col mestolo in mano, sentendo una goccia bollente di brodo scivolare sul polso, ma quasi senza sentir dolore. Un ronzio nelle orecchie, come se qualcuno avesse acceso il phon vicino alla testa.

Cioè, scusa separati? ripeté cercando di non tremare. Abbassò il mestolo nella pentola, temendo che le sarebbe volato di mano da un momento allaltro. Parti per lavoro?

No, nessun lavoro, Marco fece una smorfia, alzando finalmente lo sguardo. Aveva laria stanca, nervosa, come uno che deve spiegare lovvio a uno zuccone. Parlo di una pausa. Di vedere se sentiamo ancora qualcosa. Capisci, la scintilla è sparita. Torno a casa e mi sento soffocare. Sempre le stesse cose: lavoro, cena, TG, letto. Voglio capire se mi manca davvero stare con te, o se è solo abitudine.

Giulia si lasciò cadere sulla sedia, di fronte a lui. Vent’anni di matrimonio. Due figli universitari che vivevano ormai lontano. Un mutuo pagato da tre anni. La ristrutturazione fatta insieme, sudando ogni ora nei week-end a strappare carta da parati. E ora soffocare?

E quindi dove pensavi di andare a vivere, mentre capisci, controlli? domandò piano.

Ho preso una monolocale. Per un paio di mesi. Vicino allufficio, così evito il traffico, rispose in fretta, come se avesse una risposta pronta in tasca da tempo. Sto già mettendo su le mie cose, sono in camera.

Quindi era tutto pianificato da giorni, se non settimane. E lei, che nel frattempo decideva quale talea comprare per il terrazzo o cercava un golfino in saldo per lui! Lui cercava casa, firmava contratti, pagava caparre. E taceva.

E il mio parere no, eh? Giulia lo fissò per cercare il ragazzo di cui si era innamorata. Ma davanti a lei cera solo un estraneo leggermente ingrassato con lo sguardo sfuggente.

Dai, Giulia, non fare una scenata, Marco posò forchetta e coltello; evidentemente, gli era passato lappetito. Non ti ho chiesto il divorzio. Almeno, per ora. Sto solo chiedendo un time-out. Dai retta agli psicologi, lo fanno tutti. Magari ci mancheremo a vicenda e scatterà una seconda luna di miele. O forse almeno sarà tutto chiaro.

Si alzò, gettando il tovagliolo sul tavolo, e andò in camera. Giulia sentì le ante degli armadi sbattere e le buste muoversi. Rimase ferma in cucina a fissare la pasta e fagioli ormai fredda la sua preferita, coi borlotti, proprio come la voleva lui e dentro, una voragine gelida le ghiacciava tutto.

Passò la serata come in trance. Marco trafficava per casa a trasportare valigie allingresso. Prese il laptop, la moka che le avevano regalato le colleghe ma che usava solo lui, i maglioni pesanti.

Vado, disse sulla soglia, in piumino e con uno sguardo solennemente colpevole. Non chiamarmi, per favore. Facciamo così: un mese di silenzio. Così lesperimento è corretto.

E se scoppia un tubo? chiese ridicolmente Giulia.

Chiama lidraulico. Sei una donna in gamba, no? Tieni pure le chiavi tu ma le mie me le tengo, metti caso debba tornare a prendere qualcosa allimprovviso. Dai, ciao. Non tabbattere.

La porta sbatté. Scattò la serratura. Giulia restò sola nellappartamento, che dun tratto sembrava troppo grande e assurdamente silenzioso.

I primi tre giorni li passò quasi sdraiata a letto. Si alzava solo per bere un sorso dacqua o andare in bagno. Sembrava che la vita fosse finita. Continuava a ripassare nella testa gli ultimi mesi, cercando lerrore: aveva forse brontolato troppo per i calzini sparsi? Preso troppi chili? Diventata noiosa?

Al quarto giorno arrivò sua sorella, Rosanna. Entrò come una tempesta, con borse della spesa e bottiglia di Chianti. Vedendo Giulia occhi gonfi, vestaglia e capelli arruffati fece solo no con la testa.

