“Sei povero e io sono un successo!” rise mio marito, ignaro che avevo appena venduto il mio blog “inutile” per milioni.

Sei al verde e io ho fatto il botto! ha riso Marco, senza sapere che avevo appena venduto il mio blog inutile per milioni.

Allora, ti sei già sistemata? Luca è sbucato in cucina brandendo le chiavi dellauto come una bacchetta. Laccordo è chiuso. Ti avevo detto che avrei spaccato tutto.

Giulia ha sollevato lentamente lo sguardo dallo schermo del portatile. Il suo volto arrossato, trionfante, si rifletteva nello specchio lucido del vetro.

Silenziosamente ha chiuso il laptop. Lapp della banca mostrava ancora sullo schermo scuro una cifra a sette cifre.

Sono felice che ti sia andata così bene, ha risposto con tono pari.

Luca ha sbuffato ed ha aperto il frigo con lautorità di un ispettore.

Andata bene? Giulia, non è andata bene. È il risultato naturale. Il risultato di cervello, grinta e sudore, non di stare a guardare foto sciocche su internet.

Stava parlando del mio blog, quello che negli ultimi cinque anni definiva sciocchezze e una perdita di tempo. Non ho mai discusso. Perché farci caso?

Mi sono alzata e ho camminato verso la finestra. Le luci della sera si riflettevano sul vetro incrostato di pioggia come unacquerello sfuocato.

Cinque anni di umiliazioni, scherno e rifiuti. Cinque anni spesi a scrivere sul blog di mestieri rari, quasi scomparsi, raccogliendo storie da vecchi maestri, pezzo per pezzo.

A proposito delle tue foto, ha continuato Luca, tirando fuori una bottiglia di spumante costoso dal frigo. È ora che smetti. Ci serviranno soldi presto. Ho già scelto una villa di campagna. E il tuo hobby ci mette solo in rosso.

Lui ha detto noi, ma io ho sentito me. Sempre così. Le sue vittorie erano solo sue, ma i debiti li dovevamo condividere.

Ti rendi conto di dove siamo? ha detto Luca, stappando il tappo con un botto. Schiuma è volata sul davanzale. Io sono luomo che fa accadere le cose. E tu chi sei?

Ha versato un bicchiere pieno, ignorandomi.

Mi sono guardata nel vetro scuro, il suo sorriso compiaciuto, il completo elegante che lo faceva sentire intoccabile.

Dentro di me non cera rabbia né amarezza. Solo una calma strana, come se guardassi una scena di un film scadente.

Sei al verde, io ho fatto il botto! ha riso, come se fosse una legge delluniverso. Dovresti ricordare chi tiene le spalle della famiglia.

Ha bevuto, aspettando la mia reazione. Lacrime? Un crollo? Una sottomissione silenziosa?

Mi sono girata lentamente verso di lui. Lho guardato dritto negli occhi non con sfida, ma con una curiosità lieve, come chi sfoglia un libro che ha già letto tante volte.

Il telefono ha vibrato nella tasca.

Un messaggio da un acquirente. Una grande rete media internazionale aveva comprato il mio blog inutile per trasformarlo in un progetto globale. Scrivevano di essere rimasti profondamente colpiti dal mio lavoro.

Sai, Luca, ho iniziato piano, la voce ferma, hai ragione. È davvero ora di cambiare qualcosa.

Ho preso il portatile dal tavolo.

Penso che prenderò un hotel. Tu festeggia, te lo sei meritato.

Lui è rimasto immobile, bicchiere in mano, lo sguardo di shock. Non si aspettava questo. Pensava di tenere le redini.

Ero già nella hall, infilando il cappotto.

Dove vai? ha urlato, sconcertato. Che cosa, sei arrabbiata? Giulia!

Ma stava già aprendo la porta dingresso. Sullo stipite, si è girata di nuovo con lo stesso sorriso calmo.

Non ti preoccupare. Pago io lhotel.

La porta della suite presidiale si è chiusa dolcemente dietro il fattorino. Mi sono trovata sola nel grande soggiorno con le finestre a tutta parete.

Sotto, la città notturna scintillava la stessa che unora prima mi sembrava fredda e distante.

Ho tolto le scarpe e ho camminato a piedi nudi sul tappeto soffice. Sensazione incredibile. Non era solo libertà, era ritrovare me stessa.

Il telefono ha continuato a vibrare. Dieci chiamate perse da Luca, poi messaggi. Prima arrabbiati, poi ansiosi, infine quasi patetici. Giulia, ti prego, rispondi, sono preoccupato.

Lho messo a silenzioso. Non adesso.

Al mattino mi sono svegliata al sole che inondava la stanza. Per la prima volta dopo anni ho dormito profondamente, senza incubi né peso al petto.

Ho ordinato la colazione quella che Luca chiamava una sprecata di soldi e, avvolta in un accappatoio di seta davanti alla finestra, ho aperto il laptop.

Una email mi aspettava da Eleonora Van der Meer, responsabile della divisione europea del gruppo media. Mi invitavano a Bruxelles. Domani.

Ho sorriso. Tutto succede a velocità folle, ma non ho paura. Solo unentusiastica eccitazione.

