Fuori da casa mia! disse la mamma.
Fuori, ripeté con incredibile calma la madre.
Martina fece una smorfia e si abbandonò allo schienale della sedia era convinta che la madre si stesse riferendo allamica.
Fuori da casa mia! Alessandra si girò verso la figlia.
Marta, hai visto il post? lamica irruppe in cucina senza nemmeno togliersi il cappotto. Mariella ha partorito! Tre chili e quattrocento, cinquantadue centimetri.
Identica al papà, stesso nasino allinsù. Ho già fatto il giro di tutti i negozi, ho preso dei vestitini. Perché hai quella faccia così scura?
Congratulazioni, Ale. Sono felice per voi, Marta si alzò per versare un po di tè allamica. Siediti, almeno togliti il cappotto.
Eh, non ho tempo di stare seduta oggi, Alessandra si mise comunque sul bordo della sedia. Quante cose da fare, quante cose. Martina è stata eccezionale, ha fatto tutto da sola, senza chiedere niente a nessuno.
Il marito è un tesoro, hanno appena preso casa col mutuo, stanno finendo la ristrutturazione. Sono proprio orgogliosa di mia figlia! Ho fatto bene a crescerla così!
Marta appoggiò tazzina davanti allamica in silenzio. Già fatta bene Se solo Alessandra sapesse
***
Esattamente due anni fa, Martina, la figlia di Alessandra, si era presentata a casa di Marta senza avvisare, gli occhi gonfi di pianto, le mani che le tremavano.
Zia Marta, ti prego, non dirlo a mamma. Ti supplico! Se lo viene a sapere, le viene un colpo al cuore, implorava Martina, stringendo fra le dita un fazzoletto fradicio.
Martina, calmati. Raccontami tutto bene. Cosè successo? Marta, allora, si era spaventata davvero.
Io al lavoro Martina singhiozzava. Hanno rubato dei soldi dalla borsa di una collega. Duemila e cinquecento euro.
Le telecamere mi hanno ripreso mentre entravo in ufficio quando non cera nessuno. Giuro che non sono stata io, zia Marta! Giuro!
Però mi hanno detto: o restituivo i soldi entro domani a pranzo, o andavano dai carabinieri.
Hanno pure un testimone che giura di avermi visto, mi accusano di aver nascosto il portafogli.
È una trappola, zia Marta! Ma chi mi crederebbe?
Duemila e cinquecento euro? Marta corrugò la fronte. Perché non sei andata da tuo padre?
Ci sono andata! scoppiò in nuovi singhiozzi Martina. Mi ha risposto che è colpa mia, che non mi avrebbe dato nemmeno un centesimo, visto che sono così scema.
Ha detto: Vai dai carabinieri, magari ti insegnano a vivere.
Non mi ha nemmeno aperto la porta, mi ha urlato da dietro.
Zia Marta, non so davvero a chi altro rivolgermi. Ho messo da parte mille euro mi mancano millecinquecento.
E ad Alessandra? Perché non lo dici a tua madre?
Mai! Mamma mi spaccherebbe la testa. Dice sempre che la faccio vergognare E adesso pure un furto?
Lavora a scuola, la conoscono tutti.
Ti supplico, Marta, prestami quei millecinquecento. Ti giuro che te li restituirò, cento o duecento euro a settimana. Ho già trovato un nuovo lavoro, lo giuro!
Ti prego, zia Marta!
Un dolore inspiegabile strinse il petto di Marta. Ventanni, la vita doveva ancora cominciare, e già unonta così pesante.
Il padre le aveva chiuso la porta in faccia, la madre davvero le avrebbe spezzato il cuore
Chi non ha mai sbagliato? pensò allora Marta.
Martina non smetteva di piangere.
Va bene, disse infine. Li tengo da parte quei soldi, erano per il dentista, ma aspetteranno.
Però giurami che è lultima volta. E a tua madre non dirò nulla, visto che ne hai così paura.
Grazie! Grazie, zia Marta! Mi hai salvato la vita! Martina le saltò al collo.
La prima settimana davvero Martina portò cento euro. Entrò serena, disse che era tutto sistemato, che la polizia aveva chiuso la faccenda, che nel nuovo lavoro si trovava bene.