Amica, così non va proprio. Su, sotto la doccia, io intanto taglio due fette di pecorino.

Unora dopo, in cucina col calice di vino in mano, Giulia raccontava tutta la scena a Rosanna, che ascoltava con aria sospetta.

Mettiamo alla prova i sentimenti, eh? sbuffò la sorella. Soffoca, dice! Giuli, sei un genio della ragioneria, conti le virgole meglio della calcolatrice e qui non fai due più due? Secondo me cè unaltra.

Ma figurati, sbottò Giulia. Ma chi lo vuole? Ha 52 anni, la sciatica e il colesterolo. Ma dai.

Ma infatti! Il colesterolo mica frena i traditori, anzi! Ho preso una monolocale, non mi chiamare per un mese classico. Vuole provare a stare con la tipa, ma le vie di fuga non le taglia. Magari quella il risotto non lo sa fare o rifiuta di lavare le sue mutande? Allora lui tiene lappartamento come aeroporto di riserva. Se va male, torna con un mazzo di fiori e fa la scena: Ho capito che senza di te non posso vivere, amore mio. Se va bene, chiede il divorzio.

Le parole della sorella pesarono come pietre, anche se Giulia tentava di negare. Ma dentro sapeva che Rosanna aveva ragione. Tornavano in mente il nuovo pin del telefono, le riunioni sempre più tardi, la camicia nuova (Ma non odi i negozi?).

E io adesso? chiese Giulia, sentendo la rabbia prendere il posto dellangoscia.

Vivi! Rosanna diede un colpo sul tavolo. Ma vivi D-A-V-V-E-R-O. Parucchiera. Shopping. Smettila col mantra della telefonata. La casa di chi è?

Mia. Dei miei genitori, rispose distinto Giulia. Lui risulta ancora dalla madre, i documenti non li abbiamo mai aggiornati.

Perfetto. Sei tu la padrona. Ascoltami bene. Non stare a piangere. Lui pensa che tu qui stai strapazzando fazzoletti e sospirando la sua mancanza. Invece, sorprendilo.

Quando Rosanna se ne andò, Giulia camminò a lungo per casa accendendo tutte le luci. Entrò in bagno. Sulla mensola, la sua schiuma da barba dimenticata. Prese il tubetto e lo gettò nellimmondizia, colpendo il secchio con soddisfazione. Primo tiro in porta in questa nuova partita.

Le settimane successive furono strane. Si obbligò a tornare in ufficio; i colleghi notarono che era dimagrita e pallida, ma diedero la colpa al cambio stagione. E Giulia si accorse, piano, del cambiamento.

Senza Marco, la casa era molto più pulita. Nessuna mollica sul tavolo, nessun paio di jeans buttato in giro. Il frigo durava di più, bastava uninsalata la sera. Le serate erano finalmente libere. Riprese a lavorare a maglia davanti a una serie tv, come ai vecchi tempi.

Il silenzio, invece di ferirla, diventava balsamico. Nessuno la tormentava con discussioni sulla politica, nessuno le rubava il telecomando quando voleva vedere un film.

Ma un tarlo cera: e se Rosanna avesse torto? Forse Marco era davvero solo, tutto preso dai suoi pensieri?

Venerdì sera la soluzione arrivò di colpo. Giulia, tornando dal lavoro, si fermò al centro commerciale per prendere dellaltra lana. Sullascensore, li vide.

Marco stava davanti a una gioielleria. Vicino a lui, una donna avrà avuto trentanni, non di più, un cappotto rosso sgargiante gli sorrideva, abbracciata al braccio. Marco le stava mostrando un bracciale, lei rideva. Sembravano felici. Lei era la destinataria di quella scintilla che lui aveva perso.

Giulia fece un passo indietro, sgusciando dietro un signore impettito. Le batteva il cuore in testa. Guardò Marco, quello che voleva stare solo un mese, abbracciare quella donna e uscire insieme, raggiante.

