– I miei nipotini la frutta la vedono una volta al mese, e lei invece spende un capitale per il cibo dei suoi gatti! sbotta mia nuora Elisabetta, dandomi praticamente della senza cuore
Sai che ha provato proprio a farmi vergognare del fatto che i suoi figli mangiano la frutta quasi solo ogni tanto, mentre i miei micioni mangiano sempre il miglior cibo che trovo in negozio. Ma la questione è semplice: a quei bimbi ci sono lei e mio figlio che devono pensare, io invece ai miei gatti sono lunica che bada. E lo dico sul serio: quando facevo notare a mio figlio e a Elisabetta che magari sarebbe il caso di rallentare un po con la famiglia numerosa, mi dicevano che non è affar mio. E allora adesso non mi ci metto più. Do da mangiare ai miei gatti, mi sento i rimproveri della nuora, e mi faccio gli affari miei.
Guarda, la storia con Elisabetta è iniziata subito di corsa: si sono sposati che lei era già incinta. Loro a dire che tutto per amore, la gravidanza una coincidenza Va be, io ho lasciato correre, ho solo alzato le sopracciglia. In fondo mio figlio è grande e responsabile delle sue scelte, no?
Elisabetta faceva la cassiera in un supermercato prima della gravidanza, ma stava quasi sempre in malattia. Diceva che per lei era troppo pesante stare sempre a discutere coi clienti. E conoscendola, devo dire che come persona non è proprio la regina della pazienza; quindi ci credo che avesse problemi al lavoro.
Però, per quel che mi riguarda, poteva avere pure il carattere dellaceto: tanto noi si abitava separati. Io nel mio bilocale alla Garbatella, loro nel trilocale che mio figlio aveva preso con un mutuo appena prima che si sposassero. Noi prima abitavamo insieme in un appartamento che era mio, poi labbiamo venduto: io mi sono comprata il bilocale e lui, con la sua parte, si è infilato in questo benedetto mutuo.
Ma davvero ti serve un trilocale? gli dicevo io allora, senza sapere ancora della notizia bomba. Poi quando lho saputo, tutto chiaro.
Il mutuo lo pagava solo mio figlio, perché la moglie, sempre in malattia e poi in maternità, a casa non portava nulla. Però a spendere era bravissima, quindi facevano fatica a fare quadrare i conti.
Io lì ho deciso di starmene fuori, che tanto a immischiarsi ci si rimette sempre la faccia. Scelte sue, vita sua; almeno non dovevamo nemmeno dividere la cucina, così ognuno tranquillo.
Tra laltro, abitano vicino a me, quindi mio figlio spesso passa a mangiare con me la sera dopo il lavoro. Elisabetta non cucinava mai, diceva che i profumi le davano la nausea. Mah, ci può anche stare.
Quando è nato il primo nipotino, avevo pensato di darmi da fare ad aiutare, visto che era il loro primo figlio. Beh, sono stata cordialmente invitata a farmi i fatti miei: internet e sua madre bastano, grazie tante. Da lì in poi, mi sono limitata a passare per giocare col piccolo, portare qualche leccornia, insomma, il minimo sindacale; aiuti, addio.
Mio figlio faceva già fatica col mutuo, la moglie che non lavorava e un bambino. Lui non si lamentava mai, perché sapeva di essersela scelta lui, questa vita. Mi dispiaceva, ma non avevo nemmeno la possibilità di dargli una grossa mano, a parte sfamarlo a cena ogni tanto e consolarlo che dai, quando torna a lavorare tua moglie vedrai che va meglio.
Solo che Elisabetta di tornare a lavorare non ne voleva sapere. Quando il primo aveva neanche due anni, era già incinta di nuovo! Io buttavo lì qualche battuta che magari la famiglia non era da allargare ancora, che sembravano fissati a far crescere la popolazione italiana, e lei a rispondermi male.
Fatti gli affari tuoi! Noi mica ti chiediamo aiuto, ci arrangiamo! E io mi sono eclissata.
Mio figlio ogni tanto tentava di dire che almeno col bonus mamma sarebbe stata una mano Se a loro stava bene così, più di così cosa potevo fare. Con la nuora mai avuto rapporti splendidi, dopo le sue sparate mi sono proprio messa da parte: parlavo solo con mio figlio, vedevo il nipotino quando passava da me, del resto mi disinteressavo.