Poi poi smise di rispondere ai messaggi. Un mese, due, tre. Marta la vedeva alle feste da Alessandra, ma Martina si comportava come se nemmeno la conoscesse un freddo buonasera e nulla più.
Marta non insistette. Pensava:
È giovane, si vergogna, tutto qui.
Trentamila euro pensò non valgono certo la fine di unamicizia lunga una vita. Cancellò semplicemente il debito, lo dimenticò.
***
Mi stai ascoltando o no? Alessandra agitò la mano davanti al volto di Marta. A che pensavi?
Nulla, Marta scosse la testa. Alle mie cose.
Senti, abbassò la voce Alessandra. Ho incontrato Silvia, ehi, ti ricordi la nostra vecchia vicina? Ieri mi ha fermato al supermercato. Un po strana
Ha cominciato a farmi domande su Martina, se aveva risolto i debiti, come se io dovessi sapere qualcosa. Non ho capito a cosa si riferisse.
Le ho detto che Martina è indipendente, guadagna da sola. Silvia ha fatto una smorfia strana ed è andata via.
Tu sai nulla? Martina ha mai chiesto soldi a lei?
Marta sentì tutto il corpo irrigidirsi.
Non lo so, Ale. Forse qualche piccolo aiuto.
Vabbè, io scappo. Devo passare in farmacia, Alessandra si alzò, le diede un bacio sulla guancia e uscì rapida come sempre.
Quella sera Marta non resse. Cercò il numero di Silvia e la chiamò.
Silvia, ciao. Sono Marta. Senti, ieri hai parlato con Alessandra? Che debiti intendevi?
Dallaltro capo della linea un lungo sospiro.
Marta pensavo che sapessi. Sei sempre stata così vicina a loro.
Due anni fa, Martina corse da me. Piangeva tutta, con gli occhi rossi. Disse che lavevano accusata di furto al lavoro.
O restituiva millecinquecento euro, o finiva in galera. Mi pregò di non dire nulla alla madre.
Io, scema, glieli ho dati. Mi prometteva che mi avrebbe restituito tutto in un mese. Poi è scomparsa
Marta strinse il telefono.
Millecinquecento euro? domandò. Proprio millecinquecento?
Sì. Mi disse che le mancava proprio quella cifra. Dopo sei mesi mi ha restituito cinquanta euro e poi più nulla.
Poi, da Francesca del piano di sopra, ho saputo che anche lei era stata avvicinata dalla stessa storia.
E Francesca le aveva dato duemila euro.
Anche la professoressa Valdes, la loro ex insegnante, ha salvato Martina dal carcere. Lei addirittura tremila euro.
Aspetta Marta si accasciò sul divano. Vuoi dire che chiedeva la stessa cifra a tutte, con la stessa identica storia?
Esatto, rispose Silvia con voce dura. Ha tirato su una colletta tra tutte le amiche della madre. Ognuna millecinquecento, duemila, tremila euro.
La storia del furto era uninvenzione. Giocava coi nostri sentimenti. E tutte volevamo bene ad Alessandra, quindi tacevamo.
Martina quei soldi li ha usati per altro. Un mese dopo postava foto su Instagram dalla Grecia.
Anchio le ho prestato millecinquecento euro, sussurrò Marta.
Ecco, guarda, sospirò Silvia. Siamo almeno in cinque o sei. È un affare, Marta.
Non è più uno sbaglio giovanile. È una truffa bella e buona. Alessandra neanche si immagina. Va fiera di sua figlia. E invece
Marta abbassò il telefono. Sentiva un ronzio nelle orecchie. Non le dispiacevano i soldi ormai li aveva messi in conto.
Le nauseava la freddezza e il cinismo con cui una ventenne aveva raggirato signore adulte, sfruttando la loro fiducia.
***
Il giorno dopo, Marta andò a casa di Alessandra. Non voleva fare scenate. Voleva solo guardare Martina dritto negli occhi.
La ragazza era appena tornata dalla clinica ostetrica e, con la casa ancora in ristrutturazione, stava living ancora dalla madre.
Oh, zia Marta! Martina accennò un sorriso forzato vedendo lamica della madre sulla porta. Vuoi un tè?