Qualcosa dentro di lei si spense per sempre. E qualcosaltro, tagliente e freddo come vetro, prese il sopravvento.

Non fece scenate. Non li seguì. Tornò allauto e guidò verso casa.

Appena entrata, prese i documenti dellappartamento: certificato catastale, atto di proprietà, il passaporto con la residenza. Solo il suo nome e quello dei figli. Marco? Nulla, tanto sto ancora con mamma, che serviranno i documenti? aveva sempre detto.

Giulia cercò su internet il numero di urgenza per cambiare le serrature.

Buonasera, ho urgente bisogno di cambiare la serratura di una porta blindata. Ho i documenti. Potete intervenire? Tra unora? Perfetto.

Arrivò un omino robusto in tuta blu. Non fece domande. Solo: che serratura mettiamo?

La migliore, rispose Giulia. Non voglio che entri nessuno. Nemmeno se ha le vecchie chiavi.

Capito, signora. Mettiamo una Cisa. Si arrenderanno anche i ladri!

Il suono del trapano era un piacere per Giulia. I trucioli che cadevano, il cilindro vecchio che toccava il pavimento, il vecchio dolore che usciva dalla sua vita.

Finito tutto, lomino consegnò le nuove, lucide chiavi. Giulia chiuse la porta a quattro mandate. Tac-tac-tac-tac. Quattro giri. Quattro mura per la sua nuova fortezza.

Raccolse in dei grossi sacconi neri tutto di Marco: piumini, scarpe, canne da pesca, trapani In tutto cinque sacchi, messi in corridoio, fuori dallingresso.

Passò unaltra settimana. Nessuna notizia di Marco, troppo impegnato nella prova di sentimenti con la nuova musa. Giulia ormai era serena. Aveva chiesto il divorzio online. Una procedura quasi… liberatoria.

Sabato mattina, il campanello suonò deciso, come bussare alla porta dellinquisizione.

Giulia guardò dallo spioncino. Marco. Un po trasandato ma con aria sicura, sacchetto del supermercato in mano e un mazzo di garofani.

Giulia non aprì. Appoggiò la fronte fredda sulla porta in metallo, immobile.

Marco provò la chiave. Niente da fare. Metallico contro metallico. Ritentò con più forza. Niente. Sbuffando, controllò la chiave, soffiò, tentò ancora.

Giulia! urlò. Sei in casa? Cosa hai fatto alla serratura?

Giulia taceva.

Dai apri! So che sei lì, lauto è giù! Facciamo scherzi? Sono venuto! E coi fiori! Ok, era per un mese, ma ho deciso prima! Mi mancavi!

Giulia, serena, rispose ad alta voce:

I tuoi sacchi sono a sinistra. Prendili e vai.

Silenzio di tomba. Poi raschiare di scarpe. Scopriva i sacchi, evidentemente.

Ma che sei fuori? adesso la voce era acuta, isterica. Ma quali sacchi? Apri subito! Sono tuo marito! Ho diritto ad entrare!

Non è casa tua, Marco, disse piano Giulia. È il mio appartamento. Non hai mai preso la residenza. Volevi vivere separato? Accomodati. Ma per sempre.

Hai hai cambiato la serratura?! Come hai potuto! Adesso chiamo i Carabinieri! O i Vigili! Vedrai se non sfondano la porta!

Chiama pure, fece Giulia. Mostra loro il documento. Racconta di come sei andato via per testare i sentimenti” con unaltra. Vedrai che risate si faranno.

Quale altra? Ma che dici! Ho vissuto solo!

Vi ho visti al centro commerciale, Marco. Gioielleria. Cappotto rosso. Basta menzogne. Esperimento concluso. Esito negativo.

Seguì una raffica di parolacce. Marco tirò un calcio alla porta.

Te ne pentirai! Resterai sola, vecchia isterica! Lo sai con chi stai parlando? Volevo tornare da te, per pietà! Ora ti porto via tutto macchina, casa al mare!

