Mio marito ha portato a casa un amico a dormire “solo una settimana” e io, senza dire una parola, ho fatto la valigia e sono andata alle terme

Mio marito ha portato un amico a casa per stare da noi una settimana, così io, senza fare scenate, ho preparato la valigia e sono andata in una spa termale.

Vieni pure dentro, non fare complimenti, considerati a casa tua! sentii la voce squillante di mio marito dallingresso, seguita da un tonfo di qualcosa di pesante appoggiato a terra. Clara sta mettendo la tavola, ci sarà pronta giusto in tempo.

Clara si bloccò con il mestolo in mano. Non aspettava nessuno. Anzi, quella sera era pensata per una cena intima con Carlo, davanti alla TV, per recuperare un po di tranquillità dopo una settimana massacrante in ufficio contabilità. Posò il mestolo, si asciugò le mani e uscì nel corridoio.

Lo spettacolo che le si presentò davanti non prometteva niente di buono. Carlo, felice come una Pasqua, aiutava a togliersi la giacca a un uomo robusto dal viso rubicondo e con il naso arrossato. In un angolo, una borsa sportiva enorme e rigonfia attendeva, con la cerniera ormai allo stremo.

Oh, Cla! Carlo la vide e si illuminò ancora di più. Ti ho fatto una sorpresa. Ti ricordi di Federico? Alluniversità eravamo sempre insieme. Quello che suonava la chitarra meglio di tutti!

Clara aveva un vago ricordo di lui: rumoroso, sempre indietro nelle lezioni, sempre a chiedere sigarette e appunti. Ora di quel ragazzo era rimasto ben poco: Federico era largo, aveva un bel pancione e la calvizie avanzata; lo sguardo rapido e curioso passava in rassegna lappartamento.

Salve, padrona di casa borbottò lospite, togliendosi le scarpe e lanciandole con noncuranza verso la scarpiera. Bella casa, grande.

Buonasera rispose Clara, passandolo al marito con uno sguardo che diceva tutto. Carlo, come sempre, capì che era meglio agire subito.

Si avvicinò e, a bassa voce, quasi sussurrando perché Federico era andato in bagno a lavarsi le mani, spiegò:

Cla, è successo un guaio. A Federico la moglie lha buttato fuori. Proprio in strada, pensa te! La casa era di sua suocera, lui neanche aveva il residenza. Non sa dove andare, è rimasto in mutande, senza soldi. Può stare da noi una settimana? Giusto il tempo di trovare casa o fare pace con la moglie. Non potevo lasciarlo fuori, mi conosci.

Clara si era rassegnata a quella gentilezza eccessiva di Carlo, che spesso rasentava lingenuità, specie con i vecchi amici.

Una settimana? sussurrò lei. Carlo, abbiamo solo due stanze. Dormirà in salotto? E noi dove stiamo la sera?

Ma dai, Cla, su tagliò corto Carlo. Per qualche giorno si fa un tè in cucina invece che in salotto, che vuoi che sia. Aiutiamo una persona. È uno tranquillo, non lo noterai neanche.

Il tranquillo rientrò in cucina, asciugandosi le mani sul suo nuovissimo asciugamano da viso.

E allora da mangiare? chiese allegramente, sbirciando dietro Clara. Non tocco cibo da stamattina. Ho fatto le valigie, ho preso il treno fino qui… solo nervi.

La cena si rivelò un monologo teatrale. Federico mangiava come per accumulare scorte per linverno. La minestra svaniva dal piatto in tempo record, le polpette una dietro laltra. E commentava pure tutto:

Buona questa minestra, bella corposa borbottava, facendo la scarpetta col pane. Manca solo un po daglio. La mia ex, Silvana, la faceva che la forchetta ci restava in piedi. Questa è un po liquida, dieta?

Clara non raccolse la provocazione. Carlo sorrideva nel tentare di mantenere la pace, continuando a riempirgli il piatto.

Mangia, Fede, che Clara cucina da Dio.

Eh, mica dico niente, replicò Federico, riempiendosi il bicchierino di grappa portata da casa. Per una di città va anche bene. Noialtri lavoratori siamo abituati a roba più sostanziosa. Carlo, hai mica una birretta? Con le polpette la grappa non va giù.