Alessandra trafficava ai fornelli.
Vieni, siediti, la invitò. Perché non hai telefonato?
Marta si sedette davanti a Martina.
Martina, iniziò piano. Ho incontrato Silvia. Anche Francesca. E la professoressa Valdes. Ieri ci siamo sentite a lungo. Abbiamo formato, diciamo, il club delle truffate.
Martina si irrigidì, il volto impallidito, uno sguardo furtivo alla madre, che dava le spalle.
Di che parli, Marta? Alessandra si girò.
Martina sa bene di cosa parlo, Marta fissava la giovane. Ti ricordi quella brutta storia, due anni fa?
Quando chiedevi a me millecinquecento euro? A Silvia millecinquecento. A Francesca duemila. Alla professoressa Valdes tremila.
Tutte noi ti abbiamo salvata dal carcere. Ciascuna di noi pensava di essere lunica a conoscere il tuo segreto.
La teiera tremò nella mano di Alessandra, il bollitore sibilò rovesciando lacqua sulla stufa.
Quali tremila euro? Alessandra posò lentamente il bollitore. Martina? Di cosa sta parlando? Hai chiesto soldi alle mie amiche? Anche alla professoressa Valdes?!
Mamma non è come sembra Martina balbettava. Ho restituito quasi tutto
Non hai restituito nulla, Martina, tagliò corto Marta. Mi hai dato cento euro per finta e poi sparita.
Ci hai tirato fuori quasi diecimila euro con quella storia inventata. Abbiamo taciuto per non ferire tua madre.
Ma ieri ho capito che chi doveva essere protetto eravamo noi, non lei.
Martina, guardami. Hai spillato soldi alle mie amiche?! Hai inventato la storia del furto solo per rubare chi veniva a trovarmi in casa?
Mamma, servivano per traslocare! urlò Martina. Voi non mi aiutavate!
Papà non mi ha dato niente, io dovevo cominciare da sola!
Cosa cè di male? Tanto loro quei soldi ce lhanno e non ho tolto a nessuno il pane!
A Marta fu rivoltante. Ecco cosera
Ho capito tutto. Ale, scusa se ti scarico addosso tutto ora, ma non posso più stare zitta.
Non voglio più assecondare questo comportarsi. Ci ha prese tutte per stupide!
Alessandra rimase appoggiata al tavolo, le spalle scosse da un tremito.
Fuori, disse semplicemente.
Martina fece la solita smorfia e si abbandonò alla sedia era sicura che la madre si riferisse a Marta.
Fuori da casa mia! si rivolse ad alta voce alla figlia. Prendi quella roba e vattene da tuo marito. Non voglio più vederti!
Martina sbiancò:
Mamma, ho una bambina! Non posso agitarmi!
Tu non hai più una madre, Martina. Una madre la aveva la ragazzina che credevo fosse onesta. Tu sei una ladra.
La professoressa Valdes Mio Dio, mi chiamava ogni giorno, mi chiedeva come stavo, e non mi ha detto nulla Come la guarderò ora negli occhi?
Martina afferrò la borsa, buttò a terra uno strofinaccio.
Tenetevi i vostri soldi! urlò. Vecchie arpie! Andate allinferno, tutte e due!
Scappò in camera, prese la culla con la Neonata e uscì di casa sbattendo la porta.
Alessandra si lasciò cadere sulla sedia e si coprì il volto con le mani. Marta si vergognava.
Scusami, Ale
No, Marta Sono io che devo scusarmi. Per aver cresciuto una simile persona. Ho davvero creduto di averle insegnato a camminare da sola E invece Mio Dio, che vergogna
Marta le accarezzò una spalla mentre Alessandra sprofondava in lacrime.
***
Una settimana dopo, il marito di Martina, pallido e consunto, fece il giro di tutte le creditrici, si scusò senza osare sollevare lo sguardo. Giurò che avrebbe restituito i soldi a tutte.
E così avvenne: trentamila euro alla professoressa Valdes li diede Alessandra, per conto della figlia.
Marta non si è mai sentita colpevole. Una bugiarda merita di pagare. È giusto così?