Prenditi quello che ti spetta che vedremo in tribunale, rispose Giulia. Lappartamento resta mio. Vai via, Marco. O chiamo i Carabinieri contro uno sconosciuto aggressivo alla porta.

Ancora un minuto di scalpitii, urla e sacchi sbatacchiati. Poi il mazzo di fiori scagliato nella polvere. Poi il rumore di un ascensore, un gran trambusto di borse. Silenzio.

Giulia si lasciò scivolare a terra, le gambe molli. Lacrime di tensione più che di dolore. Rimase così per dieci minuti. Poi si rimise in piedi, lavò il viso con acqua gelata. Si guardò nello specchio: cera una donna stanca, sì, ma col mento alto.

Il telefono trillò. Messaggio da Rosanna: Allora, Casanova nostro? Ho visto la sua Panda sotto casa.

Giulia scrisse: È andato. Con i sacchi. Le chiavi nuove sono una meraviglia.

Grande! Orgogliosa di te! Stasera vengo con la torta, si festeggia la nuova vita!

Giulia mise a bollire lacqua per il tè. Notò i garofani accartocciati davanti allingresso. Bene così. Non aveva mai sopportato i garofani. Preferiva i tulipani, da sempre.

Passò un mese. In tribunale, il divorzio fu rapido: i figli erano già maggiorenni. Divisero i beni: la casa al mare fu venduta e spartita, la macchina Marco, la metà in euro (viva il bonifico). Giulia usò tutto per una vacanza.

Indovinate un po’? La giovane amante lasciò Marco appena capì che non sarebbe entrata in un bel palazzo ma da mamma, in periferia, con le rate ancora da pagare. Neppure il monolocale riusciva a permettersi e tornò dalla madre, nella sua amata palazzina anni 60.

Giulia lo venne a sapere da amici comuni. E non le fece né caldo né freddo. Era appena rientrata dalla Turchia, la prima vacanza in solitaria della sua vita. Pelle dorata, vestito sgargiante magari pure un flirt con un tedesco in hotel, niente di serio ma quanto basta per ricordarsi di essere ancora una bella donna.

Una sera, tornando a casa dal lavoro, fu fermata sotto casa.

Giulia?

Marco, più magro, la giacca stropicciata, faccia smunta.

Ciao, disse senza fermarsi, ma rallentando.

Dai Giuli, parliamo? Sono stato scemo, ho sbagliato. Mia madre mi snerva, non si vive più. Mi manchi tu. Il nostro appartamento. La tua pasta e fagioli. Proviamoci di nuovo? Insomma, ventanni non si buttano via così

Giulia lo guardò. E, con stupore, si accorse che non provava nulla. Né rabbia, né pena, né tristezza. Solo indifferenza. Come incrociare uno che chiede due euro per strada.

Ventanni non si cancellano, ammise. Ma il passato resta passato. Ormai ho una nuova vita, Marco. E non cè spazio per gli errori vecchi. Né per te.

Ma sono cambiato! Ho capito tutto!

Anchio sono cambiata, sorrise Giulia. Ho capito che sto bene da sola. Finalmente respiro.

Tirò fuori le sue nuove, fiammanti chiavi e varcò lingresso. Il citofono trillò, lasciandola entrare. Si chiuse la porta dietro, tagliando fuori Marco e tutti i suoi rimpianti.

Mentre saliva in ascensore pensava che forse era tempo di rifare lingresso. Magari color pesca. E comprare una poltrona nuova, comoda, per la maglia e le serie tv. La vita cominciava davvero adesso, e le chiavi erano solo sue.

Ti è piaciuta la storia? Seguici e lascia un like per non perdere i prossimi racconti di vita vera. Scrivici nei commenti: secondo te, Giulia ha fatto bene?

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

nineteen + nine =

Mio marito mi ha chiesto una pausa per “capire i suoi sentimenti”: io invece ho cambiato la serratura – Una storia italiana di coraggio, dignità e rinascita dopo vent’anni di matrimonio