Il resto della serata, il volume della televisione in salotto era tale che vibravano i bicchieri nella vetrina. Federico, sdraiato sul divano, guardava un film dazione, commentando ogni scazzottata. Carlo lo accontentava in tutto, portando snack e bevande a ripetizione. A Clara non era rimasto nemmeno lo spazio fisico sul suo divano. Si rintanò in camera a leggere, ma il baccano filtrava anche da lì.

La mattina dopo il calvario non era finito. In cucina la attendeva una montagna di piatti sporchi, briciole ovunque, chiazze di sugo, bottiglie vuote qua e là. Federico russava in salotto, sul divano-aperto, sembrava scuotere i muri. Lodore di disordine e stanchezza aleggiava ovunque.

Carlo, sconvolto e stanco, laspettava in bagno.

Scusami, Clara, siamo andati lunghi ieri sera, non abbiamo fatto in tempo a pulire borbottò, quasi strisciando. Stasera sistemo io.

E la colazione? Clara guardò lorologio. Non ci sono piatti puliti.

Adesso ne lavo due…

Clara prese il suo caffè in silenzio, cercando di evitare lo sguardo verso il soggiorno, si vestì e uscì. A lavoro si scoprì a pensare che non voleva affatto tornare a casa. In quella che aveva reso un nido, ora non la sentiva più sua.

La sera confermò i suoi timori: i piatti erano stati lavati, ma erano ancora unti. Nellaria uno strano odore di fritto. Federico stava in cucina a torso nudo, fumando con la finestra aperta, nonostante Clara avesse mille volte detto che non si poteva fumare in casa.

Oh, è tornata la padrona! salutò lui, soffiando il fumo verso il soffitto. Abbiamo fatto le patate fritte! Al lardo! Siediti, assaggia. Siamo stati al negozio, i soldi me li ha dati Carlo, la mia carta è bloccata.

La cucina un campo di battaglia, il piano cottura unto, bucce di patate ovunque.

Non ho fame replicò Clara, glaciale. Carlo, puoi venire un attimo?

Trascinò il marito in camera e chiuse la porta.

Carlo, cosè questa storia? Perché fuma? Perché tutto questo caos? Avevi detto che non lavrei quasi notato.

Dai, Cla, non ti arrabbiare provò ad abbracciarla, ma lei si scansò. È sotto stress… si rilassa. Puliremo tutto. Lui è una persona semplice, non ci bada. Passiamo una settimana così e basta. Sta già cercando soluzioni.

Cercando? dubitò Clara. Sembra solo guardare la TV e bere.

Ha fatto delle chiamate oggi! Amicizia vuol dire aiutare nei momenti duri.

I successivi tre giorni furono un inferno. Federico occupava ogni angolo. Rimaneva sempre a casa, in ferie a proprie spese. Spazzolava ogni cosa cucinata per due in un solo pasto. Girava per casa in mutande. Teneva la doccia per ore e lasciava bagno allagato.

Ma il colpo di grazia arrivò il venerdì.

Clara tornò prima dal lavoro, sognando un bagno caldo e un po di relax. Aprendo la porta sentì risate e musica alta. Nellingresso, oltre a scarpe di Federico e Carlo, cerano stivali da donna con tacco e un altro paio di scarpe da uomo.

Entrò: la casa era invasa dal fumo. Intorno al tavolo Federico, uno sconosciuto e una ragazza dal trucco appariscente. Carlo, rosso in viso, seduto in un angolo, colpevole. Il tavolo era sommerso da bottiglie e stuzzichini sul prezioso tavolino da caffè in legno massiccio, senza nemmeno un sottobicchiere.

Oh! È arrivata la moglie! Carlo, versa un cicchetto! Clara, ti presento Andrea e Mila, stiamo facendo festa È venerdì! gridò Federico.

Clara notò il segno rotondo di un bicchiere sulla superficie lucida del tavolino. Vide la “Mila” che spegneva la sigaretta in una sua ciotola di cristallo per caramelle. Guardò Carlo, che già abbassava lo sguardo.

Non urlò. Non lanciò piatti. Dentro le scattò un freddo, gelido autocontrollo.

Buonasera disse calma. Non vi disturbo oltre.

Si ritirò in camera e chiuse la porta a chiave. Dietro la porta, il brusio calò: Carlo tentava invano di contenere la festa. Poi la musica ripartì, meno forte.