Intanto Luca stava facendo il suo giro.

Ha chiamato tutti gli amici in comune, le mie poche amiche, persino mia madre, dipingendo la storia come se io avessi avuto un crollo nervoso per il suo successo schiacciante.

È sempre stata fragile con quel blog, ha sospirato al telefono. Così delicata. Temo che faccia qualcosa di stupido.

A mezzogiorno si è accorto che il suo racconto non funzionava. Nessuno credeva fosse io a impazzire. Ma tutti hanno sentito il panico velato nella sua voce.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una chiamata dal suo socio daffari.

Luca, hai visto le notizie? Un blog di artigianato è stato venduto per otto milioni di euro! Si chiama Fili del Tempo. Non è per caso quello di tua moglie?

Luca è rimasto a galla. Ha ricordato il nome, quello che avevo menzionato quando chiedevamo soldi per andare a vedere una ricamatrice in un villaggio remoto. Lavevo preso in giro.

Ha cercato freneticamente online. Un articolo di Forbes Italia. La mia foto, sicura, sorridente, e la cifra dellaccordo immensa, più di quanto avesse mai guadagnato in vita.

Il mondo di Luca re e dio del suo regno è crollato in un attimo. Il volto si è contorto in rabbia mista a paura primitiva. Ha capito, allora, la mia calma, la mia partenza, le mie parole finali.

Ha scoperto subito in quale hotel ero. Meno di unora.

Stavo appena finendo una videochiamata con Eleonora, a parlare di clausole e strategie future.

Mi sentivo leggera. Non più solo creatrice di contenuti, ma pronta a guidare unintera divisione, progetti in tutto il mondo.

Un colpo secco ha scosso la porta. Ho alzato un sopracciglio; non mi aspettavo visite.

Ho sbirciato dal buco della serratura e ho sussultato. Luca era lì, pallido, gli occhi ardenti di una fiamma crudele. Sembrava un uomo spogliato di tutto.

Ho aperto.

Dobbiamo parlare, ha sibilato, spingendosi dentro la suite. Le labbra si sono ricurve in un sorriso amaro mentre osservava il lusso. Che bella sistemazione. Con i miei soldi?

Ho chiuso la porta alle sue spalle e mi sono appoggiata. Mi aspettavo questa frase. Ero pronta.

I tuoi? ho chiesto con calma. Luca, tutto quello che mi hai dato per spilli e aghi non coprirebbe neanche una notte qui. Quindi no. Non sono tuoi.

Lui si è girato, sorpreso. Il suo piano irrompere, spaventarmi, dominare si stava sgretolando.

È i nostri soldi, Giulia! ha provato a cambiare tono, supplicante. Siamo una famiglia. Quello che è tuo è mio. Ti ho supportata. Ti ho ispirata! Senza di me saresti ancora nulla!

Mi hai ispirata? ho permesso un sorriso flebile. Dandomi il tuo nonsense? Dandomi il prendi un lavoro serio? O dichiarandomi al verde ieri? Quale di questi è stato lispiratore?

Le sue parole hanno colpito come pugni. Si è contorto.

Non capisci il grande denaro! ha urlato, ritornando allaggressività. Ti inganneranno! Quei tiranni corporativi ti divorzeranno! Hai bisogno di me. So gestire i beni. Possiamo moltiplicare tutto. Costruire un impero!

Si è avvicinato, la mano tesa, come se volesse invitarmi nella sua grande visione.

Il tuo impero è crollato ieri notte, lo ho interrotto. Proprio quando spintavi il tuo champagne. E sai una cosa? Non voglio un impero. Voglio la mia vita. Quella che costruirò da sola.

Ho afferrato il telefono e ho digitato in fretta.

Che fai? ha chiesto, la paura reale ora nella voce. La paura di perdere non una moglie, ma una risorsa.

Chiamo la sicurezza. La nostra conversazione è finita.

No! è balzato verso di me. Giulia, aspetta! Ti prego! Ora lo capisco! Ho sbagliato!

Era una scena patetica. Il potente Luca, temuto e rispettato, ora implorava la donna che ieri trattava come una proprietà.

No, Luca, non vedi nulla, ho risposto, ferma. Hai solo visto numeri su un conto altrui. Il mio avvocato ti contatterà per il divorzio.

E per quella villa che avevi scelto dimenticala. Il tuo ultimo affare non copre nemmeno lanticipo.

Ho premuto il pulsante della chiamata.

Due guardie robuste sono arrivate in pochi minuti. Efficienti, professionali.

Per favore, accompagnate questuomo fuori, ho detto indicando il Luca stupefatto. Ha sbagliato numero di stanza.

Luca non ha opposto resistenza. Ha fissato il vuoto mentre lo trascinavano via. Nessuna rabbia, solo un vuoto.

Quando la porta si è chiusa alle sue spalle, ho inspirato lentamente. Mi sono avvicinata alla grande finestra.

La città sotto pulsava di vita, e per la prima volta mi sono sentita parte di quel ritmo.

Libera. Forte. E infinitamente felice.

Domani mi aspetta il volo per Bruxelles. Domani inizia la mia vera vita.

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