La Felicità Rubata
Anna si stava agitando nellorto. Questanno la primavera era arrivata presto: era solo fine marzo e già tutta la neve si era sciolta. Certo, il freddo sarebbe tornato, ma per ora il sole scaldava tanto che Anna uscì fuori con la scusa di sistemare qualcosa: rimettere in piedi la staccionata cadente, riparare il deposito della legna.
Doveva decidersi a prendere qualche gallina e un maialino, magari anche un cagnolino e un gattino. Basta, Anna! Ne hai già viste abbastanza, si prese in giro da sola con un sorriso. Era già tanto fare i piani per lorto, sognando di scavare la terra a piedi nudi, sentendo quellodore di zolla bagnata, soffice come il pane appena sfornato. Proprio come quando era bambina.
«Si vivrà ancora, eccome» sospirò Anna ad alta voce, con uno sguardo rivolto al nulla.
«Buongiorno» disse una voce sottile.
Anna sobbalzò. Una ragazzina, neanche sedicenne, era in piedi vicino al cancelletto. Indossava un impermeabile grigio da scuola professionale, le scarpe erano lise e sottili, i collant color nudo troppo leggeri per la stagione. Mamma mia, pensò Anna, ma questa si prende una bronchite! Le scarpe sembrano di cartone povera anima.
La ragazzina se ne stava impacciata, spostandosi da un piede allaltro.
«Ciao», rispose fredda Anna.
«Scusi posso usare il bagno un attimo?»
«Ah, va bene, certo. Dritto qui, e poi a destra.»
Anna guardò con curiosità la ragazzina che correva verso il bagno. Appena tornata, la ragazza sospirò: «Grazie, davvero! Mi ha salvata. Sto cercando una stanza in affitto, lei per caso ne affitta una?»
Anna scosse il capo. «Non ci avevo pensato. Perché?»
«Vorrei evitare il dormitorio: lì si fuma, si beve, i ragazzi fanno casino»
«Davvero? E quanto saresti disposta a pagare?»
«Cinque euro non ho altro»
«Va bene, entra in casa, dai.»
«Oh, posso andare di nuovo in bagno?»
«Corri»
«Come ti chiami?» chiese Anna mentre la faceva entrare.
«Lucia», squittì la ragazza, appena udibile.
«Lucia, eh? E allora Lucia, dimmi: davvero sei qui solo per la stanza?»
La ragazzina rimase zitta, gli occhi bassi.
«Dai, dimmi la verità, Lucia. Qualcuno ti ha mandato?»
«No, davvero sono venuta io Sei Anna Bianchi?»
«Sì, sono io»
«Non non mi hai riconosciuto mamma? Sono io, Lucia tua figlia!»
Anna si irrigidì. Il volto segnato dal vento e dal gelo le rimase immobile.
«Lucia» sussurrò. «Figlia Luciuzza»
«Sì, mamma sono io! Nel collegio non mi davano il tuo indirizzo, dicevano che non si poteva, puoi crederci? Ma ho trovato aiuto: la mia insegnante, la signora Anastasia, mi ha aiutata a scoprire il tuo nome e lindirizzo. E sono qui.»
Anna rimase senza parole, ma delle lacrime le segnavano il volto.
«Lucia, Luciuzza figlia mia»
«Mamma!» la ragazza si gettò tra le braccia della donna, piangendo. «Ti ho cercata tanto! In collegio ridevano di me, dicevano che mi avevi abbandonata, che ero solo una scocciatura Ma io sapevo, mamma Io credevo»
Anna abbracciava impacciata la sua figlia ritrovata. Le mani dure e callose si aggrappavano alla maglia grossa della ragazza: la sua Lucia, la sua bambina…
Stettero un po così, zitti, senza bisogno di parole.
Dopo, Anna sembrò svegliarsi dal sogno e pensò a cosa avrebbe detto sua nonna, a quanta fatica aveva fatto nella vita. Si diede da fare: scaldò lacqua, preparò una tisana, curò la sua Lucia come una regina.
Lucia, figlia, la felicità della vita. Cera un motivo per cui andare avanti. Il Signore aveva avuto pietà, niente era perduto.