Clara prese la valigia grande dallarmadio. Solo lessenziale: accappatoio, sandali, costumi, qualche vestito, tute, beauty-case, e libri. Si benedisse per non avere mai usato le due settimane di ferie rimaste, che la responsabile la invitava a prendere da mesi. Ancora più grata si sentì per i risparmi personali, irraggiungibili da Carlo.

Aprì il portatile, prenotò una settimana in una spa sulle colline toscane che sognava da tempo: camera superior con vista sul parco, pensione completa, spa, massaggi. Pagò subito: 1100 euro. Prenotazione confermata. Partenza il mattino dopo.

Preparò tutto e andò a dormire con i tappi nelle orecchie. I rumori della festa si affievolirono.

Lalba portò una pace surreale. Probabilmente gli ospiti erano andati via tardi e Carlo e Federico dormivano ancora. Clara fece la doccia, si vestì, prese la valigia e uscì. Sul tavolo un biglietto, senza drammi: Sono al centro termale per una settimana. Non cè cibo nel frigo. La bolletta pagala tu questo mese.

Il taxi attendeva fuori. Appena partì, sentì cadere una pietra dallo stomaco.

I primi due giorni in spa passarono in un sogno: lunghe passeggiate tra i cipressi, succhi detox, piscina, relax e libri. Il telefono messo su silenzioso, controllato solo una volta al giorno.

La sera del primo giorno le chiamate e i messaggi di Carlo iniziarono a comparire:

Cla’, dove sei?

Clara, non scherzare, dove ti sei cacciata?

Ci siamo svegliati e non ti troviamo.

Ma almeno un brodo potevi lasciarlo.

Clara sorrise leggendo, poi tornò ai fanghi termali.

Il terzo giorno il tono cambiò:

Clara, rispondi! Dove sono i calzini puliti?

Come si accende la lavatrice? Lampeggia e non parte.

Federico vuole degli asciugamani di ricambio, il suo è sporco.

Finiti il detersivo e la carta igienica. Dove li trovo?

Rispose soltanto: Cè tutto su internet. Il resto in negozio. Avete i soldi, il vino lo avete trovato.

Il quarto giorno arrivò la chiamata. Clara era al bar delle erbe con un infuso.

Pronto, Clara! Finalmente! la voce di Carlo era nervosa. Quando torni? È invivibile!

Cosa succede, Carlo? Io mi sto rilassando. Qui fanno i massaggi…

Qui è il caos! Federico ha portato degli amici per la partita, hanno urlato fino alle due di notte, la vicina ha chiamato i carabinieri! Mi hanno fatto la multa!

Ma, dicevi che era uno a posto, da aiutare. Voilà, lo aiuti tu. È casa tua, sono le tue regole.

Ma non cè niente da mangiare! Dopo il lavoro sono a pezzi, torno e trovo piatti sporchi, odore di fumo, e Federico che pretende cena! Dice che sono un pessimo ospite!

E io cosa centro? finse di sorprendersi Clara. Secondo il tuo amico cucino male, sono una di città. Lascio insegnare a lui la vera cucina. Fategli saltare il lardo.

Clara, mica lo posso buttare fuori, mi vergogno… è un amico…

Decidi tu, Carlo. La tua amicizia, la tua casa, le tue regole o la loro assenza. Io torno domenica sera. Se la casa non sarà come lho lasciata e di Federico non ci sarà nemmeno lodore, prendo tutto e vado da mia madre. E chiedo il divorzio. Non è una minaccia: è un fatto.

Riagganciò e si godette il massaggio viso. Si sentì improvvisamente libera. Anni passati a evitare ultimatum o parole forti per paura di ferire Carlo o sembrare cattiva. Invece, quella settimana le aveva insegnato che la pazienza, a volte, è solo un permesso a farsi calpestare.

Gli ultimi giorni in spa volarono. Clara si riposò come non faceva da dieci anni. Si sentiva rinnovata, il volto rilassato e gli occhi luminosi.

Domenica tornò a casa. Il taxi la lasciò sotto casa, prese il vecchio ascensore e saliva leggera, pronta a tutto. Se Carlo non aveva risolto, la decisione era presa.

Aprì la porta.

