No, Giulia, non contare su di me. Ti sei sposata, ora pensa a tuo marito, non a me. Non ho bisogno di estranei in casa mia, tagliò corto Elena.
Giulia deglutì a fatica, stringendo il telefono. Un nodo le serrava la gola. Non si aspettava un rifiuto così sprezzante.
Mamma Ma non è uno sconosciuto. È mio marito, tuo genero. Non ti stiamo chiedendo di comprarci un appartamento, solo di stare da te per un po, finché non mettiamo da parte il deposito per la casa.
Dallaltra parte, una risatina secca e irritata.
Lo so come finisce. Li fai entrare e poi non li cacci più. Prima il deposito, poi i lavori, poi chissà cosaltro. E io non avrò più pace. No, Giulia, non te la prendere, ma io e tuo padre ce la siamo sempre cavati da soli, senza chiedere aiuto a nessuno. Fatelo anche voi.
Mamma, ma come da soli? insisté Giulia. Sai benissimo che lavoriamo entrambi, risparmiamo su tutto. Ma quasi tutto lo stipendio se ne va in affitto. Con laumento dei prezzi, ci vorranno anni solo per comprare una scatola di cartone!
E a chi va bene ora? la voce di Elena si fece più aspra. Io e tuo padre non abbiamo mai vissuto un giorno con i nostri genitori. Ce la siamo sempre cavati da soli, senza lamentarci.
Da soli, da soli Mamma, non raccontarmi storie. Io ricordo tutto! Ricordo come la nonna vi ha aiutato.
Non è la stessa cosa. La nonna ci ha aiutato perché voleva e poteva. Noi non le abbiamo chiesto niente. Io questa casa me la sono sudata con quel tuo
E io non ti ho chiesto di farmi nascere nel nulla, sbottò Giulia, riattaccando.
Dentro di lei ribolliva di rabbia. Forse sua madre aveva il diritto di dire di no, ma il modo in cui laveva fatto Come se avesse costruito un impero con le sue sole forze, e Giulia, ingrata qual era, volesse approfittarsene. Ma non era così, per niente.
…Quando Elena scoprì di essere incinta, non era nemmeno sposata. Alessandro, il padre di Giulia, era un tipo superficiale, non pronto a legami. Sua madre era la stessa, divorziata da anni e sempre alla ricerca della felicità. Per questo Elena si era rivolta a nonna Lucia, la nonna paterna.
Lucia, quando seppe della gravidanza, pianse di gioia, la abbracciò forte e promise di aiutarla.
Non pensarci nemmeno, tesoro, tieni questo bambino. E io parlerò con Sandro, la rassicurò. E visto come stanno le cose, forse vi lascio la casetta. Io andrò a vivere con mia figlia. Tanto ormai è difficile stare sola, e a Paola servirà una mano. Così avrete un posto per crescere il bambino.
Nonna Lucia, ma cosa dice? Elena non credeva alle sue orecchie. È una casa intera, non un buco!
Non me la porterò nellaldilà. Io non sono stata felice, ma tu puoi esserlo, sospirò la donna.
Lucia mantenne la promessa, anzi, fece di più. Trascrisse la casa a nome di Elena, sapendo che suo nipote non era un marito affidabile. Elena poi vendette la casa per comprare un bilocale in città.
Con la nascita di Giulia, nulla cambiò. Alessandro continuò a fare la bella vita, e il suo contributo alla famiglia si limitava allo stipendio. Quando lo portava a casa.
Elena sapeva tutto, ma decise di sopportare. Si lamentava, a volte piangeva, ma non lo cacciò mai.
I bambini stanno meglio in una famiglia unita, diceva a sua madre quando le consigliava il divorzio. Quando Giulia compirà diciotto anni, me ne andrò.
Giulia, però, la pensava diversamente. Preferiva vivere con la madre single e crescere in fretta, piuttosto che essere il sostegno emotivo di qualcuno, sentire litigi e dover separare i genitori.
Elena resistette fino alla maggiore età di Giulia e, come promesso, chiese il divorzio. La ragazza fu felice, ma troppo presto.
Giulia, ora siamo solo noi due. Siamo donne adulte, ce la caveremo insieme, le disse la madre. Questo mese riposati, ma dal prossimo, bollette e spesa a metà.
Giulia studiava alluniversità, e fu sconvolta. La borsa di studio era una miseria, non bastava neanche per il pane. Elena, però, era abituata a mangiare bene: carne, pesce, verdure. Giulia provò a chiedere di dividere le spese diversamente, ma fu inutile.
Nessun lavoretto le avrebbe dato abbastanza per pagare la sua parte. Dovette trovarsi un lavoro serio.
Dopo sei mesi, lasciò luniversità. Avrebbe potuto passare alla serale, ma sapeva che anche quello richiedeva tempo, e lei non ne aveva. E poi, quale datore di lavoro avrebbe tenuto una studentessa?
Quella scelta la perseguitava ancora. Ovunque cercasse lavoro, preferivano chi aveva un diploma. Anche per fare la commessa.
Allinizio si incolpava, ma poi, parlando con altre ragazze, capì: non le era stato dato un vero inizio.
Elena reagì con freddezza alla notizia.
Vuol dire che non faceva per te, disse semplicemente.
Da allora, vissero come coinquiline. Senza conflitti, ma anche senza affetto.
Passarono dieci anni. Giulia si sposò. Con Marco affittavano un monolocale in periferia. Lui faceva lelettricista, un lavoro necessario ma pagato una miseria. Le piccole entrate extra finivano sempre in spese impreviste: stivali nuovi, cure dentali, bollette arretrate. Riuscivano a risparmiare un po, ma
Se continua così, ci vorranno almeno dodici anni per il deposito, sospirò Marco, guardando il telefono.
Fu allora che Giulia decise di parlare con sua madre. Elena aveva un bilocale con una stanza libera.
Ma, come scoprì, Elena non aveva alcuna intenzione di riaccoglierla. E tanto meno con un “estraneo”.
Giulia non sapeva come prenderla. Capiva che la vita di sua madre non era stata facile. Forse, al suo posto, si sarebbe indurita anche lei. Ma il dolore rimaneva. Anni di sacrifici, e alla prima richiesta, solo freddezza e un “arrangiatevi”.
Ebbene, se dovevano arrangiarsi, lo avrebbero fatto. Giulia aveva un piano B. La casa al mare, di cui quasi si era dimenticata.
Tu, Elena, hai già la tua. Lascia che anche Giulia abbia qualcosa, aveva detto la nonna materna.
Quando la nonna morì, Giulia aveva dodici anni. Elena si era occupata della casa: piantava pomodori, zappava lorto, litigava con i vicini. Giulia non aveva mai pensato che fosse sua. E poi, sarebbe stato ingiusto. Tutto quello che Elena coltivava, lo portava a casa.
Ma se ora sua madre era così fiera della sua indipendenza, perché non seguirne lesempio?
Due giorni dopo, Giulia richiamò. Con un tono diverso.
Mamma, ti avverto. Vieni a prendere le tue cose dalla casa al mare. La affitteremo.
Un silenzio. Poi un risolino secco.
Affittarla? E chi ve la prenderebbe?
Non è affar tuo. Tanto sta lì inutilizzata, pago solo le tasse per nulla.
Come non è affar mio? Se non fossi stata io, sarebbe marcita! Lho tenuta in piedi, ho speso soldi per il tetto