Lorto, il maialino, il cappottino nuovo da comprare. E cè anche una piccola riserva messa da parte, pensò Anna sorridendo. E pensare che si era quasi rassegnata a lasciarsi andare, e invece, eccola qui, la sua Lucia…
***
«Mamma»
«Eh?»
«Mamma mia…»
«Sì, dimmi, dolcezza.»
Lucia si allungò a prendere una crostatina dalla tavola; aveva già guadagnato qualche chilo, e Anna la vestiva come una bambola, sembrava persino più giovane anche lei.
«Mammaaa»
«E cosa cè?»
«Mamma, mi sono innamorata.»
«Ma dai…»
«Giuro! Lui si chiama Giovanni. È tanto buono Vuol conoscerti!»
Anna si sentì sprofondare. Ecco finiti i giorni di pace; il cielo ti dà, il cielo ti toglie.
«Mamma, che cè?»
«Niente, amore. Sei cresciuta troppo in fretta… Non ho fatto in tempo a goderti, perdonami, Lucia.»
«Ma mamma! Ma come ti viene in mente? Mamma, lo sai quanto ti voglio bene? Io e Giovanni, te li facciamo i nipotini! Tu sei la migliore mamma del mondo, altroché!»
Lincontro con Giovanni andò a meraviglia. Era un ragazzo di campagna, serio e con le mani doro. Anna pensò che una figlia in buone mani non si poteva desiderare di meglio.
In quegli anni, pochi avevano di che mangiare: cera chi trattava meglio il cane che i figli. Ma Anna, Lucia e Giovanni non si facevano mancare nulla. Anna cuciva benissimo, e anche se la fabbrica aveva chiuso, nel nuovo laboratorio la pagavano bene e riusciva a vestire sia Lucia che Giovanni come signori.
Giovanni non stava mai fermo: aveva già rifatto la staccionata, sostituito le travi di casa con i fratelli, rimesso a nuovo la legnaia e costruito il porcile. La casa sembrava danzare felice come mai prima.
Il cuore di Anna si sciolse, tornava a battere più forte che mai. Le voleva vivere tre volte più intensamente, per tutto il passato che cercava di dimenticare e che ogni tanto, di notte, le strappava un gemito.
«Mamma, ti senti male?»
«No, amore, va a dormire, tesoro.»
«Mamma, posso dormire qui con te?»
«Certo,» Anna si spostò e lasciò un posto per Lucia vicino a sé.
La piccolina, la sua bambina Che amore di mamma sentiva: grazie, Signore, per averle fatto provare questa gioia.
Fecero un bel matrimonio in famiglia, e i giovani rimasero a vivere con Anna. Lei rifiorì: anche a lavoro se ne accorsero, la sempre seria Anna Bianchi ormai sorrideva e aveva le guance accese come le rose di maggio.
«Sarà un maschio o una femmina?» chiese ridacchiando alle colleghe. «Mamma mia, che emozione!»
«Che fortuna ha avuto la figlia di Anna», sospiravano tutte. «Non si è mai vista una madre così innamorata della sua creatura.»
Un nipotino! E nacque Antonio, chiamato come la madre di Anna, la nonna di Lucia: «Era severa, ma giusta» raccontava Anna allegramente, «guardatelo come è bello!»
«Non avevo più tenuto in braccio un neonato dopo Lucia… il cuore mi scoppia di gioia!»
Adesso pensava solo al piccolo Antonio. Era il più bello, il più adorato. E lui nulla voleva se non stare con la nonna Anna.
Giovanni pensava in grande: con i fratelli mise su unimpresa edilizia, aprirono un negozio di materiali da costruzione. Tutto filava liscio.
E poi, di nuovo una bella notizia: sarebbe arrivata una nipotina. Anna cucì alla piccola Marina decine di abitini, con tanta fantasia da renderla la più elegante del paese.
La casa era sempre piena di risate di bambini: tutto sembrava andare come in una commedia italiana ben riuscita. Tutto bene ma Anna cominciava a sentire un bruciore al petto che non la lasciava mai.
«Mamma, ma da quando hai questo dolore? Dove senti male?»
«Va tutto bene, Lucia, davvero…»
***
«Mi dispiace Non possiamo fare altro.»
«Dottore, ma come? Era la mia mamma!»
«Mi rincresce.»
