Paolo tornava a casa dal lavoro. Era una normale sera dinverno. Quella in cui tutto è coperto da una patina di noia che sembra non finire mai. Nel tornare, passò davanti a un piccolo alimentari di quartiere e la vide: una cagna randagia, rossiccia e spettinata. Gli occhi grandi, smarriti come quelli di una bimba perduta.
Che ci fai qui? borbottò Paolo, ma si fermò lo stesso.
La cagna sollevò il muso, lo fissò. Non chiedeva nulla. Solo lo guardava in silenzio.
Aspetterà il padrone, magari pensò. E se ne andò.
Ma il giorno dopo era ancora lì. E quello dopo pure. Sembrava che si fosse incollata a quel marciapiede. Paolo notava come la gente passasse senza curarsene, qualcuno le lanciava un pezzo di pane, qualcun altro una fettina di prosciutto.
Ma perché stai sempre qui? le chiese un giorno, accovacciandosi vicino a lei. Il tuo padrone dovè?
Poi la cagna si avvicinò pian piano. Guardinga. E gli appoggiò il muso sulla gamba.
Paolo rimase immobile. Da quanto non accarezzava più qualcuno? Era da tre anni che si era separato. La casa era vuota. Solo lavoro, la TV, il frigorifero.
Senti, Agata mia sussurrò, senza sapere nemmeno da dove gli fosse venuto quel nome.
Il giorno dopo le portò delle salsicce.
Dopo una settimana, mise un annuncio su internet: Trovata cagna: cerca famiglia.
Non chiamò nessuno.
Dopo un mese, tornava da un turno di notte faceva lingegnere, spesso doveva star fuori anche ventiquattrore. Vide un capannello di gente fuori dal negozio.
Che succede? chiese alla signora Gina, del secondo piano.
Hanno investito quella cagna. Quella che stava qui da un mese
Il cuore gli cadde a terra.
E dovè?
Lhanno portata alla clinica veterinaria in Viale Leopardi. Ma lì chiedono un sacco di soldi Chi vuoi che la salvi, una randagia così?
Paolo non disse nulla. Si voltò e corse via.
Alla clinica, il veterinario scosse la testa:
Fratture, emorragia interna. Cure costose. E non è detto che ce la faccia.
Proviamoci, disse Paolo. Quanto costa, pago io.
Quando la dimisero, la portò a casa con sé.
Per la prima volta in tre anni la sua casa tornò a riempirsi di vita.
La vita cambiò. Da cima a fondo.
Paolo non si svegliava più con la sveglia, ma quando Agata gli sfiorava la mano col naso. Come a dire: «Forza, è ora di alzarsi, capo.» E lui si alzava. Sorridendo.
Prima il mattino iniziava solo con caffè e notiziario. Ora cominciava con la passeggiata al parco.
Andiamo, piccolina, facciamo due passi? diceva. E Agata scodinzolava felice.
Alla clinica registrarono tutti i documenti. Passaporto, vaccini, tutto in regola. Ora era ufficialmente sua. Paolo fotografava ogni certificato per sicurezza.
I colleghi si stupivano:
Paolo, ma che fai, sei ringiovanito? Mai visto così pimpante!
In effetti, si sentiva finalmente utile. Dopo anni.
Agata si rivelò intelligentissima. Capiva tutto a mezza parola. Se Paolo faceva tardi al lavoro, lei lo attendeva alla porta con uno sguardo che sembrava dire: «Mi sono preoccupata.»
La sera camminavano a lungo al parco. Paolo le raccontava del lavoro, della vita. Sembra sciocco? Forse. Ma lei ascoltava con attenzione, a volte rispondeva con un guaito sommesso.
Sai Agata, pensavo che da solo si stesse meglio. Nessuno che ti invade lo spazio, nessuno che fa domande. Invece la accarezzava sulla testa. In realtà avevo solo paura di voler bene ancora.
I vicini si erano abituati a loro. La signora Gina portava sempre un osso.
Bella cagnina, diceva. Si vede che è amata.
Un mese passò. E un altro ancora.
Paolo pensava anche di aprirle un profilo social. Pubblicare le foto di Agata. Era fotogenica, al sole il pelo rossiccio diventava quasi dorato.
Poi avvenne qualcosa di inatteso.