Un profumo di pulito, limone e pollo arrosto la avvolse. Lingresso ordinato, nessuna borsa gigantesca, nessun cappotto extra. Le scarpe di Carlo in ordine perfetto.

Carlo sbirciò dalla cucina: era stremato, con le occhiaie, ma rasato e in camicia pulita.

Ciao mormorò.

Clara entrò in soggiorno. Pulito da specchiarsi, il divano chiuso e in ordine, il tappeto aspirato, nessuna traccia di bicchieri sul tavolino probabilmente lucidato. Le finestre spalancate e laria fresca aveva portato via lodore di fumo.

In cucina, la stoviglia lustra. Nel forno una teglia di pollo dorata.

Dovè Federico? chiese togliendosi il cappotto.

Carlo sospirò pesantemente e si appoggiò allo stipite.

Lho mandato via. Giovedì, dopo la tua telefonata.

Sul serio? E come mai?

Quando mi ha ordinato di prendergli la birra perché iniziava la partita, io ero appena tornato dal lavoro e stavo lavando i suoi piatti qualcosa si è rotto. Gli ho detto di raccogliere la sua roba e andarsene.

E lui?

Si è messo a urlare. Diceva che sono succube. Che le donne non vanno ascoltate. Che sono un traditore di amici. Voleva pure i soldi per i danni morali. Gli ho dato quaranta euro per il taxi e la borsa fuori dalla porta. Dopodiché ho pulito la casa per due giorni. Alla signora Rosalba, la vicina, ho portato cioccolatini e chiesto scusa.

Carlo prese le mani di Clara: erano ruvide per tutti i detersivi utilizzati.

Clara, perdonami. Sono stato uno sprovveduto. Pensavo non fosse niente. Ho sempre dato per scontato che sistemassi tutto tu, che la casa fosse sempre pulita per magia. Invece questi giorni mi hanno aperto gli occhi. E lavorando tutto il giorno, come fai a reggere tutto questo?

Clara percepì nei suoi occhi non solo il pentimento, ma una nuova consapevolezza. Il valore della pace domestica, della collaborazione.

Io non ho firmato per occuparmi di parassiti, Carlo. Io mi prendo cura della nostra famiglia. Ma non di chi se ne approfitta.

Hai ragione. Nessun ospite a dormire, mai più. E Federico non entrerà più in questa casa. Mi ha anche scritto brutte sms dopo. Bloccare subito.

Siediti, triste cuoco, gli sorrise Clara. Il pollo sta per bruciare.

Cenarono in un silenzio ricco di calore domestico. Carlo si affaccendava a servirle i bocconi migliori e a versare il tè.

Allora, comera la spa? chiese timidamente lui.

Meravigliosa. Ho deciso che ci andrò regolarmente, almeno due volte lanno. Tu, invece, impara a cucinare qualcosa di più difficile delle uova strapazzate. Non si sa mai che mi prenda di nuovo qualche giorno.

Ci riuscirò, annuì Carlo serio.

Il giorno dopo, Clara apprese da una comune amica che Federico era tornato dalla ex suocera, aveva fatto una scenata e ora lex moglie lo portava in tribunale per la questione di debiti e sfratto. Inoltre, era stato licenziato un mese prima per problemi di alcolismo: la storia della moglie cattiva era solo una scusa per scroccare ospitalità.

Carlo, appresa la notizia, scosse la testa e abbracciò ancora Clara. La lezione era stata appresa: i confini della loro casa erano sacri e nessuno avrebbe potuto più calpestarli. Clara comprese che, a volte, per farsi ascoltare non serve urlare: basta andare via e lasciare che ognuno affronti le conseguenze delle proprie scelte.

Da allora la loro vita cambiò. Carlo non diventò il marito perfetto dalloggi al domani, ma smise di dare per scontato il lavoro e il rispetto di Clara. Soprattutto, imparò a dire no. Quando un cugino di terzo grado lo chiamò per chiedere due notti di passaggio, Carlo gli girò i numeri di alcuni ostelli economici.

Clara, in cucina a mescolare la zuppa, sorrise. Le terme sono meravigliose, ma niente è meglio di una casa dove si è rispettati e apprezzati.

E alla fine imparò che il rispetto e la cura di sé stessi sono i veri pilastri di ogni famiglia. Chi non li riconosce, non trova posto nella nostra casa.

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