***
«Lucia, Luciuzza il mio tempo è finito. Tu perdonami, ho vissuto anche troppo. Mi avevano dimenticata, ma tu mi hai salvato venendo qui quella volta figlia mia.»
«Mamma no, non dire così!»
«Devo Lucia, ascolta, non interrompermi Io non sono la tua vera mamma. Perdono.»
«Mamma! Non devi MAI dire una cosa così, hai capito? Sei mia madre, e basta. Punto. Tu sei la mia mamma Capito?»
«Sì, sì Lucia mia Nel cassetto cè il mio diario. Perdona, Luciuzza. Ti ho sempre amata.»
«Ed io te, mamma Mamma Mamma!»
***
«Lucia, mangia qualcosa»
«Sì, Giovanni tra poco Vai pure.»
Lucia sedeva nella stanza della madre. Leggeva il suo diario: tutta la vita di Anna, senza pudore e senza orpelli, dura e insieme allegra.
Mamma severa, Antonia, papà morto in guerra. Anna, la piccola Annuccia, fiore di campo. Si era innamorata di un briccone di paese, una vita scapestrata, piena di brividi.
Poi la fuga con il malvivente, il casino, anni a rincorrersi tra piaceri e guai, fino alla solitudine improvvisa della vecchiaia. Il suo uomo era finito in galera, rimasta sola al mondo
Un figlio, Anna non laveva più potuto tenere per colpa di una sciocchezza giovanile, durante una notte di follie e freddo sotto la neve. Era rimasta sterile.
Le era rimasta solo la casa della madre, con poca compagnia, qualche acciacco. Le avevano detto di rassegnarsi, e lei aveva chiesto perdono anche in chiesa.
Poi era arrivata la gioia inaspettata: Lucia. Non aveva saputo resistere a tanto miracolo. Solo un po, si era detta, per provare la felicità di una madre Anche se non era la sua figlia vera.
Lucia, la sua ragione di vita: Non mi aspettavo tanto, scriveva Anna di sé, eppure eccomi qui. Sto vivendo come tutti: lavoro, mi prendo cura della mia figlia del cuore. Il Signore mi ha regalato anni in più, per abbracciare anche i miei nipoti.
Allinizio tremava, con il terrore che la verità venisse fuori: che Lucia scoprisse che non era sua madre. Poi aveva smesso di avere paura. Aveva iniziato a vivere davvero, finalmente.
«Perdonami, Lucia, perdonami se ti ho rubata alla tua vera mamma. Ma questa è la mia felicità rubata»
«Mamma» piangeva Lucia, «mia cara, spero che tu mi senta. Lo sapevo, lo avevo capito quasi da subito. Mentre vivevo con te, mi dissero che cera un errore: la vera madre era unaltra, una certa Anna Maria. Sono andata a cercarla per curiosità. Non mi ha voluta. Si era rifatta una vita, aveva altra famiglia Voleva solo che nessuno sapesse di me, mi dava dei soldi per sparire Sono scappata e poi ti ho trovato. Ero anche ammalata in quel periodo. Ti ricordi, mamma? La febbre alta? Eri tu a curarmi. Ringrazio il cielo di averti trovata: tu sei la mia vera mamma.
Forse non è stato un errore, lì in alto sanno sempre a chi mandare. E adesso, come faccio a vivere senza di te, mamma?»
«Lucia, Luciuzza»
«Lascia che pianga, Giovanni. Ha perso la mamma»
***
«Nonna, la nonna Anna era buona?»
«Tanto, amore mio.»
«E anche bella?»
«La più bella del mondo, Anna mia.»
«E chi le ha dato quel nome?»
«Non lo so, forse il suo papà, o la sua mamma»
«Quindi il mio bisnonno o la mia bisnonna.»
«Sì, cara.»
«E io, mamma, mi hai chiamata come la nonna?»
«Sì, cara, come la mia mamma. E anche papà voleva così, adorava la nonna.»
«Lei mi vede adesso?»
«Ma certo, ti guarda e ti proteggerà sempre.»
«Ti voglio bene, bisnonna Anna», diceva la bambina, lasciando una coroncina di margherite sulla tomba della bisnonna.
«E anchio te ne voglio, cara», sussurra il vento tra i rami del salice. E la voce corre lontano, portata dal vento, dove le storie vere non finiscono mai.