Io continuo tranquilla la mia vita, loro fanno la loro. Ogni tanto mio figlio, quasi senza dirlo, lasciava intendere che i soldi non bastavano, che litigavano spesso proprio per questo, ma che vuoi che gli dica? Divorzia? Cambia lavoro? Parla con tua moglie? Così, su due piedi, come se tutto si potesse cambiare.
Poi è nato il secondo nipotino e io manco a vederlo sono potuta andare. Neanche al ritorno dallospedale mi hanno chiamata. Un po mi è dispiaciuto, chiaro, ma mica potevo imporre la mia presenza, se tanto Elisabetta aveva già deciso E a mio figlio manca il carattere per dire la sua.
Sono riuscita a vedere il secondo nipote solo quando aveva sette mesi: per il compleanno del primo. Mi hanno quasi fatto il favore, eh. Ho portato regalini per tutti, un po di roba per il pranzo, che i soldi lo sapevo che non li avevano proprio. Sono rimasta giusto un paio dore, lei con la sua espressione di marmo, come se mi stesse facendo un piacere, io che di certo non stavo lì a pregare.
Non sono più ragazzina: non corro dietro a chi si dà le arie per convincerla a che poi? Meglio così, nessuno pretendeva più niente. Vedevo solo il nipote grande, che ogni tanto mio figlio mi portava, il piccolo niente, non voleva.
La situazione soldi? Sempre peggio. Il bonus bebè infilato nel mutuo è servito a poco. Mio figlio sempre più spesso mi diceva che litigavano per i soldi, che lei non sapeva proprio gestire le spese, lui non è mica Berlusconi e io sempre zitta, che non serve a niente mettere altra benzina sul fuoco.
E laltro giorno, chi ti incontro al Conad? Elisabetta. E occhio, di nuovo incinta. Guarda nel mio carrello e fa:
Eh certo! Ai tuoi nipoti la frutta solo una volta al mese, e ai gatti compri il cibo costoso! Me lo ha quasi sputato addosso prima di tirare via il bambino per mano.
E sai chi è la colpevole, secondo lei? Io, che posso permettermi il cibo buono per i gatti, e invece loro per i bambini manco le pesche. Ma dai, se sai che i soldi non bastano, che cè il mutuo da pagare e il lavoro non va, invece di fare un figlio dietro laltro vai a lavorare e la frutta la compri senza rompere. Non è che la testa per pensare gliela posso prestare io.
Ora, scommetto che mi vieta anche di vedere i nipoti, che sono una nonna anomala che non svuota la pensione per sistemare loro. Bisogna ragionare con la propria testa, ma sta cosa a Elisabetta manca e forse pure a mio figlio, a quanto pareE invece, proprio oggi, è successo quello che non avrei mai immaginato. Ho sentito bussare: mio figlio, trafelato, il primo nipote aggrappato alla sua giacca e la piccola in braccio, ancora con il ciuccio in bocca. Lui era pallido, quasi in lacrime.
Mamma… possiamo stare da te per un po? Elisabetta è andata da sua madre, abbiamo discusso di nuovo. Io non ce la faccio più, e i bambini hanno fame.
Non ho detto niente. Ho messo su lacqua per la pasta, tagliato qualche frutto, ho acceso il fornello. I gatti mi sono venuti incontro, curiosi. Il nipotino grande mi ha abbracciato, la più piccola ha sorriso, strofinandosi la guancia sulla mia coperta. Ho pensato che forse certe famiglie non si aggiustano, ma qualche pomeriggio caldo e una mela dolce possono fare la differenza.
Ho guardato mio figlio. Gli ho dato una tazza di tè, la mano sulla spalla.
La frutta oggi la mangiamo tutti, gli ho detto, e domani si vedrà.
Alla fine, la cosa buffa è che i miei gatti si sono messi a dormire vicini vicini ai bambini. E per la prima volta, in tanto tempo, il silenzio a casa mia era quello buono: quello che sa di tregua, di pace, e forse di una famiglia, in qualunque modo si riesca a fare.
Fuori cè ancora la guerra, ma qui dentro, almeno per stasera, abbiamo vinto noi.