Durante una passeggiata al parco, Agata annusava le siepi e Paolo stava seduto su una panchina, intento a leggere qualcosa al cellulare.
Ginevra! Ginevra!
Paolo alzò la testa. Una donna di circa trentacinque anni avanzava verso di loro. Indossava una tuta firmata, bionda, truccata.
Agata si irrigidì, orecchie basse.
Si sbaglia, disse Paolo, è la mia cagna.
La donna si piantò davanti:
Cosa vuol dire sua? E la mia Ginevra! Lho persa sei mesi fa!
Cosa?
Sì! E scappata da sotto casa, lho cercata ovunque! Lei lha rubata!
Paolo si sentì mancare la terra sotto i piedi.
Aspetti. Ha detto che si è persa? Io lho trovata davanti al negozio. Era lì da un mese, abbandonata!
Ecco perché! Si era persa! Io la adoravo! Con mio marito avevamo scelto un meticcio di razza!
Razza? Paolo guardò Agata. Ma è una randagia
E un incrocio! Carissima!
Paolo si alzò. Agata si strinse alle sue gambe.
Va bene. Se è sua mostri i documenti.
Quali documenti?
Passaporto veterinario. Libretto dei vaccini. Qualsiasi cosa.
La donna esitò:
Sono a casa! Ma non serve! Riconosco la mia Ginevra! Ginevra, vieni qui!
Agata non si mosse.
Ginevra! Vieni subito!
La cagna si strinse ancora di più a Paolo.
Vede? disse lui a bassa voce. Non la riconosce.
E solo offesa perché lho persa! la donna alzò la voce. Ma è la mia cagna! Io la rivoglio!
Io ho tutti i documenti, disse tranquillo Paolo. Ho i certificati della clinica dopo lincidente. Passaporto firmato. Scontrini del cibo, dei giochi.
Non mi importa dei suoi documenti! E un furto!
La gente iniziò a voltarsi.
Facciamo così disse Paolo chiamiamo i carabinieri.
Va bene! sbottò la donna. Vedrà che ho ragione! Ho anche dei testimoni!
Testimoni?
I miei vicini lhanno vista scappare!
Paolo fece il numero. Sentiva il cuore battergli forte. E se questa donna avesse ragione? E se Agata fosse davvero fuggita da lei?
Ma allora perché aveva atteso lì, davanti al negozio, per un mese intero? Perché non era tornata a casa?
E soprattutto, perché adesso tremava come una foglia accanto a lui?
Pronto? Carabinieri? Avrei bisogno di un intervento
La donna lo fissò con rabbia:
Vedrà che la giustizia trionferà! Ridatemi la mia cagna!
Ma Agata rimaneva col muso sotto il braccio di Paolo.
E lui capì: avrebbe lottato per lei. Fino in fondo.
Perché in quei mesi Agata non era solo diventata una cagna.
Era diventata la sua famiglia.
Il maresciallo Bianchi arrivò dopo mezzora. Uomo calmo, dal viso conosciuto: Paolo lo ricordava dalla gestione condominiale.
Raccontate, disse traendo fuori il blocchetto.
La donna partì subito, nervosa:
E la mia cagna! Ginevra! Pagata diecimila euro! Sei mesi fa è scappata, lho cercata ovunque! Questuomo lha rubata!
Non lho rubata, lho raccolta replicò Paolo pacato. Davanti al negozio. Era lì affamata da un mese.
Stava lì perché si era smarrita!
Il maresciallo guardò Agata, che continuava a rifugiarsi tra le gambe di Paolo.
Qualcuno ha dei documenti?
Io, Paolo estrasse la cartella. Per fortuna dopo la clinica non aveva ancora messo via nulla.
Ecco il certificato veterinario. Lho curata dopo che lha investita una macchina. Qui il passaporto. Tutti i vaccini a posto.
Il maresciallo controllò. Poi alla donna:
E lei cosa ha?
Sono a casa! Ma le dico, è la mia Ginevra!
Può raccontare come lha smarrita?
Stavamo al parco, ha staccato il guinzaglio ed è scappata. Ho messo i volantini.
Dove abita?
In Viale Leopardi, vicino il parco.
Paolo rabbrividì:
Aspetti. Sono due chilometri dal negozio dove lho trovata. Se fosse scappata dal parco, come sarebbe finita lì?
