Quando mia suocera mi disse qui comando io, io già tenevo in mano una piccola busta blu.
Lei non urlava mai. Mai. Quelle donne lì non alzano la voce alzano solo un sopracciglio.
La prima volta che lo fece fu il giorno in cui ci trasferimmo nella nuova casa.
Casa che avevo arredato da cima a fondo io stessa. Ogni dettaglio, ogni tenda scelta da me, ogni bicchiere aveva il suo posto stabilito.
Lei entrò come un ispettore, diede unocchiata al salotto, alla cucina, e poi a me.
E disse solo:
Mh è molto moderna.
Sono contenta che ti piaccia, risposi tranquilla.
Non mi rispose direttamente. Si chinò verso mio marito e sussurrò forte abbastanza perché io potessi sentire:
Figlio speriamo almeno che sia pulita.
Lui sorrise tutto imbarazzato.
Io invece sorrisi davvero, di cuore.
Il problema con le suocere come lei è che non attaccano mai frontalmente. Loro segnano il territorio.
Come le gatte, ma con le perle al collo.
Quando una donna comincia a segnare il territorio ci sono due possibilità:
o la fermi subito
o col tempo vivi come unospite nella tua stessa vita.
Con il passare dei mesi, lei iniziò a venire sempre più spesso.
Solo per lasciare una cosa.
Solo cinque minuti.
Solo per farti vedere la vera parmigiana.
Poi quei cinque minuti diventarono cene.
Poi arrivarono i commenti.
Poi le regole.
Una mattina mi ritrovai la cucina tutta sottosopra, gli armadietti cambiati.
Si, i miei!
La trovai lì e mi appoggiai con calma al piano di lavoro.
Cosa stai facendo?
Non si scompose minimamente.
Ti sto aiutando. Così è più logico. Tu non sei portata per mettere in ordine.
E mi guardò da regina, come se avesse appena messo la sua corona.
Ecco, allora capii che non si trattava di aiuto. Era uninvasione.
E mio marito?
Lui era uno di quegli uomini che pensano: Le donne tra loro si chiariranno.
Non vedeva alcuna battaglia.
Solo un po di normale convivenza.
Io invece vedevo altro: una silenziosa operazione di espulsione.
Il vero colpo arrivò il giorno del compleanno di mio marito.
Avevo preparato una cena elegante, calda, niente di eccessivo.
Candele, bicchieri di vino, musica. Proprio come piace a lui.
Lei arrivò in anticipo.
E non venne sola: portò unaltra donna una lontana parente che presentò come unamica. La mise in salotto come spettatrice.
Lho capito subito:
quando una suocera porta un testimone ci sarà uno spettacolo.
La cena iniziò tranquilla,
finché lei non prese il bicchiere e decise di fare un brindisi.
Devo dire una cosa importante, cominciò con quella voce da sentenza.
Oggi festeggiamo mio figlio e deve essere chiaro una cosa: questa casa
Si fermò.
è di famiglia. Non di una donna sola.
Mio marito rimase gelato.
La parente sghignazzò.
Io non mossi un muscolo.
Lei continuò, sicura:
Io ho le chiavi. Entro quando serve. Quando lui ha bisogno. E la donna
mi fissò come se fossi uno dei mobili di troppo,
deve ricordarsi qual è il suo posto.
E poi pronuncia la frase che la smascherò del tutto:
Qui, decido io.
Il silenzio era teso come una corda.
Tutti aspettavano il mio crollo.
A questo punto, una donna qualsiasi avrebbe pianto.
Avrebbe urlato o si sarebbe giustificata.
Io invece mi aggiustai solo il tovagliolo sulle gambe,
e sorrisi.
La settimana prima avevo incontrato una persona.
Non unavvocato. Non un notaio.
Una donna anziana ex vicina della famiglia, una che conosceva molte più cose di quante dicesse.
Mi aveva invitata per un caffè e, senza girarci intorno, mi disse:
Lei ha sempre voluto controllare. Anche quando non ne aveva alcun diritto. Ma cè una cosa che tu non sai
Poi tirò fuori da un cassetto una minuscola bustina blu.
Blu, banale, senza logo o scritte.
Me la porse, tipo mi stava dando una chiave per la verità.
Dentro cera un avviso di giacenza la copia di una lettera che tempo fa era arrivata allindirizzo di mio marito ma era stata ritirata da sua madre.
La lettera aveva a che fare con la casa.
E non glielaveva mai mostrata, né a lui né a nessuno.
Sussurrò:
Non lha mai aperta davanti a lui. Lo ha fatto da sola.
Io presi la bustina senza dire nulla,
ma nella mia testa si accese una lampadina, fredda, non rabbiosa.
Quel brindisi e la sua faccia tronfia continuarono a brillare tutta la sera.
E proprio quando tutti aspettavano il mio silenzio, mi alzai.
Piano, senza teatralità.
La guardai con calma e dissi:
Perfetto. Se qui decidi tu decidiamo anche stasera, allora.
Lei sorrise pronta a schiacciarmi in pubblico:
Finalmente hai capito.
Ma invece di rivolgermi subito a lei, guardai mio marito:
Amore tu lo sai chi ha ritirato una certa lettera che era per te?
Lui restò stupito.
Quale lettera?
E allora tirai fuori la piccola busta blu dalla borsa e la misi sul tavolo, proprio davanti a mia suocera.
Come un giudice che deposita la prova.
Lei si aggrottò.
La parente aprì la bocca senza parole.
Io, con voce calma e chiara, dissi:
Nel tempo in cui tu decidevi per tutti io ho trovato la verità.
Lei provò a ridere:
Ma che fantasie?
Ma io avevo già cominciato:
Spiegai tutto a mio marito:
la lettera era per lui;
lei laveva presa;
nascondeva notizie sulla casa.
Lui prese la bustina con le mani che tremavano,
guardava la madre come se la vedesse per la prima volta davvero.
Mamma… perché? sussurrò.
Lei cercò di girarla sulla preoccupazione:
Perché tu sei ingenuo! Le donne
Ma io la interruppi con larma più elegante di tutte: il silenzio.
La lasciai sentire le sue stesse parole, come fango caduto sul suo vestito.
E solo allora dissi la frase finale:
Mentre tu mi spiegavi il mio posto io mi sono ripresa casa mia.
Nessuna scenata. Solo un gesto carico di significato.
Presi il suo cappotto dal gancio, glielo consegnai con un sorriso e dissi:
Dora in poi quando vieni, suoni il campanello. E aspetti che ti apriamo.
Lei mi guardò come una regina che vede la corona sfilarle via.
Tu non puoi
Posso, la fermai dolcemente. Perché non sei più sopra di me.
I miei tacchi risuonarono sul parquet come punto finale.
Aprii la porta
e la accompagnai fuori,
non come un nemico
ma come si chiude un capitolo.
Lei uscì.
La parente la seguì subito.
Mio marito rimase lì sconvolto, ma finalmente consapevole.
Mi guardò e sussurrò:
Scusami non lo vedevo.
Io lo fissai, tranquilla:
Adesso vedi.
Poi ho chiuso la porta.
Non con forza.
Semplicemente, definitivamente.
Lultimo pensiero nella mia testa era chiaro come il sole:
La mia casa non è il terreno di potere di nessun altro.
E tu, se tua suocera cominciasse a governare la tua vita la fermeresti subito o solo quando ormai è troppo tardi?