Avrà sbagliato strada!
Ma di solito i cani la strada la trovano.
La donna arrossì:
Eh, lei che ne capisce di cani?
Capisco, rispose a bassa voce Paolo. Capisco che una cagna amata non resta un mese a morire di fame sempre nello stesso posto. Cerca la famiglia.
Posso fare una domanda? intervenne il maresciallo. Ha detto di aver cercato la cagna, messo volantini. Ma non ha fatto denuncia?
Ai carabinieri? Non ci ho pensato.
In sei mesi? Una cagna da diecimila euro e niente denuncia?
Speravo di ritrovarla da sola.
Il maresciallo fece una smorfia:
Documento, per cortesia. E indirizzo.
Lei frugò nella borsa, mani che tremavano.
Ecco la carta didentità.
Il maresciallo guardò:
Sì, Viale Leopardi, civico quindici. Qual è lappartamento?
Ventitré.
Va bene. Data esatta della scomparsa ricordata?
Il venti gennaio. O forse il ventuno.
Paolo prese il cellulare:
Io lho raccolta il ventitré. E già da quasi un mese era là.
Quindi la cagna era scomparsa anche da prima.
Mi sarò confusa con la data! la donna iniziò a perdere la calma.
Improvvisamente crollò:
Va bene! Rimanga pure con lei! Ma io io lamavo davvero!
Silenzio.
Come è successo? chiese piano Paolo.
Mio marito ha trovato una nuova casa, ma il cane non lo volevano. Non lho potuta vendere, troppo meticcia. Così lho lasciata al negozio. Speravo qualcuno la prendesse.
Paolo sentì un gelo dentro.
Lha abbandonata?
Solo lasciata, non buttata via! Speravo nei bravi cristiani.
E ora perché la rivuole?
Lei singhiozzò:
Ho divorziato. Sono rimasta sola. Volevo indietro Ginevra. Le volevo bene.
Paolo la guardò, incredulo.
Le volevano bene? ripeté piano. Chi si ama non si abbandona.
Il maresciallo chiuse il blocchetto.
Tutto chiaro. I documenti sono a nome del signor guardò il documento, Ricci. Le cure le ha pagate, la tiene con sé. Non cè alcun dubbio.
La donna singhiozzò:
Ma ora ho cambiato idea! Voglio riprenderla!
Troppo tardi, replicò il maresciallo. Chi abbandona, abbandona.
Paolo si accovacciò accanto ad Agata, la strinse forte:
E finita, piccola. Va tutto bene ora.
Posso almeno accarezzarla? chiese la donna. Solo una volta.
Paolo guardò Agata. Lei si strinse forte a lui, le orecchie basse.
Vede? Teme ancora.
Non volevo Le circostanze
Guardi, si alzò Paolo. Le circostanze le facciamo noi. Lei ha scelto le sue. Ha lasciato una creatura a sé stessa. Ora è tardi per cambiare idea.
La donna pianse:
Lo capisco Ma ora sono sola anchio.
E come crede sia stato per lei stare lì, ad aspettarla?
Silenzio.
Ginevra chiamò sommessamente la donna.
La cagna nemmeno si mosse.
La donna se ne andò, in fretta, senza voltarsi.
Il maresciallo diede una pacca sulla spalla a Paolo:
Ha fatto bene. Si vede che la cagna è affezionata a lei.
Grazie davvero.
Sono un cinofilo anchio. So cosa vuol dire.
Quando rimasero soli, Paolo guardò Agata, le accarezzò la testa.
Ecco. Nessuno ci separerà più. Promesso.
Agata lo fissò con occhi pieni non solo di gratitudine, ma di un amore smisurato e fedele.
Amore.
Torniamo a casa?
Lei abbaiò felice e si mise a correre al suo fianco.
Sulla strada, Paolo pensava: magari la donna aveva ragione, le circostanze cambiano. Si può perdere lavoro, casa, denaro.
Ma ci sono cose che non si devono perdere mai. Responsabilità, amore, compassione.
A casa, Agata si sistemò sul suo tappetino preferito. Paolo preparò il tè, prese posto vicino a lei.
Sai Agata, disse pensieroso, forse è stato tutto un bene. Ora lo sappiamo: ci occorriamo a vicenda.
Agata sospirò soddisfatta.






